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Bossetti: Oltre ogni ragionevole dubbio

 
 
Il dibattimento che vede accusato Massimo Bossetti per il delitto di Yara Gambirasio, è certamente il processo più seguito e “promosso” dai media negli ultimi anni.

La vicenda parte immediatamente in modo particolare.
A dare l’annuncio dell’arresto, è stato l’allora Ministro della Giustizia Angelino Alfano, tramite un improbabile tweet che lasciava pochi dubbi.
 
Bossetti - Alfano
 
Viene mostrato il video integrale della cattura, onore che solitamente non spetta a tutti.
Nelle riprese molti vedranno un tentativo di fuga e la mancanza di una “giusta” reazione. Altri concentreranno l’attenzione nel momento in cui Bossetti viene bloccato in ginocchio e in lui, vedono un uomo disorientato dall’ingente numero di carabinieri e poliziotti che lo portano via senza alcuna spiegazione, nonostante chieda più volte.

 
 


Oltre ogni ragionevole dubbio

La vita pubblica di un imputato

La prova regina del DNA

I dubbi della scienza

Aggiornamento


 
 

^Bossetti è davvero colpevole “oltre ogni ragionevole dubbio”?

 
La bambina viene ritrovata nell’ormai noto campo di Chignolo d’Isola.
Non era coperto da fogliame o altro, e secondo l’accusa è lì che si consuma il delitto.

Le condizioni climatiche non avrebbero agevolato le ricerche.
Ai microfoni però, persone del posto dichiareranno che quel campo è molto frequentato da sportivi e possessori di cani, affermando così, che se il corpo fosse rimasto nel tal luogo così a lungo, sarebbe stato certamente notato.
 

 
A conferma di ciò, non ci sarebbero solo le lunghe e infruttuose ricerche effettuate dalle forze dell’ordine e dalla protezione civile, che per settimane hanno setacciato l’intera zona, ma c’è anche il delitto di Eddy Castillo.

Avvenuto il 16 gennaio del 2011, (51 giorni dopo quello di Yara Gambirasio), il corpo del 26enne è stato rinvenuto il giorno stesso dell’omicidio. In quello stesso campo dove, a poche centinaia di metri, solo il 26 febbraio successivo sarà trovata la bambina.

Individuata casualmente da un aeromodellista.

Il dubbio che il killer possa aver abbandonato successivamente il corpo, sorge anche per la strana posizione di quest’ultimo.
La piccola è infatti con le braccia tese sopra la testa, come fosse stata trascinata per i polsi.
Secondo la Polizia, Bossetti non avrebbe avuto un luogo dove nasconderla ed avrebbe agito in preda a un raptus.
 

 
L’autopsia rivela che Yara è stata abbandonata ancora in vita, senza aver subìto alcuna violenza carnale, ma presentando numerose ferite inferte con arma da taglio e traumi alla testa, colpi contro i quali avrebbe tentato di reagire.
Sotto le unghie aveva infatti lembi di pelle umana. Gli esami diranno che non appartengono a Massimo Bossetti, così come i numerosi capelli ritrovati sul corpo.

All’interno delle tasche del giubbotto, sono state rinvenute tracce di DNA di un uomo e di una donna, tracce non ritenute importanti e comunque non appartenenti al muratore di Mapello.

Sui polsi del giubbotto verrà trovato altro DNA, risultato appartenere all’insegnante di ballo, Silvia Brena.
Le analisi riveleranno trattarsi di sangue.

La donna viene interrogata, ma le risposte sono una serie di «non ricordo».
Tutto plausibile, l’unico indagato resta però Massimo Bossetti, che il 1°luglio del 2016 viene condannato all’ergastolo.
 

^La vita pubblica di un imputato

 
Arrestato il 16 giugno del 2014, Bossetti verrà indicato come l’assassino e la sua vita privata entra nelle case di tutta Italia tramite i mezzi di comunicazione.
Tradimenti, vizi, virtù, nulla è lasciato alla riservatezza.
Si mostrano foto, se ne analizza lo sguardo, se ne additano le “vanità”, se ne leggono le lettere scritte in carcere.
Tutto, mentre Bossetti è ancora “solo” un imputato.

L’esame genetico smembra l’intera famiglia.
Non solo lui sarebbe un assassino, ma viene rivelato essere figlio illegittimo.
Com’è ovvio che sia, stessa sorte spetta alla sorella gemella e più tardi sarà invece il turno del fratello minore.
Il padre naturale di quest’ultimo, stavolta non sarebbe neppure Guerinoni.
Non creduta, Ester Arzuffi punta il dito sulle pratiche alle quali si sarebbe sottoposta in gioventù per favorire la gravidanza.

A fronte di tutto questo, la Corte d’Assise ha stabilito che il 30 giugno, il processo di secondo grado si svolgerà senza microfoni e telecamere. Secondo i giudici non c’è interesse rilevante.

Una decisione quanto meno singolare, considerando l’attenzione dei media e di conseguenza del pubblico fin qui dimostrata.
Tanto più se si pensa alle numerose contraddizioni circa la prova genetica.
 

