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Mafia-Capitale, è solo Capitale

 
 
C’era un tempo in cui la mafia non esisteva neppure a Palermo, era prima del 1992.

Si è concluso ormai da due settimane il processo di primo grado, che vedeva i principali imputati Massimo Carminati e Salvatore Buzzi accusati di associazione mafiosa.

E’ caduto il 416 bis, è caduta mafia-capitale e resta solo una capitale ben lontana da ciò che meritano i romani, ma che secondo l’avvocato della difesa Ippolita Naso, adesso possono dormire tranquilli, giacché a Roma, la mafia non esiste.
Certo è, che ad oggi i giudici le danno ragione.

Affermazione fatta anche durante la puntata che nell’immediato, Mentana con il suo Bersaglio Mobile dedicò al caso e durante la quale, l’avvocato ebbe uno scontro con Lirio Abbate, accusato d’esser «ossessionato» da Carminati.

Stando ai fatti si direbbe il contrario, considerando le minacce emerse dalle intercettazioni dei Carabinieri e persino la querela per diffamazione – poi respinta dal tribunale di Roma – che Carminati presentò contro Abbate, colpevole di esser l’autore de “I quattro Re di Roma“, l’inchiesta giornalistica che portò alla luce gli quegli intrecci, in seguito oggetto dell’indagine culminata con 39 arresti.
 
Mafia Capitale - Abbate
 
L’avvocato Ippolita Naso, affermò che Massimo Carminati è «innanzitutto un cliente». Cliente storico è giusto dire, dato che già il padre Giosuè Bruno è suo difensore da anni. Giosuè Bruno Naso che durante il processo al clan Fasciani di Ostia non esitò a parlare di «operazione di politica giudiziaria, nella quale vi è una regìa inequivoca» del pm Pignatone «venuto a Roma pensando che Roma fosse una grande Reggio Calabria», fino a deridere il giornalista davanti alla corte d’appello, chiedendosi «Perché non hanno dato a De-Lirio Abbate il premio Pulitzer?».

Quel Lirio Abbate che nel 2014 è stato inserito nei “100 Information heroes” da Reporters Sans Frontières, l’organizzazione non governativa fondata nel 1985, con lo scopo di difendere la libertà di stampa.
 

416 bis, Associazione di tipo mafioso

 
Smontata l’accusa al centro dell’inchiesta mafia-capitale, l’Avv. Giosuè Bruno Naso aggiunge che la sentenza emessa è «un modo serio e consapevole e responsabile di ricordare il sacrificio di Borsellino, non si deve fare il professionismo dell’antimafia» citando il vecchio articolo di Leonardo Sciascia che non poche polemiche sollevò già nel lontano 1987, per poi aggiungere che «la mafia è una cosa seria, se tutto è mafia niente poi è mafia»

Paolo Borsellino con la sua storia ancora tutta da raccontare e soprattutto senza potere di replica, andrebbe forse lasciato stare.

Comunque sia, dev’esser ben chiaro che un’accusa come quella di 416 bis, per la quale Carminati è stato in “carcere duro”, perché si concretizzi, richiede che il reato sia compiuto secondo modalità ben precise.

Affinché sia riconosciuta associazione mafiosa, serve che i soggetti “si avvalgano della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali”.

Comunque si consideri la sentenza, è chiaro che se i giudici di primo grado hanno ritenuto che i reati commessi da Carminati e compagni, non siano di stampo mafioso, va dato per certo che è la legge a permetter loro di prendere tale decisione, ragion per cui, a fronte di una realtà che ormai da anni racconta una malavita (quasi) trasformata, sostiutendo (quasi) armi e intimidazione con la corruzione, così da muoversi senza far troppo rumore, le responsabilità vanno cercate in una politica ancora una volta cieca e sorda.

A seguito dell’omicidio del Generale Nando Dalla Chiesa, lo Stato impiegò non più di 20 giorni per introdurre nel codice penale l’articolo 416 bis, questo perché il crimine di stampo mafioso fosse maggiormente riconoscibile e perseguibile in modo più deciso. Perciò, mentre Carminati fa sapere che lontano dal reparto 41bis di Parma sta «benissimo», se altre riforme al codice si rendono necessarie, la speranza è che si materializzino prima dei rimpianti.