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Walker Evans, il pioniere della fotografia sociale

Walker Evans, 1937

 
Sguardo sensibile sulle umane passioni e sfumature, Walker Evans, maestro della straight photography, infuse poesia e nobiltà alla fotografia, perpetuando influenza sulla contemporanea arte visiva, come incise sull’universo cinematografico e letterario.

I buoni fotografi sono rari e indefinibili, ma essi hanno sempre un tratto in comune, quello di andare al di là di se stessi, d’essere più di ciò che potevano essere, di avere questa piccola “musica”… in breve di essere un po’ miracolosi. In fondo quelli che vengono chiamati “grandi fotografi” non sono che coloro ai quali questo incidente fortunato è arrivato un grande numero di volte, perché fare una buona foto è sempre vincere sull’azzardo. L’azzardo dell’incontro, della comprensione immediate, della sua trascrizione istantanea
Jeanloup Sieff

Situato nel Midwest degli Stati Uniti d’America, lo stato federato del Missouri, attraversato dall’omonimo fiume, affluente più lungo del mondo che si origina in Montana poi sfociando nel Mississippi dopo un’ondeggiante danza sul suolo di quasi 3.800 km, custodisce sulle sponde di quest’ultimo quella che è l’area metropolitana più estesa, ossia la cittadina di St. Louis nella quale, il 3 novembre del 1903, nacque il piccolo Walker, scaturito dall’unione dell’omonimo padre, impiegato a livello direzionale in ambito pubblicitario, e dalla madre Jessie.

Colui che, poco meno d’un trentennio più avanti, avrebbe eternato a colpi d’obiettivo i devastanti effetti della Grande depressione del 1929, venne al mondo in una famiglia benestante grazie alla quale potersi concedere il privilegio d’un completo percorso di studi che il giovane intraprese fra Connecticut e Pennsylvania, rispettivamente nei collegi privati, oltre che rigorosamente selettivi, Loomis Chaffee School e Mercersburg Academy, infine guadagnando diploma, nel 1922, ad Andover, Massachusetts, fra le mura della scuola superiore Phillips Academy, una delle più antiche degli Stati Uniti, fondata nel 1778.

Dopo aver approfondito il suo interesse per la letteratura francese, studiata per solamente un anno nel prestigioso ed esclusivo Williams College, università privata di arti liberali considerata fra le più autorevoli degli USA, e anteriormente al suo definitivo stabilirsi in territorio americano, egli condusse un anno della sua esistenza a Parigi, nel 1926, un anno avanti trasferendosi in suolo newyorkese e tentando attività di scrittore, frattanto conducendo impiego, fino al 1929, presso la Borsa di sala Street.

Personale interesse venne completamente direzionato, dopo numerosi ed illusori sforzi in campo letterario, alla fotografia, strumento di scatto sul quale posò le sue mani venticinquenne, due anni dopo apparendo tre sue fotografie nel volume The Bridge raccolta poetica, pubblicata nel 1930, considerata l’opera assoluta dell’irrequieto e angustiato Harold Hart Cran (1899-1932), visionario uomo le cui poesie dedicate al ponte di Brooklyn divennero sublime e mistico sfondo su cui un emergente fotografo del Missouri, all’epoca forse inconsapevole di come l’obiettivo avrebbe nel tempo preso il posto del suo cuore, tra professione e sentimento, a partir da un suo reportage su Cuba, di soli sette anni dopo, ebbe l’onore di posare le sue immagini.
 

Per quante albe, mentre si sveglia gelido dal suo
Sonno ondeggiante, le ali del gabbiano
Lo faranno tuffare e roteare, e spargeranno attorno
Circoli bianchi di tumulto, eleveranno alta
La Libertà, sopra le incantate acque della baia

Poi con curva inviolata lasciano i nostri occhi
Spettrali come vele che si incrociano
Su qualche foglio illustrato da archiviare;
-fino a che gli ascensori non ci spingono
Fuori dal nostro giorno…

Penso ai cinema, destrezze panoramiche
Con moltitudini inclinate verso qualche scena lampeggiante
Mai svelata, ma verso cui si accelera ogni volta,
anticipata da altri occhi sullo stesso schermo;

e Tu, attraverso la baia, con passi d’argento
come se il sole salisse su di te, lasciando però
Un po’ di movimento non speso nella tua andatura, —
La tua libertà implicitamente ti tiene fermo!

