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L’insolito killer della tavola accanto

 
Perché tutti cerchiamo di procurare alle nostre orecchie suoni e parole gradevoli che siano eufoniche? Lo facciamo perché l’eufonia trasmette ad esse piacere, appagamento, soddisfazione e infine godimento che tramite le orecchie, arriva al corpo e allo spirito. Tutto questo può accadere se ascoltiamo un riuscito componimento musicale, una bella canzone, una poesia ben rimata, un bel discorso fatto da un bravo oratore, ma anche in una piacevole conversazione tra amici.

C’è armonia in natura, nei suoni della foresta, nello scroscio di un ruscello, persino in un temporale c’è qualcosa gradito alle nostre orecchie. Ed è quello che vorremmo accadesse quasi sempre.

 

Il killer che non ti aspetti

Un uomo prese l’abitudine di cenare spesso fuori casa, in locali sempre diversi. Lo faceva con l’intento di trascorrere gradevoli serate, chiacchierando piacevolmente con amici e familiari. Indossava un bel vestito e lucidava sempre le scarpe prima di uscire. Sicuramente lo faceva perché tutto questo gli procurava piacere, ma anche per uscire dalla routine quotidiana: preparare la cena, consumarla, riordinare, poi buttarsi sul divano, guardare un film — con buona probabilità di vederlo tra gli intervalli pubblicitari — e spesso addormentarsi davanti al televisore fin quando i suoni dei titoli finali gli facevano intuire che la trasmissione era finita.

Una sera si trovava in una pizzeria aperta di recente. Il locale era al completo, alcuni clienti mangiavano altri attendevano le ordinazioni, altri ancora avevano già finito; tutti discutevano animatamente. Ma in quel locale non soltanto i posti a tavola erano tutti occupati, anche l’aria era satura: era inondata di parole e suoni, o meglio, di frammenti di parole e rumori incomprensibili che vagavano senza logica. Erano sillabe, vocali, note disarmoniche e mezze parole che disturbavano la sensibilità del killer ed era come se le frasi pronunciate dai commensali e i suoni emessi da un riproduttore, che avrebbe dovuto rendere piacevole l’atmosfera, fossero stati messi dentro un enorme frullatore, diventando insopportabile cacofonia. Almeno questo percepiva.

La sua non era fantasia. Quei frammenti di parole e rumori vagavano nel locale e si moltiplicavano rimbalzando come un eco tra le pareti nude e lisce della grande sala, creando una sgradevole acustica. Aggravata, anche, dall’inevitabile rumore di stoviglie che di tanto in tanto cozzavano l’un l’altra. L’uomo aveva difficoltà persino a capire molte delle parole pronunciate dai suoi stessi amici a poca distanza e domande gli si affacciarono alla mente: «Che bisogno c’è di peggiorare una situazione che è già fastidiosa per le troppe parole pronunciate ad alta voce dai commensali nel tentativo di farsi udire dal vicino? Perché, al baccano di parole incomprensibili che vagavano nel locale, aggiungerne altro con frequenze sonore indecifrabili?»

Infatti a produrre quel bombardamento scombinato per le orecchie, oltre ai commensali, era, da un lato della sala, un televisore di media grandezza che mandava in onda videoclip di canzoni, dal lato opposto un mega schermo che trasmetteva una partita di calcio. Quando la situazione raggiunse un livello insopportabile, avvenne un fatto improvviso. L’ uomo, da commensale si trasformò in killer. Estrasse un’ arma, la puntò verso un obbiettivo ben preciso e sparò i suoi proiettili; poi si girò dal lato opposto e ripeté l’operazione, mandando a segno, anche lì, i suoi colpi.
Dopo un’azione così estrema sarebbe dovuto, almeno per qualche istante, calare il silenzio nella sala. Invece solo per un attimo si è ebbe la sensazione che i rumori fossero diminuiti e qualche parola ben distinta si percepisse.

«Ah! Non ne potevo più…» disse, e la sua esclamazione fu udita distintamente da tutti.

Quell’uomo non era lì per fare il killer. Avrebbe voluto soltanto passare fuori casa una bella serata. Ma cosa lo aveva spinto a quell’azione estrema? Se sperava di alleggerire la situazione troppo confusa e rumorosa nel locale, in parte c’era riuscito. La cosa più strana era che nessuno aveva udito gli spari. L’arma era dotata di un silenziatore naturale. Ma…tranquilli! Nessuno stramazzò al suolo, nessuno fu ferito e nessuno morì.
Il killer sparava proiettili che non avrebbero potuto perforare il corpo umano.

Una breve precisazione: l’eufonia è l’incontro di parole e suoni, in un armonico accostamento gradevole all’orecchio umano. Non solo: a quanto sembra è cosa gradita anche a tutte le specie animali e vegetali, dalla quale anche loro traggono beneficio. L’etimologia della parola eufonia ci dice che è l’insieme di buono e suono. Quindi suono piacevole. Mentre la cacofonia, che è il suo contrario, è rumore sgradevole. Effetto provocato da parole, voci e suoni discordanti, provenienti dallo stesso ambiente.

Esattamente la situazione che quella sera si era creata in quel locale.

Quel pensiero, o meglio quel progetto di sparare, gli turbinava nella mente già da un po’ di tempo. Molte altre volte si era trovato in situazioni simili. Quella sera, in quel locale affollato, lo mise in atto. Erano proiettili digitali. Spararli servì al killer per spegnere quei due maledetti televisori.

Da quella sera, puntualmente e senza farsi notare, quando in un locale pubblico trovava un televisore acceso, utilizzava un’applicazione del cellulare che spegneva quasi tutti i televisori nel raggio di parecchi metri. Con grande soddisfazione “uccideva” quegl’inutili riproduttori di rumori.

Quello che faceva il killer di rumori, era un abuso? Era colpevole di usare uno strumento illegale? A queste domande ognuno può dare una sua risposta personale.
«Qualcuno doveva pur farlo», pensava lui, «non si può e non si deve lasciare che una pratica sbagliata, che non produce alcun effetto positivo, continui ad esistere e a fare danno».

Si dice che è colpevole anche chi vede una stortura e tace. Forse il killer stava esagerando, ma anche le orecchie hanno i loro diritti e qualcuno deve pur difenderli.

Quante volte, anche a casa di amici, è capitata una cosa simile: un insopportabile televisore acceso mentre si discute. Anche se non è così fastidiosa come in un locale pubblico, è un inutile disturbo tenere la TV accesa durante la cena o una semplice conversazione. E diventa anche antipatico quando qualcuno, nel bel mezzo di un discussione, all’improvviso dice: «Uh! Un attimo, un attimo, sta dicendo una cosa…!» Qualcosa, forse, la stavamo dicendo anche noi. In alcune case, addirittura, durante la cena, o una conversazione, si usa il tasto muto «così non disturba».

Questa abitudine diventa per le orecchie un inane affaticamento che disturba il normale fruire di suoni e parole. A volte, a causa di questi disturbi, non si riesce a cogliere le sfumature di una discussione. Sfumature che spesso contengono più significati delle stesse parole.

Il killer di inutili rumori, aveva intrapreso quelle azioni per fare un utile servizio alle orecchie? O è probabile che oltre a farlo alle orecchie, il servizio lo facesse al pianeta evitando uno spreco di energia?