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Enrico Robusti, la società dipinta fra dramma e ironia

 
 
Enrico Robusti fa parte di quella esigua schiera di artisti che ad uno stile indubbiamente originale, sanno accostare allo stesso tempo tagliente ironia e profondità concettuale.

Dissacrante e ironico, Enrico Robusti nei suoi dipinti si fa narratore della società, cogliendone l'inadeguatezza, la voracità, il lato comico e drammatico. (https://terzopianeta.info)Parmense classe 1956, Robusti cattura con sguardo impietoso la meschinità, l’ipocrisia e la volgarità umana riflettendola in dipinti vertiginosi, dove i soggetti, di cui se ne respira la grettezza, sono tratteggiati in maniera esasperatamente caricaturiale e si muovono in spazi deformati secondo l’ardua prospettiva che in fotografia è realizzata per mezzo di obiettivi detti ‘fisheye’, letteralmente occhio di pesce, a causa del caratteristico effetto tondeggiante conferito alle immagini. In origine furono pensati e sviluppati per l’utilizzo in campo astronomico, proprio per la capacità di documentare l’intera volta celeste, allo stesso modo Enrico Robusti ha nel mirino la società al completo e la dipinge senza filtri, ne coglie la voracità, i paradossi, senza distruggerla tenta di scavare nell’apparenza e finisce per svelarne l’anima grottesca.

Cammina per strada, entra nei bar, nei salotti, nei ristoranti, nelle case la sera spingendosi nelle camere da letto, oppure è attorno alle tavolate dove tutto si trangugia, il cibo come l’erotismo, l’amore, il denaro, una continua e carnale abbuffata dove anche l’aria vien divorata. Dipinti dal forte impatto in cui tutto sembra improvvisamente cominciare a roteare vorticosamente e i tratti, i volti, i corpi, le stanze, tutto si snatura e si distorce in un esplosione d’espressionismo estremo. Eppure, non è possibile mancare di percepirne la realtà, cruda, gettata fra colori, umorismo e la sensazione è quella d’aver già visto quelle famiglie, quelle coppie, quegli ambienti avvertendone la morbosità e provando lo stesso capogiro.

Enrico Robusti vive e racconta il nostro tempo, quello di una società disorientata da violenza, paure, inquietudini, da una volgarità ormai sdoganata in ogni ambiente, che accetta una comunicazione sempre più aggressiva lasciando indifferente che sconfini nel turpiloquio e l’artista, mette il punto esclamativo con un sorriso ed un sarcasmo che esprime già nei titoli delle sue opere, facendo denotare come la parola rivesta un ruolo di primo piano nella creazione ed il suo approccio alla tela, sia letterario.

«Il titolo è la mia stella polare. Ho sempre detto che la mia prima preoccupazione è quella di raccontare delle storie. In questo il mio lavoro mi avvicina più a uno scrittore che a un pittore e proprio come uno scrittore prendo appunti. Quando durante la giornata vengo colpito da un fatto, da una frase, apro il taccuino che porto sempre con me. Non tutti gli appunti diventano quadri ma se su quel fatto, o su quella frase, inciampo ancora, ecco che inizio a dipingere.» (da un’intervista con Camillo Langone).

L’inclinazione verso la pittura è in lui assolutamente innata, alla sua prima mostra De rerum natura, tenuta nella Consigli Arte di Parma nel 1986, arrivò infatti dopo una formazione classica e una laurea in Giurisprudenza. Percorrendo quindi un tragitto ben diverso da quello che solitamente è nella biografia di esponenti di quest’arte, a cui iniziò a dedicarsi concentrandosi sulla scuola fiamminga del Seicento e come lui stesso afferma, focalizzando maggiormente la sua attenzione verso la pacata raffinatezza di Antoon van Dyck e i dipinti di Pieter Paul Rubens, considerato dai più come capostipite del barocco.

In quella stessa galleria tornò nel 1991, quando prese parte ad una mostra curata dal compianto Federico Zeri, studioso e critico d’arte tra i più autorevoli del Novecento. Si trattava di un’esposizione di ritratti e lo stile visionario che lo renderà unico non aveva ancora preso forma.
Per la prima volta arriverà al pubblico nel 2004, presso la galleria di arte contemporanea Annovi di Sassuolo, in provincia di Modena, dove 15 ed enormi dipinti a olio presentati da un libro con introduzione di Alessandro Riva e accompagnati uno per uno da surreali didascalie di Gene Gnocchi.

