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Rahsaan Roland Kirk, il musicista che nacque in un sogno

 
 
Roland Kirk perse la vista quando aveva appena 2 anni, a causa di una dose eccessiva di un farmaco somministratogli da un’infermiera, ma lui seppe cogliere il colore dei sogni per comporre, inventare strumenti, suonarne più di 40, per essere uno dei musicisti più creativi di tutti i tempi e persino per regalarsi un nome; perché al mondo arrivò come Ronald, ma in un viaggio onirico gli fu suggerito di trasporre due lettere e più tardi, in una notte del 1970, udì Rahsaan e lo antepose.

La mia esistenza è stata motivata dai sogni, ne ho sempre avuti e ognuno di essi mi ha cambiato la vita.

Nacque il 7 agosto 1936 a Flytown, un quartiere di Columbus sorto nei primi del Novecento per accogliere a far convivere irlandesi, tedeschi, italiani, africani, ungheresi, era il democracy’s melting pot della città, dove le case spuntavano dal tramonto all’alba, tanto da volare e così battezzare il sobborgo. E’ in quell’arcobaleno di strade che adolescente, distinguendo solo oscurità e luce, iniziò a esibirsi plasmando la musica che amava, ascoltava, studiava sin dalle note della grande classica europea per arrivare al jazz, termine mal gradito e che sostituiva con ‘musica classica nera’, figlia della tradizione, dei canti degli schiavi, degli spiritual, del blues e cresciuta con Sidney Bechet, Louis Armstrong, Duke Ellington, alcuni degli Dei di un Olimpo che finì per accogliere anche lui, Rahsaan Roland Kirk.

Storia vuole che da bambino il primo strumento avuto sia stato un tubo di gomma, quelli da giardino, a cui fece dei fori simulando un flauto, per poi starsene fuori dalla chiesa locale accompagnando i canti che balzando sulle volte gli giungevano all’esterno. Presto divenne una tromba, vera, a impartirgli lezioni era la madre, tuttavia fu costretto a riporla su ordine del medico, preoccupato da un eventuale peggioramento della condizione oculare, dovuta alla pressione esercitata dall’attività respiratoria. Il problema non riuscì però a spegnere la passione e a 12 anni, mentre frequentava la scuola statale per non vedenti di Columbus, si unì alla banda dell’istituto impugnando clarinetto e sassofono tenore e quest’ultimo, quando raggiunse i 15 anni, diventò lo strumento con cui cominciò ad apparire in pubblico, nei fine settimana, seguendo la band R&B del batterista Boyd Moore.

E’ in questo periodo che la luna gli sussurrò il futuro, Roland Kirk sognò infatti di suonare tre strumenti a fiato contemporaneamente e quando il sole fu alto, si precipitò da un rivenditore e non si limitò a rintracciare banalmente legni oppure ottoni, quello che voleva era il suono ascoltato.

Una volta giunto al negozio provò tutto ciò che funzionava con un’ancia, ma niente riconduceva a alla memoria della notte, senonché, per tentare di accontentarlo il gestore lo portò nel seminterrato, dove teneva quelli che gli descrisse come rottami e lì, Kirk individuò un oscuro e scassato strumento. Aveva trovato l’oggetto del desiderio. L’esercente però, convinto si trattasse di un pezzo da collezione, sebbene mal ridotto, non volle venderglielo e rimase fermo nella sua posizione per una settimana, quando sfinito da una quotidiana e serrata battaglia, si decise a farlo e considerato l’interesse del cliente verso arnesi fatiscenti, gliene mostrò un secondo. Roland Kirk acquistò entrambi andando poi a modificarli per raggiungere l’obiettivo. Saranno il manzello, qualcosa di simile a un saxello soprano con la campana più larga e rialzata, e lo stritch, un sax contralto dritto privato della caratteristica campana rovesciata, che insieme al sassofono suonerà all’unisono, facendo del sogno realtà.

Li teneva appesi al collo e dapprima arrivarono gli accordi, poi i fraseggi, con la mano sinistra dedita al sax e la destra impegnata sugli altri. Dopodiché imparò l’antica respirazione circolare riuscendo così a suonare senza interrompere il flusso d’aria e alla fine, unì ad essi altri strumenti: clarinetti, armonica, corno, oboe, tromba, una sirena, costruì un fischietto che battezzò rokon, tubi di gomma che chiamava black mystery pipes e poi la evil box, una scatola elettrificata che produceva strani rumorii e ancora campane, piccole percussioni, un particolare flauto da naso, uno dolce e uno traverso che teneva pronto all’uso, all’interno della campana del sassofono.
 
