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Miele di Manuka, il prezioso nettare della Nuova Zelanda

Le api, non solo da viole, meliloto e timo,
ma ancor da spine e da cepolle e cardi
la più suave e miglior parte coglieno e servano,
la qual poi da li omini per cibo e medicina si adopera.
Pandolfo Collenuccio

Tra i più pregiati al mondo, il miele monofloreale di Manuka è un superalimento dalle molteplici proprietà, di colore ambrato scuro, con variazioni che vanno dal giallo carico al caramello. Il sapore è dolce e deciso, screziato da un sentore d’erba erica, terra, minerali e di retrogusto amarognolo sul palato. La consistenza è vellutata e, per influenza di una specifica proteina colloidale, vischiosa.

Termine scientifico della pianta d’origine, inclusa nella famiglia delle Myrtaceae, è Leptospermum scoparium, definizione ad opera dei naturalisti tedeschi Johann Reinhold (1729-1798) e Johann Georg Adam Forster (1754-1794), padre e figlio che insieme parteciparono al secondo viaggio di James Cook (1728-1779), raccogliendo esemplari botanici e annotandone dettagliatamente su diario, descrivendoli, introducendo 94 nomenclature binomiali su 75 generi e integrando il tutto con illustrazioni in Characteres Generum Plantarum, edito a Londra nel 1775.
 

Miele di Manuka, pianta quest'ultima endemica di Nuova Zelanda e Australia, dai cui fiori le api impollinatrici creano e così donano, reale ambrosia, date le molteplici e straordinarie proprietà • TerzoPianeta.info
Johann Reinhold e Johann Georg Adam Forster, Characteres Generum Plantarum, 1775

 
Durante l’esplorazione, Johann Reinhold Foster aveva assunto, con qualifica d’assistente, Anders Erikson Sparrman (1748-1820), precedentemente fra i più brillanti allievi e pupillo di Linneo. Al rientro in Inghilterra, a spedizione ultimata, l’esperienza vissuta fu inoltre riportata personalmente da Johann Georg Adam Forster in un libro, ampiamente ritenuto di considerevole risvolto etnologico da contemporanei e posteri.

Il termine leptospermum significa «seme sottile», ma non esistono informazioni inconfutabili sulla derivazione di “scoparium”, benché s’ipotizzi che la definizione possa essere derivata da alcuni generi di Fabaceae somiglianti a delle scope oppure che vocabolo sia stato coniato nel 1769 da Cook quando, approdato in Nuova Zelanda, ne utilizzò i rami come ramazza e sebbene non vi sia modo di sapere se racconto corrisponda a verità o sia tramandata leggenda, certezza riguarda invece la conformazione delle fitte e resistenti frasche, ricoperte da masse di foglie sempreverdi, ovali e con un corto aculeo all’apice: questa particolare spinosità è uno dei tratti botanici fondamentali per riconoscere la Manuka e non confonderla con la Kanuka (Kunzea ericoides), una differente specie — spesso erroneamente scambiata perché molto simile — appartenente alla stessa famiglia, seppur dal fogliame decisamente più piccolo e delicato, morbido al tatto e privo di margini taglienti, ma con una chioma più folta e un’elevazione maggiore.
 
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La Manuka si sviluppa molto velocemente e in prevalenza sotto forma d’arbusto, talvolta di albero: nel primo caso raggiunge un’altezza compresa fra i 2 e i 5 metri, nel secondo può arrivare fino a 15, ergendosi su un tronco dalla corteccia squamosa.

Intensamente profumati, i fiori hanno cinque petali, con sfumature di colore che spaziano dal bianco degli appena sbocciati, al rosa di quelli meno giovani, dapprima di tonalità più pallida e poi, col passare del tempo, sempre più accesa. I frutti sono delle capsule suddivise in cinque settori: maturando, le bacche si seccano e le fessure si aprono, rilasciando dei semi minuscoli, sottilissimi e bislunghi.

