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Leon Theremin, un genio tra musica e servizi segreti

 
 
La Russia era in piena guerra civile quando Leon Theremin, chiuso in un laboratorio di Pietroburgo a sviluppare congegni di sua invenzione volti a misurare la densità dei gas in assenza di materia, si accorse che in particolari condizioni, veniva prodotto un suono singolare. Era in procinto di creare uno degli strumenti musicali più rivoluzionari e originali mai costruiti prima.

 

Le origini di un genio

Le sue radici affondano nella Parigi d XVI° secolo, quando a seguito di quella che è ricordata come la Notte di San Bartolomeo, fra il 23 e il 24 agosto 1572, molti ugonotti francesi si videro costretti a lasciare la propria terra natia per sfuggire alla repressione cattolica e fra di loro, alcuni appartenenti alla nobile casata Theremin. In realtà alcune fonti fanno risalire le origini a tempi ancora più remoti, indicandoli come eredi di rappresentanti già noti agli inizi del 1200 e legati ai movimenti eretici contro cui papa Innocenzo III, bandì la cosiddetta crociata albigese.

La storia di Lev Termen, più noto come Leon Theremin, è quella tempestosa di una mente geniale costretta allo spionaggio e consacrata alla musica e alla fisica. (https://terzopianeta.info)

Comunque sia, sotto lo stemma araldico dall’originale motto Ne plus, ne moins, nel corso dei secoli, fra i numerosi discendenti diramatisi in vari paesi, si distinsero poeti, scienziati, teologi, musicisti, una dinastia di personalità che nell’Impero Russo, in quella che fu la città di Pietro il Grande, il 15 agosto 1896 vide la nascita del figlio più autorevole: Monsieur Lev Sergeevič Termen, meglio noto come Leon Theremin.

I suo genitori erano l’appassionata d’arte Evgenija Antonovna e Sergej Emil’evič, avvocato particolarmente noto e stimato a Pietroburgo, mentre Elena Sergeyevna, era la sorella minore. Nel modesto appartamento di una facoltosa famiglia, sin dalla tenera età, Leon trascorreva le giornate immerso in letture che nulla avevano a che fare con quelle dell’infanzia. Ricorderà che uno dei primi libri a cui dedicò le sue attenzioni fu il Dizionario Enciclopedico Brockhaus ed Efron, pagine che vantavano firme prestigiose della cultura russa, ricercatori, filosofi e storici come Beketov, Mendeleev, Voeikov, Vengerov, Soloviev.

Probabilmente instradato dalla madre, neanche adolescente si lasciò catturare dalla musica, prendeva lezioni di violoncello, ma ad assorbirlo in misura crescente era l’interesse per la fisica. Amava tuffarsi nei testi di Michael Faraday, Nikola Tesla e in casa finì per allestire un vero e proprio laboratorio dove compiva esperimenti. Nel 1914, con il ginnasio alle spalle, si iscrisse simultaneamente alle facoltà di fisica e astronomia presso l’Università di San Pietroburgo e al conservatorio, dove conseguì il diploma nel 1916.

Quello stesso anno giunse per lui anche la chiamata al servizio militare, cosa che gli avrebbe impedito di proseguire nella formazione, ma i docenti universitari si adoperarono perché gli fosse data la possibilità di frequentare l’Accademia di Ingegneria Militare, nonostante l’accesso alla struttura fosse ad esclusiva degli studenti del quarto anno. Terminò il corso in 6 mesi e proseguì con l’Accademia di Ingegneria Elettronica per Ufficiali.

Il primo Novecento, fu caratterizzato da forti cambiamenti e un radicale desiderio d’innovazione invase anche una Russia che si apprestava a vivere la caduta dell’Impero e i conseguenti sconvolgimenti sociali ed economici. Tenute in forte considerazione, scienza e tecnologia erano sostenute e incoraggiate a nuove sperimentazioni, esortazione che andò ad estendersi anche verso l’arte, dalla musica alla narrativa, dalla pittura alla poesia.

 

Dalla rivoluzione alla musica

Con i primi tumulti, Leon Theremin fu nominato vicedirettore del laboratorio militare di Mosca e incaricato di organizzare una radiostazione che doveva collegare la città con l’area del Volga. In qualità di tenente supervisore, venne poi inviato al radiocentro di Carskoe Selo, antica residenza imperiale che dal 1917 prenderà il nome di Detskoe Selo e a partire dal 1937, Puškin, in onore del celebre poeta e saggista.

