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Vladimir Kush, il poetico “realismo metaforico”

 
 
Forme leggere, morbide, capaci di risvegliare l’immaginario fiabesco, Vladimir Kush conduce l’osservatore nell’incanto di un mondo fantastico.

Pittore e scultore, Vladimir Kush nasce il 29 marzo del 1965 a Mosca, nei pressi della foresta-parco di Sokolniki. Già da bambino mostra una naturale predisposizione artistica, tanto che a soli sette anni inizia a frequentare una scuola d’arte, dove ebbe modo di studiare il Rinascimento, l’impressionismo, fino all’arte contemporanea.

Nel 1982 si iscrive all’Istituto d’Arte di Mosca di Surikov, ma l’anno successivo, è costretto ad interrompere gli studi perché è chiamato ad assolvere il servizio militare.

Questo non gli impedisce di continuare a dipingere, è infatti il comandante dell’unità, a voler che Vladimir Kush prosegua a coltivare talento e passione, e durante i due anni leva, fu quindi autorizzato a realizzare murales, tele, ma ad un patto, in esse dovevano esser raffigurati oggetti e particolari che riconducessero alla vita militare.

Concluso il periodo nell’esercito, porta a termine gli studi per poi iniziare ad eseguire ritratti per strada, finché nel 1987, espone per la prima volta e con successo, alla Soyuz Khudozhnikov URSS, storica unione creativa sovietica istituita ufficialmente nel ‘57 e composta da artisti e critici d’arte.

Fuori dai confini russi, Vladimir Kush si spinge nel 1990, partecipando ad un mostra tenutasi a Coburgo, in Germania; i suoi quadri vengono praticamente venduti tutti e nello stesso anno, si trasferisce negli Stati Uniti. Oltreoceano affina ulteriormente la sua tecnica e il successo ottenuto, gli permette di aprire la sua prima mostra permanente, la Kush Fine Art con sede a Lahiana, nella contea Maui delle Hawaii e successivamente a Los Angeles e al Caesar Palace di Las Vegas.

Sandro Botticelli, gli olandesi Hieronymus Bosch, Jan Vermeer, Vincent Van Gogh e visibilmente Salvador Dalì, sono i pittori che più ne hanno influenzato lo stile e per quanto le sue opere possano rievocare maggiormente l’artista spagnolo, ed altrettanto le opere di Magritte o Ernst, Vladimir Kush non ritiene appartenere al surrealismo, quanto piuttosto a quello che lui definisce ‘realismo metaforico’.

Acquarelli, inchiostro e prevalentemente pittura a olio su tavola o tela, a edizione limitata i suoi dipinti sono riprodotti anche come stampe di giclee e se questo inizialmente ha contribuito alla sua popolarità, oggi le opere originali di Vladimir Kush, sono ormai vendute in tutto il mondo, dipinti in cui realtà e fantasia si miscelano dando vita a immagini colme d’infinita poesia.
 
Vladimir Kush
 

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