Endemica dell’Australia sudorientale e della Nuova Zelanda, la Manuka è una specie pioniera che colonizza con rapidità territori danneggiati, predisponendo il suolo per altre vegetazioni autoctone, capacità rigenerativa che la rende di primaria scelta all’interno dei progetti neozelandesi di conservazione.
 
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Da circa un millennio, l’utilità del Leptospermum scoparium è conosciuta alla popolazione indigena Maori, che ne ricavava infusi e decotti da foglie o corteccia da usare come sedativo e per disturbi gastrici o urinari, impiegando poi la cenere o la gomma bianca per preparare soluzioni balsamiche da applicare sulle ustioni, adoperandone il duro e resistente legno per costruire pettini, manici di attrezzi, armi, bastoni e qualsiasi altro oggetto o costruzione si confacessero al materiale.

Dal punto di vista alimentare, la segatura di Manuka è ottima da utilizzare nell’affumicatura a freddo di carni, formaggi, pesce, verdure, pannocchie e altro, per infonderne un aroma inconfondibile, deciso e intenso, ma con note dolci che richiamano il miele. Il legno viene prima essiccato, stagionato e poi fatto bruciare con lentezza, affinché il fumo prodotto sia delicato e permeante il cibo.
 
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Benefici curativi sono riconosciuti — in particolare modo se proveniente dalla regione di Gisborne (altrimenti detta East Cape) — all’olio essenziale, miscela semivolatile che viene estratta da rami e foglie di Leptspermum scoparium, per distillazione a vapore.

Il potere disinfettante, microbicida e antimicotico gli è conferito dai beta trichetoni, composti organici naturali che raggiungono una concentrazione minima del 20%, giovando a irritazioni epidermiche, dolore muscolare, tendineo o gengiviti: in quest’ultimo caso, per farne un buon colluttorio è sufficiente metterne un paio di gocce in un bicchiere d’acqua tiepida, mentre sulle punture d’insetti va applicato puro. Per massaggi sulle zone infiammate, si raccomanda di diluirne una goccia ogni 10ml di un olio base, ad esempio di cocco, mandorle dolci, germe di grano, jojoba o altri a piacere. Infonderne l’essenza negli ambienti tramite diffusore, ristora la mente, al pari dello scioglierne nella vasca da bagno, allentando tensioni fisiche e concedendosi un momento di rasserenante relax.

Il ruolo delle api

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È tuttavia dall’incontro tra nettare e api mellifere, l’effetto medicamentoso raggiunge l’eccellenza. Per trasformarlo in miele, le api s’avvalgono della prolina, sostanza enzimatica a secrezione salivare che ne favorisce una buona maturazione, evita l’alterazione degli zuccheri ed è garanzia di un prodotto finale non adulterato.

Antesignano nel comprendere le portentose virtù del miele di Manuka fu il biochimico Peter Charles Molan (1943-2015) che, a partire dal 1982, avviò approfondite analisi e nel 1995 fondò, dirigendola fino al 2013, l’Honey Research Unit, istituita nell’Università di Waikato per studiarne la composizione e l’azione antimicrobica.

Il miele di Manuka risulta infatti unico per il contenuto di Metilgliossale (MGO), composto organico dall’elevata attività antibatterica che Natura vuole si crei nel nettare del fiore di Leptospermum scoparium, dalla conversione — oggetto d’interesse scientifico internazionale — del diidrossiacetone monosaccaride trioso, ovvero carboidrato semplice, noto anche come DHA o glicerone.
 
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In realtà, l’MGO non è prerogativa dell’oro di Manuka, esso invero trovandosi in altri alimenti e varietà di miele, ma l’eccezionalità offerta dalla pianta neozelandese è l’elevata e ineguagliata concentrazione della sostanza, indicata è la quale nel rapporto milligrammo/chilogrammo, partendo da un minimo di 100mg/kg e relativa efficacia terapeutica direttamente proporzionale all’aumento della quantità, come dimostrato dal professor Thomas Henle e collaboratori, dopo ricerche e approfondimenti in merito, condotti all’Università Tecnica di Dresda, pubblicati nel 2008.

