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Natura: meraviglie e segreti del Pianeta

La natura rende unico ogni angolo del Pianeta, dipinge laghi con mille colori, plasma deserti, foreste, impetuosa si mostra nell’urlo dei tuoni, dei vulcani, dei terremoti, manifestazioni di fronte alle quali l’uomo è inerme e spesso purtroppo vittima. Meraviglie e fenomeni ampiamente illustrati, dietro ai quali dunque non vi è alcun mistero, ma non tutto ciò che si è palesato è stato pienamente compreso e unanimemente spiegato dalla scienza, esistono ancora piccoli e grandi interrogativi che attendono una risposta, enigmi rivelati solo parzialmente e intorno ai quali sono andate creandosi varie congetture, così come superstizioni e leggende popolari anche derivate da culti religiosi, credenze e aspetti del folklore che a volte hanno donato energia e aiuto alla ricerca.

 

Lo Shanay-timpishka, il fiume infuocato

In una terra come il Perù, ricca di cultura e di una tradizione colma di narrazioni con protagonisti luoghi come El Indio Dorado oppure di Misti, lo spirito della montagna e di Puca Huira, il Vento Rosso che castiga gli oziosi, da secoli si racconta che nel cuore della foresta amazzonica scorre un fiume le cui acque sono talmente calde da uccidere gli animali che vi cadono dentro. Il suo nome è Shanay-timpishka, ‘riscaldato dal calore del sole’, e deve il suo fuoco a Yacumama, la Madre delle Acque dalle forme di un enorme serpente che genera fonti gelide e roventi.

Una storia che Andrés Ruzo, ha imparato da bambino attraverso la voce del nonno e nel 2010, dopo aver conseguito una laurea in geologia e geofisica alla Southern Methodist University di Dallas, in Texas, si decise a cercare le torride acque lasciando cadere nel vuoto lo scetticismo di esperti e colleghi. Sostenuto dal National Geographic e dietro autorizzazione dello sciamano locale, studiò e utilizzò una mappa geotermica del Perù e dopo un anno di ricerche nella giungla di Huánuco, mostrò al mondo la meravigliosa realtà di un fiume che sfugge alla comprensione scientifica.

Lungo circa 6,5 km, in alcuni punti lo Shanay-timpishka raggiunge 25 metri di larghezza e 6 di profondità, mentre le temperature oscillano fra 49 e 92 gradi, un calore che di per sé non avrebbe significato rilevante, se non fosse per il fatto che a differenza d’ogni altro corso bollente, non scivola in prossimità di un vulcano, il più vicino infatti dista 650 km.

Secondo Andrés Ruzo, la sorgente potrebbe essere di origine piovana e attraverso una rete di fratture, l’acqua filtra nelle profondità della Terra fin tanto da esser riscaldata dai magmi e poi effluisce in superficie ma lontano da essi. Il geoscienziato, ha inoltre potuto notare l’esistenza di batteri sin ora sconosciuti che vivono nel fiume nonostante il suo stato oltremodo febbrile.

Patomskiy, il cratere vivente

Nella taiga incontaminata della regione siberiana di Irkutsk, si erge una formazione la cui conicità ricorda quella di un vulcano, ma all’interno del vertice il terreno compie solo una lieve depressione e al centro sorge un’insolita quanto sferica collina alta circa 15 metri, mentre nel suo complesso, il cratere raggiunge gli 80 metri per un diametro di 150 metri. Non è però l’aspetto a rappresentare l’unica sua particolarità.

La natura rende unico ogni angolo del Pianeta, dipinge laghi, plasma deserti, foreste e non tutto è stato compreso e unanimemente spiegato dalla scienza. (https://terzopianeta.info)La natura rende unico ogni angolo del Pianeta, dipinge laghi, plasma deserti, foreste e non tutto è stato compreso e unanimemente spiegato dalla scienza. (https://terzopianeta.info)

Venne scoperto da Vadim Kolpakov, geologo della città di Bodaybo che nel 1949 si avventurò a nord allo scopo di mappare il territorio e durante la spedizione entrò in contatto con i Saka, popolo nativo conosciuto in lingua russa come Jakuti e da questi venne subito diffidato dall’andare al Nido dell’Aquila di Fuoco, in quanto gli confidarono essere il luogo dove risiede il male, molti uomini vi avevano perso la vita ed era evitato anche dagli animali selvaggi. Con una tale descrizione Kolpakov non poté far altro se non tutto il contrario, quelle parole lo affascinarono e alimentarono la curiosità di giungere sul posto, per cui proseguì il cammino nella fitta foresta e quando da una collina scorse il cratere, nell’immediato provò a darne spiegazione pensando all’opera umana, ma quando si avvicinò, la straordinarietà gli fu evidente.

Battezzato con il nome del fiume che scorre non lontano, da allora il Patomskiy è stato meta di svariate missioni attraverso le quali la ricerca ha tentato di capirne la genesi raccogliendo materiale, ma ad esclusione di una età stabilita fra i 100 e 500 anni, niente va oltre le ipotesi e le più accreditate sono quelle che lo indicano come frutto d’intense attività vulcaniche, oppure conseguenza di un impatto meteorico, supposizione proposta già all’epoca da Kolpakov attraverso una pubblicazione che ricevette subitaneo consenso di gran parte della comunità scientifica.