Da qualche botola della metropolitana, cella o solaio
Un pazzo si affretta verso i tuoi parapetti,
Percola lì per un momento,
la camicia che si gonfia con suono acuto,
uno zimbello cade dalla carovana senza parole.

Giù al Muro, dalla travata alla strada trapela il mezzogiorno,
un dente strappato dell’acetilene del cielo;
per tutto il pomeriggio le gru sfumate dalle nuvole girano…
I tuoi cavi respirano il calmo Atlantico del Nord.

E oscura come quel paradiso degli Ebrei,
La tua ricompensa… concedi tu elogi
Di anonimità che il tempo non può sollevare:
vibranti dilazioni e perdono tu mostri.

O arpa e altare, fuse dalla furia,
(Come potrebbe un semplice lavoro
allineare le tue corde corali!)
Soglia grandiosa della promessa del profeta,
preghiera di un paria, e il pianto dell’amante, —

di nuovo le luci del traffico che sfiorano il tuo veloce
idioma frastagliato, visione immacolata di stelle
che imperlano il tuo cammino—condensano l’eternità:
e abbiamo visto la notte sollevata nelle tue braccia.

Sotto la tua ombra tra i piloni ho aspettato;
solo nell’oscurità la tua ombra è chiara.
I pacchetti infuocati della Città tutti sfatti,
La neve già sommerge un anno di ferro…

Oh Insonne come il fiume sottostante,
tu che scavalchi con un arco il mare
e la zolla sognante delle praterie, slànciati
verso le nostre bassezze, e qualche volta scendi,
e con la tua curvatura presta un mito a Dio.

Hart Crane, Al ponte di Brooklyn

 
Era quello il periodo di qualche anno successivo alla nomina, nel 1925, a quinto presidente del caraibico arcipelago di Gerardo Machado y Morales (1871-1939), uomo politico il quale, dopo iniziale attività governativa di benefica amministrazione nei confronti della sua città, ch’egli, nel perenne tentativo d’affrancare dalla subordinazione economica degli Stati Uniti, rinnovò a colpi di riforme e grandiose opere pubbliche, malauguratamente virò ad una conduzione alquanto dispotica al punto da provocare, nel 1930, la nota e sanguinosa insurrezione popolare, della durata d’un triennio, che lo costrinse a dimettersi nel 1933 e ad espatriare prima in Canada e poi negli Stati Uniti; disordini civili che l’occhio fotografico di Walker ebbe a immortalare come pulsanti icone, sul filo delle laceranti contrapposizioni che da sempre esplodono fra popolo e tiranni, nello specifico caso personificatesi in un movimento studentesco conosciuto come Generazione del 1930.

L’esperienza cubana, durante la quale amichevole compagnia dello scrittore e giornalista statunitense Ernest Miller Hemingway (1899-1961) divenne ideale comune sul quale esprimersi a favore dei più deboli, fortificò in Evans un’indole documentaristica di nobile trasposto, fermando egli il suo solidale sospiro sulle visioni, fissate a pellicola, di lavoratori instancabili, ma, soprattutto, di sventurati indigenti corrosi da reiterate pene e privazioni, captati nei loro traumatici stenti da un animo generoso e benevolo che ne avrebbe guidato lo sguardo anche in seguito quando, nel 1935, si trapiantò per un paio di mesi nelle terre di Pennsylvania e West Virginia, allo scopo di portare a termine un servizio fotografico per conto della Resettlement Administration (RA) l’agenzia governativa — fondata a maggio del 1935 ed attiva fino al settembre del 1937, poi sostituita dalla Farm Security Administration (FSA) — atta al trasferimento, nelle collettività federali appositamente concepite dal governo, di famiglie in estrema ed insostenibile condizione di disagio psicofisico e socio-economico.

