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Google al Centro di una Guerra di “Genere”

Google è «una camera dell’eco particolarmente intensa», ha dichiarato James Damore, l’ingegnere presso il Campus Mountain View dal 2013, che il colosso californiano ha deciso di licenziare a seguito della pubblicazione di un documento considerato misogino.

Il documento sarebbe dovuto rimanere tra le mura di Google, ma è stato prima segnalato da Motherboard e poi reso pubblico da Gizmodo.
Googles Ideological Echo Chamber“, questo il titolo delle dieci pagine con cui James Damore, intendeva aprire una discussione circa le «diversità di genere in azienda».

L’ormai ex ingegnere di Google, avvalendosi di notizie presenti in Wikipedia, approfondimenti accademici e documenti interni alla società, ha ipotizzato che se nell’ingegneria del software le donne sono meno rappresentate degli uomini, è per «cause biologiche».

Senza generalizzare, puntualizza Demore, a queste si aggiungono differenze di personalità che fanno delle donne, persone più «aperte verso i sentimenti e l’estetica piuttosto che le idee» e con minor propensione ad imporsi con decisione, ragion per cui avrebbero più difficoltà a negoziare lo stipendio, rivestire ruoli di leadership o gestire situazioni di stress elevato.

Immediatamente tacciato di discriminazione sessuale, Damore si è difeso spiegando che la sua intenzione era quella di aprire un «dibattito scientifico» e di essere ben lontano dal sostenere idee sessiste.

Danielle Brown, vicepresidente della Diversity, Integrity and Governance di Google ha però affermato che Damore, «ha avanzato false ipotesi sul genere», mentre ‪Yonatan Zunger‬, ingegnere che di recente ha lasciato l’azienda, ha ironizzato affermando che nonostante l’autore «parli molto autorevolmente, non sembra capire il sesso» concludendo con un più grave, «sembra non capire le conseguenze di ciò che ha scritto, sia per gli altri che per se stesso».

Il meccanismo psicologico che potrebbero innescare le supposizioni presentate, non sono certo da sottovalutare, ma l’autore si dice triste di andarsene, quanto nel vedere un’azienda incapace di affrontare apertamente una discussione.
Secondo James Damore, «Se Google continua a ignorare i problemi veramente emersi dalle sue politiche di diversità e cultura aziendale, in futuro brancolerà nel buio, incapace di soddisfare le esigenze dei suoi straordinari dipendenti e di certo deludendo i suoi miliardi di utenti».

Azione Legale contro Google

La polemica s’inserisce in un momento in cui Google si trova già nella bufera, a causa di una class action che la Altshuler Berzon LLP, sembra sia intenzionata ad avviare contro il gigante del web.

A luglio infatti, l’agenzia che compie studi sull’occupazione, ha pubblicato su Linkedin e Facebook, avvisi per cercare donne ex-dipendenti o attualmente impiegate presso Google, per la possibilità di avviare un’azione giudiziaria per discriminazione salariale.

La class action, che sembra abbia già coinvolto oltre 70 donne, si muoverebbe sulla scia di un procedimento che il Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti ha depositato a inizio anno. L’indagine, cominciata prendendo in esame gli stipendi di 21mila lavoratori, vedrebbe il motore di ricerca più utilizzato al mondo, compiere disparità sistemiche contro le donne.

L’avvocato del Dipartimento del Lavoro, Janet Herold, ha dichiarato che nonostante l’inchiesta non sia ancora completa «il dipartimento ha ricevuto prove convincenti di discriminazioni molto significative contro le donne, nelle posizioni più comuni della sede di Google».

La società ha però contestato duramente le accuse, sostenendo che ogni anno vengono effettuate analisi approfondite sulla retribuzione e mai nessun divario è stato rilevato.
Il controllo sarebbe sicuro, per il fatto che nel momento in cui viene consigliato «un importo per ogni nuovo compenso per ogni dipendente – afferma Eileen Naughton, vice presidente delle People Operations di Google – gli analisti che calcolano gli importi proposti, non hanno accesso ai dati di genere dei dipendenti».

Com’è certo che non sarebbe la prima, né l’unica realtà lavorativa nel cui ambito si verificano situazioni discriminatorie, è ovviamente auspicabile che dalle parti di Googleplex, tutto funzioni come fanno sapere dai vertici societari.
Sarebbe altrimenti triste constatare che in un mondo di cervelloni continuamente impegnati a disegnare il futuro, si vada a sfatare le teorie circa un fattore biologico squinternato, presentando fatti ben peggiori.