Qui fu raggiunto dal professore universitario Alexander Chernyshev che lo informò dell’espresso desiderio di Abram Fëdorovič Ioffe, eminente fisico e figura cardine del programma atomico sovietico, di averlo al Politecnico di Pietrogrado. Segno tangibile della stima che Theremin vantava già tra gli accademici.

Anni più tardi ricorderà quanto profondamente fu colpito dalla notizia:« Quel contatto inaspettato con il mio lontano passato, che tenevo recondito nella memoria, era per me ormai morto per sempre. In quel periodo, nella mia vita privata, ci sono stati molti eventi che erano molto distanti dalla mia attività universitaria, distanti dai miei studi e dai miei specifici desideri di ricerca. E all’improvviso era tornato. Improvvisamente era diventato così reale e vicino.»

Nel 1919, Nikolaj Judenič, comandante della controrivoluzionaria Armata Bianca, era in procinto di lanciare un attacco a Pietrogrado in un momento in cui i bolscevichi, chiamati a combattere su più fronti, disponevano di poche unità a difesa e la radiostazione, si trovava a pochi chilometri dalla città: «Stava arrivando per prenderne possesso e annunciare al mondo la vittoria sull’Armata Rossa, colpevole di aver preso ‘illegalmente’ il potere. Abbiamo immediatamente iniziato i preparativi per lo smantellamento. Per sei giorni non abbiamo dormito, ma abbiamo caricato tutto sui vagoni ferroviari e li abbiamo mandati verso gli Urali. Con l’ultimo treno sono partito per Pietrogrado, ma non prima di aver fatto esplodere anche tutti i 120 metri dell’antenna.»

Dopo la fuga, come ingegnere istruttore presso il Commissariato del Popolo per le Poste e Telegrafi, gli fu affidata la progettazione di una nuova radiostazione e allo stesso tempo, l’onere di formare specialisti: «E’ stato un momento difficile. Per la mancanza di cibo, era difficile portare avanti il lavoro. Ai tecnici in visita leggevi il pessimismo negli occhi.»

A breve tutto sarebbe cambiato: «In un giorno in cui la delusione e la disperazione avevano superato ogni mia resistenza, ho ricevuto una telefonata e la voce era quella del mio amato Abram Fëdorovič. Mi suggerì di andare a lavorare sotto la sua guida presso il neonato Istituto Fisico-Tecnico.»

Il giorno seguente, Theremin saltò in bicicletta pedalando per oltre 10 km con l’entusiasmo in gola e una volta giunto al nr. 2 di viale Lesnoy, si fiondò nell’ufficio di Ioffe e nei locali dell’Istituto, darà vita alla sua creatura più affascinante.

 

Il canto etereo del Theremin

Il fisico gli aveva parlato di una serie di problemi associati alla misurazione della costante dielettrica di alcuni gas e fu in quel momento che Theremin si mise all’opera, notando che il suono prodotto dagli oscillatori, circuiti elettronici che generano onde di frequenza, quest’ultime andavano modificandosi avvicinando o allontanando le mani. Il conservatorio e gli anni militari trascorsi fra amplificatori e valvole termoioniche, fecero il resto.

In breve tempo perfezionò quella sua intuizione e tirò fuori un congegno con due antenne che, attraverso il fenomeno dei battimenti, produceva un suono del tutto particolare. Senza alcun riferimento visivo, muovendosi all’interno di un campo elettromagnetico, con una mano poteva regolare l’altezza delle note, mentre con l’altra l’intensità. Battezzò quello strumento Eterofono, nome che presto avrebbe lasciato, per donargli il proprio: Theremin.

La storia di Lev Termen, più noto come Leon Theremin, è quella tempestosa di una mente geniale costretta allo spionaggio e consacrata alla musica e alla fisica. (https://terzopianeta.info)

Dopo averlo presentato con successo negli ambienti musicali e della scienza, nel 1921 debuttò ufficialmente al Museo Politecnico di Mosca in occasione dell’8° Riunione dei Ricercatori di Elettrotecnica. Suonò brani di Čajkovskij,  Saint-Saëns, altri classici. Al termine ebbe un’ovazione e il crescente interesse culminò con lo stupore dell’allora Presidente del Consiglio di commissari del popolo, Vladimir Lenin. Volle l’inventore al Cremlino e dopo averlo ascoltato ne rimase così estasiato che lo incoraggiò ad esibirsi tanto in Russia quanto all’estero, mostrando al resto del pianeta l’ingegno sovietico.

