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Son House: le due vite della leggenda del Delta Blues

 
 
Nel 1964, Son House era lontano dall’essere il bluesman intenso e potente che aveva incantato e conquistato il Delta del Mississippi. La musica era ormai un ricordo sbiadito, le corde vocali che un tempo ruggivano s’eran fatte silenti e lo stesso quelle della chitarra, non vibravano più da quasi vent’anni. Continui tremori affliggevano le sue mani e lui quel tormento lo placava con rabbiosi bicchieri di bourbon, completamente all’oscuro di ciò che gli sarebbe accaduto quell’estate.

Eddie James ‘Son’ House Jr. era nato il 21 marzo del 1902 a Lyon, un piccolo paese della Contea di Coahoma, situato a non più di 3km dal capoluogo Clarksdale, città che fu madre di Sam Cooke, John Lee Hooker, Wade Walton e nella memoria delle sue strade risuonano ancora le note di William Handy, Robert Johnson, Muddy Waters, Gus Cannon, storie e leggende che ne carezzano l’aria, gli edifici facendo di lei uno dei luoghi più suggestivi nella storia del Delta Blues.

Son House (https://terzopianeta.info)Seguendo le orme del padre Eddie House Sr, flicornista e diacono della Chiesa Battista, intraprese la carriera di predicatore frequentando la Morning Star Missionary Baptist Church. All’epoca il blues era visto dalla religione come la musica della perdizione, il satanico lamento che conduceva a esistenze dissolute e lui stesso ne era convinto, cresciuto com’era in una famiglia di fervidi credenti, rimase fermo su quell’idea per molti anni. Il suo primo sermone lo tenne a 15 anni, quando con la madre, ormai separata dal marito, si era trasferito prima a Tallulah, in Louisiana e poi ad Algeri, una comunità parrocchiale di New Orleans, dove conobbe e sposò Carrie Martin. Aveva 19 anni quando venne celebrato il matrimonio, lei era molto più anziana e lo portò con sé a Centreville, perché fosse di aiuto nella fattoria di famiglia. Neanche due anni dopo, realizzando d’esser stato semplicemente sfruttato, Son House se la dette a gambe levate abbandonando lavoro e moglie, verso la quale conservò a lungo dichiarato livore.
 

C’è un solo tipo di Blues:
quello che racconta le sofferenze
legate all’amore di un uomo per una donna

 
Nel frattempo aveva perduto la madre e per lui ebbe inizio un periodo caratterizzato da continui spostamenti, saltava da un città all’altra adattandosi a svolgere qualsiasi mestiere pur di sbarcare il lunario: bracciante nei campi di cotone, operaio in una fonderia, guardiano di un ranch, finché a Jackson, nel Tennessee, trovò sollievo nella Chiesa Africana Metodista Episcopale, la quale accettò di prenderlo a sé in qualità di pastore offrendogli una retribuzione fissa. Oltre la fede però, suo padre gli aveva lasciato in eredità anche l’amore per le donne e quello per alcol, entrambe passioni che mal si confacevano all’ambiente ecclesiastico dal quale era stato accolto e lui, per quanto credente, preferì far bagagli e andarsene, continuando a celebrare le pagine della Bibbia ogniqualvolta si presentava occasione.

 

Bottleneck: La folgorazione e la leggenda

Nel 1927 Son House era nuovamente a Clarksdale e mentre si trovava all’interno di un locale, la sua attenzione venne improvvisamente catturata dal suono di una chitarra, era quella dell’amico Willie Wilson. Non aveva mai sentito niente del genere fino a quel momento, così gli si avvicinò e notò che con un dito stava facendo scivolare sulle corde un collo di bottiglia spezzato. Altro non era se non un espediente per imitare uno slider, il cilindro solitamente in acciaio che conferisce alle corde la tipica sonorità, ma che agli inizi del XX° secolo era maggiormente noto come bottleneck, collo di bottiglia, proprio perché nelle condizioni di miseria in cui all’epoca riversano gran parte dei musicisti, quello era l’unico modo che avevano.

Son House rimase folgorato, la divina luce scese davvero su di lui e non poteva aver scelto altra città per farlo. Per 1 dollaro e mezzo acquistò una chitarra sgangherata da un musicista di nome Frank Hoskins e dopo aver trascorso alcune settimane con Wilson, fece il suo esordio in una delle cosiddette barrelhouse, locali dove la musica serpeggiava fra alcol, gioco d’azzardo e danze.

