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Nuovi Mondi, grazie alla Luna

©NASA, Missione Apollo 17

 
 
Sono passati 48 anni da quando Neil Armstrong mise piede sulla Luna, prima di allora, quest’ultima veniva studiata esclusivamente, con l’impiego delle sonde lanciate dall’Unione Sovietica tra il 59 e il 66.

All’Apollo 11 seguiranno altri cinque allunaggi, missioni nelle quali gli astronauti hanno raccolto campioni che ci hanno permesso di conoscere questo satellite e poco alla volta, il mistero su cosa nasconda nel sottosuolo sembra svelarsi.

Per lungo tempo gli scienziati hanno ritenuto che la Luna fosse priva di acqua, fin quando le analisi realizzate per mezzo di nuove tecnologie, sui campioni di vetro vulcanico provenienti in modo particolare dalla spedizione di Apollo 17(foto in alto), ne hanno dimostrato la presenza, piccole particelle erano infatti contenute all’interno del materiale.

Analisi successive evidenziarono come le quantità fossero simili a quelle contenute in alcune rocce effusive del nostro pianeta, ma restava da capire se i risultati ottenuti fossero dovuti ad una casualità riguardante i singoli campioni o se interessasse l’intera superficie lunare.

Guidati da Ralph Milliken, i ricercatori della Brown University, basandosi sui dati satellitari della piattaforma Moon Minerology Mapper a bordo della sonda Chandrayaan-1, hanno esaminato i “depositi lunari piroclastici“, strati di roccia formatisi dalle eruzioni vulcaniche. Dallo studio emerge che la Luna potrebbe nascondere più acqua di quanto fin ora si credesse, in quando, essendo i depositi sparsi su tutta la superficie, fa pensare che grandi quantità siano presenti anche nel “mantello”.
 

©Milliken Lab, Brown University Luna
La presenza di acqua è indicata dalle zone colorate, in scala: Rosso, Giallo, Azzurro ©Milliken Lab, Brown University

 
Già presente sotto forma di ghiaccio nelle regioni oscurate dal Sole e situate ai poli lunari, l’acqua si è distribuita sulla Luna a causa di collisioni con asteroidi e comete durante la fase di formazione, ma se ne fosse davvero ricca, potrebbe essere messa in dubbio la teoria secondo la quale il satellite, sarebbe nato dallo scontro fra la Terra e Theia, un pianeta dalle dimensioni simili a quelle di Marte.
 

Abitare Nuovi Mondi

 
Gli scienziati intendono adesso mappare i depositi piroclastici, così da capire a fondo le concentrazioni, così da indirizzare le future esplorazioni.
La scoperta infatti, potrebbe aprire nuovi ed importanti scenari, in quanto, essendo acqua fruibile ad uso umano, consentirebbe agli astronauti di permanere sulla Luna per intervalli di tempo oggi impensabili, gettando anche le basi per realizzare il visionario progetto di Stephen Hawking.

Il guru della cosmologia moderna, dopo aver dichiarato che il pianeta è vicino «a un punto di non ritorno oltre il quale il riscaldamento globale diventerà irreversibile», criticando aspramente la scelta di Donald Trump di ritirare gli U.S.A. dall’accordo di Parigi sul clima, pone la Luna al centro di un prossima futura colonizzazione dello spazio.

Lo scienziato si dice convito che «gli esseri umani debbano lasciare la Terra», cosicché i Paesi dovrebbero unirsi per realizzare un nuovo programma spaziale, partendo proprio con la costruzione di una base lunare, che consenta l’esplorazione di nuovi mondi, in quanto «sparpagliarsi nello Spazio cambierà completamente il futuro dell’umanità».

Per quanto utopistiche possano sembrare le parole di Hawking, non sono lontane da quanto già sta accadendo. La European Space Agency sembra frenare gli entusiasmi, ma il cosiddetto “Moon Village“, una nuova Stazione Spaziale permanente pare non sia più solo un sogno, quanto piuttosto un progetto al quale stiano partecipando concretamente molti Paesi tra i quali la Cina, nel frattempo impegnata a terminare la propria stazione nel 2020.