Rahsaan Roland Kirk perse la vista quando aveva appena 2 anni, ma seppe cogliere il colore dei sogni per diventare uno dei musicisti più creativi di tutti i tempi. (terzopianeta.info)
 
Emotivo, primordiale, dialogico, pittoresco, Rahsaan Roland Kirk era un ricercatore, era suono, quello stesso che affermava essere la sua vista. Improvvisava, creava armonie, a volte contrappuntate, attraversava il panorama jazz dal Dixieland al free in una miscela di blues, gospel, soul, musica popolare americana e poi parlava, predicava, affrontando argomenti d’attualità, i diritti civili e gli spettacoli dal vivo assumevano l’aspetto di una surreale cerimonia.

Paradossalmente l’accademica élite composta sia da critici che da musicisti, interpretò il genio come un fenomeno più adeguato a Barnum che ai teatri jazz e con ogni probabilità questo ne arginò il successo, ma non ne intaccò l’espressività che forse, nel flauto raggiunse l’apoteosi elevando lo strumento da gregario a protagonista della scena, influenzando pesantemente personaggi quali Ian Anderson, il volto dei Jethro Tull che non ha mai smesso di considerare l’artista di Flytown un maestro e fonte d’ispirazione; ne riprese tecnica e linguaggio portandolo nel rock, realizzò la cover di Serenade to a Cuckoo, la cui versione originale era contenuta nell’album I Talk with the Spirits del ’64 e non il solo a subirne l’influenza, con lui, Frank Zappa, Paul Weller, Jeff Coffin e fu guardato come una sorta di divinità anche da Jimi Hendrix, che lo definì «a stone cold blues musician».

Oltre a dar fiato nel medesimo tempo a flauto da naso e traverso, facendo volare le dita fra legati, tripli staccati ed effetti percussivi, Roland Kirk sviluppò l’ultrasoffio, ovvero parlava, graffiava, barbugliava e cantava insieme allo strumento, oppure ne riproduceva il suono emettendo la stessa nota, altrimenti una terza o una quinta maggiore, ne alterava il timbro portandolo ad atmosfere più scure e stridenti nei registri più alti.

 

 

Gl’istanti d luce di Rahsaan Roland Kirk

Il debutto discografico avvenne nel 1956 con Triple Threat, venne pubblicato dall’etichetta King di Syd Nathan, la stessa che lanciò la carriera di James Brown e sebbene nell’immediato non raccolse particolare attenzione, anche per la scarsa distribuzione, rappresentò comunque una scossa per un jazz che in quel momento stava vivendo un momento di stasi e in seguito, è stato ampiamente riconosciuto come uno dei punti cardine della musica contemporanea.

Seguirono Introducing Roland Kirk nel 1960 e Kirk’s Works nel 1961, quando fu chiamato a suonare sassofono, flauto, manzello, sirene e strich da Charles Mingus per incidere l’LP, Oh Yeah, mentre nel ’64 ad avvalersi della sua presenza fu Quincy Jones, per l’album Big Bossa Nova, la cui traccia d’apertura è l’eterna Soul Bossa Nova con Kirk impegnato al flauto. Ancora nel ’60 furono pubblicati il live Kirk at Copenaghen, che vede la partecipazione di Sonny Boy Williamson, Gift & Messages e il sopracitato I Talk with the Spirits, l’unico disco in cui accantonò tutti gli strumenti per concentrarsi esclusivamente sui flauti. Cinque anni fu invece la volta di Rip, Rig and Panic, un album colmo di omaggi a pionieri del jazz come Fats Waller, Clifford Brown, Lester Young e un titolo che Roland Kirk così esplicò essere una metafora di un dormiente stato mentale delle persone, musicisti compresi e altrettanto del panico suscitato dalle sue esibizioni. Nacquero poi Here Comes the Whistleman, Slightly Latin, con le cover di Walk On By e And I Love Her, rispettivamente di Burt Bacharach e del duo Lennon-McCartney e nel ’67, in compagnia di Ronnie Boykins, Lonnie Liston Smith e Grady Tate, incise Now Please Don’t You Cry, Beautiful Edith, dedicato alla moglie Bernice Edith Detlor da cui ebbe il figlio Rory Stritch.