Leon Theremin raccolse l’invito e davanti ad Aleksandr Glazunov e ad un giovanissimo Dmitrij Šostakovič, si esibì alla Sala Grande della Filarmonica di Pietrogrado, ripetendosi quando questa era ormai stata rinominata Filarmonia di Leningrado, dopodiché partì alla volta del Vecchio Continente.
Viaggiò in Gran Bretagna, Germania, Francia, a Parigi suonò davanti a compositori come Ottorino RespighiMaurice Ravel e com’era accaduto appena 12 mesi prima a George Antheil, l’entusiasmo fu tale che per placare la folla si rese necessario l’intervento della polizia. Era giunto il momento di volare alla conquista degli Stati Uniti.

Vi giunse nel 1927 insieme Katia Konstantinova, la ragazza che aveva sposato poco prima di andare in Europa. L’avventura ebbe inizio con una serie di concerti che all’istante lo gettarono al centro dell’attenzione: si esibì al Grand Ballroom del Plaza Hotel davanti ad Arturo Toscanini e Sergej Rachmaninoff; suonò con la New York Philharmonic Orchestra diretta da Willem Van Raten; per la prima volta lui stesso guidò un’orchestra completamente elettronica e alla Carnage Hall, ben dieci theremin andarono simultaneamente in scena, due dei quali consegnati a Wallingford Riegger e Lucie Rosen. Quel suono etereo catturò i compositori d’avanguardia e dopo Andrei Pashchenko con Symphonic Mystery, scriveranno per theremin Edgard Varese, Percy Grainger, John Cage e molti altri seguiranno.

Nell’arco di pochi anni, dalle radiostazioni in guerra si vide catapultato nel mondo dei grandi eventi, frequentando personaggi come Charlie Chaplin, lo stesso Toscanini ed ancora Gershwin, Henry Ford, Albert Einstein, con il quale intratteneva lunghe conversazioni fra musica e fisica. Decise di stabilirsi a New York e allestì un laboratorio dove continuò a sviluppare lo strumento e farne varianti come il Terpsitone, in grado di produrre musica attraverso le movenze di ballerini ed ancora il modello detto Theremincello, che, come suggerisce il nome, rievocava il suono del violoncello.

Nel 1932 realizzò anche il Rhythmicon, si trattava del primo esempio di drum machine. Non ebbe un immediato riscontro, ma in verità neanche il theremin divenne un oggetto di massa e i ricavi sperati non arrivarono nonostante il contratto stipulato con la storica Radio Corporation of America. Gli accordi prevedevano che per 24 mesi la compagnia avrebbe mantenuto i diritti di produzione e commercializzazione, riconoscendo una royalty del 5% su ogni singola vendita e una minima annuale di 25mila dollari. Gli anni però erano quelli dell’epocale crisi economica e il crollo di Wall Street, unito alla difficoltà di utilizzo, ne ostacolò pesantemente il commercio. Probabilmente, almeno in parte ne avrebbe compromesso anche la diffusione e se questo non avvenne, fu anche merito di Clara Reisenberg.

Violinista dal talento cristallino, insieme alla famiglia era fuggita da una Lituania vittima di un continuo dominio straniero ed era giunta in America all’età di 10 anni. Oltreoceano aveva intrapreso una brillante carriera e conobbe Theremin grazie alla comune amicizia con il compositore Joseph Schillinger. L’inventore, già al comando di una scuola dove formava musicisti, non esitò a chiederle di lasciarsi tentare dalla strana scatola elettrica. Reisenberg, sembrò avere un’inclinazione naturale e il destino, a suo modo, decise di sancire l’unione.

Impegnata nell’attività concertistica, la violinista cominciò ad avvertire un fastidio al braccio destro dipoi trasformatosi in un dolore che la costrinse a fermarsi e sottoporsi a visite mediche. La diagnosi fu impietosa. A colpirle gomito e ossa, impedendole di continuare a suonare, era una forma di artrite scaturita a causa della malnutrizione che aveva sofferto durante l’infanzia.

