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A Gerusalemme, l’Ambasciata degli Stati Uniti

 
 
Pochi giorni fa è stata ufficialmente inaugurata la nuova Ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme, una promessa rispettata del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Alla presenza dalla figlia Ivanka, e del marito Jared Kushner si è svolta una cerimonia solenne che ha coinvolto la più alte autorità dello Stato di Israele, a cominciare dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu. Da Netanyahu sono arrivate parole di elogio e di lode per la decisione di Trump che è stato definito l’unico vero grande amico di Israele e del popolo ebraico, l’unico in grado di capire le esigenze degli israeliani e di aiutarli a fermare la sofferenza dovuta agli attentati di cui sono vittime ad opera dei palestinesi.

Il passo compiuto da Trump con il trasferimento dell’Ambasciata statunitense ha tantissimi significati diversi e la comunità internazionale si è ancora una volta spaccata di fronte ad un evento potenzialmente capace di destabilizzare ancora di più, la già tanto delicata area geopolitica mediorientale, da sempre in preda a conflitti e guerre tra fazioni locali, per prendere possesso di quelle immense ricchezze che sono i pozzi di petrolio. Con l’arrivo delle organizzazioni terroristiche di stampo islamista, prima Al Qaeda e poi il sedicente Stato Islamico, la situazione si è deteriorata ancora di più e la tensione è sfociata in varie guerre che hanno portato alla nascita di quella coalizione di Stati, che ancora oggi cercano di eliminare i terroristi definitivamente. Anche la guerra in Siria è diventata una lotta all’ultimo sangue tra jihadisti e forze antiterrorismo, anche se all’inizio era nata come guerra civile in seguito alle proteste delle cosiddette primavere arabe.

Gerusalemme, città sacra per le tre grandi religioni monoteiste che sono il cristianesimo, l’ebraismo e l’islam, è da sempre contesa tra i palestinesi e gli israeliani; tutti e due i popoli pensano di essere gli unici ad avere il pieno diritto ad annoverare questa città come loro capitale. Gerusalemme, la culla di tre religioni che in migliaia di anni non hanno mai saputo davvero comprenderne il valore sacro e simbolico, è oggi spaccata tra le istanze dei palestinesi che accusano gli israeliani di averla occupata illecitamente e gli israeliani che dicono che la città spetta a loro visto che è sempre stata abitata da ebrei sin dalla notte dei tempi.

Il potere della religione è immenso e tutta la questione israelo – palestinese è diretta conseguenza della grande attrazione che noi esseri umani subiamo per tutto ciò che è sacro e che non sappiamo spiegare con la scienza. Gerusalemme non è solo una città, è diventata anche in tutti questi anni il simbolo del predominio di una religione sull’altra e per questo si è trasformata in una città contesa, perennemente in guerra.

Spostare l’Ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme, per i palestinesi è stato uno sgarbo che considerano insopportabile, perché è stato come dichiarare ufficialmente che la religione ebraica è in qualche modo superiore a quella islamica, come se l’islam fosse sminuito e ridotto ad una religione minore.
L’occupazione considerata illecita di territori che sarebbero spettati ai palestinesi e il riconoscimento di Gerusalemme come capitale effettiva dello Stato ebraico, hanno innescato nei palestinesi una rabbia che difficilmente si potrà controllare.

Gli israeliani invece, si sentono gli unici detentori del diritto tramandato loro dalle sacre scritture, di annoverare Gerusalemme come capitale e chiedono solo di non essere più costretti a vivere in uno stato di mobilitazione e di paura permanente a causa degli attentati di matrice palestinese. Il governo israeliano sta rispondendo alle proteste crescenti con forza e durezza, perché non vuole che i disordini si trasformino in un bagno di sangue che metterebbe ancora più benzina sul fuoco; la violenza chiama altra violenza e nessuno tra i vertici israeliani vuole che il tragico bilancio dei morti e dei feriti, che già è drammatico, si allunghi ancora di più.

Anche gli israeliani rivendicano il loro diritto ad avere una Patria, un Paese che davvero possa essere riconosciuto come una madre patria accogliente che li faccia sentire davvero a casa per la prima volta nella loro storia.
Il popolo israeliano è stato nella sua lunga storia costretto ad abbandonare tutto e quando esattamente 71 anni fa, l’Assemblea delle Nazioni Unite approvò la Risoluzione che prevedeva la creazione di uno Stato ebraico e di uno Stato arabo, sembrava che finalmente dopo tanto tempo anche i popoli di religione ebraica avessero davvero trovato una Patria. I palestinesi non hanno mai accettato l’esistenza dello Stato ebraico ed è cominciata così quella guerra tra due popoli e due religioni che continua ancora oggi.

Una Ambasciata spostata da una città all’altra in questa situazione così delicata e piena di tensione, non è solo un edificio che si sposta in un’altra località, ma è un simbolo di un riconoscimento ufficiale dell’importanza di una o dell’altra città. Ogni luogo, anche quello che sembra più insignificante, è ricco di significati millenari che risvegliano antichi odi e rancori mai sopiti.

 

Gerusalemme, fra Israele e Palestina

Gerusalemme, Scontri Gaza

Gli scontri continuano, morti e feriti aumentano ad un ritmo vorticoso, la fondazione di Israele continua ad essere considerata una tragedia per i palestinesi, e la striscia di Gaza è densa del fumo dei razzi e dei lacrimogeni. Milizie palestinesi ed esercito israeliano faccia a faccia, due culture che non hanno saputo capirsi e comprendersi reciprocamente. Da una e dall’altra parte non c’è nessuna pietà, tutti e due pensano di essere nel giusto, ma la verità come sempre sta nel mezzo.

Tra israeliani e palestinesi ci sono stati sin dall’inizio non detti ed incomprensioni che hanno portato i due popoli allo scontro, all’odio reciproco che ha già mietuto molte vittime da entrambe le parti e sembra non volere smettere. Gli scontri a Gaza ed in Cisgiordania sono solamente la punta dell’iceberg di oltre 70 anni di guerra reciproca che ha sfiancato tutti, perché nessun essere umano può vivere una vita intera in uno stato di mobilitazione permanente, sempre con la paura che da un momento all’altro possa scoppiare una guerra più intensa ed ancora più letale.

Da sempre si è detto di pregare per la pace in terra santa, ma fino ad adesso non si sono visti risultati concreti; scontri e disordini, lanci di razzi hanno sempre caratterizzato le notizie di cronaca che arrivano dal Medio Oriente. Cristianesimo, ebraismo ed islam, le tre grandi religioni monoteiste che predicano pace, amore e fratellanza ma non sanno ascoltarsi a vicenda per preservare i luoghi più sacri della loro lunga storia.

Dialogo tra le varie religioni e tanta pazienza, di questo ha bisogno il Medio Oriente per ritrovare quella pace che sta cercando da tanto, troppo tempo ed essere finalmente un luogo sicuro, di pace e di preghiera.

In conclusione si può dire che lo spostamento dell’Ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme è stata una specie di goccia che ha fatto traboccare il vaso ed ha riportato a galla tutta la tensione che da sempre esiste in Israele. La mossa di Trump è stata coraggiosa ed allo stesso tempo pericolosa perché sta ridisegnando pian piano tutti i delicati equilibri geopolitici dell’area mediorientale ed anche i rapporti tra alleati. Solo con il tempo si potrà sapere se questa scelta si potrà rivelare vincente oppure esaspererà ancora di più la tensione e romperà gli equilibri già fragilissimi di questa regione a cavallo tra Oriente ed Occidente.