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Pensione e Cessione del Quinto

 

La pensione degli italiani è ormai diventata il conto corrente personale di uno Stato che, non solo è ben lontano dal rappresentare una tutela per la classe medio-bassa della società, ma sovente trova modo e motivo perché a fronte di un errore, a farne le spese sia sempre e solo il cittadino.

Indipendentemente dalle responsabilità.

Un numero sempre più alto di persone, si trova in condizioni economiche ai limiti della sopravvivenza, non sorprende quindi che molti fra coloro che ne abbiano possibilità, facciano ricorso ad un finanziamento per far fronte a spese necessarie.

 

Pensione in prestito

 

Pubblico o privato, l’ente preposto verificherà che il richiedente sia in possesso dei requisiti affinché l’eventuale debito, possa essere saldato nei termini stabiliti.

In questo senso, la cessione del quinto dello stipendio o della pensione, in molti casi è la soluzione più adatta per ottenere denaro garantendone la restituzione.

Nell’ipotesi che sia un pensionato a far richiesta, sarà infatti l’INPS o l’exINPDAP che si preoccuperà di trattenere direttamente la somma dovuta mensilmente.

In concreto, qualora il prestito fosse di 15000 euro restituibili in 4 anni, su una pensione da 1600 euro netti, l’istituto nazionale verserebbe ogni mese l’ammontare, trattenendo 312,5 euro, cifra che rappresenta la rata per la restituzione del prestito.

Attenzione, si parla di “trattenuta”, questo significa che il cittadino non è chiamato a svolgere nessuna azione, se non quella di controllo, quindi accertarsi che la pensione ricevuta sia al netto della decurtazione dovuta al debito.

Questo perché “la legge non ammette ignoranza”, per cui il pensionato a conoscenza del prestito ricevuto, deve prodigarsi perché la restituzione avvenga senza alcun impedimento.

Peccato che per la legge, l’ignoranza è invece ammessa se è l’istituto statale a dimenticarsi di trattenere la rata mensile.

 

Lo Stato…del cittadino

 
pensione

Da anni ormai non viene più spedito il prospetto della pensione, quindi ogni mese il “Signor Settantatreenne” dovrebbe servirsi dell’home banking o recarsi all’INPS, strappare il numerino, attendere il proprio turno e ricordare all’impiegato di trattenere il quinto della pensione.

Qualora questo non avvenga, l’ente nazionale ha 5 anni di tempo per recuperare l’intero credito e lo farà posticipando il piano di rateizzazione, facendolo partire dalla data in cui si è “accorto” delle mancate trattenute (repetita iuvant).

Fin qui nulla di male, è giusto che un cittadino ottemperi ai propri obblighi e restituisca quanto dovuto, l’unico problema, è che al debito totale verranno aggiunte alcune migliaia di euro, giustificate come interessi maturati per il danno provocato all’istituto; da pagare in un unica soluzione.

Per inosservanza…o per aver tentato la “fuga con il malloppo”.

Esattamente.

Perché se per il pensionato si può parlare di “omertà” al fine di trarne vantaggio economico, mai sarebbe lecito pensare ad uno Stato che si approfitta della buona fede del cittadino. Già.

Le soluzioni quindi, pare siano tre:

Pagare.
Pagare chiedendone la rateizzazione.
Rivolgersi ad un avvocato e fare causa all’INPS…..pagare.