L’attività di Walker passò per entrambe le agenzie federali, elargendo l’uomo un’imperitura, altruista, straordinaria, individuale e ragguardevole testimonianza, storica quanto umana, lasciata come errante orma sul terreno, in parallelo ad un’ardente e sagace impronta sul pulsante di scatto.
 

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Walker Evans

 

Lode agli uomini famosi

Susseguente viaggio nelle agresti zone meridionali statunitensi fu per Evans, nel 1936, preziosa ed arricchente occasione di collaborare professionalmente con il giornalista, scrittore e critico cinematografico James Rufus Agee (1909-1955), cooperazione che avrebbe permesso d’unire agli scatti del fotografo i testi di James, nel di lui libro Let Us Now Praise Famous Men, pubblicato per la prima volta nel 1941 a documentazione di fittaioli irreparabilmente impoveriti durante la Grande crisi.

L’idea dell’opera nacque dopo che Walker e Agee si resero disponibili alle richieste della rivista Fortune, mensile – bisettimanale dal 2005 – avviato dall’editore e cofondatore del Time, Henry Robinson Luce (1898-1967) nel febbraio del 1930, a quattro mesi dal Crollo di Wall Street, nell’intenzione d’argomentare d’economia a livello mondiale nella ferrea convinzione che la crisi appena iniziata sarebbe durata nel tempo.

Il periodico raggiunse apice di nomea in virtù della sua forte coscienza sociale, oltre al contenuto impreziosito da fotografie e testi d’elevato spessore umano ed artistico fra i quali, appunto, quelli di Evans e Rufus, ambedue impegnati nel rendere pubbliche, tramite diffusione del rotocalco, situazioni disagiate dell’epoca come, ad esempio, le disperate condizioni di povertà contadina conseguite agli effetti della Dust Bowl, la catastrofica sequenza di sabbiose tempeste che s’abbatterono sul Canada e sulla parte centrale degli Stati Uniti fra il 1931 e il 1939, causa prima l’assenza di rotazione delle culture in aggiunta ad errate pratiche agricole, che portò alla rovina milioni di famiglie.

All’interno del periodo storico in cui il presidente Franklin Delano Roosevelt (1882-1945) tentò di sovvenire a generalizzata desolazione del paese attuando, fra il 1933 e il 1937, un piano di riforme economico-sociali denominato New Deal, s’inserirono temporalmente Walker e James, dedicandosi per otto settimane all’osservazione di soffocanti stati di miseria fissati in fotogrammi di corpi logorati da patimenti ed angoscia, in unione alla penna che ne riportò la disincantata atrocità dei vissuti, in particolar modo con originario incarico d’effettuare una «registrazione della vita quotidiana e dell’ambiente di una famiglia bianca media di fittavoli», fedelmente ricostruita sull’affannosa sopravvivenza di tre famiglie mezzadre, i Fields, i Burroughs e i Tengle, della cittadina di Akron, Contea di Hale, Alabama, sconsolatamente aggrappati alla vita nel macinarne le spossanti fatiche fra costipata terra e copiose lacrime.

Inizialmente partiti verso il Sud nella convinzione di realizzare un celere e consueto reportage, l’uomo della fotografia e l’uomo della penna, la cui conoscenza si era concretizzata nell’insulare stato cubano, si trovarono di fronte ad una realtà talmente inesorabile e prostrante, da nascer in loro il dubbio di non poterla riportare fedelmente secondo le classiche metodiche, pertanto entrambi convincendosi del doversi addentrare nella disagevole quotidianità dei nuclei familiari oggetto d’indagine, spronati dalla reciproca convinzione che il coglierne frammenti d’esistenza prevedesse una discreta dose di empatica e sensibile immedesimazione, da affiancare al mero utilizzo di strumenti lavorativi, sulla base di un trasporto emotivo inevitabilmente contiguo e coinvolgente.

