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Christo Yavachev e Jeanne-Claude Denat

 

di Roberto Roverselli

 
 
Sul lago d’Iseo fra il 18 giugno e il 3 luglio in Italia è stato possibile passeggiare su una passerella galleggiante realizzata Christo.
Niente di blasfemo, Christo Vladimirov Yavachev è il nome del noto artista americano di origine bulgara, le cui opere sono sempre tanto spettacolari quanto provvisorie.
L’installazione sul lago d’Iseo è la più recente fatta dall’artista nel nostro Paese ed era composta da pontili a pelo d’acqua larghi 16 metri e alti 50 centimetri, formati da 200.000 cubi in polietilene ad alta densità e coperti da 70mila metri quadri di tessuto.

Christo Vladimirov Yavachev
@Marco Bertorello/AFP/Getty Images

Christo oltre ad essere il nome dell’artista è anche il nome del progetto artistico e di uno dei sodalizi più produttivi e lunghi dell’arte moderna.
Christo Yavachev ha percorso la parte più importante della propria carriera artistica assieme alla moglie Jeanne-Claude Denat de Guillebon. Nati entrambi il 13 giugno 1935, si incontrarono nel 1958 a Parigi.Fu del 1961 la loro prima collaborazione nel porto di Colonia.
L’anno dopo a Parigi realizzarono la prima opera monumentale, “Rideau de Fer”, che li fece conoscere come importanti rappresentanti della Land Art.
Il lavoro parigino era un muro di barili d’olio che bloccava rue Visconti, nei pressi della Senna, in segno di protesta al muro di Berlino.

La Land Art è una forma d’arte contemporanea che dal 1967 negli Stati Uniti si è espressa rinunciando ai mezzi artistici tradizionali ed esprimendosi in un intervento diretto dell’artista nella natura e sulla natura.
Le opere restano spesso nella memoria attraverso la sola documentazione fotografica o video e nei progetti e negli schizzi preparatori.
In Italia abbiamo un buon esempio di espressione dell’arte immersa nella natura nel percorso BoscoArteStenico che si trova a Stenico in Trentino (Italia), a una trentina di chilometri da Trento.

Tornando al sodalizio artistico si deve fare prima un cenno all’evoluzione dell’opera di Christo. L’artista sin dagli anni ‘50 confezionava o imballava piccoli oggetti, quelli che di solito fanno parte della vita quotidiana, come ad esempio barattoli o bottiglie. Nel corso del tempo i progetti divennero più ambiziosi e gli oggetti più grandi, come le finestre di gallerie e anche un’auto.
La Land Art così come è stata interpretata da Christo e Jeanne-Claude è un intervento effimero sul paesaggio che modificano soprattutto “imballando” monumenti o stendendo lunghi teli in luoghi naturali.
Questo ha comportato spesso anche problemi pratici quali permessi, oltre naturalmente alle difficoltà tecniche.
Con le “Surrounded Islands” nel 1983 circondarono le isole della baia di Biscayne a Miami con dei teli fucsia, ma per l’istallazione del tessuto rosa ricorsero all’aiuto di più di 400 assistenti.
Avvolgere un albero o un edificio modifica la percezione e il rapporto che si ha sia con la costruzione sia con il paesaggio circostante, se ne perdono i dettagli e si crea un senso di attesa.

Uno delle loro istallazioni più emblematiche di questa visione artistica è la loro proposta per il Reichstag nel 1995, quando avvolsero la sede del Parlamento tedesco con più di 100.000 m2 di tessuto argentato e 15 km corda. Il progetto durò 3 settimane e si calcola che fu visto da oltre 5 milioni di persone.

Christo - Parlamento Tedesco 1995
Reichstag, 1995. ©Wolfgang Volz

Come detto, la ricerca di ottenere permessi per la realizzazione delle installazioni era forse la parte più complicata oltre al fatto che venivano spesso ( e in certi casi giustificatamente ) criticate perché gli studi di impatto ambientale provocavano l’inquietudine degli ambientalisti e dei membri delle popolazioni in cui le loro opere di sarebbero dovute realizzare. Christo ha così evoluto il suo lavoro utilizzando materiale di riciclo e interamente riciclabili.

Un altro aspetto della filosofia artistica di Christo Yavachev e Jeanne-Claude Denat de Guillebonè è stata la loro idea sull’indipendenza economica dei loro progetti.

Di Jeanne-Claude, deceduta nel 2009 per le complicazioni di un aneurisma celebrale, resta la dichiarazione che racconta come la libertà di espressione sia passata attraverso la scelta di autofinanziare sempre i propri progetti:

Christo Yavachev & Jeanne-Claude Denat de Guillebon
© Wolfgang Volz

Tutti i nostri progetti sono decisi da noi, vengono dal nostro cuore e dalla nostra testa. Non accettiamo commissioni. Vogliamo lavorare in totale libertà; fare ciò che desideriamo, come e quando lo vogliamo. Questo è il motivo per cui rifiutiamo gli sponsor. Abbiamo autofinanziato tutte le nostre opere d’arte. I nostri soldi provengono dai disegni preparatori e dai collage che vendiamo a collezionisti privati, galleristi e musei del mondo intero. Con quello che ricaviamo potremmo comprare palazzi, diamanti, Rolls Royce… Oppure pagare il conto degli ingegneri e, quindi, destinarlo ad un progetto. È una scelta. Non abbiamo mai accettato neppure di percepire denaro per libri, cataloghi, film o per l’ingresso ad una mostra”.