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Gioco d’Azzardo: La droga di Stato

 
 
Nel 2016 la spesa totale per il gioco d’azzardo in Italia, è stata di 95 miliardi di euro e per rendersi conto della gravità, basti pensare che a guidare la classifica mondiale sono gli Stati Uniti con 117 miliardi.

Registrando un incremento dell’8,3% rispetto al 2015, gli italiani hanno gettato nelle tasche degli operatori 8,5 miliardi e ben 10 miliardi nelle casse dello Stato.

Il denaro proviene in modo particolare da Slot e Videolottery, giochi d’azzardo ai quali la Legge di Stabilità in vigore da gennaio 2016, ha applicato un significativo aumento della tassazione, portando il prelievo erariale dal 13% al 17% per le prime e dal 5% al 5,5% per le seconde.

Numeri e percentuali che se da un lato sono la prova evidente della disperazione, dall’altro viene da chiedersi se a fronte di una malattia riconosciuta ed inserita nei livelli essenziali di assistenza sanitaria come la ludopatia, si stia davvero facendo qualcosa di concreto.

Per contrastare il fenomeno si stanno mobilitando molti amministratori locali, al fine di ottenere nel dettaglio, dati che lo Stato ha fornito fin ora in modo generale.
Non può bastare difatti, sapere l’ammontare annuo incassato dall’erario, ma è necessario conoscerne la territorialità, la spesa per tipologia di gioco, così che si possa anche avere una visione più concreta e vicina alla realtà cittadina.

Dettagli in possesso dell’Agenzia dei Monopoli di Stato e che finalmente stanno divenendo pubblici rivelando un giro di denaro sconcertante. A Moncalieri, la spesa pro-capite risulta essere di circa 2000 euro, mentre nel solo comune toscano di Arezzo, i suoi centomila abitanti hanno speso nel 2016 oltre 1,700 euro, fino ad arrivare a Dello, piccolo comune nel bresciano, dove i 5651 abitanti hanno dato al gioco d’azzardo oltre 1000 euro.

Somme di denaro calcolate sull’intera cittadinanza, quindi comprensive di una buona parte di popolazione quanto meno improbabile ed è facile perciò, capire l’entità del problema.
 

Decreto per il Riordino dei Giochi

 
Il ministero dell’Economia e delle Finanze ha firmato e passato al vaglio della Corte dei Conti, il decreto secondo il quale, delle attuali 407 mila slot attive su tutto il territorio nazionale, ne rimarranno 265 mila entro aprile 2018.

Il testo depositato dal sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta avrebbe trovato l’apprezzamento di Regioni ed Enti Locali e avere il via libera il 7 settembre prossimo.

Il decreto per il riordino dei giochi è però criticato dalle associazioni, centri di ascolto e dalla Consulta Nazionale Antiusura, secondo i quali la bozza va radicalmente modificata.
Il presidente della Consulta, monsignor Alberto D’Urso ha infatti affermato che «Non sono state considerate affatto le esigenze di tutela delle popolazioni e dei territori, dall’inflazione di sale e punti di induzione al gioco con denaro, per denaro e a scopo di lucro».

La Consulta Nazionale Antiusura ritiene che diminuire il numero delle slot non sia sufficiente, tanto che il 21 giugno era stato consegnato a Baretta, un documento nel quale erano previsti ulteriori proposte, tra cui il veto alla somministrazione di alcol nelle sale da gioco, evitando che questo vada a sommarsi agli altri effetti audio-visivi presenti nelle sale e predisposti affinché il giocatore sia indotto a continuare.
E’ inserito l’invito di presentazione obbligatoria della tessera sanitaria, così come aprire alla legge 108/96 che all’articolo 14 prevede il “Fondo di solidarietà per le vittime dell’usura“, fino alla proibizione di ogni forma di pubblicità a favore del gioco d’azzardo.

Spot che infatti continuano ad essere presenti in TV, sul web, nei quotidiani, fino alle radio, tanto che sempre nel 2016, i soldi investiti nella pubblicità hanno oltrepassato i 70 milioni di euro e oltre l’80%, sono stati spesi nelle televisioni, nonostante i molti appelli e nonostante che già il decreto legge Balduzzi del 2012, arrivando alla già citata Legge di Stabilità, pongano divieti come la messa in onda di questo genere di pubblicità sui canali generalisti dalle 7 alle 22.

E’ evidente però il potere economico e quindi di attrazione, tanto che se è vero del passo indietro della FIGC e fatte le dovute eccezioni, il sacro mondo pallonaro non si tira fuori e oltre ai piccoli e grandi club, fino ad oggi si sono legati all’azzardo volti celebri come quelli di Ronaldo, Messi, Totti, atleti la cui caratura morale non è da mettere in discussione, così come il portafoglio, ragion per cui non avrebbero motivo di prestarsi “al gioco”, anche in virtù del consenso e del seguito che hanno soprattutto tra i più giovani.