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L’arte e la lotta di Ai Weiwei

 

L’arte e la lotta di Ai Weiwei

 

Nato in Cina nel 1957, con il tempo i suoi lavori oltrepassano i confini della tecnica e dell’ispirazione ed abbracciando temi di rilevanza sociale come la libera espressione ed informazione, violazione dei diritti umani, violenza dei regimi e del potere, si conferma uno degli artisti più significativi e coinvolgenti della nostra epoca.

Ai Weiwei diviene “l’artista combattente” e le sue opere, messaggio di libertà e lotta contro l’oppressione.

Oppressione che vivrà in prima persona.
Diviene infatti un sorvegliato speciale a causa dei contenuti pubblicati nel suo blog, aperto nel 2005 e attraverso il quale non solo presenta le sue opere, ma utilizza a tutti gli effetti come strumento politico.

Nel 2008, a seguito del terremoto nelle provincia di Sichuan che provocò più di 80.000 decessi, Ai si scagliò pubblicamente contro lo Stato per l’inadeguatezza delle infrastrutture che definì “budini di tofu” ed in particolar modo per le condizioni fatiscenti delle scuole all’interno delle quali persero la vita centinaia di bambini.

Fatti, a seguito dei quali, fonda il “Sichuan Earthquake Names Project” indagine tramite la quale risalire all’identità degli studenti deceduti, ma il 12 agosto del 2009, Ai Weiwei vien fermato ed interrogato dalle autorità cinesi. Ne uscirà con un ricovero in ospedale per emorragia cerebrale.

A causa delle sue continue azioni contro il regime, nel 2011 l’artista verrà incarcerato e denunciato per reati fiscali mai provati.
Uscito dietro cauzione dopo circa tre mesi, solo quattro anni più tardi gli sarà concessa la libertà di lasciare il Paese, quando nel 2015 gli furono restituiti i documenti necessari.
Da quest’esperienza nascerà “S.A.C.R.E.D.”, istallazione nella quale mostrerà la sua permanenza in carcere attraverso la ricostruzione di scene quotidiane.
 

Ai Weiwei - Istallazione SACRED
©Ai Weiwei

 

E’ con il padre, Jiang Haicheng, più noto come Ai Qing, poeta e dissidente politico costretto all’esilio, che durante l’infanzia vivrà la condizione di profugo.

Anche motivo per il quale nella sua ultima mostra in Italia, ricopre letteralmente le facciate di Palazzo Strozzi con dei gommoni, simbolo dell’odierna tragedia che si consuma nel Mediterraneo.

…lasciano tutto per cercare la libertà […] al di là dei nomi con i quali queste persone vengono chiamate, per me sono fratelli…

Naturalmente non sono mancate le critiche per quella che da molti è stata vista come una deturpazione dell’antico palazzo, fortunatamente però, non sono mancati interventi come quello del noto storico dell’arte Tommaso Montanari, con un articolo dal titolo “Quei gommoni ci costringono a guardare dentro di noi

Ai Weiwei, Gommoni, Palazzo Strozzi, Firenze 2017

“Ai Weiwei. Libero” è il titolo con il quale si presenta la mostra ospitata a Firenze e queste le parole dell’artista a spiegarne le motivazioni:rimanda alla mia attività, al mio percorso di vita. La lotta per la libertà.
Tanti sono i lavori che hanno scatenato polemiche, tanti quelli da ricordare come Sunflowers Seed, 100 milioni di semi di girasole in porcellana, lavorati a mano e riversati sul pavimento, con i quali l’artista ha raccontato fame e sofferenze del popolo cinese durante il governo di Mao Tse Tung.

Ai Weiwei - Sunflowers Seed
©Ai Weiwei, Sunflowers Seed

 

La foto scattata alla moglie, Lu Qing, in quella piazza Tiananmen, simbolo di potere….o ancora i suoi scatti “Study of Perspective”.
 

Study-of-Perspective - Ai Weiwei
©AiWeiwei

 

Con le sue opere Ai Weiwei spazia dalla musica, alla fotografia, dalla poesia all’architettura, comunica a livello globale ed esce con forza dai confini e dalle realtà del proprio Paese.

Dalle proprie esperienze, raggiunge temi che riguardano la società nel suo complesso, toccando temi e situazioni vissute da donne e uomini posti ai margini del mondo, interi popoli troppe volte invisibili, come se la sopravvivenza dell’uno non fosse imprescindibilmente legata alla sopravvivenza dell’altro.

©Gaoyuan

Non separo mai la mia arte dalle altre mie attività. C’è un impatto politico nelle mie opere e non smetto di essere artista quando mi occupo di diritti umani. Tutto è arte, tutto è politica