A determinata dose di MGO, per legge da stampare in etichetta, corrispondono necessità specifiche e comune a tutte è l’indicazione di assumerne uno o due cucchiaini al giorno, ma senza eccedere per scongiurare un’eccessiva azione battericida:

100+ MGO: concentrazione minima e delicata, indicata per la protezione immunitaria e il buon funzionamento intestinale nell’infanzia;

• 120+ MGO: ottimo aiuto quotidiano, adatto a tutte le età, per lenire lievi irritazioni alla gola, tosse e stimolare la digestione;

• 400+ MGO: valido trattamento per l’epidermico e per contrastare l’infiammazione delle mucose;

• 500+ MGO: ottimo da applicare su scottature, ferite non importanti e irritazioni cutanee;

• 900+ MGO: ideale per ognuna delle appena menzionate esigenze, ma dato il maggior carico di Metilgliossale, consigliato in periodi mentalmente stressanti o di particolare affaticamento fisico, grazie all’abbondante apporto proteico.

I valori di MGO, secondo Natura non superando “barriera” di 600mg/kg, possono arrivare, benché raramente, a 1500+, ma, ricerche scientifiche suggeriscono di porre attenzione ai prodotti dichiaranti livelli di Metilgliossale oltre 800-1000 mg/kg, in quanto risultato potrebbe derivare da processo di surriscaldamento del miele, causa di danneggiamento di significativi enzimi e dunque decremento della qualità.

Fra i più ricercati per le prodigiose caratteristiche che lo contraddistinguono, il miele di Manuka della Nuova Zelanda viene esportato verso una sessantina di paesi ed è la classificazione UMF™ (Unique Manuka Factor) ad assicurarne il superamento dei rigorosi test dell’UMFHA (Unique Mnuka Factor Honey Association), effettuati allo scopo di valutarne forza, purezza, durata di conservazione e freschezza.

L’esclusivo sistema di certificazione si basa quindi su quattro punti chiave:

valutazione del grado di potenza antibatterica, in base alla quantità di MGO rilevata;

misurazione del DHA, a maggiore contenuto del quale, corrisponde un tempo più lungo di conservazione dell’MGO;

ricerca della leptosperina, molecola, dalle proprietà flogistiche, presente solo nei fiori di leptospermum scoparium e per questo fondamentale per testare l’autenticità del miele di Manuka o rilevare contraffazioni; essendo un fluorocromo, vale a dire in grado di emettere fluorescenza dopo l’assorbimento di fotoni a una determinata lunghezza d’onda, è un marcatore facilmente individuabile;

calcolo dell’idrossimetilfurfurale (HMF), biomolecola originantesi dalla degradazione degli zuccheri, per disidratazione del fruttosio, in un ambiente acido oppure troppo caldo e che indica mal conservazione o surriscaldamento termico se superiore ai 40mg/kg dopo la produzione che è il limite legale per il consumo umano in Europa, ma con tolleranza di 80mg/kg se proveniente da paesi tropicali, essendo le alte temperature climatiche, e non la lavorazione, a provocarne un rialzo; un miele di naturalmente fresco, ne possiede meno di 1mg/kg;

L’UMF è pertanto il risultato di un’analisi completa e il marchio può essere apposto sulla confezione solamente dai produttori licenziatari, indicandone la gradazione, in una fascia che parte da 5+ e arriva 25+, con step intermedi a 10+, 15+ e 20+.

Il livello minimo da cui partire per ottenere giovamento è 5+, mentre oltre i 20+ è raccomandato per bisogni specifici e ciò perché incremento dell’UMF e dell’MGO sono correlati. Previo consulto medico in caso di diabete, allergie o assunzione di farmaci per i quali escludere interazioni — il miele di Manuka, ricco di aminoacidi, vitamine B e C, va consumato puro o diluito in semplice acqua tiepida, nelle bevande calde in generale, ad esempio sostituendolo allo zucchero nel latte, nelle tisane e similari oppure, spalmandolo su una fetta di pane, inserendolo in frullati, yogurt, gelati, salse e renderlo gradevole protagonista, secondo proprio gusto, delle più disparati elaborati gastronomici, dolci e salati.
 