L’artista è un collezionista di immagini che raccoglie le cose con gli occhi. Il segreto della fotografia è che la macchina assume il carattere e la personalità di chi la tiene in mano.
La mente lavora attraverso la macchina.
Walker Evans

La convivenza con i coltivatori di cotone, all’interno delle loro abitazioni, il condividerne parte dell’esistenza e lo zelante, delicato, premuroso raccoglierne e custodirne amareggiati cocci di vita, rese un pezzo giornalistico di puro realismo, talmente empirico, tangibile e minuzioso, da peccare, secondo parere della Fortune, d’eccessiva laboriosità, mole e veridicità, di conseguenza non ritenendolo pubblicabile, motivo per cui quello che era nato per essere giornalistico resoconto storico, si elevò a pagine di tomo, vedendo pubblicazione nell’opera succitata, a firma di James Agee.

Solamente nel 2005, in occasione del suo settantacinquesimo anniversario, inviati della Fortune avrebbero fatto visita ai discendenti delle tre famiglie in questione.

Dopo provvisoria interruzione, Evans protrasse il proprio operare per la FSA fino al 1938, medesimo anno in cui The Museum of Modern Art (MoMA) dedicò interamente i propri spazi unicamente ad una mostra intitolata Walker Evans: American Photographs, e stesso anno in cui il fotografo ebbe il piacere d’intersecare la sua professione, della durata di tre anni, con la fotografa documentaria, della quale fu fidato e paterno maestro sul campo, Helen Levitt (1913-2009), precoce appassionata di fotogrammi la quale, Leica 35mm sottomano, rimase irrimediabilmente sedotta dai disegni fatti con i gessetti, i chalk drawings, di cui, all’epoca, l’asfalto newyorkese era cromaticamente abbigliato.

In quel periodo la fervida attenzione di Walker danzava sulla bellezza dei ritratti dei passeggeri della metropolitana di New York, i suoi ben noti portraits subway grazie ai quali, celando macchina fotografica sotto le complici vesti, egli amabilmente colse frammenti esistenziali di soggetti del tutto ignari d’esser penetrati nel suo obiettivo fuoriuscente da un’asola del suo cappotto, in tal modo restituendo quell’autentica naturalezza che, nel 1966 divenne protagonista nella pubblicazione, in ulteriore connubio con Agee, che ne fece introduzione scritta, di Many Are Called, raccolta di 89 fotografie, scattate fra il 1938 ed il 1941, ad animosa custodia delle giornaliere abitudini altrui, nelle relative movenze, traboccanti d’impagabile espressività.

Negli anni a seguire Evans valorizzò la propria esperienza aprendosi a passioni in più ambiti, dunque sperimentandosi nelle doti di scrittore, nel passato tanto anelate, sulle celebri pagine del Time Magazine e, per quasi due decadi, sulla Fortune, oltre che saggiarsi nelle vesti d’insegnante alla Yale School of Art, scuola d’arte dell’Università di Yale, originatasi nel 1869 come la prima degli Stati Uniti.

Spesosi in aggiuntivi scatti, munendosi di Polaroid SX-70, fino a che salute ed età glielo concessero, Walker chiuse definitivamente gli occhi, all’interno della sua abitazione di New Havens, nel 1975, sotto la copertura delle sue palpebre custodendo una rara capacità di scrutare il significato della vita in ogni suo manifestarsi, in tale maniera facendo della propria una magnifica storia da raccontare e visionare, nell’intima consapevolezza di quanto egli sia stato in gradi di viverla appieno fino all’ultimo istante.

Osserva, spia, ascolta, origlia.
Muori avendo imparato qualcosa.
Non sei qui per molto.
Walker Evans

 

Walker Evans, l’uomo, oltre la fotografia

L’incarico affidato a Evans dalla FSA, fu trampolino di lancio per mezzo del quale tuffarsi anima e corpo nella propria passione lavorativa, in un certo qual senso reinventando il criterio di raffigurare le umane attività e scavando profondamente nel degrado conseguente alla Grande depressione del 1929, martello pneumatico usurante le fisicità e le meningi di coloro i quali ne furono travolti e che il fotografo riuscì a restituire all’immortale vista, nelle deperite e consumate corporeità ed intensità di sembianze.

