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Mangostano: proprietà, usi e benefici

 
Scientificamente catalogato al nome di Garcinia mangostana, nell’opera Species Plantarum, pubblicata nel 1753 a firma del botanico, medico, accademico e naturalista svedese, Linneo, Carl Nilsson Linnaeus (1707-1778), il Mangostano è albero sempreverde appartenente alla famiglia Clusiaceae — anche dette Guttiferae — endemico dell’indonesiano arcipelago delle Molucche e delle malesi isole della Sonda, nonché ad oggi principalmente sparso nella zona sud-occidentale dell’India, nelle Filippine, nel Vietnam, in Kenya, nello Sri Lanka, in Florida, in territorio portoricano e in Thailandia — paese fra i maggiori produttori e dove probabilmente il vegetale venne “addestrato” alla diffusione — ormai solamente le foreste di Kemaman, nello Stato della Malaysia, accogliendone la crescita selvatica e storicamente confini europei varcandosi nella seconda metà del diciannovesimo secolo, dove tentativo di coltivazione venne avviato nelle terre dei Kew Gardens — vasta area di serre e giardini, estesa fra il borgo Richmond upon Thames e il londinese quartiere di Kew, dal 1840 ufficialmente dichiarata Orto botanico nazionale, a gestione del Royal Botanic Gardens, Kew e dal 2003 annoverato nell’UNESCO — tuttavia produttività di frutteti in larga scala ottimizzandosi esclusivamente in zone a clima decisamente tropicale, poiché al di sotto dei sette gradi centigradi i semi inesorabilmente perendo.
 
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Ogni specie ha una collocazione specifica nella natura,
nella località geografica e nella catena alimentare
Linneo

Al genere Garcinia mangostana appartengono centinaia di specie, fra queste distinguendosi come prodotto anti-obesità la Garcinia cambogia — anche detta Garcinia quaesita e soprannominata “gummi gutta” per le peculiarità medicamentose conferite alla resina — il cui più potere dimagrante è attribuito all’acido idrossicitrico (HCA), seppur studi a riguardo siano ancora in pieno sviluppo, difatti sussistendo anche teorie discordanti a riguardo, comunque sia il frutto specifico esplodendo in tutta la sua bellezza in un brillante verde acido, che maturando trasmuta dal giallo intenso all’arancione, con polpa verde-giallognola, mentre i fiori sono prevalentemente vermigli, talvolta gialli.

“Kokum”, “Mangostano selvatico” o “Mangostano rosso” sono invece epiteti in capo alla Garcinia indica — i cui boccioli tendenti all’avorio — un purpureo frutto dal cuore leggermente rosato e dai cui semi si ottiene il “burro di Goa”, un grasso vegetale impiegato sia come alimento che in ambito di medicina ayurvedica o ancora nel settore cosmetico come burro di cacao, alle proprietà tipiche aggiungendosi facoltà antielmintica, vale a dire nemica dei parassiti vermiformi.

Alla Garcinia atroviridis sono stati destinati gli appellativi di “Asam gelugur/gelugo”, “Asam potong”, “Asam keping” e ulteriori pseudonimi a seconda dell’areale, particolarità consistendo in fiori scarlatti e verdeggiante frutto che a maturazione si palesa in un solare giallo ocra, con polpa di medesima tonalità, sovente peraltro, a livello gastronomico, stufata e ricoperte di zucchero, altrimenti essiccata o disidratata e secondo procedimento scelto, aggiunta a pietanze di vario genere.

Da alcune specie di Garcinia si ottiene una gommoresina, estratta tramite incisioni a spirale e praticate su fusti d’almeno una decade di vita, di solito raccogliendone il fluido fuoriuscente in canne da bambù cave fino alla solidificazione, poi adoperandolo come lassativo o pigmento per vernici e acquerelli, per tre secoli — tra il sedicesimo e il diciannovesimo — i pittori fiamminghi servendosene per dipingere, ma in seguito abbandonando quasi interamente consuetudine a causa dell’elevata somma necessaria per procurarselo; la resina in questione è comunemente dorata, tranne alcune eccezioni, come accade nella Garcinia dulcis, o Garcinia mundu, la cui corteccia rilascia un colorante verde che, amalgamato all’indaco, diviene miscela marrone spesso adoperata per tingere stuoie, mentre dai frutti acerbi se ne estrae soluzione gialla.
 

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Garcinia mangostana
(Asano, cc by-sa 3.0)

 
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Garcinia gummi gutta
(Jee & Rani Nature Photography, cc by-sa 4.0)

 
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Garcinia indica
(Subray Hegde, cc by 1.0)

 
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Garcinia atroviridis
(Michael Hermann, cc by-sa 3.0)