«Accade che la tela sia piena di pensieri pesanti e ti senti obbligato a dipingere l’uomo nella sua drammatica inadeguatezza di fronte alla vita e alla morte e i contorni, siano esattamente quelli che arrivano dallo scherzo.»

La mostra s’intitolava Bar Italia e in una fusione d’irriverenza, gravità e abrasivo umorismo, era un viaggio tra i tanti aspetti dell’uomo comune di una piccola città, ma sarebbe una semplificazione affermare che quelli e i successivi lavori di Robusti si limitino a questo. L’artista osserva il mondo ed in egual misura analizza la propria esperienza, la vita pubblica e quella privata, relativa all’ambiente familiare, tocca la politica, gli affari e nelle sue allegorie non vi sono giudizi, né tantomeno la volontà di cercare risposte o dare spiegazioni; entrambi sostantivi che mal si addicono all’aleatoria esistenza, costellata com’è d’incertezze, dubbi e interpretazioni.

«L’arte – afferma Enrico Robusti – deve affascinare chi guarda […] fermarsi al senso dello stupore e della meraviglia» e nel 2005 è tra gli artisti della mostra contemporanea Il Male. Esercizi di pittura crudele, curata da Vittorio Sgarbi nella Palazzina Reale di Caccia a Stupinigi. Seguirono L’Inquietudine del volto, una collettiva presentata a Lodi ancora a firma del critico ferrarese; Il ritratto interiore presso il museo Archeologico di Aosta e poi Apollo e Dioniso, organizzata nella suggestiva Cortona in provincia di Arezzo. Dello stesso anno sono anche Il calcinculo che tutto move e Roma Robusta, due mostre personali rispettivamente ospitate nella galleria Pinxit di Torino e nello Studio Merlini Storti di Roma e la capitale, per celebrare il 40° anniversario dello sbarco sulla luna, scelse anche la sua tela Se penso che domani dobbiamo pagare l’affitto mi sento stordito.

Nei successivi anni continua ad essere presente in numerose collettive, a Vienna, Firenze, Milano, Reggio Calabria, inaugura le personali Mani in alto in nome della legge!, La fiera delle verità, Telecittà e i suoi dipinti, traboccanti di frattaglie, cotechini, spaghetti sguaiati più degli stessi commensali, di salotti raffigurati come macabri teatri dove in scena va il vuoto – non troppo amati dalla critica più radicale, dai luoghi più istituzionali che vedono Enrico Robusti eccessivamente intenso ed eloquente – nel 2011 sbarcano alla 54° biennale di Venezia e nel giugno dello stesso anno, Enrico Robusti tiene una personale all’Albemarle di Londra.

Graffiante e antropologo narratore dell’inadeguatezza, del rituale umano fra dramma e comicità, da quel momento la sua arte cominciò ad essere apprezzata ovunque e alla Gran Bretagna, si unirono Iran, Israele, Olanda, Stati Uniti, Svizzera…
 

Dissacrante e ironico, Enrico Robusti nei suoi dipinti si fa narratore della società, cogliendone l'inadeguatezza, la voracità, il lato comico e drammatico. (https://terzopianeta.info)
Non perché sia mio marito, ma è la persona più intelligente che abbia mai conosciuto!

 

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San Brizio epatoprotettore, veglia sulle mie vie biliari mentre preparo questi quotidiani arrostti allo spiedo

 

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La Madonna delle Brioche

 

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La gallina lessa e la sua giusta e commovente morte con corteo di mostarde

 

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La pescivendola

 

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Se penso che domani dobbiamo pagare l’affitto mi sento stordito

 

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Scompartimento fumatori

 

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Il prigioniero

 

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Il venditore di promesse

 

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Il buco nero

 

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Gran Moravia

 

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Goal

 

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Giù a rotta di collo sulla spina dorsale dell’infinito

 

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Che grande cozzata

 

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Tragico destino di una gallinella ripiena

 

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Affettazione liturgica

 

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Ah signorina, questa canzone fa resuscitare i morti!

 

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Bar Italia

 

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C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones

 

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Sfilata di moda

 

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Nessuno invita a ballare la Pavonessa

 

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Motoschifo

 

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Fortune insperate, giochi bizzarri del caso, riti di passaggio, bella vita nell’universo dei pesci rossi

 

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Oh caro! Sento che la notte partorirà lune rosse

 

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La buca dei diavoli

 

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San Valentino

 

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Le signore si divertono

 

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Colpo di fulmine