Come osservò lo storico britannico Thomas Fuller, «è sempre più buio appena prima dell’alba» e pochi mesi dopo, al termine di una serata tenuta a Lyon, il neonato bluesman si trovò coinvolto in uno scontro a fuoco e uccise un uomo.
Interrogato, Son House riferì di essersi difeso in quanto la vittima senza averne motivo aveva preso a sparare alla cieca. Il musicista era stato raggiunto ad una gamba, ma non venne creduto e arrivò una condanna di 15 anni da scontare nella famigerata Parchman Farm, una prigione dove i detenuti, separati su base razziale, erano costretti ai lavori forzati. Fortunatamente per lui, due anni più tardi un giudice si convinse a riaprire il caso e una volta riesaminate le carte ne dispose la scarcerazione. Tuttavia gli ordinò di non farsi mai più vedere dalle parti di Clarksdale e lui non se lo fece ripetere due volte.

Guardò a nord e camminò per circa 30km, quando decise di fermarsi nei pressi di Lula e non avrebbe potuto sceglier di meglio, perché in quella piccola cittadina si trovava anche Charlie Patton, bluesman che in quegli anni aveva già raggiunto la leggenda grazie a un 78 giri pubblicato dalla Paramount Records. Un disco che l’esule House conosceva bene, era suo ammiratore e Patton gli si avvicinò dopo averne l’esibizione in un caffè dedito alla rivendita illegale di whiskey, proponendo una collaborazione.

La vita di quest’ultimo è avvolta da numerosi misteri e i biografi Calt e Wardlow escludono che i due possano aver fatto coppia fissa come alcune fonti suggeriscono, le quali aggiungono inoltre, che a loro saltuariamente si univa il chitarrista Willie Brown. Comunque sia, sembra non ci siano dubbi sul fatto che divennero buoni amici e neanche a dirlo, ottimi compagni di bevute. Daniel Beaumont, nel suo libro The Life and Times of Son House, giunge quindi alla conclusione che all’epoca, i tre viaggiavano insieme mantenendo però le carriere separate.

Nella primavera del 1930, il responsabile della Paramount, Art Laibly, si presentò da Patton con l’intento di portarlo nuovamente negli studi registrazione e questi pretese che a seguirlo ci fossero Willie Brown, Louise Johnson al pianoforte e Son House. A ciascun chitarrista venne dato un modello Stella da 11 dollari, strumento da battaglia il cui nome è indissolubilmente legato alla storia del blues; fra i tanti esponenti che ne hanno fatto vibrare le corde figurano Skip James, Willie Nelson, Honeyboy Edwards, Little Hat Jones, Muddy Waters, fu anche la prima chitarra di B.B.King, ne acquistò una rosso ciliegia nel 1937; a una Stella ricorrerà anche Kurt Cobain per incidere Polly e Something In The Way inserite nel disco Nevermind.

In quella sessione, registrata quasi interamente il 28 maggio, House interpretò 9 brani, tra cui le monumentali My Black Mama, Clarksdale Moan, Dry Spell Blues, Preachin’ the Blues, canzoni che entreranno a far parte dei grandi classici del suo repertorio. Quelli erano però gli anni della grande depressione e a salvarsi neppure l’industria discografica e a livello commerciale tutto passò fra l’indifferenza generale, per cui a parte i 40 dollari pagati dalla Paramount, nelle tasche del bluesman non arrivò altro.

La crisi del ’29 ebbe forti ripercussioni anche nel successivo decennio e Son House lo trascorse a lavorare nelle piantagioni guidando un trattore dall’alba al tramonto per 1 dollaro al giorno, limitando le esibizioni con Brown al fine settimana.
Nell’estate del 1941 venne raggiunto da John Work, compositore e studioso di folk afroamericano, e Alan Lomax, produttore ed etnomusicologo, che per conto della Biblioteca del Congresso si erano spinti a sud per documentare la cultura musicale dei discendenti degli schiavi deportati dall’Africa. In quello stesso viaggio vennero realizzate anche le prime incisioni di Waters e con una band formata dal fedele Brown, Leroy Williams all’armonica e Fiddlin’ Joe Martin al mandolino, Son House registrò fra le altre Levee Camp Blues, Walking Blues, Delta Blues, Shetland Pony Blues, omaggio a Charlie Patton che li aveva lasciati nel ’34.

