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Taxi contro Uber, le ragioni della guerra

 
I tassisti di Madrid e Barcellona hanno attuato uno sciopero di protesta contro le società alternative di trasporto come Uber o Cabify, chiedendo al governo del premier Mariano Rajoy una regolamentazione che li protegga contro questa concorrenza giudicata sleale.
Anche in Italia l’arrivo di Uber ha portato a proteste e resistenze da parte dei taxi e dei loro rappresentanti sindacali.

Uber, ha etichettato l’ultima azione del governo come deludente e che ‘non guarda futuro’ aggiungendo “Una vera riforma – spiega – dovrebbe aprire a nuove soluzioni di mobilità per i consumatori, anche a basso costo, mentre questa proposta fa esattamente l’opposto e rischia di lasciare senza lavoro decine di migliaia di professionisti del noleggio con conducente“.

In Spagna la reazione è stata determinata a livello di sciopero con circa 3mila persone che hanno partecipato ad una manifestazione convocata da sei sindacati del settore nel centro di Barcellona e altre 1500 persone che hanno partecipato ad una manifestazione di protesta parallela a Madrid, davanti al municipio della capitale.

La “storia” spagnola non è molto differente da quella italiana come da quella in molti altri paesi: si tratterà di una lotta fra due modi di utilizzare l’auto come servizio pubblico. Si tratta anche di capire chi ha ragione principalmente e dove sono i torti.

I tassisti, in Spagna come in Italia per poter operare devono avere una licenza il cui valore nel paese iberico può passare i 130.000 euro.
L’ Ayuntamiento (il comune) ad ogni passaggio di proprietà prende la sua parte così pure come lo Stato ( 21% in tasse) per non parlare delle “normali” tasse legate ad un lavoro autonomo…

Cosa succede con le “applicazioni”?

Le applicazioni sono multinazionali che si muovono a livello politico per ottenere: permessi, regole adatte al loro servizio, condizioni particolari per chi lavora con loro…(assume già un’altro aspetto così la dichiarazione precedente di Uber, giusto?).

Taxi

Così in Spagna sono nate regolette per distinguere le due cose e nelle trasmissioni giornalistico-pubblicitarie si sono chiariti il merito di un servizio più ecologico (meno traffico?), più economico (la differenza del 30% calza a pennello con la differenza di imposte…) e più sicuro (per poter essere autista di un’applicazione, devi essere ”selezionato”).

Fra le regolette, per fare un esempio, gli autisti di questi servizi non possono attendere in zone con il parcheggio la chiamata, ma attivarsi su richiesta. Pensiamo agli aeroporti e alle stazioni dei treni e subito diventa abbastanza improbabile che questi Chauffeur si rendano reperibili in 7 minuti (come da pubblicità) se non sono nei pressi.

A questo in Madrid si risponde con una multa, ma, caso strano, non vengono mai applicate sanzioni in quanto non sono provabili i comportamenti illegali, chi può dire se quell’autista non avesse appena accompagnato un cliente?

La concorrenza sleale

Le regole hanno questo di bello: rendono diversa nella forma qualcosa che non potrà mai esserlo nella sostanza e consentono ai politici che le approvano di non salire sugli specchi con spiegazioni assurde, ma di mostrare sorrisi splendenti senza essere contraddetti.

I tassisti spagnoli chiamano cucaracha (scarafaggi) gli autisti di queste multinazionali, perché accettano di svolgere quel lavoro che implica comportamenti scorretti e sleali già nel rispetto delle regolette per poterli svolgere.

È chiaro che si dovrebbe fare chiarezza e creare regole uguali per tutti, quali?

La prima dovrebbe spiegare come ricompensare delle perdite di valore delle licenze i tassisti, non dimenticando che per loro sono una sorta di pensione e che lo Stato (in qualunque posto sia il problema: Italia, Spagna…) ci ha guadagnato con il loro lavoro e con la loro compravendita ottenendone denaro pubblico.

La seconda sarebbe di capire come pareggiare le tasse di queste multinazionali nei paesi in cui vogliono proporre il proprio servizio con quelle di chi quel servizio già lo svolge, non dimenticando che in questo non stiamo parlando solo di taxi ma anche di: acqua, energia, telefonia, istruzione, lavoro…

La terza sarebbe di regolare i rapporti di lavoro con le stesse tasse, implicazioni di sicurezza e garanzia pensionistiche e infortunistiche (magari anche migliori) di quelle esistenti. La quarta che mi viene in mente è quella relativa all’utente: dovrebbero essere più trasparenti e semplici tariffe, disponibilità del servizio e le “regolette”.