^La prova regina del DNA

 
Per merito di un colossale lavoro di analisi mai effettuato prima, si è giunti a conclusione che la nota traccia di “Ignoto 1” appartiene al ramo familiare di Giuseppe Guerinoni, l’autista deceduto nel ’99.

Il DNA che inchioderebbe Bossetti e che risulta essere mancante del profilo mitocondriale abitualmente associato al nucleare, dà inizio a numerose polemiche.
Sugli indumenti della bimba, ma appartenenti a più individui, sono presenti tracce biologiche dello stesso tipo.
Per l’accusa si tratta di contaminazioni e conferma la regolarità dei risultati ottenuti.

L’avvocato difensore e Bossetti stesso, invocano da tempo unasuper-perizia” che chiuderebbe definitivamente il processo, ma la richiesta è rimasta fin ora disattesa.

L’eventuale “complotto” ai danni dell’uomo, come a volte s’ironizza togliendo sostanza e significato alla difesa legale e umana, è ovvio che non sia il pensiero di nessuno. L’accusato era sconosciuto tanto ai PM, quanto al R.I.S. e a chiunque abbia preso parte alle indagini.

Certo è, che un Bossetti innocente aprirebbe scenari inimmaginabili.
Che prezzo e che risvolti avrebbe?
Chi pagherebbe e come, dopo quanto è stato detto e fatto?
 

^I dubbi della scienza

 
L’anomalia di un “nucleare” appartenente ad una persona ed un “mitocondriale” ad un’altra, è stato affrontato anche da Peter Gill, scienziato forense con oltre 140 pubblicazioni di letteratura scientifica e che ha iniziato le ricerche sul DNA nel 1985.

Secondo il Professore, non è possibile trovare una spiegazione se non considerando uno scambio di reperti, aggiungendo che nel caso non sia possibile ripetere le analisi, quella prova dovrebbe essere esclusa.

In un articolo del New Scientist, Peter Gill afferma inoltre che «quando abbiamo a che fare con piccole quantità di DNA dobbiamo segnalare che un profilo di DNA corrisponde, ma come e quando sia arrivato lì proprio non lo sappiamo».

Ancora nel testo “Application of Low Copy Number DNA Profiling“, il Professore sottolinea che in caso di tracce degradate e risibili

«Si impongono considerazioni particolari come le seguenti: a) Anche se è stato ottenuto un profilo del DNA, non è possibile identificare il tipo di cellule da cui il DNA ha origine, né è possibile affermare quando sono state depositate le cellule. b) non è possibile fare alcuna conclusione circa il trasferimento e la persistenza del DNA. c) Poiché il test del DNA è molto sensibile, non è raro trovare mescolanze. Se le potenziali fonti dei profili di DNA non possono essere identificate, non ne consegue necessariamente che siano pertinenti nel caso di specie, dal momento che il trasferimento di cellule può essere esito di contatto casuale»

Tesi quest’ultima, che sembra trovare conferma nell’articolo “The need for caution in the use of DNA evidence to avoid convicting the innocent(La necessità di cautela nell’uso della prova del DNA per evitare di condannare innocenti) del Prof. Michael Naughton secondo cui

«Bassi livelli di DNA possono anche derivare da trasferimento secondario. Per esempio se il perpetratore che è un cattivo dispersore di DNA ha, prima del crimine, un contatto casuale con un innocente che è un buon dispersore di DNA  il perpetratore può lasciare sulla scena del crimine una traccia di DNA appartenente all’innocente senza spargere nessuna delle proprie cellule»

Perché allora tanta certezza sul DNA?
Perché escludere a priori la possibilità di un errore?
E ancora. Nel caso non fosse possibile ripetere le analisi, le accuse fin qui rivolte, sono davvero sufficienti per condannare a vita un uomo?
 
 
 


^Aggiornamento:

17.10.2017
Il presidente della Corte d’assise d’Appello di Brescia, Enrico Fischietti ha motivato la sentenza: Massimo Bossetti ha «commesso l’omicidio di Yara Gambirasio, aggravato dall’avere adoperato sevizie ed agito con crudeltà». Confermando la validità della prova DNA, in quanto «avendo a disposizione il DNA nucleare, la ricerca a fini identificativi del DNA mitocondriale è inutile». Quanto al movente, secondo Fischietti è da individuare nel rifiuto da parte di Yara Gambirasio, alle «avances sessuali» di Bossetti che l’avrebbe quindi aggredita anche per «timore dello stesso di essere riconosciuto».

Al contempo, il nome della Gambirasio appare nell’inchiesta “Black Shadows“, nata con l’arresto di un 38enne residente in Alto Adige, nel 2016, che ha poi portato all’arresto di 10 persone e 48 indagati.
Sul computer di uno degli arrestati è stata trovata un quantitativo enorme di materiale pedopornografico e una sorta di fascicolo di circa 40 pagine, riguardanti la 13enne di Brembate.

17.07.2017
Dopo una camera di consiglio durata 15 ore, la Corte d’Assise d’Appello di Brescia conferma l’ergastolo a Massimo Bossetti.
In attesa delle motivazioni, gli avvocati della difesa per voce di Claudio Salvagni, dichiarano che «il ricorso in Cassazione è scontato».