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Jean-Luc Moulène

 
 

di Roberto Roverselli

 
Artista contemporaneo francese, la cui opera, in più di trenta anni di produzione, è andata diversificandosi. Alla fotografia con cui debuttò nel mondo artistico fece seguire incursioni nella pittura, nella scultura, nella realizzazione di manifesti e nel mondo cartaceo con libri e opuscoli speciali.

Nato a Reims il 28 dicembre, ma vive e lavora a Parigi dal 1975 e si è fatto conoscere come fotografo con le serie Objets de grève (1999-2000) e 48 Palestinian Products (2002-2005), per poi dedicarsi, a partire della fine degli anni ’90 alla produzione di oggetti e disegni. Ha partecipato in Italia nel 2003 alla Biennale di Venezia e le sue opere fanno parte delle più importanti collezioni d’arte siano esse pubbliche o private.
 
Jean-Luc Moulène
 
Così viene spesso presentata l’opera dell’artista francese:
“L’opera di Jean-Luc Moulène – oggetti, fotografie, film – esprime al contempo una riflessione permanente sulla condizione sociale dell’artista, una critica radicale verso le manipolazioni e le seduzioni della rappresentazione e una ricerca formale che spesso si tinge di umorismo e di scherno.”
 
La capacità di utilizzare varie tecniche espressive, non è la sola cosa che ha smosso le attenzioni della critica verso l’autore. Tutto quello che ha realizzato è frutto di speculazioni approfondite e grande immaginazione.
 
Jean-Luc Moulène
 
Nell’articolo “Lógica del corte en Jean-Luc Moulène” sull’esposizione dell’artista, tenuta recentemente al Centre Pompidou J. Hontoria si descrive le tecniche e le scelte di Moulène.

“Gli oggetti, in Moulène non nascono solo da speculazioni sul materiale, ma anche dallo studio del meccanismo che li produce. Questo implica che, in molti casi, la forma definitiva che acquistano questi oggetti è la viva immagine del processo che l’ha resa possibile e non sarebbe la stessa con un altro metodo.
Moulène presenta un territorio che sembra un paesaggio di fantascienza. L’intera installazione espositiva deve essere interpretata come una passeggiata lungo una qualsiasi strada in cui ai corpi si alternano oggetti di tutti i tipi (delle “organizzazioni”) che vanno dalla natura alla armamentario industriali che produciamo.
Il suolo e le basi su cui poggiano gli oggetti sono di un grigio implacabile e senza ombre. L’atmosfera è fredda e difficile da penetrare, ma ispira e presto seduce la logica personale dell’artista e la straordinaria complessità e precisione con la quale ha costruito il suo mondo.”
 
Jean-Luc Moulène
 
Nell’esposizione di Parigi, l’artista francese ha infatti condensato alcuni concetti a lui cari e presentati nello statement del progetto.
Una trentina di opere nuove in cui si miscelano tecnologie dal design industriale, accurata sperimentazione dei materiali e una riflessione matematica (in particolare nella teoria degli insiemi).
 
Moulène parla di lateralità, intersezione e convergenza nella sua retrospettiva parigina. La prima si riferisce ad una modalità di trattamento del materiale, basato sull’attrito del materiale di elementi spesso molto diversi fra loro che vengono assemblati con “niente” per tenerli insieme, uniti solo dal loro contatto. L’intersezione è forse il più semplice e più letterale, poiché implica lo spazio creato dalla convergenza delle zone del corpo e dell’oggetto industriale. La convergenza intende agli oggetti che non sono degli ibridi ma dei nuovi corpi “che qui devono trovare il loro spazio tra il caos dei desideri individuali, dei contrasti politici e delle convenzioni sociali.