Prima lavandosi nell’inchiostro di James Agee ed in seguito intrecciando obiettivo con colleghi del calibro di Athur Rothstein (1915-1985), mezzo secolo di carriera che lo consacrò all’opinione pubblica come uno dei più notevoli fotogiornalisti americani, Russell Lee (1903-1986), esperto di culture americane ed etnografia dei vari ceti sociali e la memorabile Dorothea Lange (1895-1965), ineguagliabile scandagliatrice d’animi, in grado di tracciar la cronistoria d’un’intera nazione attraverso le svigorite fattezze di uomini e donne, fra le quali la sua indelebile e famosa Florence Leona Christine Thompson (1903-1983), perpetuata nella foto Migrant Mother, Walker Evans ebbe modo di delinearsi nell’individualità artistica d’uomo totalmente assorbito nel proprio operare, al punto da farne una vera e propria vocazione.

I punti da lui toccati con la gentilezza d’un suonatore d’arpa che s’appresti a posar dita sulle sue corde nell’intento di riprodurne la più elevata musicalità, furono quelli stampatisi sui volti della gente comune, nel vortice di una società in sofferta mutazione, solchi fattisi rughe delineate da impietosi aratri esistenziali, ombre calatesi sulla luminosità degli sguardi come folte nebbie gelanti i cuori e ancora movimenti rallentati dall’infiacchimento fisico, dovuto al continuo boccheggiare nel massacrante resistere in fase d’affranta sopravvivenza.

Con la schiettezza di quello che gradualmente andava tratteggiandosi come uno stile avanguardista ed assolutamente proprio, in richiamo allo stimato fotografo statunitense Paul Strand (1890-1976) ed al suo concepire la fotografia secondo una qualità limpidamente formale, quindi in aperta antitesi al pittoricismo storico che osannava, al contrario, la pittura come unico modello di riferimento, Evans seppe unire all’umanità dei visi, da lui incorporati a rullino, lo sfondo di casalinghi ambienti ritratti in assoluta fede alla geometria delle forme, calcando mano sul ritrarne i pochi oggetti a disposizione per tentare di mantenere un livello minimo di dignità e decoro, seppur navigando nella povertà più prepotente.

I particolari sono in Walker i principali traghettatori del suo sguardo all’interno della disperazione da raffigurare al di là della mera cronaca giornalistica, bensì vissuta come un liberatorio grido nei confronti di una nazione divenuta ella stessa carnefice e carnivora dei propri figli, ai quali consumò le carni pietosamente nascoste sotti abiti sdruciti e terribilmente testimoni del cinismo sorto in segno alla società di quegli anni.

Nel suo rappresentarne come solo in pochissimi seppero fare, il fotografo varcò i confini delle campagne meridionali degli Stati Uniti, inserendovi errabondo piede, rispettosamente affiancando il proprio passo a quello dei loro abitanti ed espandendone la narrazione visiva a livello mondiale, stringendo fra le sue intrepide mani il più attendibile strumento di denuncia sociale, da lui utilizzato in maniera da perforare universali iridi e generali coscienze.

Nonostante non disdegnasse i colori per partito preso, colui che amava definirsi «uomo di letteratura», grande appassionato del naturalismo scrittorio di Gustave Flaubert (1821-1880), poetò ogni vissuto ritraendolo nella spontaneità del bianco e nero, accostamento cromatico capace di libertina disinvoltura, martellante verosimiglianza e spigliato nel riprodurre la tragicità degli eventi.

Il colore dedrammatizza… il bianco e nero è più carico di sensi.
Jean Baudrillard

Affrancato da qualsiasi preconcetto cultural-artistico o canone di riferimento, unico fattore imprescindibilmente essenziale a Walker Evans fu una costante, indefessa e volonterosa ricerca della verità, avallata da una diligente ed onesta documentazione alla quale tener fede assiduamente, poi assecondando la ricerca con una predisposizione a fotografare in maniera assolutamente plasmabile al contesto di riferimento, con il sorprendente risultato di diffondere un avvertibile movimento alla staticità dell’immagine, quasi che dedicandole udito se ne possano ascoltare i trafelati battiti delle persone in essa stagliate, così come immaginarne il quotidiano e ripetitivo utilizzo degli utensili sui quali Walker decise di porre accento.

