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Robert Capa, storia di un mito in bianco e nero

Robert Capa, Parigi 1935

 
 
Idealista, coraggioso, affascinante, allegro e carismatico, Robert Capa ha avuto un’infanzia drammatica, una vita emozionante e una tragica morte. Nato come Endre Ernő Friedmann a Budapest, il 22 ottobre 1913 aveva in sé tutte le doti necessarie per diventare un mito.

Robert CapaCapa era ebreo e dovette lasciare da giovane l’Ungheria, a soli 18 anni, per sfuggire all’avanzata dell’ideologia fascista nel suo paese. Dopo aver attraversato la Germania, si stabilì a Parigi dove incontrò due bravi fotografi, David Seymour “Chim” e Gerda Taro che diventerà la sua compagna sia sul piano sentimentale sia professionale.
Endre e Gerda inventano lo pseudonimo di Robert Capa, con l’intento di ‘creare’ un fotografo di fama internazionale e di nazionalità americana per aumentare le possibilità di vendita delle loro foto. Nella stampa internazionale questo nome diventerà indissolubilmente associato alla guerra civile spagnola.

È in Spagna fra il 1936 e il 1939 che Friedmann inizia infatti la sua attività di fotoreporter di guerra. Impegnato per la causa repubblicana sarà presente da quel lato su quasi tutti i fronti della guerra fino alla caduta della Catalogna.

“Non sono così interessato al suo mito, ampliato dalla sua morte” ha detto il fotoreporter Gervasio Sanchez “ma alla sua figura come fotografo appartenente ad una minoranza ebraica che ha dovuto abbandonare l’Ungheria nel periodo tra le due guerre. Questo ha segnato la sua vita quotidiana e il suo occhio fotografico: ritraeva bene il dolore delle vittime, perché era uno di loro”.

L’opera più sorprendente di Capa secondo lo stesso Sánchez, Premio Nacional de Fotografía è stata nelle retrovie dove portava a forti riflessioni sull’impatto della guerra nei confronti dei civili: Robert Capa delineò tragicamente la paura dei rifugiati a Barcellona o il nervosismo di una madre e sua figlia che osservano il cielo di Bilbao mentre suonava l’allarme della contraerea.
 

Lo scatto più famoso e controverso di Robert Capa

Spagna 1936, Robert Capa © International Center of Photography
Spagna 1936, Robert Capa © International Center of Photography

La foto “Miliziano colpito a morte“, è infatti un enigma tuttora irrisolto. Per alcuni si tratta di una simulazione ( ma in questo verrebbe da chiedersi: quale soldato si presterebbe a una cosa simile durante la guerra?) per altri lo scatto non fu suo ma di Gerda Taro. Poi emersero i dubbi sul luogo dove avvenne lo scatto… Le parole dell’autore al riguardo sono in una registrazione e in una testimonianza indiretta che contraddice la prima:

Nella registrazione (del 1947 e ritrovata di recente) Capa racconta così la storia del Miliziano:
«Ho scattato la foto in Andalusia. Mi trovavo in una trincea con venti soldati repubblicani che avevano in mano dei vecchi fucili, morivano ogni minuto. Quegli uomini volevano fermare una mitragliatrice fascista e io ho messo la macchina fotografica sopra la mia testa e senza guardare ho fotografato un soldato mentre si spostava sopra la trincea. Questo è tutto. Sono stato in Spagna per tre mesi e al mio ritorno ero un fotografo famoso perché la macchina fotografica che avevo sopra la mia testa aveva catturato un uomo nel momento in cui gli sparavano.»

In una testimonianza di Hansel Mieth al biografo Richard Whelan racconta che Robert Capa gli avesse detto:“Quel giorno, stavamo tutti facendo gli stupidi. Eravamo tranquilli e lontano dagli spari. I soldati correvano giù per una discesa. Mi misi a correre anch’io e scattai delle foto senza pensare. Poi improvvisamente non si scherzava più. Non udii gli spari, non subito almeno”.

Questa testimonianza e altri indizi hanno portato a supporre che “la morte del miliziano” fosse autentica, ma fosse avvenuta in uno scontro a fuoco nelle retrovie e non in una battaglia.
Ma nella vita di un mito poteva mancare un mistero?
 

Immagini nella storia

I reportage di Capa testimonieranno ben cinque diversi conflitti bellici. Dopo la guerra civile spagnola (1936-1939), ci saranno: la seconda guerra sino-giapponese (che seguì nel 1938), la seconda guerra mondiale (1941-1945), la guerra arabo-israeliana (1948) e la prima guerra d’Indocina (1954) dove perderà la vita calpestando una mina.
 

Robert Capa © International Center of Photography (Agrigento. 17-18 Luglio, 1943. Dopo un raid aereo)
Robert Capa © International Center of Photography (Agrigento. 17-18 Luglio, 1943. Dopo un raid aereo)

Robert Capa visse profondi traumi personali: alla sua fuga dalle persecuzioni antisemite si aggiunse la drammatica morte della sua compagna Gerda Taro, travolta accidentalmente da un carro armato repubblicano a Brunete, in Spagna.

Ruggente ed estroverso, Capa non si lasciò abbattere e una volta terminata la seconda guerra mondiale, insieme a Henri Cartier-Bresson, Rodger, David Seymour e Vandivert fondò l’agenzia Magnum, una delle prime cooperative di fotografi.
 

I colori di una passione

“Vi prego di inviarmi 12 rotoli di Kodachrome con tutte le istruzioni, se necessario, filtri speciali, ecc, in una parola, tutto ciò che dovrei sapere, perché ho un’idea per Life”.

Robert Capa era un maestro del bianco e nero, ma già nel 1938, durante il conflitto sino-giapponese, iniziò a flirtare con il colore.
Era il 1938 e la Cina, il luogo. Robert Capa sta coprendo la guerra sino-giapponese e ha scritto quelle parole ad un amico agenzia Pix New York. Delle sue foto a colori ne verranno pubblicate solo quattro, ma il suo gusto e l’entusiasmo dimostrano che ormai si era entusiasmato per il colore.
 

©Robert Capa, Cina 19 Luglio 1938
©Robert Capa, Cina 19 Luglio 1938

©Robert Capa, Cina 19 Luglio 1938
©Robert Capa, Cina 19 Luglio 1938

Per lui fu tuttavia molto difficile convincere gli editori a pubblicargli le foto a colori e solo alla fine della guerra le riviste si mostrarono entusiaste e la domanda aumentò. Da quel momento l’ungherese si sarebbe fatto vedere immancabilmente con due macchine fotografiche, ma ciò nonostante, la storia lo ricorderà per sempre come uno dei maestri assoluti del bianco e nero.

Scomparso il 25 maggio 1954 a Thai Binh, nella ex Unione indocinese, colonia francese attualmente compresa entro i confini del Vietnam, Robert Capa è l’uomo che ha documentato alcuni dei più importanti eventi politici in Europa: la guerra civile spagnola, la seconda guerra mondiale, l’Europa del dopoguerra e con le sue ultime immagini l’Indocina. Di tutti questi reportage sono note soprattutto le foto in bianco e nero e raramente i suo scatti a colori sono stati inclusi nelle retrospettive a lui dedicate.

Qualsiasi fotografo può prendere come riferimento il dinamismo e la passione che metteva Robert Capa nella sua professione, che si riassume nella sua famosa frase:

“Se le foto non sono abbastanza buone, è che non ti sei avvicinato abbastanza”

 

Robert Capa ©Alfred Eisenstaedt
Robert Capa ©Alfred Eisenstaedt