Alla natura ancora ignota e all’unicità dell’aspetto, altre inconsuete peculiarità lo caratterizzano, è stato infatti osservato come intorno ad esso, le piante siano germogliate all’improvviso e poi cresciute in tempi eccezionalmente rapidi. Inoltre, il Patomskiy è in grado di mutare, crescere e decrescere costantemente come spinto da qualche energia e come se non bastasse, Alexander Dmitriev, geologo e mineralogista dell’Università di Irkutsk, durante una spedizione condotta nel 2006 rilevò che a 150 metri di profondità dalla superficie della collina, è presente un oggetto cilindrico lungo circa 600 metri composto da acqua e corpi ferromagnetici, plausibile causa delle anomalie magnetiche che vengono registrate in prossimità del cratere.

L’incantata Foresta Danzante

Sulle sponde orientali del Mar Baltico, al confine fra l’enclave russa di Kalingrad e la Lituania, si trova una zona dove impera un surreale silenzio ed era il luogo in cui viveva in tempi remoti una giovane di nome Predislava, che catturò il cuore di un principe e sebbene ella provasse medesimo sentimento, l’unione era ostacolata dal credo. Il nobile era infatti pagano, mentre lei di fede cristiana e così per convogliare a nozze, decise di convertirlo mostrandogli il potere della sua fede e per farlo lo portò nel cuore di una foresta e cominciò a cantare in modo talmente soave che gli alberi presero a muoversi e ballare. Il principe rimase così colpito che si convertì e fece battezzare l’intero suo popolo. In quel preciso istante, abeti e pini si bloccarono per rimanere in eterno nella posizione in cui si trovavano e così, secondo la tradizione locale, nacque la Foresta Danzante, un parco naturale dove le piante hanno un inconsueto aspetto.

Secondo alcuni, il luogo è dominato da una forza che unisce l’infinità del cosmo agli esseri della Terra, qualcosa di simile al monumento megalitico di Stonehenge, mentre più tiepidamente e razionalmente, altri attribuiscono le sinuose contorsioni alla composizione del sottosuolo in connubio alla violenza del vento e c’è chi invece, sostiene siano dovute al bruco di una farfalla che cibandosi dei germogli degli alberi, ne provoca la particolare anomalia. Qualunque sia il motivo, la bellezza della foresta è all’oggi inesplicata.

Il mistero delle Luci di Hessdalen

In Norvegia, nella valle di Hessdalen, situata a 35km a nord di Roros, è noto il ricorrente manifestarsi di enigmatiche luci che a partire dagli anni ’80 hanno dato origine a decine di supposizioni: corpi celesti, illusioni ottiche, testimonianze di UFO e in effetti, se colta in senso stretto, quest’ultima è la definizione più corretta, in quanto non se ne conosce appieno la natura, per cui possono esser ancora considerate come ‘oggetti volanti non identificati’.

Hanno l’aspetto di sfere multiformi e variopinte, anche se prevalentemente si presentano bianche o rosse e il bagliore può esser così intenso da irradiare la valle. Nascono in cielo così come in prossimità del terreno muovendosi in modo improvviso e irregolare, oppure rimanendo ferme, a volte illuminandosi a intermittenza e sebbene Hessdalen sia il luogo più famoso e importante a causa delle numerose ricerche susseguitesi nel tempo, ci sono almeno altri 40 posti dove simili lampi si mostrano da secoli, fra cui il Queensland, in Australia, oppure nella contea di Yakima, nello Stato di Washington.

La scienza è ancora impegnata a risolvere un fenomeno recente e che per molti anni non ha goduto di troppe attenzioni, ma gli studi condotti suggeriscono che potrebbe trattarsi di un processo di combustione innescato da polveri contenenti scandio, oppure derivare da uno scambio di energia fra un plasma (materia gassosa costituita per la maggior parte da atomi o molecole ionizzate), vapore acqueo e aerosol, sistema colloidale formato da particelle liquide e solide.

Hessdalen, Norvegia, 2007

I Folletti Rossi

Altro spettacolo poco conosciuto è quello dato dagli Spettri o Folletti Rossi, dall’inglese Red Sprites, enormi scariche elettriche facenti parte della crescente famiglia dei Transient Luminous Events, fenomeni luminosi che si verificano nella ionosfera. Essi infatti si sviluppano a un altezza compresa fra 60 e 90 km consumandosi nell’arco di pochi millesimi di secondo e il colore che li contraddistingue e dà loro nome, è dovuto alla presenza nell’atmosfera terrestre di azoto.

Sebbene teorie risalgano agli inizi del Novecento, vennero accidentalmente fotografati per la prima volta nell’estate del 1989 e a partire dal XXI secolo, sono stati osservati anche tramite l’ausilio dell’ISS, la Stazione Spaziale Internazionale che per mezzo delle telecamere costantemente puntate sul nostro Pianeta, ha potuto riprendere un evento altrimenti difficile da catturare e analizzare.