L’esser contrario a qualsiasi manipolazione che andasse oltre quella concessa dall’apparecchio fotografico, come invece sacrosanto nei dogmi della corrente di pensiero pittorialista appartenente ai primi anni del Novecento, fece di Walker un decisivo rappresentante della Straits photography, vale a dire l’opposta corrente, nata a metà secolo, secondo la quale un qualsiasi tentativo di modificare l’immagine al di fuori del mezzo, screditasse la verità, inficiandone l’intrinseco contenuto.

Pioniere dell’innovativa tendenza di linguaggio fotografico fu Ansel Easton Adams (1902-1984), fotografo paesaggista, e autore di numerosi libri a riguardo, specializzato nell’utilizzo del bianco e nero, meraviglia di contrastanti nuances scoperta appena quattordicenne quando per la prima volta s’abbandonò all’ebbrezza del fotografare, emozione in virtù della quale egli fondo un gruppo, denominato f/64, come artistico nido nel quale confluire colleghi sulla sua stessa linea di pensiero.

Rivoluzione concettuale e pratica che Adams, maggiormente rivolto a miglioramenti tecnici, mancò tuttavia d’acuire a livello sociale, come invece accadde in Evans il quale, sulle ideologiche orme di Ansel, riuscì, come la Lange, ad andare oltre l’essenza stessa della fotografia, carpendone le infinite potenzialità indaganti che lui stesso riuscì a cavalcare sciogliendosi sotto la pelle dei suoi soggetti e glorificandosi nelle loro edificanti fragilità, rendendo manifesto il latente, percepibile l’impercettibile, urlante il silente e germinando in sé l’insopportabile strazio del prossimo.

Sembra così poco la fotografia, però quando di tanta abbondanza di sguardo niente ci è rimasto, lei riporta in salvo un fotogramma e da quello ricostruiamo l’intero luogo e tempo, per gemmazione d’immaginazione, per rifioritura del ricordo. Dall’angolo stretto vediamo ricomporsi il resto del paesaggio, dall’attimo di luce rinasce l’intero giorno, fotografia allora è seme istantaneo.
Però il fotografo non è il seminatore, anzi il raccoglitore. Fotografia è seme di per sé, già pronto e sparso.
Erri De Luca

 

Walker Evans, il pioniere della fotografia sociale • Walker Evans, 1928, Coppia a Coney Island • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
1928, Coppia a Coney Island

 
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1929, Lungomare, Coney Island

 
Walker Evans, il pioniere della fotografia sociale • Walker Evans, 1929, Ragazza in Fulton Street, New York • https://terzopianeta.info
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1930, Ossining, New York

 
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1932, South Street, New York

 
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1935, Legionario americano

 
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1935, Figli di Legionari americani, Bethlehem, Pennsylvania

 
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1935, Mercato francese, New Orleans, Louisiana

 
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1935, Negro Street, New Orleans, Louisiana

 
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1935, New Orleans, Louisiana

 
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1935, Operaio edile nella Fattoria di sussistenza del Westmoreland Project

 
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1935, strade di Selma, Alabama

 
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1936, Anziani che conversano

 
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1936, Figlio di agricoltore, Contea di Hale, Alabama

 
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1936, Famiglia Fields, Contea di Hale, Alabama

 
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1935, Laura Minnie Lee Tengle

 
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1936, Frank Tengle, Contea di Hale, Alabama

 
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1936, Laura Minnie Lee Tengle, Contea di Hale, Alabama

 
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1936, Anziani che conversano

 
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1936, Autostoppisti nei pressi di Vicksburg, Mississippi

 
Walker Evans, il pioniere della fotografia sociale • Walker Evans, 1936, Barbiere, Vicksburg, Mississippi • https://terzopianeta.info
1936, Barbiere, Vicksburg, Mississippi

 
Walker Evans, il pioniere della fotografia sociale • 1936, Case nel quartiere afroamericano di Tupelo, Mississippi • https://terzopianeta.info
1936, Case nel quartiere afroamericano di Tupelo, Mississippi