Fu allora che riversò la sua passione nel theremin e il suo contributo fu essenziale, sia per l’evoluzione dello strumento, sia per la raffinata maestria con la quale sapeva farlo cantare. Reisenberg studiò lo strumento e sviluppò una propria tecnica. Si accorse che unendo indice e pollice della mano destra migliorava il vibrato, ma intuì che non doveva concentrarsi unicamente sulle mani, ma estendere l’attenzione verso tutto il corpo, in quanto è nella sua interezza conduttore elettrico ed ogni movimento, per quanto minimo poteva modificare la frequenza. Questo le permise di raggiungere una padronanza senza precedenti, con le dita sembrava pizzicare invisibili corde d’arpa sospese in aria e i sofisticati virtuosismi eseguiti durante i concerti la portarono alla ribalta internazionale.

La storia di Lev Termen, più noto come Leon Theremin, è quella tempestosa di una mente geniale costretta allo spionaggio e consacrata alla musica e alla fisica. (https://terzopianeta.info)

Incantò persino il cuore dell’inventore e, già separato dalla moglie, più volte chiese a Clara di diventar sua sposa, ma lei l’amore lo donò all’avvocato Robert Rockmore. Si sposarono nel ’33 ed è con il suo cognome che passerà alla storia come la più grande thereminista di sempre.

I contatti fra Leon e la sua musa andarono lentamente diradandosi, finché nel 1937, la musicista propose all’inventore di apportare migliorie allo strumento, creandone uno che fosse in grado di rispondere in maniera più veloce al controllo del volume, che avesse un timbro più caldo e una più ampia estensione di note, passando da tre a cinque ottave. Theremin non poté che accontentarla e il risultato fu qualcosa di talmente straordinario da essere rimasto a tutt’oggi ineguagliato, era umano, aveva un’anima. Ma le loro strade si sarebbero nuovamente divise.

La storia di Lev Termen, più noto come Leon Theremin, è quella tempestosa di una mente geniale costretta allo spionaggio e consacrata alla musica e alla fisica. (https://terzopianeta.info)

Durante quegli anni l’inventore si era sposato con la celebre danzatrice afroamericana Lavinia Williams, conosciuta mentre lavorava ad un progetto con la American Negro Ballet Company, aveva fondato la Teletouch Inc. e ideato porte automatiche, convertitori DC-AC, congegni di sicurezza, sistemi di allarme basati su sensori di movimento che vennero adottati anche nella prigione di Alcatraz e Sing Sing.

Con la gestione delle finanze era però un disastro e in breve tempo si trovò sommerso dai debiti, fu solo grazie all’intervento di Lucie Rosin che poté mantenere la ditta – dove per un certo periodo di tempo lavorò anche Einstein – e il palazzo che aveva affittato e adibito a musica e ballo. Uno studio attorno al quale orbitavano le già citate celebrità, magnati e personaggi influenti della società americana, tra cui John Rockefeller, il futuro presidente Eisenhower, un’ampia cerchia di contatti ben lontani dall’immaginare di aver a che fare con un uomo che molti indicano come un collaboratore dell’NKVD, l’allora polizia segreta sovietica.

 

La prigionia e lo spionaggio

Nel 1938, Leon Theremin svanì nel nulla, improvvisamente nessuno aveva più sue notizie. Passarono giorni, mesi, anni e mentre lo strumento partorito dalla sua mente entrava di prepotenza nel mondo cinematografico e quello della musica gli rendeva continui omaggi con dischi dei Rolling Stones, dei Led Zeppelin e incantava il futuro padre dei sintetizzatori Robert Moog, la repentina quanto misteriosa scomparsa fu interpretata come una tragica fine e gli Stati Uniti ne piansero la dipartita ricordandolo come un brillante e audace innovatore.