Gli Spettri Rossi sono correlati alle attività temporalesche di elevata intensità e quindi associati alla presenza nell’aria di particelle elettriche. Si manifestano al di sopra della stessa nube da cui scaturisce un fulmine che trasportano al suolo energia positiva, benché ne sia stata riscontrata la formazione anche dopo scariche negative e si presentano come rubri bagliori che secondo l’aspetto sono classificati come Jellyfish Sprite, particolarmente estesi e simili a lampi globulari; Carrot sprite, dovuto alle ramificazioni che ricordano la pianta ed infine Column Sprite o C-sprite, colonne elettriche ancora motivo di studio.

Red Stripes, Amarillo, Texas, 2018

 

Red Stripes, Oklahoma, 2016

Le luci fantasma del Mekong

Ogni anno, in particolare nel distretto thailandese di Phon Phisai ed in concomitanza con il termine del Vassa, la Quaresima Buddista che da luglio si protrae fino alla luna piena di ottobre, centinaia di fiammeggianti globi fuoriescono dalle acque del fiume Mekong per raggiungere il cielo e poi dissolversi nell’atmosfera.

La natura rende unico ogni angolo del Pianeta, dipinge laghi, plasma deserti, foreste e non tutto è stato compreso e unanimemente spiegato dalla scienza. (https://terzopianeta.info)

Sono quelle che un tempo erano definite luci fantasma e poi conosciute come Sfere di Fuoco del Signore Nāga, Bung Fi Phaya Nak, divinità dall’aspetto di un enorme serpente che vive nell’alveo del rivo e onora con il suo incendiario respiro la conclusione dei 3 mesi di ascetica meditazione.

Avvalendosi della consulenza di Manas Kanoksil, medico dell’ospedale di Nong Khai che ha trascorso un decennio a studiare i fuochi, un gruppo di scienziati del Ministero della Scienza e della Tecnologia thailandese ha ipotizzato che potrebbero essere generati dalla combustione di metano e azoto che, rilasciati durante processi di degradazione di organismi vegetali e animali depositati sul letto del fiume, si infiammano a contatto con l’ossigeno in particolari circostanze di temperatura e umidità.

Non vi è ancora prova scientifica e le ricerche vanno avanti fra lo scetticismo di personaggi come Jessada Denduangboripant, docente di biologia alla Chulalongkorn University di Bangkok, secondo cui tali manifestazioni luminose non hanno niente di straordinario e neanche di naturale, sarebbero infatti una mera truffa perpetrata ai danni dei credenti e portata avanti anche motivi economici.

Fino a non molti anni fa, le Sfere di Fuoco erano note soltanto presso le popolazioni native, ma con il tempo hanno attratto un sempre maggior numero di turisti, tanto che alla fine venne organizzato un’appuntamento che annualmente si ripete nella nella città di Nong Khai. Durante una ricorrenza, il biologo fece riprendere l’evento con una telecamera ed asserì che il miracolo è semplicemente dato da proiettili traccianti sparati dal versante opposto del Laos. Anche tale soluzione però non è troppo esaustiva, in quanto la cultura locale parla da secoli delle luci fantasma e inoltre, possono essere viste in un tratto di almeno 250 chilometri del Mekong.

Sfere di Fuoco Nāga

Le rocce che sfidano la fisica

Varie persone al mondo conoscono i segreti della materia, della gravità e si rendono artefici di equilibriste e meditative sculture composte da pietre e rocce che sembrano sfidare ogni legge della fisica, maestrìa di cui la natura dimostra d’esser sovrana con opere sparse in Africa, Asia, Australia, Europa, Nord America.

Formazioni geologiche come la Idol Rock, situata nella contea di North Yorkshire, in Inghilterra, un monolito di 200 tonnellate che da tempo immemore si erge su un piccolo basamento; a Ruokolahti, in Finlandia, si trova invece il Kummakivi, lo ‘strano masso’ di 7 metri di lunghezza che giace su una roccia dalla superficie convessa; sui Monti dei Giganti, in Polonia vi è la Chybotek, mentre in nel Parco Nazionale di Matopos, a sud di Harare, Zimbabwe vi sono le incredibili Balancing Rocks. Nell’antica città di Mamallapuram, nello stato dell’India meridionale Tamil Nadu, vi è la Vaan Irai Kal, Pietra del Dio del Cielo, meglio conosciuta come Palla di Burro di Krishna che tradizione vuole sia stata posata sul pendio dagli dèi. In Nuova Scozia, una colonna di basalto alta 9 metri osa affacciarsi sulla baia di St. Mary dal bordo della scogliera, attraendo a sé migliaia di turisti.

Monumenti della natura come lo sono la Mexican Hat, nello Utah, la pietra del Garden of Gods, il parco nazionale di Colorado Springs, come la surreale Roccia Dorata della Birmania, sovrastata dalla Pagoda Kyaiktiyo e tenuta in equilibrio da una ciocca di capelli di Buddha.