 
Walker Evans, il pioniere della fotografia sociale • Walker Evans, 1936, Chiesa di legno, Carolina del Sud • https://terzopianeta.info
1936, Chiesa di legno, Carolina del Sud

 
Walker Evans, il pioniere della fotografia sociale • Walker Evans, 1936, Città operaia, Alabama • https://terzopianeta.info
1936, Città operaia, Alabama

 
Walker Evans, il pioniere della fotografia sociale • Walker Evans, 1936, Garage nella periferia sud di Atlanta, Georgia • https://terzopianeta.info
1936, Garage nella periferia sud di Atlanta, Georgia

 
Walker Evans, il pioniere della fotografia sociale • Walker Evans, 1936, Gatto sotto il portico della capanna di un mezzadro, Contea di Hale, Alabama • https://terzopianeta.info
1936, Gatto sotto il portico della capanna di un mezzadro, Contea di Hale, Alabama

 
Walker Evans, il pioniere della fotografia sociale • Walker Evans, 1936, Lavoratori dell'acciaieria di Birmingham, Alabama • https://terzopianeta.info
1936, Lavoratori dell’acciaieria di Birmingham, Alabama

 
Walker Evans, il pioniere della fotografia sociale • Walker Evans, 1936, Lustrascarpe, Stati Uniti sud-orientali • https://terzopianeta.info
1936, Lustrascarpe, Stati Uniti sud-orientali

 
Walker Evans, il pioniere della fotografia sociale • Walker Evans, 1936, Manifesto di un Minstrel Show, Alabama • https://terzopianeta.info
1936, Manifesto di un Minstrel Show, Alabama

 
Walker Evans, il pioniere della fotografia sociale • Walker Evans, 1936, Negozio lungo la strada tra Tuscaloosa e Greensboro, Alabama • https://terzopianeta.info
1936, Negozio lungo la strada tra Tuscaloosa e Greensboro, Alabama

 
Walker Evans, il pioniere della fotografia sociale • Walker Evans, 1936, Negro Barbershop, Atlanta • https://terzopianeta.info
1936, Negro Barbershop, Atlanta

 
Walker Evans, il pioniere della fotografia sociale • Walker Evans, 1936, Saint Charles Avenue, New Orleans, Louisiana • https://terzopianeta.info
1936, Saint Charles Avenue, New Orleans, Louisiana

 
Walker Evans, il pioniere della fotografia sociale • Walker Evans, 1936, Sauls Grocery & Sandwich Shop, New Orleans, Louisiana • https://terzopianeta.info
1936, Sauls Grocery & Sandwich Shop, New Orleans, Louisiana

 
Walker Evans, il pioniere della fotografia sociale • Walker Evans, 1936, Stanza da pranzo di un agricoltore, Moundville, Alabama • https://terzopianeta.info
1936, Sala da pranzo di un agricoltore, Moundville, Alabama

 
Walker Evans, il pioniere della fotografia sociale • Walker Evans, 1936, Strade di Vicksburg, Mississippi • https://terzopianeta.info
1936, Strade di Vicksburg, Mississippi

 
Walker Evans, il pioniere della fotografia sociale • Walker Evans, 1936, Strade di Vicksburg, Mississippi • https://terzopianeta.info
1936, Strade di Vicksburg, Mississippi

 
Walker Evans, il pioniere della fotografia sociale • Walker Evans, 1937, Rifugiato dalle inondazioni dell'Arkansas • https://terzopianeta.info
1937, Rifugiato dalle inondazioni dell’Arkansas

 
Walker Evans, il pioniere della fotografia sociale • Walker Evans, 1937, Rifugiato dalle inondazioni, Forrest City, Arkansas • https://terzopianeta.info
1937, Rifugiato dalle inondazioni, Forrest City, Arkansas

 
Walker Evans, il pioniere della fotografia sociale • Walker Evans, 1937, Rifugiato dalle inondazioni, Forrest City, Arkansas • https://terzopianeta.info
1937, Rifugiato dalle inondazioni, Forrest City, Arkansas

 
 
 
 

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