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Miele di Manuka ad uso topico

 

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Georgina Burne Hetley (ca.1832-1898), Leptospermum scoparium, A branch of white Manuka in flower and seed, ca.1880, dipinto edito in Flora of Australia and Madeira, ca. 1889

 
Prezioso alleato della pelle su più fronti, svolge una funzione:

antinfiammatoria e antiossidante, dovuta alla presenza di acidi fenolici e flavonoidi;

idratante ed emolliente sul prurito derivante da secchezza epidermica, eczemi o dermatiti;

migliorativa dell’acne, poiché limitante la produzione di sebo;

distensivas su segni dell’età, ipercromia idiopatica degli anelli orbitali e edemi palpebrali;

rigenerativa perché stimolante la produzione di collagene e la cicatrizzazione;

illuminante, nutriente e rivitalizzante nelle emulsioni cosmetiche appositamente realizzate per viso, mani e corpo;

delicatamente detersiva sui capelli per mezzo di shampoo mirati che ne accrescano la brillantezza e favoriscano la crescita, prevenendo forfora, rotture e rafforzando i follicoli piliferi;

Svariati studi hanno ipotizzato una valenza terapica più vasta, prendendo in considerazione ambiti d’applicazione nei quali il miele di Manuka potrebbe costituire panacea, ovviamente senza la pretesa di sostituirsi ai farmaci, dove essenziali, ma parallelamente dando sostegno nel ritrovare il benessere fisico.

Ampliando bacino al mondo animale, ai cani il miele di Manuka grezzo con MGO compreso fra 100+ e 300+, sarebbe protezione ideale per problematiche cutanee di tenue entità, creando un velo che le isoli dagli agenti esterni, disinfettandole e favorendone la guarigione; per saltuariamente aiutare una difficile digestione, andrebbe somministrato oralmente e con estrema moderazione, comunque mai prima dell’anno d’età e sentito eventuale parere veterinario, specialmente in caso di patologie.

Se appassionati di giardinaggio, ci si può regalare il rosato e vivido fiorire della Laprospermum scoparium anche in Italia e se scelta ricade su vaso, sarà da riempire con una pacciamatura di foglie alla base, ma solo nelle regioni dove l’inverno è abbastanza rigido, e ricoprire con del terriccio ben drenante, ad esempio con un substrato al 50% composto da lapillo e al 50% di pomice; i semi vanno lasciati nello strato superiore, senza essere coperti, ma protetti da vento e freddo, evitando che la temperatura scenda al di sotto dei 20º, cercando il più possibile esposizioni soleggiate tutto l’anno. Non è una pianta che richiede particolari cure o potature, salvo quelle effettuate per darle un po’ d’ordine. La fioritura sarà generosa e colmerà lo sguardo, lasciando ai più fantasiosi la facoltà di viaggiare lontano, con cuore e pensiero.
 
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Nel linguaggio dei fiori, simboleggia energia e vitalità, rappresentati dal vigore con cui cresce, resistendo ai cambiamenti climatici ed aprendo fragranti petali agli impollinatori.

Straordinario rimedio naturale, il miele di Manuka è dorato elisir creato dalle api, muse dell’arte da tempo immemore, dipinte e narrate, scolpite e cantate, posate in versi poetici o aforismi e talvolta assunte a esemplari metafore d’un esistenza operosa, cooperante, umile e devota.

Salvaguardarle non è soltanto un dovere, ma il miglior modo per esprimere loro pura gratitudine, senza nemmeno per un istante commettere l’irreparabile errore di darle per scontate.
 

Come l’ape raccoglie il succo dei fiori,
senza danneggiarne colore e profumo,
così il saggio dimori nel mondo.
Buddha

 
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