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Joel Rea, il fotografico surrealismo della condizione umana

 
 
In più occasioni definito pittore iperrealista, in verità Joel Rea crea dipinti in cui la fotografica definizione dei soggetti, si contrappone, o meglio, trova compimento nel surrealismo metaforico attraverso il quale, l’artista esprime la sua visione circa la condizione umana e le problematiche del nostro tempo.

Nato in Inghilterra il 4 aprile del 1983, Joel Rea vive e lavora a Queensland, Australia, dove la famiglia si è trasferita quando lui era ancora bambino. In un continente dalla lunga tradizione pittorica e dal quale un numero sempre maggiore di esponenti offre nuove visioni dell’arte, il suo è certamente uno dei nomi di spicco del panorama contemporaneo.

Il tema dominante del suo lavoro è la rappresentazione del dualismo interiore e quello che domina il mondo, in una sorta di esaltazione della vita e simultanea decostruzione della sua illusoria perfezione.

Dal potente impatto visivo, le opere di Rea raffigurano la pura essenza della natura, eterna ed affascinante fonte di purezza ed allo stesso tempo maestosa forza devastante, realtà che si ripete nell’umana esperienza con le sue molteplici emozioni.

Con un linguaggio apparentemente semplice ed accessibile, i suoi lavori si concentrano sul tema della lotta per la sopravvivenza, l’estinzione, i plausibili pericoli provocati dal cambiamento climatico. Secondo una visione esistenzialista difficilmente controvertibile, l’ormai australiano per adozione, riflette sul fatto che, invece di provvedere a migliorare il Pianeta, ne diamo per scontata la magnificenza, lo danneggiamo in nome di una adorazione distorta per la ricchezza, di un crescente materialismo, per la brama di potere e non troppo lentamente, lo stiamo opprimendo.

Quelle di Joel Rea sono quindi allegorie dalla forte impronta emotiva, in cui va sviluppandosi una storia che vede frequentemente egli stesso come protagonista: alle prese con disastri ambientali, in preda a vortici, mentre si getta nel vuoto o combatte contro un esercito in giacca e cravatta, sotto il languido sguardo di un mastodontico cane. Altrettanto presente è l’acqua, elemento che forse più d’ogni altro è chiamato a rappresentare nascita e morte, conforto e terrore. Per cui sui cieli in tempesta, onde gigantesche si stagliano in morbidi scenari apocalittici, inghiottendo uomini d’affari altre volte risucchiati dal cielo, portanti via dal vento. In egual misura appaiono tigri d’inaudita bellezza che, sinuose, si muovono fra le rocce, riposano sulla vetta di scogli, fuoriescono dalla burrasca o si mimetizzano fra i ghiacciai o sbucando dalla schiuma del mare.

Imperiosa e solitaria è quella che si fa ammirare in ‘Crossroads’, un dipinto che ben illustra la complessità comunicativa di Rea, oltre le straordinarie doti tecniche. E’ ambientato nel quartiere newyorkese di Chelsea ed è colmo di simboli e particolari. Rapporto conflittuale se non perduto tra uomo e natura, è il bambino nudo che estasiato da una farfalla, corre verso il centro dell’incrocio diventando anch’egli protagonista del quadro. Sul semaforo è dipinta la Mano di Fatima, poco distante, un’elegante scimmia si osserva riflessa su delle vetrate, mentre una coppia sta avanzando tenendo al guinzaglio un lupo. Nella parete in primo piano, dietro l’enorme felino la cui posa è imitata presumibilmente dal gatto bianco che ha fatto il giro del web, sono presenti due murales. In basso due uomini tribali e sopra di essi una mano con l’immancabile smartphone, sul quale giace crocifisso un Gesù dai cui palmi, anziché sangue, sgorgano ‘like’. A sovrastare tutto, un’evanescente colomba bianca che s’innalza verso la luce.
 
Joel Rea
 
Il mondo reale calato in paesaggi e contesti assurdi, la perfezione della composizione che si scontra con l’improbabile, figurazioni in cui si avverte la precarietà dell’esistenza e dove non sempre alternativamente è possibile osservare drammaticità, atmosfere romantiche, amaro umorismo. Spiazzanti e come appena visto, talora estremamente descrittive, le opere di Joel Rea hanno conquistato il mondo dell’arte internazionale.

Folgorato dal surrealismo di Salvador Dalí, evocato dalla vivacità dei colori, Joel Rea trae ispirazione da quanto apprende dai mezzi d’informazione, dai sogni, da episodi di vita personale. Una passione per il disegno che si è manifestata sin dall’infanzia. Cresciuto nella Gold Coast, regione a sud di Brisbane, ha frequentato il Queensland College of Art e da questo, nel 2003 è stato scelto come destinatario del Griffith Award per l’eccellenza accademica nelle Belle Arti. Lo stesso anno, con identica motivazione, è stato insignito della Golden Key International Honour Society.

Nel 2004, anno in cui espose per la prima volta, fu accolto con favore sia dal pubblico, sia dalla critica, che più volte lo ha paragonato ai grandi maestri del Rinascimento, in virtù della profonda cura dei dettagli. L’australiano invero, realizza i suoi dipinti ad olio facendo uso di pennelli particolarmente fini e questo fa sì che per portare a termine un’opera possa impiegare anche centinaia di ore, per sua stessa ammissione su una singola tela ne ha dedicate oltre 700.

Le sue opere sono state esposte in tutta l’Australia, negli Stati Uniti, in gran Bretagna e numerosi sono stati i premi conseguiti.

«La mia fame di conoscenza cresce ad un ritmo accelerato, ma alla fine mi trovo all’interno di un universo di costante distrazione, uno stato mentale di costante fantasia, memoria e vincolo immaginario da parte del mio corpo animale. […] Cerco ora, nel mio nuovo lavoro di aprire queste tante finestre di sublime curiosità, di commentare. I nostri bisogni personali hanno reso fondamentale l’indagine della coscienza umana, il creatore più miracoloso mai esistito»

 

Joel Rea
 

Joel Rea
 

Joel Rea
 

Joel Rea
 

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Joel Rea
 

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