Arte, Ambiente, Cultura e Informazione

OK Computer: 20 anni dopo, i Radiohead

 
 

OK Computer: 20 anni dopo, i Radiohead

 
 

Gli anni ’90 furono una festa musicale. Il secolo più sanguinoso nella storia si concludeva con un grande rave che celebrava il boom economico, la caduta della “cortina di ferro” (e quindi la fine della divisione del mondo in due blocchi: comunisti e capitalisti) e una fede cieca nel potere della tecnologia per risolvere i problemi.

La musica elettronica e rock che fosse aveva reso “convenzionale” anche la sperimentazione e mentre rifletteva le aspirazioni edonistiche trovava modo di far passare anche alcune riflessioni… C’era un po’ di tutto, e molti i miti erano stati superati.

L’industria musicale si stava diffondendo in tutto il mondo con incassi millionari sia quella mainstream sia quella underground, fra cocaina ed ecstasy.

I Radiohead con OK Computer chiusero la festa con un strano tocco finale.
 
Radiohead OK Computer
 
Poco più di 20 anni fa usciva il loro terzo album. Il quintetto di Abingdon era composto da Thom Yorke (voce e chitarra), Jonny Greenwood (chitarra, programmazione ed effetti), Colin Greenwood (basso), Ed O’Brien (chitarra) e Phil Selway (batteria).

Viaggiava sul ricordo di un successo ottenuto cinque anni prima con Creep la canzone era il pezzo migliore di Pablo Honey, il primo disco del gruppo.
 

 
Irruppero con un disco la cui copertina sembrava un progetto lasciato a metà dell’opera. Un misto di ombre, l’immagine sfocata di una strada e delle norme sulla sicurezza di un aereo e caratteri messi lì come come per sbaglio sulla carta.

L’immagine era sconcertane ma quello che si sentiva nel CD lo era altrettanto.
Su una base glam-rock la voce di Thom Yorke alternava grida, lamenti e gemiti tra effetti con processori vocali ed elettronici. C’erano canzoni come Paranoid Android di una lunghezza senza precedenti e una video animazione piuttosto mal realizzato all’apparenza.
 

 
In Europa arrivò il 23 giugno 1997 poco l’uscita in Giappone. Sebbene le nuove sonorità avessero spiazzato la gran parte dei fan classici della band, il suo successo fu immediato. Non solo scalò le classifiche inglesi ma anche quelle americane nonostante il mercato di oltreoceano era diventato sempre più restio verso le band inglesi.

I testi delle canzoni parlano di alienazione e di una vita solo apparentemente felice e, soprattutto, di una certa sfiducia nella tecnologia.

Era l’epoca in cui internet cominciava ad espandersi e uno dei modi con cui entrava nella vita della gente fu la musica. Tutti i musicisti dopo Bowie cominciarono a riempire di fotografie e informazioni private quelle prime “primitive” pagine web.
 

 
I Radiohead optarono per una divulgazione nel web con poche informazioni e con gli strani disegni Stanley Donwood per la copertina e l’album anticipando tutto il disincanto che sarebbe arrivato.

Anche il video di Paranoid Android era anticipatore di tematiche, disegni e immagini che avrebbero riempito il mondo dei cartoni animati a seguire. Il protagonista è un ragazzino che gira con un amico su un taxi e porta sempre un berretto viola. Ci sono personaggi grotteschi: un uomo grasso che riesce far uscire dalla sua pancia la testa di un bambino, una prostituta su un albero, dei burocrati europei in giacca e cravatta e un angelo che gioca a ping pong.

I Radiohead non erano dei virtuosi, ma avevano molta fantasia e hanno saputo ben miscelare diverse fonti creando delle commistioni fra musica classica, il pop convenzionale, l’arte concettuale e le arti visive in un modo che ha spiazzato tutta una generazione. Un magazine intitolò l’analisi dell’album Punk Floyd unendo due concetti solitamente opposti, ma in questo caso rendevano perfettamente l’idea.
 

 
Brian Eno disse che il primo disco dei Velvet Underground non avesse venduto molte copie, ma che tutti coloro che lo avevano ascoltato avevano messo su una band. Con Computer OK si potrebbe dire qualcosa di simile, solo che il suo ambito fu ancora maggiore. Perché è considerato uno degli album più influenti della musica popolare per aver lasciato un’impronta seguita da gruppi che vanno dai Coldplay ai Muse passando per i Vetusta Morla e gli Unkle.