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Jaku: umanesimo in strofe rap

 
 

di Dario Currado

 

La musica può essere un veicolo per messaggi politici, spirituali, sociali, ma anche un veicolo di emozioni, soggettività e così via. Il rap è una musica molto particolare, noi siamo abituati a pensarla come una musica ritmata, spesso cantata da afroamericani, con temi sociali tra i quali la critica al razzismo. Ma quando guardiamo al rap oggi e al suo passato più recente vediamo che i valori che percorrono le canzoni e i modelli proposti sono troppo spesso il denaro, il lusso e il sesso.

La sfida di oggi: è possibile un rap diverso? l’album “City Trading di Jaku risponde a questa domanda in maniera affermativa. Il titolo dell’album significa: commercio della città. Economia, politica, tecnologia: tutti i temi di oggi in poche strofe. La musica ci mette di fronte alla ricerca di un senso in una società abbattuta dalla crisi e ancora prima decaduta nei suoi valori. Invece di metterci di fronte ad un rap forte, puramente critico, decostruttivo, come potrebbe essere il caso del rap Kaos One, Jaku interroga la coscienza umana sulla direzione che sta prendendo. La ritmica è molto veloce, quindi per comprendere l’intero messaggio lo si dovrebbe ascoltare senza fare altro, semplicemente concentrandosi su di esso. Non è musica dance, né una strana musica da discoteca, è musica per cuori aperti e persone in ricerca interna. Una musica aperta, come spiegherò, anche a nuove sperimentazioni.
 

 
L’inizio, che è il titolo della prima canzone, introduce con un tono scherzoso all’album. Lo fa sotto forma di viaggio, un viaggio tra le note della musica e dello spirito. L’interno umano è dipinto come la sala di un cinema nel quale viene proiettato il filmino della nostra storia, della società di oggi e del senso dell’uomo. La seconda canzone Mayday in Mayway, la terza Que pasa? e la quinta Rompere in caso di barracuda ci mettono di fronte al nostro mondo neoliberista, al finanzcapitalismo e la società dei consumi. Esse descrivono la società dell’alienazione umana (divenire dell’uomo merce), del potere-denaro, della finanza che moltiplica i soldi e nello stesso tempo i debiti e di una televisione asservita all’ideologia del mercato. Tuttavia Jaku non cerca semplicemente di dare un dipinto distopico del nostro mondo, di ricostruire una descrizione di una società-rifiuto, piuttosto si chiede del senso del nostro agire in questo mondo, della direzione che sta prendendo l’essere umano.
 

“Ma come si fa a vivere bene contando monete”

(Mayday in Mayway)

 

“C’è una grossa mancanza di umanità”

(Rompere in caso di barracuda)

 
Il gioco di parole estrae il paradossale del linguaggio che rispecchia il paradosso del nostro mondo. L’assurdo è reso dall’immagine surreale creativa e questo permette di dare un tono comico alla narrazione. Le canzoni passano da alti a bassi: dalla volontà di un mondo diverso alla constatazione dei limiti della società.
 

“Forse un giorno troverò sotto casa la polizia e verrò arrestato per stregoneria”

(Mayday in Mayway)

 

“Questo mondo mangia i prati e vomita gli uffici.”

(Que pasa?)

 

È incredibile constatare il suo modo ci concatenare diversi temi in una sola frase, tutto sempre tenendo un ritmo specifico e una certa rima.

“2013: tu puoi non crederci ma siamo a duemillenni di sottomissione dell’essere umano con gli indici di wallstreet diamo, una direzione alla tua opinione, alla tua azione, dall’ora di cena fino all’ora di colazione la Tv è zio Paperone in diretta in mondovisione”

(Rompere in caso di barracuda)

 

La quarta canzone, Humania, rappresenta una nuova sperimentazione musicale: fare musica seguendo il modello dell’intervista. La musica si presenta come un racconto ritmato della storia umana, una forma di storia dell’evoluzione passando per le varie età dei metalli e la scoperta del fuoco con il principale interesse che sta nel focalizzarsi nell’evoluzione della coscienza umana. Questa musica all’interno dell’album è particolare: è cantata più lenta, anche il suo ritmo è più lento. La sua modalità permette di raccontarci qualcosa senza mai cadere in un mero discorso, ma tenendo sempre un certo ritmo musicale.

Il singhiozzo e Zaman potrebbero essere accomunate come canzoni. Zaman in realtà è una parola turca che significa “tempo”. Jaku è il rapper dal tempo relativo. Il tempo non è un ente, sembra dire la canzone ed è così. Inoltre ci dice che il tempo in realtà non è comprensibile per l’uomo: esso rimane un mistero. È anche vero che il tempo scandisce le nostre giornate e il capitalismo lo considera in termini monetari. Il singhiozzo è proprio questo ritmo imposto della nostra società, in particolare dalla tecnologia: cellulari, messaggi, chiamate, internet, tutto squilla e ci da dei segnali che modificano l’orientamento della nostra attenzione o più semplicemente ci distraggono. Abbiamo tutti la sensazione che la tecnologia non ci stia realmente rendendo più intelligenti, ma forse più stupidi: questa canzone in pochi minuti, mettendola anche sul ridere, lascia proprio questo messaggio. Inoltre la nostra società per quanto sia veloce, manca completamente di una dimensione del futuro e questo non sfugge a Jaku. Il futuro non può essere la mera riproposizione del passato. La nostra assenza di prospettive rivela che non sappiamo più produrre futuro come un radicale nuovo.
 

 
Tra note, rime, risate e simpatia tutto si evolve in un solo discorso: in che direzione stiamo andando? qual’è il vero percorso dell’umanità? cosa accade in noi quando compiamo certe azioni?

“Credi a quello che vedi o solo a teoremi dimostrabili? io credo nei cambi stagionali, nei canali di energia, nella nostalgia dei rapporti carnali, nei bracciali, porta fortuna, nella luna, nei suoi strani influssi sopra i nostri flussi canalizzati in flussi mentali, nella telepatia, nell’indomani più incerto di tutti gli altri, per il mio unico obbiettivo: svegliarmi”

(Riflessioni di fine serata)