Nel libro Land Where the Blues Began, Alan Lomax ricorderà House come un «uomo bello, sensibile e intelligente […] posseduto dalla canzone [..] accecato dalla musica e dalla poesia». S’incontreranno ancora l’anno successivo, il 17 luglio, e fu la volta di Special Rider Blues, Pony Blues e Jinx Blues, dove il blues è un “cuore inquieto, una cardiopatia”. Il termine jinx è traducibile come ‘sfortuna’ ed è stato ipotizzato possa derivare da jinn, gli spiriti per lo più maligni appartenenti alla cultura islamica, creando così un collegamento temporale con gli schiavi deportati dalle regioni africane dominate dai mori.

Ma quelle del ’42 furono le sue ultime registrazioni, nessuno sentì più parlare di lui, almeno fino al 1964, quando sull’onda di un folk revival si creò un massiccio recupero di un archivio storico dimenticato, in alcuni casi depredandolo. Così, mentre dalla California Bill Barth, Henry Vestine e John Fahey partirono alla caccia di uno scomparso Skip James, altri appassionati si erano messi sulle tracce di Son House. Erano Nick Perls, Dick Waterman e Phil Spiro, i quali dopo settimane di ricerche svolte nel Mississippi, incontrarono un tale di nome Benny Brown e vennero a sapere che suo figlio era stato sposato con una figliastra del chitarrista. Si misero in contatto con il giovane e da questi risalirono alla donna, venendo a sapere che House era vivo e si trovava a Rochester, New York. Peccato che il musicista fosse sprovvisto di telefono, ma riuscirono a procurarsi quello di un suo vicino di casa che si adoperò per metterli in comunicazione.

Avvenne il 21 giugno: «Sei tu il Son House che ha registrato per la Paramount e conosceva Charlie Patton?» domandò Spiro. «Dico, ma chi è questo? Comunque sì, sono io, ho fatto alcune cose con loro» si senti rispondere e con la fretta di raggiungerlo esclamò «Va bene, stiamo arrivando!»
 

Son House (https://terzopianeta.info)
Skip James & Son House, Newport Folk Festival

 

La seconda vita di Son House

Partirono alla volta della Grande Mela dove nel ’43 il bluesman aveva trovato lavoro presso la Central Railroad, la compagnia ferroviaria degli Stati Uniti rimasta operativa fino al 1968, era impiegato nell’officina dove venivano assemblati i vagoni. Dopo la Seconda Guerra Mondiale venne promosso a facchino sul treno passeggeri Empire State Express, una mansione che svolse per circa due lustri. Anni durante i quali rimase sempre in contatto con Willie Brown: nel ’50 gli inviò un biglietto del treno per averlo con sé a Rochester e nel ’52 andò lui a trovarlo nel Mississippi. Poche settimane dopo quella visita però, attraverso un telegramma apprese che l’amico era deceduto e solo in quel momento, come racconterà alla storica rivista musicale Sing Out!, decise accantonare chitarra e blues: «Mi sono detto:“be, signori, tutti i miei ragazzi se ne sono andati.” Fu allora che ho smesso di suonare, dopo la sua dipartita ho deciso che non mi sarei più azzardato a suonare.»

Non sapeva neppure che alcuni suoi brani era stati stampati e messi nuovamente in circolazione e quando il 13 luglio venne raggiunto da Waterman e gli altri, li informò di quella sua scelta, non ricordava neppure di cosa ne aveva fatto della sua vecchia chitarra. Il giorno erano nuovamente a casa del bluesman con lo strumento, ma le sue dita non ne volevano sapere di muoversi come un tempo. Son House cercava soccorso nell’alcol, cominciò da piccoli fraseggi, aggiungendo frammenti su frammenti rovistando nei cassetti della memoria. Il morbo di Alzheimer e di Parkinson si sarebbero manifestati solo pochi anni più tardi e lui come una fenice stava cercando di farsi fiamma dalle proprie ceneri.