Nel 1934, alle 16:30 del 1° dicembre, l’alto funzionario Sergej Kirov, molto vicino a Iosif Stalin, venne ucciso a colpi d’arma fuoco nelle stanze della sede del partito comunista di Leningrado. Non è dato saper con certezza se quattro anni dopo, il 15 settembre, Theremin scomparve per rientrare in patria di sua spontanea volontà oppure costretto da agenti del Cremlino. Alcune fonti affermano che fuggì per problemi con il fisco; la moglie dichiarò che pochi giorni prima di sparire alcuni uomini russi lo avevano raggiunto nel suo studio, mentre secondo l’artista e ricercatore scientifico Bulat Galeyev, decise di far ritorno perché turbato dal clima internazionale.

Fatto sta che una volta giunto in Unione Sovietica venne imputato dell’omicidio di Kirov e spedito nel carcere di Butyrka, per poi essere condannato a 7 anni di lavori forzati nel gulag di Kolyma, in Siberia.

Chiaramente saltò fuori che all’epoca Theremin si trovava in America, per cui non poteva esser il colpevole, ma pur di tenere in piedi il capo d’accusa, venne detto che aveva compiuto l’assassinio servendosi di una bomba azionata con un congegno a distanza, senza neanche considerare il fatto che il corpo del politico riportava fori di proiettile. La verità emerse, l’autore del delitto era Leonid Nikolaev, un militante comunista legato a correnti antistaliniane, tuttavia, le sorti dell’inventore non cambiarono, scontò comunque l’ingiusta pena e quando si resero conto che avrebbero potuto sfruttare la sua mente, lo costrinsero a collaborare.

Fu inviato in una šaraška, i laboratori segreti di ricerca e sviluppo presenti nei gulag, quelli che Aleksandr Solženicyn, nel suo romanzo Il primo cerchio del ’68, paragonò al dantesco limbo, bordo della voragine infernale dove si trovano l’anime pagane d’uomini giusti e quelle degli infanti innocenti, non battezzati. Nel libro, lo scrittore mette in evidenza l’angoscia dei detenuti, scienziati e tecnici che da un lato si trovano a vivere in condizioni migliori – più cibo, niente lavori forzati – e dall’altro consapevoli di operare in favore di un regime spietato.

A Theremin fu chiesto di studiare un nuovo sistema di spionaggio e lui rispose dapprima con il Buran, un congegno in grado di ascoltare a distanza tramite un sistema di raggi infrarossi e poi con La Cosa: un dispositivo composto da un’antenna collegata ad un piccolo microfono che veniva attivato dall’esterno e attraverso il principio dell’induzione elettromagnetica, trasmetteva un segnale audio. Una volta spento, cessavano anche le onde radio, per cui era quasi impossibile rilevarne la presenza. Si trattava di un precursore delle microspie e della tecnologia per l’identificazione a radiofrequenza.

Venne inserito all’interno di un pannello recante lo stemma degli Stati Uniti intagliato nel legno, il microfono era posizionato nel becco dell’aquila e nel 1945, come simbolo del ruolo avuto da entrambi i paesi contro i nazisti, fu donato a William Harriman, ambasciatore americano a Mosca e ogni volta che i sovietici venivano a sapere di un incontro o una riunione di una certa rilevanza, non dovevano fare altro che appostarsi nelle vicinanze e ascoltare.

La storia di Lev Termen, più noto come Leon Theremin, è quella tempestosa di una mente geniale costretta allo spionaggio e consacrata alla musica e alla fisica. (https://terzopianeta.info)

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La cimice fu scoperta solo nel 1952, quando per puro caso, un operatore radio britannico mise in allarme il Dipartimento di Stato americano, dopo aver intercettato una conversazione che sembrava provenire dalla Spaso House, la residenza degli ambasciatori.

Dal momento in cui venne scovata, i tecnici impiegarono mesi prima di capirne il funzionamento e quando finalmente ci arrivarono, si servirono di quel sistema per svilupparne uno simile che Australia, Canada, Gran Bretagna e Stati Uniti utilizzarono negli anni successivi.

La Cosa fece la sua pubblica apparizione in piena Guerra Fredda, quando le Nazioni Unite si riunirono dopo l’abbattimento dell’aereo da ricognizione Lockheed U-2 nel 1960, l’episodio che mandò su tutte le furie Chruščёv e rischiò di compromettere i rapporti tra Est e Ovest. Espressamente commissionato dalla C.I.A., l’apparecchio sorvolava i cieli i cieli russi quando venne colto dai radar e colpito da un missile terra-aria S-75. Il pilota, Francis Powers, miracolosamente sopravvissuto fu catturato, processato e condannato a 3 anni di carcere e 7 di lavori forzati.

