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L’orrore dietro le carni prodotte da ElPozo

 
 
All’indecenza non c’è mai fine, ancora una volta gli investigatori di Animal Equality con la collaborazione del giornalista spagnolo Jordi Évole, rivelano le condizioni degli animali all’interno di un allevamento che è tra i principali rifornitori di ElPozo, nota società iberica appartenente al gruppo Fuertes, le cui carni sono distribuite online da Morrisons e Amazon in svariati paesi europei, Italia compresa.

Immagini raccapriccianti che dimostrano, se ancora ce ne fosse bisogno, come dietro all’industria della carne situazioni del genere non siano considerabili delle semplici eccezioni, sono sempre di più i casi portati alla luce dalle organizzazioni, allevamenti in cui non vengono rispettate le norme igieniche e men che meno ci si preoccupa del benessere e della dignità degli animali, i quali rappresentano una mera fonte redditizia e niente più, modus operandi che tra l’altro, può ripercuotersi anche sull’utente finale, quando oltre ai maltrattamenti si unisce l’uso massiccio di antibiotici, altra pratica largamente diffusa negli allevamenti intensivi.

“Per quanto riguarda lo stato di abbandono è il peggiore che abbia mai visto – ha dichiarato Tony Shephard, direttrice di Animal Equality nel Regno Unito – Lasciare così tanti animali a soffrire per giorni e settimane sfiora l’impossibile. Non ho mai visto niente del genere”.

Terrificante meraviglia provata anche da Matteo Cupi, direttore esecutivo della sezione italiana: “Queste sono alcune fra le immagini più agghiaccianti che abbia mai visto. Un simile livello di negligenza è inaccettabile, a maggior ragione nell’Unione europea. I responsabili dovranno rispondere delle proprie azioni.” Concludendo: “ElPozo non distribuisce solo in Spagna, ma in molti paesi europei. Per questo in Italia abbiamo avviato una petizione per chiedere ad Amazon di cessare immediatamente la vendita di questi prodotti nel nostro paese”.

Animali deformati da ernie e ascessi inverosimili, maiali con ulcere scoperte ricolme di vermi, cuccioli lasciati morire agonizzanti senza quindi aver dato loro una ben che minima assistenza sanitaria, container pieni di cadaveri e di suini in evidente stato avanzato di putrefazione lasciati a contatto con altri animali, molti dei quali ridotti all’infermità o scannati dagli altri.

Un film dell’orrore uscito dalla mente malata del peggior regista che si sia mai visto, peccato non si tratti di una macabra pellicola cinematografica e neppure di effetti speciali creati da qualche genio del make-up del calibro di Jack Pierce, quanto avviene in quell’allevamento e purtroppo in molti altri, è tutto vero ed il pensiero non può che andare all’Ufficio alimentare e veterinario dell’Unione Europea, l’ente cioè, preposto a verificare la conformità ai requisiti della legislazione dell’UE nei settori della sicurezza e qualità degli alimenti, della salute e del benessere degli animali.

Tante più inchieste svelano i volti oscuri dell’industria alimentare, tanto più forti sono i dubbi ed i timori circa l’efficacia dei controlli, se non sull’esecuzione degli stessi, perché in molti casi sono stati fatti nomi di grandi aziende, peccatrici di fornitori con macelli e allevamenti in cui gli animali erano (sono) vittime di crudeltà inaudite ed esempi recenti ne sono lo stabilimento di Viterbo, o l’indagine ancora condotta da Animal Equality circa il “pollo italiano 100%”, cui ha fatto seguito un’opera di sensibilizzazione che ha portato grandi GDO come Esselunga, Auchan, Pam Panorama ed altre, a dare pubblico impegno per cessare la vendita di uova provenienti da allevamenti di galline in gabbia.

Oltre alle sevizie subite dagli animali, nella fattispecie i suini, il pericolo è che alcune parti degli stessi, benché ridotti in tali condizioni, possano essere “considerate idonee al consumo umano – spiega Tony Shephard – e utilizzate nei prodotti ElPozo”. L’azienda tirata in ballo dal proprietario stesso dell’allevamento in questione, all’indomani della messa in onda del filmato, durante la trasmissione Salvados, condotta da Évole, ha rilasciato una dichiarazione secondo cui “Gli animali che compaiono nelle immagini dell’inchiesta, non entrerebbero mai nella catena di produzione”.

Mentre Amazon ha preferito non commentare, un portavoce di Morrisons ha fatto sapere che per loro “Il benessere degli animali è estremamente importante. Le immagini di questo video sono profondamente angoscianti e siamo preoccupati nel vedere le condizioni di questi maiali. ElPozo è stata chiara sul fatto che dall’anno scorso ha smesso di prendere animali da questa fattoria”.

ElPozo ha inoltre tenuto ad aggiungere che i propri veterinari ispezionano gli animali prima e dopo la macellazione e che il filmato è stato girato in un’area dedicata alrecupero sanitario” di animali malati e quelli che non si sono ristabiliti, sono stati macellati in conformità con la legge vigente.

Affermazione quest’ultima che lascia quantomeno perplessi, perché le immagini tutto fanno pensare tranne di trovarsi all’interno di locali monitorati e predisposti a qualsiasi tipo di attenzione verso gli animali, che vi sia un problema di comunicazione? Ovvero, le industrie, hanno consapevolezza di cosa significhi benessere e dignità degli animali? E quanto queste condizioni sono concretamente osservabili fino all’ultimo, anche qualora si parli di allevamenti sostenibili?
 
 

ATTENZIONE:
immagini che possono urtare la vostra sensibilità