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Thomas Dambo, quando riciclare è arte

 
Difendere l’ambiente e promuovere la sostenibilità evitando lo spreco, è il proposito che ormai da anni Thomas Dambo ha trasformato in arte, attraverso sculture, istallazioni e oggetti di design, interamente eseguiti riciclando rifiuti domestici, scarti di fabbrica, siano essi di legno, plastica o cartone, opere che avvicinano le persone alla natura e donano ali ai sogni dei più piccoli.

Puoi realizzare i tuoi sogni con la spazzatura

Thomas DamboThomasDamboWinther nacque nel 1980 a Odense, città danese posata sull’isola di Fionia il cui nome significa Santuario di Odino, il dio nordico della poesia, della saggezza e della guerra, un luogo ricco di storia e cultura dove nel 1805 trovò i natali anche l’autore di numerose fiabe Hans Christian Andersen.

L’infanzia consente di guardare tutto con fantasia e come ogni bambino, anche Dambo cominciò per svago, plasmando e assemblando oggetti per dar loro nuove forme, inventandosi case sugli alberi, giocattoli e proseguì a sviluppare ulteriore manualità durante le elementari. Anni durante i quali gli venne diagnosticata la sindrome da deficit di attenzione ed iperattività, problematica che i genitori affrontarono trasferendo il figlio all’istituto Rynkeby Friskole, una scuola pubblica immersa nel verde, dove ancora oggi viene ammesso un numero esiguo di alunni, circa una cinquantina, in tal modo permettendo agli insegnanti d’instaurare con loro una rapporto più e così seguirli con maggior attenzione. In quella realtà il futuro artista poté concentrare la propria energia in maniera creativa e trovare il soprannome con il quale si sarebbe presentato al mondo. Gli venne difatti affettuosamente affibbiato dai coetanei, in quanto pronuncia danese della sigla DAMP, acronimo corrispondente all’inglese ADHD che identifica la sindrome: Attention Deficit Hyperactivity Disorder.

Con il trascorrere degli anni la passione non andò esaurendosi, ma durante l’adolescenza ad attrarlo fu anche il movimento hip hop facendo sua l’arte del beatbox e al tempo stesso entrò nel mondo, spesso parallelo, del graffitismo, cultura di strada diffusa in tutto il pianeta, ma che all’epoca aveva difficoltà ad esser considerata arte, ricevendo critiche dall’opinione pubblica nonché misure punitive dalla legge in caso di mancanza d’autorizzazione e il rischio di sanzioni pecuniarie o peggio, di trascorrere qualche notte dietro le sbarre, ne affievolì lo slancio.

Tuttavia, la condivisione, comunicare, porre l’uomo in simbiosi con l’ambiente, erano in Dambo innati sentimenti e in cerca dell’ispirazione per esprimersi rispettando gli spazi urbani, cominciò a frequentare un corso di formazione per falegnami. Ben presto però, sentì l’estro al quale avrebbe voluto dare libertà soffocare in attività avvertite monotone, ripetitive e nel 2005, per evitare di spegnersi abbandonò tutto e s’iscrisse alla Designskolen di Kolding, cittadina situata nella regione di Syddanmark.

Contesto creativo ed esperienza vissuta mentre in animo cresceva consapevolezza sul tema dello spreco e i rifiuti cominciarono sempre più ad apparirgli come una versatile risorsa ed iniziò così a raccogliere materiali d’ogni genere, in particolare scarti provenienti dall’edilizia, per cui secchi di vernice, cavi, tubi, finché un giorno, la vista d’un contenitore straboccante legno multistrato, provocò la scintilla da cui scaturì il primo il progetto di Thomas Dambo: Happy City Birds, centinaia di colorate case per uccelli poi collocate sulle mura di palazzi, lampioni e alberi di Copenaghen, Aarhus, Kolding e della sua Odense. Ovunque l’idea venne accolta con entusiasmo dai cittadini, quindi l’artista continuò a produrne e una volta terminato il percorso formativo all’istituto di design, aprì un laboratorio.
Da allora sono oltre 4000 le variopinte dimore d’ogni forma e dimensione assemblate e sistemate, conquistando anche in città di Germania e Libano.