Inviato dal produttore John Hammond, in suo aiuto arrivò un ventiduenne Alan Wilson, avrebbe fondato i Canned Heat l’anno successivo, ma in quel momento la sua missione era quella di insegnare a «Son House, a suonare come Son House». Wilson lo adorava, ne conosceva la musica, lo stile e sotto la sua ala il bluesman tornò in breve tempo a far splendere anche le armonie più complicate delle sue canzoni.

Il 23 luglio era la data che avrebbe dato inizio al Newport Folk Festival di Rhode Island, la setlist era ormai pronta, ma alla notizia di un redivivo Son House gli organizzatori non esitarono ad apportare modifiche, nonostante fra i musicisti figurassero personaggi del calibro di Bob Dylan, Joan Baez, Elizabeth Cotten, Johnny Cash. Le precarie condizioni di salute però, anziché sul palco, lo costrinsero ad un letto di ospedale. Sarà presente all’edizioni del ’65, anno in cui per la Columbia registrò Father Of Folk Blues, album che vide Wilson impegnato alla chitarra e armonica in quattro canzoni e dove tra le altre, è presente l’indimenticabile Grinning In Your Face.

La seconda vita di Son House era cominciata, al Newport tornerà nel ’66 e nel ’69, dopodiché il festival andrà in letargo fino al 1985, ma non il chitarrista che rivede i testi, gli arrangiamenti, usciranno The Vocal Intensity Of Son House, John The Revelator, The Real Delta Blues, nel 1966 viene pubblicato Living Legends, album che raccoglie il concerto fatto al Cafe Au Go Go di New York, insieme a Skip James, Bukka White e Big Joe Williams. Nel ’67 è all’American Folk Blues Festival, mentre nel ’70 è al Montreux Jazz Festival e quattro anni dopo alla Two Days of Blues Festival di Toronto.

Son House aveva un approccio estremamente fisico, il corpo vibrava allo stesso ritmo della musica. Alla potenza della voce univa uno stile percussivo con l’uso devastante dell’amato slider. Lo adoperava maggiormente sugli accordi, piuttosto che sulle singole corde e anche quest’ultime le pizzicava in un modo del tutto personale. Durante le esibizioni era appassionato, straordinariamente catturato dalla musica, dalla canzone, come in estasi “predicava il blues”.

I continui problemi fisici però, gli resero impossibile continuare a tenere concerti e nel 1976 i ritirò definitivamente dalle scene. Insieme alla moglie Evie e alle figlie Sally e Beatrice, si trasferì ad Highland Park, la cittadina situata nel cuore di Detroit, nel Michigan.
Il 19 ottobre del 1988, Son House si spense nel sonno mentre era ricoverato all’Harper Hospital. Venne sepolto al Mount Hazel Cemetery, se n’era andata l’ultima leggenda della prima generazione che animò il Delta Blues. 
 

Live, 15.11.1969

 

Quando ero un ragazzo si cantava nei campi,
ma non erano vere canzoni, erano lamenti.
Poi abbiamo iniziato a cantare la nostra vita quotidiana
e credo che sia nato il blues

 

Grinnin’ in your face

Don’t you mind people grinnin’ in your face
Don’t mind people grinnin’ in your face
You just bear this in mind,
a true friend is hard to find
Don’t you mind people grinnin’ in your face

You know your mother would talk about you
Your own sisters and your brothers too
They just don’t care how you’re tryin’ to live
They’ll talk about you still

Yes, but bear, this in mind, a true friend is hard to find
Don’t you mind people grinnin’ in your face
Don’t you mind people grinnin’ in your face
Don’t you mind people grinnin’ in your face

Oh, just bear, this in mind, a true friend is hard to find
Don’t you mind people grinnin’ in your face

You know they’ll jump you up and down
They’ll carry you all ‘round and ‘round
Just as soon as your back is turned
They’ll be tryin’ to crush you down

Yes, but bear this in mind, a true friend is hard to find
Don’t you mind people grinnin’ in your face
Don’t mind people grinnin’ in your face
Don’t mind people grinnin’ in your face, oh, Lord

And just bear this in mind, a true friend is hard to find
Don’t you mind people grinnin’ in your face

 

Grinnin’ in your face

 

