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Zaria Forman, finger painting a difesa dell’ambiente

 
 
Sono gli oceani e remoti panorami glaciali a prendere forma negli enormi e iperrealistici dipinti di Zaria Forman, opere a pastello su carta estremamente dettagliate e realizzate interamente a mani nude.

Sono gli oceani e remoti panorami glaciali a prendere forma negli enormi e iperrealistici dipinti di Zaria Forman, capolavori realizzati a mani nude. (https://terzopianeta.info)Nata nel 1982 a South Natick, Massachusetts e cresciuta a Piermont, villaggio dello Stato di New York affacciato sul fiume Hudson, Zaria Forman fu ispirata già durante l’infanzia dall’attività della madre Rena Bass Forman, la quale passò gran parte della sua vita viaggiando e scattando fotografie negli angoli più reconditi e desolati del Pianeta, aiutandola così a sviluppare un’elevata sensibilità verso la natura e a suggerirle di spingersi nel gelo del Polo Nord per ritrarlo e farlo conoscere, ma non ha vissuto abbastanza per veder materializzarsi l’idea nel talento della figlia.

Con la promessa nel cuore, prima nel 2006 e poi nel 2012 Zaria Forman ha percorso e immortalato la Groenlandia facendo foto e disegnando bozze per poi chiudersi nello studio di New York e creare con le sole mani, senza quindi disegnare precedentemente tracce di riferimento, pitture estremamente reali ed attraverso le quali affronta le problematiche innescate dal cambiamento climatico e le conseguenze di una mancata presa di coscienza che conduca ad un’azione concreta.

Ho scelto di trasmettere la bellezza in contrapposizione alla devastazione, per dare maggior potere all’osservatore e non per spaventarlo. Se riesci a contemplare la sublimità di questi paesaggi, magari sarai spinto a proteggerli e conservarli.

Il lavoro di Forman è stato più volte paragonato a quello eseguito da George P. Critcherson e John L. Dunmore, i due fotografi che nel 1869 accompagnarono l’esploratore e pittore William Bradford nell’Artico navigando a bordo del piroscafo Panther, dando così modo all’artista di utilizzare gli scatti, dov’era ripresa l’influenza umana sull’ambiente, di pubblicare nel 1973 un ampio resoconto corredato di 139 immagini con il titolo The Arctic Region, ma altrettanti di prenderli come spunto per realizzare dipinti che ottennero particolare consenso nel Regno Unito e negli Stati Uniti.

L’avventura proseguì recandosi nell’arcipelago di Svalbard, a nord della Norvegia, dopodiché protagonista divenne la costa di Tel-Aviv, in seguito le Maldive, le Hawaii, per rendere su tela due fra le centinaia di paradisiaci atolli che rischiano di sparire a causa dell’innalzamento del livello del mare e nel 2016, fu contattata dalla NASA affinché partecipasse alla Missione IceBridge, la più imponente indagine sulle regioni polari che ebbe inizio nella primavera del 2009 impiegando flotte aeree e nell’arco di un decennio, le osservazioni hanno permesso fare numerose scoperte.

Forman ha conseguito il Bachelor of Science in Studio Arts nel 2005 presso lo Skidmore College di Saratoga e già dalla prima serie di lavori denominata Storms, concepita nel 2004, suscitò l’interesse del mondo dell’arte e da allora i suoi dipinti sono stati esposti in decine di mostre individuali, collettive, sono presenti in collezioni private in tutto il mondo e non solo, oltre alla NASA, la motivazione che l’anima l’ha portata dietro le telecamere della CNN, è intervenuta al TED Talk ed è stata tra gli artisti residenti del National Geographic.

Esploro momenti di transizione, turbolenza e tranquillità nel paesaggio.
Durante questo processo mi rendo conto di quanto siamo deboli se ci confrontiamo con le potenti forze della natura.


 
 
 
Le astratte simmetrie della finger painting di Judith Braun