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Fore-edge painting, l’arte pittorica nascosta nei libri

I libri, memorie del passato e profeti del domani, maestri e scrigni di speranze, raccolte di parole in rima e in prosa che narrano sentimenti, riflettono pensieri, parlano e ascoltano. Fra le loro pagine si creano e si nascondono ricordi, immagini, profumi e storie non scritte, misteri racchiusi fra un vocabolo e l’altro, una virgola e punto esclamativo. Un giorno però, iniziarono ad esser perfino custodi di celati dipinti e stando alla leggenda tutto cominciò con Carlo II, re d’Inghilterra, Scozia, Irlanda e Francia.

Il sovrano, vissuto fra il 1630 e il 1685, era spesso raggiunto alla residenza reale di Whitehall da una duchessa sua conoscente, la quale, ogni volta non mancava di chieder in prestito un libro e sua maestà ovviamente era solito accontentarla. La nobildonna però, con altrettanta abitudine, dimenticava di restituirli e non di rado quando le veniva chiesto di riconsegnarli, affermava d’esserne la legittima proprietaria e così, per smentirla e ritornare in possesso dei propri averi, Carlo II chiamò in suo soccorso il legatore Samuel Mearne e il pittore olandese Peter Lely, ritrattista di corte già maestro della Corporazione di San Luca e i due, escogitarono un piano infallibile. Alcune settimane dopo, il re fece visita alla duchessa e non appena riconobbe un volume di sua appartenenza, lo sfilò dallo scaffale dove alloggiava col dire che lo avrebbe portato via con sé. Al che la dignitaria, sorpresa dal gesto di sua maestà, gli rivolse protesta esclamando d’esserne padrona e a quel punto, con espressione beffarda, il monarca inclinò lievemente il bordo anteriore del testo e dal nulla apparì il sigillo reale, prova inequivocabile della sua provenienza e così nacque la Fore-edge painting, ossia, l’arte d’impreziosire le opere letterarie con dipinti sui tagli.

 

Fore-edge painting, l’arte antica d’impreziosire i libri

Le prime testimonianze in realtà risalgono al X secolo e vedevano raffigurati elementi come simboli araldici e benché in Italia egregio saggio ne dette il pittore veneto Cesare Vecellio (1521-1601), artefice di ben più complessi decori su almeno 170 libri facenti parte della biblioteca della famiglia Piloni, è a partire dalla seconda metà del XVII secolo che effettivamente prese a diffondersi e in modo particolare nei paesi anglofoni proprio per merito di Samuel Mearne.

E’ in quest’epoca che ebbe inizio la Fore-edge painting propriamente detta e in inglese chiamata anche disappearing painting, in quanto le rappresentazioni non sono più concepite per essere visibili a libro chiuso, bensì compiute come nella leggenda, quindi ammirabili unicamente dando ai rilegati una piegatura a ventaglio. L’operazione avveniva utilizzando un morsetto in legno che serrava le pagine mantenendole inclinate, dopodiché l’artista realizzava le illustrazioni con gli acquerelli e infine, tolta la stretta, il bordo veniva dorato in modo tale da nascondere il lavoro. Il primo esempio noto risale al 1649, tuttavia, dopo un periodo di estrema popolarità tale tecnica si avviò verso lento un declino, svanendo quasi totalmente, finché a riesumarla e riportarla in auge non arrivò William Edward di Halifax.

Fra un vocabolo e l’altro, i libri nascondo storie, immagini, ricordi e un giorno, iniziarono a esser anche custodi di celati dipinti: i fore-edge paintings. (terzopianeta.info)

Fra un vocabolo e l’altro, i libri nascondo storie, immagini, ricordi e un giorno, iniziarono a esser anche custodi di celati dipinti: i fore-edge paintings. (terzopianeta.info)

Erede di una famiglia di collezionisti di libri e legatori, nel 1784, insieme ai figli James, John, Richard e Thomas, inaugurarono un laboratorio artigianale nel celebre viale Pall Mall di Londra. Il loro contributo fu particolarmente significativo per l’editoria, studiarono e svilupparono la rilegatura in stile etrusco, altrettanto innovarono il processo di copertura con pergamena trasparente, rendendo quest’ultima pulibile oltre che notevolmente efficace nella protezione degli ornamenti sottostanti ed infine, furono tra coloro che riuscirono a far rifiorire la Fore-edge painting elevandola ad arte.

