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Lavinia Fontana: riconoscimenti e fama ancora in vita

 
 
«La donna impari in silenzio, in piena sottomissione. Non permetto alla donna di insegnare né di dominare sull’uomo; rimanga piuttosto in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva».

“San Paolo di Tarso” lettera a Timoteo.

Sofonisba Anguissola, Caterina van Hemessen e Lavinia Fontana pittrici del Cinquecento ruppero la regola di San Paolo.

Sofonisba addirittura divenne maestra e confidente dell’artista fiammingo Anthony Van Dick, il quale affermò di aver imparato di più da un’anziana non vedente che da tutti i suoi maestri pittori in Italia!
Le tre artiste ebbero la fortuna assai rara dei riconoscimenti per la loro bravura quando ancora erano in vita, al contrario ad esempio di Elisabetta Sirani, che molte volte dovette dipingere in piazza per dimostrare a tutti che i quadri dipinti fossero una sua produzione e non degli aiutanti di bottega.

Lavinia Fontana nacque a Bologna il 24 agosto 1552.Suo padre Prospero, era un importante pittore della scuola bolognese, aveva lavorato con Giorgio Vasari a Palazzo Vecchio a Firenze e godeva di amicizie importanti come Ugo Buoncompagni, futuro Papa Gregorio XIII.

Lavinia si formò nella bottega di famiglia frequentata da committenti facoltosi e da altri artisti come il Correggio e Ludovico Carracci dei quali ne subì l’influenza artistica.

Il padre comprese subito il talento della ragazza divenendo suo maestro, mentore ed “acuto” impresario, la ragazza rappresentava per lui una vera fonte di ricchezza che avrebbe provveduto ai bisogni di tutta la famiglia Fontana e di quella che la giovane avrebbe formato in futuro.

I pittori del Cinquecento non erano dotati della sola capacità artistica, e in questo Lavinia non era certo carente, ma avevano anche una buona cultura, così anche alla giovane pittrice furono impartite lezioni di carattere classico-religioso e, necessarie soprattutto per una donna, norme di comportamento etico-sociali adeguate al mondo delle istituzioni clericali e nobiliari.

Il primo lavoro della pittrice fu non a caso un’opera religiosa, il “Cristo con i simboli della Passione”, conservata al Museum of Art di El Paso, Texas.

La fama e i riconoscimenti della bravura di Lavinia si diffusero presto, le committenze erano sempre maggiori portandola spesso fuoriper lavoro, cosa all’epoca, tipica di un uomo e quindi dovettero presto pensare a salvare l’apparenza e a dare una immagine della pittrice di donna-moglie.

Lavinia fu così data in sposa ad un altro pittore di scarso talento che frequentava la bottega di famiglia Giovan Paolo Zappi, figlio però di un ricco mercante, la scelta del padre non fu casuale…
Siccome si solevano redigere delle scritture matrimoniali, assimilabili a dei veri e propri contratti, per il matrimonio della pittrice furono sottolineati alcuni punti molto importanti:

– che la ragazza era una pittrice professionista e quindi di estimato valore,
– che il marito accettava di guidare i figli, e di entrare a far parte della famiglia di lei, Fontana,
– che lei si sarebbe occupata di dipingere!

Gian Paolo rinunciò così alla sua carriera di pittore per assistere Lavinia.
Divenne suo intermediario, recandosi dal notaio, stipulando contratti, seguendo le consegne e limitandosi a dipingere i drappeggi di sfondo nei ritratti che sua moglie realizzava.
E come da contratto guidò dei figli: ne ebbero ben undici!
Per fortuna Lavinia era una donna dalle energie quasi “sovrumane” e riuscì a conciliare famiglia e lavoro.
 

I Ritratti

 
Furono senza dubbio le opere per le quali ebbe maggior fama.
Chiamata a corte dalle nobildonne sia per la sua amabilità sia per la sua bravura, Lavinia, per loro e per i bambini realizzò quadri rifiniti minuziosamente nelle acconciature e nei vestiti, quali, ad esempio:
Ritratto de Constanza Alidosi, del 1594, esposto presso il National Museum of Women in the Arts, EEUU.
 
fontana lavinia-costanza alidosi
 
La famiglia Gozzadini, 1584 olio su tela conservato alla Pinacoteca Nazionale di Bologna.
 
