Arte, Ambiente, Cultura e Informazione

Gli operai continuano a morire nel silenzio

Morte Operai (chaplin)

 
 
Cambiano le industrie e così le piccole imprese con nuove produzioni e macchinari destinati a realizzare oggetti che anticipino la richiesta e la soddisfino in seguito.
Scanditi da nuove scoperte, dall’innovazione cambiano dunque i tempi, alla base però non cambia la fabbrica e con lei non cambiano gli operai.
Un uomo ch’è stato operaio per anni, lo sarà per sempre, lo sarà nel modo di agire, di pensare, avrà con sé la semplicità che si trova nei paesi rispetto alle grandi città, avrà con se la forza maturata di trattenere rammarico, a volte oltre.

A ricordarlo ai suoi occhi sono le mani che portano i segni di ogni giornata, lo ricordano i dolori che domani torneranno vivi come appena subìti, lo ricordano i polmoni, incapaci di prendere e restituire aria come dovrebbero, rendono polvere e odori che resteranno aggrappati alle narici come parassiti.
A memoria tornerà però anche il “senso di appartenenza”, sentimento che permette di superare scontri e incomprensioni tra colleghi, sentimento che riporta a galla sorrisi, complicità, la pazienza e gli insegnamenti dei più anziani e con il senno di poi, a riconoscere i propri errori, comprendere i propri difetti, a volte persino a correggerli.

Si dirà che oggi le condizioni lavorative siano migliori, anche (o soprattutto) grazie alle lotte del recente passato, ma non è vero nulla e non si tratta di tratteggiare la linea di separazione tra imprenditore e operaio, differenza che se a volte è dovuta alle capacità, altrettante volte è dovuta alle possibilità, si tratta piuttosto di saper riconoscere che a fronte di un’evoluzione umana oltre che industriale, la condizione della classe operaia relativamente ai tempi, è sempre la stessa.
 

La Morte Bianca

 
Morte Operai
 
Occupandosi solo dei propri assicurati, i dati forniti dall’Inail risultano parziali, resta il fatto che secondo l’Istituto di Stato i lavoratori deceduti nel 2016 sono stati ben 641, ma seguito del tristemente noto incidente alla Thyssenkrupp, che costò la vita a 7 dipendenti, Carlo Soricelli diede vita all’Osservatorio Indipendente, che dal 1° gennaio del 2008, senza distinzione assicurativa monitora quotidianamente gli infortuni mortali nei luoghi di lavoro.

Il 30% dei morti sul lavoro ha più di 60 anni, nel campo dell’edilizia, le cadute dall’alto rappresentano il 19,6% delle cause di decesso ed a guidare l’amara classica è l’agricoltura con il 31%.

Senza contare il lavoro nero, per il quale la difficoltà di calcoli è evidente, i numeri vanno in forte contrasto con il prolungamento dell’età lavorativa e dimostrano decisamente come non vi è nessuna reale inversione di marcia nella messa in sicurezza dei lavoratori, tant’è vero che dal 1° gennaio al 31 dicembre 2017, le morti nei luoghi di lavoro sono state 632 e 1350 i decessi con i mezzi di trasporto, mentre solo in questi primi 5 mesi del 2018, le vittime sono già a 296, confermando un’insopportabile continuità.

Non esiste estate, tantomeno inverno, gli operai ora come un tempo, sono uomini imbruttiti, invecchiati nel fisico e stanchi nella mente anche dal continuo chinar la testa per far fronte a pretese o semplici cambiamenti d’umore del datore di lavoro, che dal canto suo, spesso ha la “giusta” scusante di non aver mai lavorato, quando lavorare significa “sporcarsi la mani”, significa parziale o totale assenza di attrezzature e indumenti adatti a salvaguardare salute e incolumità, significa assistere a controlli da parte degli organi preposti, resi inutili e talvolta ridicolizzati dal non saper (o non voler) riconoscere un macchinario acceso, dallo stesso solo messo in movimento.

Significa a volte dimenticare la propria dignità, perché il “pane in tavola” è l’obiettivo dal quale non scostarsi mai.

Stipendi palesemente inadeguati se comparati al caro vita, altrettanto se paragonati all’usura fisica, a dispetto della quale il traguardo della pensione è sempre più lontano, ma l’assenza di alternative, impone a chiunque in possesso di un contratto, d’aver ben chiaro di non esser nella posizione per intraprendere nuove strade o di avanzare richieste, seppur legittimate dal rispetto dei diritti.
La verità è che gli operai continuano ad ammalarsi, a morire e quando è vero che (non sempre) esistono il riconoscimento della malattia professionale e i benefici ai familiari, è vero anche che nessuno ambisce al premio.