Nell’estate del ’69 era tra gli artisti del Newport Jazz Festival che in quell’anno aveva aperto le sue porte anche a musicisti rock e soul, erano infatti presenti Led Zeppelin, John Mayal, Sly & The Family Stone, oltre a jazzisti e bluesman del calibro di Miles Davis, Dave Brubeck, B.B. King e oltre a suonare si abbandonò a commenti ironici sull’uso dell’LSD, tornando serio sulla politica e sulla scarsità di musica nera nei mass media statunitensi. Una mancanza che nel ’70 lo spinse a fondare il Jazz and People’s Movement, un collettivo per l’appunto con lo scopo di far pressioni su emittenti televisive e radiofoniche affinché promuovessero maggiormente l’arte afroamericana e dopo una serie di incontri tenuti al Village Vanguard di New York, organizzò persino un’irruzione negli studi della CBS durante la messa in onda del programma The Merv Griffin Show.

Tre anni dopo uscì un doppio album con i concerti tenuti l’8 e 9 giugno nell’amato e intimo Keystone Korner di San Francisco, un locale che poteva contenere poco più di 170 persone. Roland Kirk era più che mai ispirato, eseguì brani come Flytown Nose Blues, Dem Red Beans and Rice, Pedal Up, la title track Bright Moments che si apre con un flauto malinconico per poi esplodere con il suo canto. Offrì lunghe introduzioni regalando il proprio sentire, la propria visione nell’alternarsi di stati d’animo tradotti in musica, un’esibizione leggendaria che gli permise di metter firma a un capolavoro.

Momenti di luce, è come vedere qualcosa che non hai mai visto in vita tua e non devi vederlo, ma sai come appare.

Nel 1975 venne pubblicata un’altra pietra miliare, The Case of the 3 Sided Dream in Audio Color, doppio LP registrato ai Regent Sound Studios di New York ed a cui presero parte musicisti come Laurdine Patrick, Arthur Jenkins, Cornell Dupree, Steve Gadd, Hilton Ruiz e un appassionato Roland Kirk che dette vita a una strana creatura con echi funk, jazz, blues, pennellate psichedeliche e scandita da intermezzi chiamati Dream, durante i quali si possono sentire esplosioni, treni, cavalli e dopo le bellissime High Heel Sneakers, Portrait of those Beautiful Ladies, The Entertainer (Done In The Style Of The Blues), Freaks for the Festival, il 4° lato appare completamente vuoto, finché non arriva lui con una risata e dopo altri minuti di silenzio con una telefonata.

Quello fu però anche un anno drammatico, a seguito di una emorragia cerebrale rimase infatti semiparalizzato, tuttavia non si fermò e come vinse il buio, prese i suoi compagni di viaggio e li modificò nuovamente per riuscire a farli vibrare anche se il destino l’aveva privato di una mano e continuò a registrare, esibirsi, mostrando di non aver perso la magia e di esser ancora in grado di suonar più strumenti insieme. Con la Warner Bros aveva già registrato The Return of the 5000 Lb. Man e poi Kirkatron, frutto di sessioni in studio e un concerto tenuto al Montreux Jazz Festival del ’75, entrambi realizzati prima dell’incidente, ma nel 1977 vide la luce Boogie Woogie String Along for Real, con la tradizionale Make Me a Pallet on the Floor, la gioiosa traccia che dà nome all’album, la velata Hey Babebips, l’incalzante Dorthaan’s Walk, le commoventi versioni di I loves You Porgy e Summertime di Gershwin.

Ronald Kirk è voce, sassofono, flauto, clarinetto, armonica, m’bira, l’idiofono tipico dell’Africa sudorientale e scrive il suo ultimo capitolo di musica classica nera. Una nuova emorragia lo colpì il 5 dicembre 1977, la mattina successiva al concerto che aveva tenuto alla Frangipani Room dell’Indiana University Student Union di Bloomington. Aveva 41 anni.

Non era contento se non faceva urlare la gente dopo ogni canzone, non poteva vedere l’espressione dei loro volti, doveva sentirli gridare.
Michael Max Flemming

 

Roland Kirk Quartet, 1961

 

High Heel Sneakers

 

The Inflated Tear

 

Blue Rol

 

Serenade To a Cuckoo

 

Live with McCoy Tyner e Stanley Clarke

 

Three For Festival – Volunteered Slavery

 

Serenade To a Cuckoo (Versione Originale)

 

Now Please Don’t You Cry, Beautiful Edith

 

Flytown Nose Blues

 

Dem Red Beans and Rice

 

Bright Moments

 

Freaks for the Festival

 

Dorthaan’s Walk

 

Boogie-Woogie String Along For Real

 

Hey Babebips

 

Summertime