Fra un vocabolo e l’altro, i libri nascondo storie, immagini, ricordi e un giorno, iniziarono a esser anche custodi di celati dipinti: i fore-edge paintings. (terzopianeta.info)
Amelia Opie, Poems,1803, Copertura frontale stile etrusco

La famiglia andò specializzandosi, vestirono loro stessi i panni del pittore, anche se generalmente si affidavano alle mani esperte di professionisti. I soggetti non erano più emblemi o semplici disegni come in principio, ma dettagliati ritratti, paesaggi, animali, figure di carattere religioso, scenari evocanti passi dello scritto, inoltre la manifattura stessa era diventata sempre più elaborata. Gli affreschi venivano eseguiti su ciascun lato, oppure sul bordo anteriore ne venivano creati due differenti e opposti osservabili aprendo il libro perfettamente a metà e nel mentre gli Edward costruivano un piccolo impero, gli artisti, e non solo quelli da loro ingaggiati, rimasero nell’ombra. Essi infatti non erano soliti firmare le opere e a confondere ulteriormente le idee, le tante composizioni che nel corso degli anni sono state fatte su volumi stampati in secoli precedenti. Consuetudini che hanno complicato, quando non reso impossibile agli storici compiere un tracciamento temporale e individuare gli effettivi autori, per cui nella maggior parte dei casi, i dipinti sono stati associati esclusivamente ai legatori.

Soltanto a fine Ottocento cominciarono ad apparire i nomi, tra i primi quello di Claire Wain, la quale aggiungeva anche la data e come lei Caroline Billin Curry, pittrice presso la celebre libreria di George Bayntun e Robert Riviere, che si preoccupò persino di numerare i suoi lavori e li autografava come C.B. Currie. Come loro il poeta John T. Beer, che si ritiene abbia iniziato verso il 1884 limitandosi però a dipingere i tomi in suo possesso come semplice appassionato, quindi mai ne ha poi venduti. Aveva un’ampia biblioteca, con pubblicazioni che andavano dal 1500 al 1900 e traendo ispirazione dal contenuto ne decorò oltre 200, evitando sempre di applicare la doratura finale.

Jeff Weber, fondatore di Rare Books e studioso fra i più autorevoli, è riuscito a dare un’identità a molti altri protagonisti, a ricostruirne le avventure, raccogliendo le sue ricerche in Annotated Dictionary of Fore-edge Painting Artists & Binders, edito nel 2010, una sorta di bibbia di un’arte in miniatura rinata e che il tempo ha poi nuovamente privato di estimatori e di esecutori, tanto che la Heritage Crafts Association (H.C.A.), organizzazione britannica nata nel 2010 al fine di sostenere e promuovere la tradizione artigianale, l’ha inserita nella Red List, l’elenco dove sono inclusi mestieri e attività sull’orlo dell’oblio.

Numerose collezioni custodiscono molte delle opere conosciute, le più imponenti sono la Earl Gregg Swem Library del William and Mary Collage di Williamsburg, in Virginia, con 709 volumi; la Estelle Doheny Collection di Camarillo, in California, dove se ne contano circa 500 e poi la Boston Public Library, in Massachusetts, con altri 258 capolavori. Ma in tutto il mondo, a mantener viva la speranza di non veder scomparire la Fore-edge painting, principalmente sono Margaret Costa, Clare Brooksbank – autrice di acquerelli su oltre 2000 libri commissionati da antiquari e privati, tra cui Hilary Clinton – ed infine Martin Frost, entrato nel mondo dell’arte come scenografo e costumista teatrale, per poi lavorare in qualità di grafico nell’editoria. Nel 1970 però, venne anche lui catturato dal fascino di questa antica tecnica e da allora, si è dedicato completamente a lei realizzando più di 3500 opere, un talento premiato nel 2017 dalla H.C.A con il riconoscimento Maker of the Year e per l’impegno alla profusione e sviluppo della Fore-edge painting, è stato nominato Member of the Order of the British Empire in ambito del New Year Honours 2019.

Kim,Rudyard Kipling, stampa del 1925