Jinx Blues

Well, I got up this morning,
jinx all around,
jinx all around,
‘round my bed
I say I got up this morning
with the jinx all ‘round my bed

Know I thought about you and I like to kill me dead
Look here now, baby,
what you want me,
what you want me, me to do?
Look here, honey,
I say what you want poor me to do
You know I done all I could just trying to get along with you

You know the blues ain’t nothing
but a low down shaking,
low down shaking aching chill
I say the blues is a low down old aching chill
Well, if you ain’t had ‘em, honey,
I hope you never will

Well, the blues,
the blues is a worried heart,
is a worried heart, heart disease
Oh, the blues is a worried old heart disease
Look like the woman you be loving, man,
is so doggone hard to please

I rather be outdoors walking up,
walking up and down the road
I say I rather be outdoors,
I said, and walking up and down the road
Than to be laying around here working
just for my board and clothes

Look it here, little girl,
don’t you cry, don’t you cry, cry no more
I say look it here, darling,
honey, don’t you cry, cry no more
Well, when I leave this time
I’m gonna hang crepe on your door

 

Jinx Blues

 

My Black Mama

Hey, black mama, what’s the matter with you?
Said it ain’t satisfaction, don’t care what I do,
Hey, mama, what’s the matter with you?
Said it ain’t satisfaction, baby, don’t care what I do.

You take a brown-skinned woman will make a rabbit move to town,
But a jet-black woman will make a mule kick his stable down,
Oh, a brown skinned woman will make a rabbit move to town,
Oh, but a jet-black woman will make a mule kick his stable down.

Ain’t no heaven, ain’t no burnin’ hell
Where I’m goin’ when I die, can’t nobody tell,
Oh, it ain’t no heaven now, ain’t no burnin’ hell
Oh, where I’m goin’ when I die, can’t nobody tell.

Well, my black mama’s face shines like the sun,
Oh, lipstick and powder sure won’t help her none,
My black mama’s face shines like the sun,
Oh, lipstick and powder, well, that sure won’t help her none

Well, you see my milk cow, tell her hurry home
I ain’t had no milk since that cow been gone,
If you see my milk cow, tell her hurry home,
Yeah, I ain’t had no milk since that cow been gone.

Well, I’m going to the racetrack to see my pony run
He ain’t the best in the world but he’s a runnin’ son of a gun,
I’m going to the racetrack to see my pony run,
He ain’t the best in the world but he’s a runnin’ son of a gun.

Oh, Lord have mercy on my wicked soul,
Wouldn’t mistreat you baby for my weight in gold,
Oh, Lord have mercy on my wicked soul

 

My Black Mama

 

Preachin’ the Blues

Yes, I’m gonna get me religion
I’m gonna join the Baptist Church
Yes, I’m gonna get me religion
I’m gonna join the Baptist Church
You know I wanna be a Baptist preacher
Just so I won’t have to work

One deacon jumped up and he began to grin
One deacon jumped up and he began to grin
You know he said, “One thing, elder I believe
I’ll go back to barrelhousin’ again”

One sister jumped up and she began to shout
One sister jumped up and she began to shout
“You know I’m glad this corn liquor’s goin’ out”

Another deacon jumped up and said, “Why don’t ya hush?”
Another deacon jumped up and said, “Why don’t ya hush?
You know you drink corn liquor and your lie’s a horrible
stink”

One sister jumped up and she began to shout
One sister jumped up and she began to shout
“I believe I can tell y’all what it’s all about”

Another sister jumped up, she said, “Why don’t ya hush?”
Another sister jumped up, she said, “Why don’t ya hush?
You know he’s abandoned, and you outta hush your fuss”

I was in the pulpit, I’s jumpin’ up and down
I was in the pulpit, I’s jumpin’ up and down
My sisters in the corner, they’re hollerin’ Alabama bound

Grabbed up my suitcase and I took off down the road
Grabbed up my suitcase and I took off down the road
I said, “Farewell church, may the good Lord bless your soul”

You know I wish I had a heaven of my own
You know I wish I had a heaven of my own
I’d give all my women a good ole happy home

I’m gonna preach these blues
And I’m gonna choose my seat and sit down
I’m gonna preach these blues
And I’m gonna choose my seat and sit down
But, when the Spirit comes, I want you to

 

Preachin’ the Blues