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Pet Therapy: le potenzialità terapeutiche degli animali

 
 
Attualmente esistono, in ambito terapeutico nonché in affiancamento alla consueta terapia medica, tecniche d’approccio al paziente alternative alle tradizionali, assolutamente non sostitutive delle stesse, ma nell’ottica di un’integrazione fra più discipline al fine di potenziare l’effetto farmacologico sul degente, nella speranza di velocizzarne la guarigione.

Menzione d’onore, per nobiltà d’iniziativa e sentimento intrinseco alla stessa, spetta, tra queste, alla Pet Therapy, ossia al complementare trattamento, sul percorso riabilitativo, che si avvale dell’interazione fra l’uomo ed un animale domestico preventivamente addestrato al tale ruolo, con obiettivo primario quello di trattare problematiche e patologie specifiche in differente metodologia rispetto alla classica, seppur con intento accessorio e non prevaricante sulla stessa.

Pet Therapy: scoprire l'amore e la capacità di cani, gatti, asini, cavalli e tanti altri animali, di alleviare i dolori dell'anima. (https://terzopianeta.info)

Alternativa medico-terapica che, nel territorio italiano, ritenuta innovativa e preziosa risorsa alla quale attingere in supplementare prospettiva curante, garantisce serietà nel rispetto delle Linee guida nazionali per gli interventi assistiti con gli animali (IAA), stipulate nel 2015 in un accordo fra Stato, Regioni e Provincie autonome, nella stesura di un documento che ha ufficializzato e definito gli standard operativi nell’utilizzo degli Interventi Assistiti con gli Animali su scala nazionale.

Differenti e varie le razze previste per la succitata assistenza sanitaria aggiuntiva, fra i quali gatti, cavalli, asini, cani, conigli e altri animali da compagnia. La potenzialità della Pet Therapy consiste nel permettere di affrontare malattie e malesseri di varia natura con un aiuto esterno che si basi sul vincolo d’affetto, fondamentale in disturbi ove l’interdipendenza sia di difficoltosa attuazione, come si verifica ad esempio nelle sindromi depressive e dello spettro autistico.

La scelta dell’animale non è casuale, ma viene effettuata in base a parametri di valutazione che tengano conto delle peculiari caratteristiche personali, della malattia in questione, dell’obiettivo da raggiungere e del contesto in cui le variabili andranno ad intersecarsi. In professionale e responsabile riferimento alle linee guida appena accennate, la scelta degli animali andrà effettuata con estrema cautela e consapevolezza, delineando un percorso di Pet Therapy che sappia tener conto della capacità di relazione degli stessi, coinvolgendo quindi nelle terapie solo creature che siano in grado di rispondere ad alcuni specifici requisiti, sanitari e comportamentali, che si confacciano in naturalezza alla particolarità di trattamento.

Cani, cavalli, asini e gatti sono le specie prevalentemente idonee, accompagnate in un tragitto sanante previo apposito addestramento, pertanto non semplici cuccioli domestici, ma esseri viventi delicatamente ammaestrati al peculiare rapporto che andranno a costruire, evolvendone l’amorevole mansuetudine ad empatia. L’addestratore, solitamente appellato conduttore, terminata la prima fase di addomesticamento, fungerà da ponte relazionale al fine di sovrintendere in modo ottimale la terapia a seconda della quale la preferenza ricadrà sui cani, piuttosto che sui cavalli o sui gatti, scrupolosa scelta attuata non esclusivamente in base al tipo di patologia, ma tenendo ovviamente conto della predisposizione del paziente verso una particolare specie.

Capacità di cernita che divien condizione essenziale per gli operatori che si vogliano ritenere idonei alla presa in carico del metodo di cura sul lungo periodo, gestendo con competenza, a “conoscenza avvenuta”, le numerose variabili interattive con zelante valutazione, al fine di raggiungere condizioni favorevoli ad un graduale miglioramento psico-fisico sia per il quadrupede che per l’infermo.