A convocare l’assemblea era dunque stata l’Unione Sovietica, per accusare apertamente gli Stati Uniti, come già da tempo faceva, di portare avanti programmi di spionaggio e per tutta risposta, l’ambasciatore americano Henry Lodge Jr. mise sul tavolo La Cosa, ricordando che certi ‘incidenti’, capitavano da entrambe le parti.

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Theremin non muore

Nel frattempo Leon Theremin era tornato ad essere un uomo libero, fu scarcerato il 27 giugno del ’47, tre mesi prima del previsto e in quello stesso anno, sposò Maria Gushina, da cui le figlie Lena e Natalia. La ‘riabilitazione’, ovvero il completo ripristino dei diritti per mancanza di prove, arrivò 14 ottobre del 1957, mentre dovranno passere altri dieci anni, prima l’Occidente venga a sapere che era vivo e vegeto.

Ad annunciarlo fu il critico musicale Harold Schonberg attraverso le pagine del New York Times. Si era recato al Conservatorio Čajkovskij di Mosca e con sua grande sorpresa, se lo trovò davanti. Oltre la cortina di ferro tutti erano convinti che fosse morto, tanto più che dalla Seconda Guerra Mondiale con insistenza cominciarono a circolare voci secondo cui era stato giustiziato. Lo ascoltò suonare, con emozione lo intervistò e Theremin, fin ad allora ignaro di tutto, con incredulo entusiasmo apprese il valore e l’interesse suscitato dal suo lavoro e altrettanto, rimase stupito che una persona potesse conoscerne così dettagliatamente la storia. Schonberg scrisse un articolo accurato, ne raccontò la seconda vita, quella lontana dall’America, informava che aveva ripreso fervidamente le sue attività e che al Conservatorio era professore già da 3 anni.

Ma non poteva immaginare le ripercussioni che avrebbero avuto le sue parole. La risvegliata attenzione non piacque affatto dalle parti del Cremlino e  il giorno seguente la pubblicazione, l’inventore venne licenziato in tronco e tutti i suoi strumenti, distrutti.

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Non si arrese e ricominciò dall’esatto punto da cui era partito, un laboratorio di fisica dove compiere ricerche, esperimenti, costruire altri e differenti theremin. La sua prima apparizione fuori dai confini russi la fece nell’89, partecipando a un simposio di quattro giorni sulla musica elettronica e nel ’91, fece ritorno negli Stati Uniti. Era stato chiamato dalla Stanford University di New York, perché fosse presente al concerto che il 27 settembre, sarebbe andato in scena in suo onore e lui non mancò.

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Leon Theremin & Clara Rockmore
A 95 anni, riavvolse il nastro di una vita appassionata, donò nuovo colore ai luoghi che la memoria e il tempo avevano sbiadito. Volti, teatri, strade, ricordi conservati nel cuore come i giorni trascorsi con la sua Clara Rockmore, che rivide dopo oltre mezzo secolo.

Nei primi mesi del ’93, al Conservatorio Reale dell’Aia, fece la sua ultima esibizione e il 3 novembre dello stesso anno, si spense a Mosca e le sue spoglie furono adagiate nel cimitero di Kuncevo.

Leon Theremin ha ispirato intere generazioni di progettisti, compositori ed il suo omonimo strumento, continua vivere in sinfonie, canzoni, colonne sonore ed è ancora oggi, l’unico a suonare senza essere sfiorato. Segno di una continuità che l’inventore stesso in fondo aveva previsto, quando giocando con il suo cognome nella forma russa, formava la frase palindroma Термен не мрет (Termen ne mreT), ovvero, Termen non muore.
 

Leon Theremin durante una dimostrazione nel 1954

 

Leon Theremin con la figlia Natalia nel 1987

 

Clara Rockmore, Il Cigno (Saint-Saëns)

 

Clara Rockmore, Berceuse (Cajkovskij)

 

Aria da Bachianas brasileiras (Heitor Villa-Lobos)

 

Samuel Hoffman, Over The Rainbow con un theremin RCA 1929

 

Katica Illényi, C’era una volta il West (Morricone)