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Colombia: libertà e potere dell’informazione

Nelle regioni più distanti dall’attenzione internazionale, nel centro della Colombia, dove gli stipendi sono molto bassi i giornalisti spesso rischiano la vita per esercitare la propria professione.

La Fondazione per la Libertà di Stampa, ha realizzato un documentario per divulgare la difficile realtà nella quale si muovono i giornalisti colombiani soprattutto lontano dai grandi centri abitati del Paese.
Il cortometraggio di quasi un’ora eseguito con l’appoggio The United Nations Democracy Fund – UNDEF y de la Universidad del Rosario racconta dell’assordante silenzio cui sono praticamente costretti i media colombiani.
Negli ultimi trent’anni la Colombia ha occupato stabilmente i primi posti mondiali per la violenza, le pressioni economiche e giudiziali esercitate sul giornalismo nazionale.

Nel centro del paese mancano completamente sia la televisione sia la stampa e in molte regioni questo fa si che l’unica opzione per informarsi resti la radio che però è praticamente monopolizzata dalle forze militari che detengono 110 emittenti in tutto il paese.
La situazione economica e le leggi sono di per sé una censura: se si toglie la possibilità di un’indipendenza economica le persone sono portate ad accettare qualunque compromesso per poter sopravvivere.
Questo capita con sfumature meno marcate anche nella nostra Europa dove sempre di più i contratti di lavoro (non solo dei giornalisti) sono vincolati alla rinuncia di diritti.

Nel Paese sudamericano, dove la situazione è molto più drammatica, i giornalisti che esercitano un lavoro con poche possibilità di guadagno sono portati a scambiare per denaro la pubblicazione di notizie di propaganda più che di informazione

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Il documentario ha inizio con l’arrivo a San José ma dopo, attraversando strade non certo comode, raggiunge centri come Guaviare, Putumayo dove i giornalisti ricevono non più di 150 dollari al mese per il loro lavoro e dove, per sopravvivere, devono fare altri lavori che da un lato ne limitano il tempo per svolgere bene il proprio mestiere e dall’altro spesso ne compromettono la reputazione.
 

La Libertà di Stampa nel Mondo, nel 2016 (Reporters Sans Frontieres)
La Libertà di Stampa nel Mondo, nel 2016 (Reporters Sans Frontieres)

 

La disinformazione al potere

Tacitare l’informazione serve a chi detiene il potere per impedire la nascita di una consapevolezza della situazione con incluso la conseguente “pretesa” di difendere dei diritti talvolta addirittura ignorati.

Nelle regioni dell’Amazzonia colombiana è stato presente in questi anni anche un terribile conflitto fra i ribelli delle FARC e il governo e questo è stato più volte il pretesto per delegittimare le radio indipendenti che riuscivano ad istallare un’antenna nei piccoli centri.

Un altro tipo di pretesto, più “civilizzato” e debitamente costruito, è stato il mancato pagamento di salatissime imposte.
Questo ha costituito un movente ufficialmente ineccepibile per imporre il sequestro o la chiusura, favorito anche dall’assenza di una legge chiara che consenta alle emmittenti indipendenti di ricevere finanziamente e sponsorizzazioni.
Secondo il FLIP, (Fondazione per la Libertà di Stampa) il 2015 è stato il più violento degli ultimi sei per la stampa colombiana: ben 147 gli attacchi che hanno fatto 232 vittime fra i giornalisti.
Il secondo numero rappresenta un aumento del 39% rispetto al 2014.
All’interno di questi fatti ci sono gli omicidi di Luis Peralta in Doncello, Caqueta; la Flor Alba Nuñez in Pitalito, Huila; e il rapimento di Juan Diego Restrepo dalla PLA a El Catatumbo.
In tutto questo sembra che l’unica certezza sia l’impunità degli autori.




Nel 2015 il programma di protezione giornalisti ha compiuto 15 anni

Il bilancio mostra che la reazione delle autorità di fronte a un rischio imminente resta lento. Il programma ha subito poi diverse modifiche con un aumento della burocrazia nel processo decisionale soprattutto nei casi di corruzione e nelle questioni di persecuzione o per la punizione delle persone che minacciano i giornalisti.
Il ruolo svolto dalla pubblica accusa è stato spesso passivo dimostrando secondo il FLIP che si tratta di una politica di facciata del Governo.
Non è un caso se le uccisioni hanno visto coinvolto si il traffico di droga ma, in misura ancora maggiore, i gruppi paramilitari.

Il 28 settembre 2016, su iniziativa dell’UNESCO, è stata istituita la prima Giornata Internazionale per commemorare a livello globale il diritto di accesso alle informazioni. In Colombia, l’accesso all’informazione pubblica è un diritto fondamentale ancora negato con la violenza le minacce e i soprusi.