L.Fontana, Portrait of the Gozzadini Family 1584 Oil on canvas, 253 x 191 cm Pinacoteca Nazionale, Bologna .jpg
 
Fra i più conosciuti, quello di Antonietta Gonsalvos, figlia di Petrus Gonzales, la quale soffriva di una rara malattia congenita ereditataria, l’Hypertrichosis universalis, che le ricopriva la pelle di una peluria concentrata soprattutto sul volto. La bambina, nel dipinto, porta una coroncina floreale tra i capelli e indossa un vestito di pregio decorato con disegni e pizzo; il tutto fu riprodotto dalla pittrice minuziosamente.
 

L. Fontana, Antonietta Gonsalvos,1594-1595, olio su tavola, cm 57 x 46, Blois, Musée du Chateau
L. Fontana, Antonietta Gonsalvos,1594-1595, olio su tavola, cm 57 x 46, Blois, Musée du Chateau

 
L’accuratezza dei dettagli e il voler mostrare la titolarità dell’opera è possibile ritrovarla anche in uno dei suoi autoritratti ad esempio quello che si trova presso la Galleria degli Uffizi.

Lavinia si ritrasse con vestiti sfarzosi, con in mano una penna mentre sta scrivendo il suo nome e la data di esecuzione. Sul tavolo nel dipinto è visibile una scultura classica che testimonia il suo interesse per la rinascita delle arti e le culture antiche. Lei guarda diretta verso lo spettatore e in questo si ispira a Sofonisba, anch’essa, infatti, si ritrasse allo stesso modo, con in mano un medaglione nel quale era scritto: «La giovane: Sofonisba Anguissola, ha dipinto per sua propria mano di fronte allo specchio a Cremona»
 

L. Fontana, Atoritratto (1579)
L.Fontana, Atoritratto (1579)

 
Lo spettatore del Cinquecento non era certo abituato a collocare una donna nel mondo delle arti e della cultura, la pittura poi era un mondo esclusivo per gli uomini.
 

Lavinia Fontana: Pittrice Pontificia

 
Oltre ai ritratti Lavinia dipinse molte Pale d’Altare, un lavoro assai faticoso per una donna, lei poté beneficiare dell’aiuto di suo padre, al contrario della Sirani che pare fosse stato proprio quel lavoro a procurarle delle ulcere.

La prima Pala le venne commissionata grazie all’appoggio di suo suocero nel 1584: la Pala d’altare “L’Assunta di Ponte Santo” ad Imola. Ne eseguì altre, ma quella che le fece avere maggiori riconoscimenti fu “La visione di San Giacinto” che le aprì letteralmente le porte di “Roma”.
 
L. Fontana, Visione di S. Giacinto
 
Grazie a Paolo V, suo conoscente, aveva infatti battezzato il suo ultimo figlio, le commesse da parte della nobiltà romana come dalle rappresentanze diplomatiche furono così tante che la pittrice decise nel 1603 di trasferirsi a Roma e venne soprannominata la Pittrice Pontificia”, mentre suo figlio Prospero, sempre grazie all’amicizia del Papa fu nominato canonico della basilica di San Giovanni in Laterano!

La pittrice si cimentò anche con i nudi, settore proibito alle donne, famoso è il quadro “Minerva in atto di abbigliarsi”, che si trova presso la Galleria Borghese di Roma.
 
L. Fontana - Minerva in atto di agghindarsi 1613
 
Nel 1613 fu colpita da una crisi mistica e si rifugiò presso il convento delle camaldolesi, per poi morire nell’agosto dell’anno successivo.
 
Fra gli altri riconoscimenti per la sua bravura ancora in vita Lavinia Fontana fu la prima prima donna ad essere eletta all’Accademia di S.Luca, e, nel 1611, venne coniata addirittura una medaglia celebrativa in suo onore.
Da morta invece ha avuto il grande onore di essere sepolta accanto al Pantheon, nella chiesa di S. Maria sopra Minerva.