Ho praticato riciclaggio sin da quando ero piccolo. Al tempo a livello inconscio, ma ha sempre fatto parte di me. E’ incomprensibile quanto la nostra società sprechi, gettando anche roba di buona qualità […] Tutti i miei progetti riguardano la sostenibilità. Uso rami o legno pulito di provenienza locale perché la mia missione è mostrare agli altri che è possibile costruire qualcosa con la spazzatura. Magari non diranno “Forse posso costruire un troll gigante”, però possono pensare a un garage o una sedia […] Spero che la mia arte possa ispirare le persone a vedere il grande potenziale offerto dal riciclo e a prendersi cura del nostro pianeta.

Poco dopo vide la luce Happy Wall, un muro costituito da numerose tavole di legno colorato che, non solo davano l’illusione d’osservar migliaia di pixel, ma erano anche interscambiabili, offrendo a chiunque la possibilità di creare scritte e disegni. Un’istallazione interattiva che sul web divenne immediatamente virale e altrettanto accadde alle fotografie dei giganteschi troll che Thomas Dambo iniziò a realizzare seminandoli in ogni dove, soprattutto nel verde delle città. Nacquero Hector Protector, Leo the Enlightened, Isak Heartstone, Little Arturs, Niels Bragger, Happy Kim, Laura e Julian, Sleeping Louis e con loro anche i Forgotten Giants, sei troll obiettivo di una sorta di caccia al tesoro per adulti e bambini articolata in altrettanti comuni di Copenaghen: Rødovre, Hvidovre, Vallensbæk, Ishøj, Albertslund e Høje Taastrup.

Nel 2015, la mente e le mani di Dambo concepirono Simon Selfmade, un gigante che martello alla mano si costruiva una gamba e lo pose sul ciglio di una strada nel sobborgo di Tilst, quartiere della periferia di Aarhus. Malauguratamente la scultura cadde sotto la furia di una tempesta e gli abitanti, ormai affezionati alla creatura, all’istante si adoperarono per trovare il materiale affinché potesse essere ricomporla e l’artista fu ben lieto di rimettere a nuovo il colosso, apportando però alcune modifiche: gli donò infatti entrambi gli arti e gli presentò una compagna, Anine.

Brutta avventura passò anche Hector el Protector, il guardiano a difesa dell’isola portoricana di Culebra. Dal 2014 lanciava sassi ai malintenzionati che si avvicinavano alle coste, però nulla poté contro l’ira dell’uragano atlantico Maria abbattutosi nel 2017 sull’area nord-orientale dei Caraibi ed a causa del quale persero tragicamente la vita oltre 3000 persone. Su desiderio della comunità locale, nel 2019 è tornato sopra gli scogli e stavolta Hector, anziché presentarsi minaccioso, veglia sul popolo illuminando l’Atlantico con una lanterna, quasi a siglare armistizio con venti e onde.

Quando costruisco un troll, il viaggio inizia con quello che vedo nelle foto o visitando il posto. Cerco di lasciare che la scultura faccia parte del luogo, mi piace pensare che interagisca con l’ambiente circostante. Credo che questo li renda più vivi. Li sistemo in modo tale da spingere le persone a lasciare i loro smartphone e immergersi nella natura per trovarli. Penso che le cose più belle nella vita, non sono quelle che si vedono fuori dalla finestra, ma quelle che si trovano perdendosi, facendo una deviazione durante il viaggio.

Dai rifiuti hanno preso vita monumentali canguri, serpenti, un cigno con le ali spiegate interamente composto da spatole in plastica da pasticceria, un elefante fatto con barattoli e secchi, un castello per le anatre e ancora barche a vela costituite da cartone e scarti di legno. Dopo gli attacchi terroristici che nel 2015 colpirono Francia e Danimarca, al quartiere Nørrebro di Copenaghen, Dambo donò l’opera raffigurante una donna nell’atto di spezzare un fucile d’assalto e la battezzò Frederikke, prendendo spunto dal termine danese fred, il cui significato, è pace.

Più che la povertà, mi indigna lo spreco.
Madre Teresa di Calcutta