Pet Therapy: scoprire l'amore e la capacità di cani, gatti, asini, cavalli e tanti altri animali, di alleviare i dolori dell'anima. (https://terzopianeta.info)

 

La pet therapy contro la depressione

Nelle patologie depressive, in occidente sempre più frequenti ed intercorrelate a tipicità di sintomi quali lo stress eccessivo, il desiderio di solitudine e conseguente incapacità nella gestione dei rapporti interpersonali, la Pet Therapy è ampiamente utilizzata e fortemente consigliata, stimolando coloro che ne sono affetti a far leva sulla propria predisposizione all’accudimento, reimparando a prendersi cura di se stessi attraverso la premurosa dedizione nei confronti dell’animale prescelto e recuperando lentamente la deteriorata capacità di socializzazione.

La compagnia di un animale domestico è salutare nell’interrompere ed invertire circoli viziosi tipici della malattia, spronando, nel contatto con lo stesso, il riemergere da stati d’isolamento, sentore d’abbandono e percezione di non essere amati che, nel deviato intreccio mentale, gettano nel timore e nello sconforto più snervanti. Dedicarsi alla cura d’un altro essere vivente, implica nutrirlo, coccolarlo, lavarlo, portarlo a passeggio, preoccuparsi del suo stato di salute ed organizzare un piano sanitario che preveda la visita veterinaria, con conseguente necessità di abbigliarsi ed uscire, ritrovando il coraggio di affrontare il mondo esterno.

Pacifico che la suddetta terapia possa avere benefici sottintesa la natural propensione del paziente nell’accompagnarsi all’animale, una forzatura in tal senso, nel caso appunto in cui il soggetto non fosse predisposto, oltre che non apportare riscontro alcuno, rischierebbe di risultare controproducente innescando un processo d’involuzione emotivamente deleterio.

 

Combattere il senso di solitudine

Anche l’eccessivo senso di solitudine, seppur in ambito di fisiologia rispetto al morboso turbamento depressivo, può gradatamente provocare, in chi ne è affetto, radicata incomprensione nei confronti del mondo e delle persone che lo abitano, scivolando l’interiorità nel baratro dell’isolamento che, in concomitanza di fattori, può sfociare nell’agorafobia (dal greco αγορά: piazza e φοβία: paura, etimologicamente “paura della piazza”), ovvero una soffocante condizione d’angoscia che pervade mente e corpo, somatizzando a più livelli di disagio, nella frequentazione di spazi aperti o luoghi affollati; la sensazione di mancato autocontrollo che ne consegue, provoca uno stato di panico che, in timor di recidiva, pilota gradualmente nell’illusione che l’isolarsi dalla realtà e dai rapporti interpersonali sia la soluzione per autoproteggersi e non il sintomo da valutare a fini curativi.

In questo caso, in concomitanza alla terapia medica, è consigliabile avvalersi della Pet Therapy, grazie alla quale l’uscita in accompagnamento d’un cane o d’un gatto, viene in soccorso nell’esteriorizzare le proprie inquietudini, instaurando con gli stessi un reciproco e profondo rapporto di fiducia che rivitalizzi il desiderio di socializzare nel tentativo di combattere il senso di solitudine, riappropriandosi in un certo senso della propria vita, riprendendo le frequentazioni e ricominciando a sorridere, nel ritrovato stato di benessere dei quotidiani orizzonti.

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Pet Therapy e autismo 

Giovamento indiscusso sulla sfera affettiva, nonostante non vi siano, al momento, studi scientifici che avallino empiricamente tale ipotesi, coinvolgono i bambini affetti da patologie dello spettro autistico, essendo che, nella difficoltà di emozionale collegamento con gli stessi, l’animale riesca a penetrare l’imperturbabile muro d’apparente inerzia e silenzio che ne avvolge i vissuti, facendosi anello d’aggancio fra gli stessi ed il mondo esterno.

