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Immigrazione, un problema dell’ONU

In Italia si continua a dibattere sull’immigrazione senza però avanzare un’idea reale che miri ad un organizzazione concreta, di quello che è ormai divenuta la causa principale del malumore della cittadinanza intera.

Le condizioni in cui riversano gran parte degli immigrati, rendono impossibile l’uso del termineaccoglienza“, altrettanto è fuori da ogni ragione, continuare a chiamare e trattare il fenomeno degli sbarchi, “emergenza“.
Qui non c’è nulla d’improvviso e di imprevedibile.

Persino continuare a differire tra rifugiati e clandestini, in quanto migranti economici, è un fuorviante.
Un semplicistico tentativo politico di arginare un esodo tanto ovvio, quanto oramai inarrestabile.

L’Italia sapeva, l’Europa sapeva e l’occidente intero sapeva, ma nonostante tutto nessuno ha tentato di cambiare. Per secoli si è riempito un solo piatto della bilancia, mai ponendo attenzione a ciò che accadeva e che accade ancora oggi, sotto gli occhi di tutti.

Oro, diamanti, petrolio sono il cibo quotidiano per il quale l’occidente ha direttamente esercitato un continuo impoverimento di intere popolazioni, ed indirettamente ne ha promosso lo sfruttamento, stringendo accordi politico-economici con dittatori protagonisti di continue violazioni dei diritti umani.

Nulla di quanto accade dovrebbe sorprendere, al contrario dovrebbe stupire che nel 2017, migliaia di donne e uomini attraversino il deserto per salire su un barcone. Ben sapendo che la morte sarà più vicina della terra.
Altrettanto dovrebbe stupire vedere che buona parte dei sopravvissuti ha subìto torture e brutalità e sapere che “accoglienza“, sarà per molti nuova violenza fisica e psicologica.

Nella “superficialità” continentale, la politica italiana dimostra non aver consapevolezza di una situazione che sempre più, va creando quel “confrontofra le classi sociali più basse. Un parallelismo che se dapprima si traduce nel “solo” timore di una disparità di trattamento, in breve diviene motivo di scontro sociale.
Ed è sotto gli occhi di tutti.

In Europa, solo nel 2016 la Germania ha riconosciuto protezione internazionale a 445.000 richiedenti asilo su un totale di 700mila. Contro i quasi 13.000 della Francia (15% di maggioranza, provenienti dalla Syria) e dell’Italia (13% di maggioranza provenienti dalla Nigeria).

Il contrasto si sposta allora sulla nazionalità, quindi sul diritto di accoglienza.
Con il suo 66% di siriani, l’aggettivo “eroica” stampato all’Italia da Juncker, ha sapore acre. L’Europa non si muove ed anche il “bravo e nuovo” Macron, senza esitazioni spedisce al confine i clandestini.

Immigrazione
Viadotto a Ventimiglia

 

Sfruttamento E…migrazione

Lontano dal Mediterraneo la politica globale finge di non vedere e così fanno gli Stati Uniti che, secondo il portale Statista, nel 2016 avrebbe accolto 85.000 rifugiati, a fronte degli oltre 800mila dell’Europa. Eppure l’America a stelle e strisce ha tutte le sue responsabilità, tanto in Medio Oriente quanto in Africa, proprio come tanti paesi del Vecchio Continente e non solo.

Con investimenti da miliardi dollari, la Cina si è accaparrata giacimenti di idrocarburi in Ciad, Guinea Equatoriale, Mauritania, Sudan. Lo stesso in Angola, dove in cambio di capitali per la realizzazione di infrastrutture, potrà utilizzare le risorse energetiche del paese e se da una parte si registra un calo del tasso di povertà degli angolani, da contraltare c’è una realtà lavorativa che racconta di condizioni disumane, come nelle miniere di cobalto del Congo.

Il materiale estratto, il 60% della fornitura mondiale, finisce quasi esclusivamente in Cina e a scendere nelle miniere, sono decine di migliaia di bambini.
Secondo l’Unicef, nel 2014 erano 40.000 ad estrarre quel cobalto, che attraverso l’indagine svolta nel 2016 da Amnesty International e Afrewatch, finisce nelle batterie di tablet, cellulari e computer delle grandi multinazionali.

Immigrazione

Così, fra le provocazioni armate dell’Austria, muri anti-migranti e indifferenza generale, sulle coste italiane arrivano in media oltre 700 migranti al giorno e con loro, arrivano dubbi e certezze sulle O.N.G., sui sistemi di accoglienza, sulla possibilità di futuro di migliaia di persone.
Tutto, all’ombra di un terrorismo capace d’innescare le dovute attenzioni, come i falsi allarmismi.

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, nel frattempo riporta che dal 2014 al 2017 i morti e i dispersi nel Mediterraneo sono oltre 14.000 e fra coloro che hanno raggiunto le coste, per poi perdersi “senza nome” fra strade e tentativi di ricongiungersi con parenti e amici, non lo sapremo mai.

Quanto stiamo assistendo dovrebbe essere interesse della comunità mondiale e l’ONU, già da tempo avrebbe dovuto sentire l’obbligo di intervenire e assumersi responsabilità, al fine di supervisionare e curare un’immigrazione che non solo non avrà termine a breve, ma che a queste condizioni è offesa ai diritti umani e alla dignità di ognuno di noi.

 

“Noi popoli delle Nazioni Unite, decisi

a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per che volte nel corso di questa ,
generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità,
a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona
umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole,
a creare le condizioni in cui la giustizia ed il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati e dallealtre fonti del diritto internazionale possano essere mantenuti, a promuovere il progresso
sociale ed un più elevato tenore di vita in una più ampia libertà”

(Carta delle Nazioni Unite)