Nonostante per molti aspetti l’autismo rimanga un mistero per la medicina, seppur negli ultimi anni incessanti studi ne abbiano eviscerato alcune sfumature cliniche, la Pet Therapy risulta essere prezioso canale di comunicazione che attivi nel bambino un contatto, anche se non in modo tradizionale, enormemente significativo qualora anche la minima variazione di comportamento arrivi ad essere un timido tentativo d’estroversione appagante per lo stesso.

L’approccio canino al rapporto, fiorisce con dolce naturalezza nelle aree che in soggetti autistici risultano compromesse, ovvero sul versante ludico, psicomotorio ed affettivo, plasmandosi in loro senza aspettative tipiche della mente umana ed in completa dedizione priva di secondi fini, aprendosi pertanto un varco nella loro interiorità emotiva ed influendo benignamente sulla stessa, inserendosi in maniera spontanea, mai invasiva, all’interno di un progetto psicoeducativo più vasto, dove gli obiettivi da raggiungere, preventivamente stabiliti in sede d’equipe interdisciplinare, gioveranno dei processi socio-relazionali che l’animale ha catalizzato nel fanciullo.

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Alzheimer e Pet Therapy

In ambito di malattie neurodegenerative, in particolar modo nell’Alzheimer, dove la progressiva perdita di memoria devasta il paziente, relegandolo in un penoso stato d’isolamento, con ovvia perdita d’ogni rapporto interpersonale, la ridotta capacità di gestione dei propri pensieri e, in successione, del proprio corpo, provoca disastrosi stati d’agitazione e d’ansia, sulla scia di ricordi in irrimediabile fuga che provocano vuoti mentali terribili e logoranti.

Questa condizione è così problematica da prevede una tempestiva terapia medico-farmacologica in supplemento alla quale il contatto animale, qualora accettato di buon grado, potrebbe essere d’aiuto al paziente nel dirigerne l’attenzione su un compito specifico e concreto, riconducendone il pensiero in contesto di causa effetto tramite semplici azioni, permettendogli pertanto di rafforzare i sentimenti positivi, riducendo allo stesso tempo le sensazioni negativamente impattanti sull’ego e ripristinando la mobilità, scemando lo stato d’ansia.

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In aiuto degli anziani 

La Pet Therapy andrebbe proposta anche alle persone anziane, in particolar modo in caso di vedovanza, ove l’assenza del coniuge crei vuoti incolmabili, maggiormente percepiti in età avanzata, oppure nel casi in cui sopraggiungano difficoltà di deambulazione, entrambe situazioni che, facilmente, li possano portare a chiudersi in loro stessi o a soffrire di solitudine. Il consiglio di effettuare un percorso a fianco d’un animale, parte dall’assunto che la sopraggiunta voglia di riprendersi cura di qualcuno sia decisiva per allontanare lo spettro della depressione o del senso di solitudine. Inoltre, la Pet Therapy contribuisce ad eliminare quel senso di abbandono che pervade nella terza età, rivitalizzando il piacere della socializzazione, evitando di rintanarsi fra mura domestiche e prendendosi cura di un altro essere vivente che trasli a cura di sé l’accudimento ricevuto.

La mente animale, priva dell’eccesso di sovrastrutture che nell’uomo talvolta ingarbuglia le idee nel suo estenuante pensare, possiede quell’incantevole capacità di far fluire l’affetto tramite canali d’istintiva genuinità non propria all’umano, ove l’assenza di filtri e ragionamenti superflui conferisca all’interagire naturalità e schiettezza disarmanti, che, inserite in un percorso terapeutico, non possono che risultare cicatrizzanti, nonché risolventi e medicanti su corpo e spirito.

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Gli animali ci aiutano a ristabilire quell’immediato contatto con la sapiente realtà della natura che è andato perduto per l’uomo civilizzato.
Konrad Lorenz