 
L’albero in generale — del cui legname, come già in passato per costruire armi o mobilio, si avvale ancora estro artigianale — raggiunge altezze comprese all’incirca fra 7 e 25 metri circa, una corteccia di tonalità marrone scuro e rugosa — o grigia e liscia in alcune specie — avvolgendone l’imponente tronco, dal quale la ramificata e fitta chioma si abbiglia di foglie ovalari, oblunghe e corpose, dipinte di rosa quando giovani, assumendo poi colorazione verdone brillante nella parte superiore, più lieve ed opaco nell’inferiore, esse crescendo sulle fronde in disposizione opposta e fra loro germinando fiori celermente caduchi, monoici — vale a dire con organi riproduttivi femminili (pistilli) e maschili (stami) posizionati sulla medesima pianta, ma in fiori differenti — ed ermafroditi — che inizialmente s’aprono alla vita in minuscole schiere di tre/nove esemplari — singoli in seconda crescita — screziati di nuances che spaziano dal verde bordato di rosso alle estremità, con parte centrale giallognolo-amaranto, mentre gradazioni verdine e violacee caratterizzano i tondi frutti — rispettivamente nello stadio iniziale e ad avvenuta maturazione — in cinque/sette centimetri essi custodendo da uno a tre semi qualora fecondati, poiché sussistendo anche una condizione di partenocarpia, ovvero bacche non fecondate, quindi totalmente sprovviste di semenza.

La fruttificazione — che varia di un paio di mesi a seconda della latitudine — si verifica a partire dal decimo anno, raramente fra il sesto e l’ottavo, ogni albero ospitando su per giù quattrocento frutti, quantità che lievemente aumenta in maniera direttamente proporzionale all’età; la carnosa, aromatica e candida polpa — dal gusto evocante litchi o pesca — è ciò che a livello botanico viene definito arillo, non essendo attaccata alla buccia, bensì al seme — quest’ultimo grande quanto di una mandorla media — con il quale cresce simultaneamente, originando dall’estensione esterna del funicolo e ciò favorendone una disseminazione di tipo zoocoro, ossia per mezzo della fauna e appellato mirmecorio nel caso si tratti di formiche.
 

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(Challiyan, cc by-sa 3.0)

 
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Alternative tipologie di spargimento — generalmente estranee al Mangostano — sono invece la bolocora (come può avvenire per effetto esplosivo dei frutti in tensione), la barocora (a causa della gravità), l’idrocora (per azione dell’acqua), l’anemocora (grazie al trasporto del vento) e in ultimo l’ornitocora (per ingestione e conseguente dispersione da parte di volatili).

L’arillo — di conformazione rassomigliante a un mandarancio albino — è frazionato in quattro/otto spicchi e a dividerlo dal coriaceo pericarpo — che tende ad ammorbidirsi una volta maturato — è il rivestimento dello stesso, ricco di acidi polifenolici e anzitutto tannini, le cui proprietà astringenti fungono da deterrente nei confronti di batteri, funghi, virus, insetti e predatori in genere, lo stato della buccia non indicando solamente il momento ideale di consumo, infatti il seccarsi e nuovamente indurirsi — oltre all’ossidazione di peduncolo e calice — dando conferma della del momento di fine commestibilità.
 

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Illustrazione di Berthe Hoola van Nooten (1817-1892)

 
Dal punto di vista alimentare, il Mangostano — disponibile tra l’inizio dell’estate e il primissimo autunno nei mercati esotici, con conservazione domestica in frigorifero di circa venticinque giorni — si rivela ideale nella preparazione di dolci, creme, yogurt, gelati, bevande od in veste di spezia, eccellente esaltatore di pietanze quali zuppe, insalate, formaggi, frutti di mare, richiedendo però dovuta e precedente attenzione, non soltanto alla compattezza come suddetto, ma altresì al colore, necessariamente vivace ed omogeneo, nonché privo di sfumature giallo-marroni, in quanto evidenti indicatrici di maturazione eccessivamente avanzata, dunque per l’utilizzo tagliandolo a metà in senso orizzontale — munendosi di coltello a lama ben affilata e di grembiule protettivo, consideratone il potere indelebilmente tintorio del pericarpo — allo scopo di prelevarne la gustosa polpa, peraltro anche la parte interna della buccia — di circa un centimetro e più rossastra rispetto all’esterno — costituendo salutare nutrimento, ma sarebbe opportuno — dato il gusto meno gradevole rispetto a quello dell’arillo — prediligerla come ingrediente di bevande, dopo averla spremuta e miscelata con succhi a base di frutta o verdura dolciastra che ne contrastino l’acidità, viceversa la bianca e fragrante anima offrendo svariate possibilità, dopo averne prelevato con delicatezza i lobi da impiegare secondo piacimento o gustare freschi, da soli o in compagnia di macedonie a seconda di personale gusto o ancora, volendo sperimentarsi in tradizioni orientali, provandone i semi arrosto o bolliti.
 
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Semi interni

 
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Le proprietà del Mangostano

Nel complesso il frutto fornisce nutrienti quali:

Flavonoidi: sostanze naturali presenti negli alimenti, con facoltà antiossidanti e protettive sulla degenerazione dell’organismo;

Vitamine: il Mangostano ne annovera del gruppo A: essenziali alla vista, alla rigenerazione tessutale e alla divisione cellulare — del gruppo B, fondamentali nella trasmutazione del cibo in energia e specialmente i folati, meglio noti come B9, funzionali al metabolismo dell’omocisteina, amminoacido i cui valori sono importanti indicatori della salute cardiovascolare e di eventuali insufficienze nutrizionali — del gruppo C, come l’acido scorbico, neutralizzante i radicali liberi e potenziatore del sistema immunitario;

Proteine: promuovono la crescita, sono agenti catalitici biologici, somministrano gli amminoacidi essenziali e agiscono a livello immunitario come anticorpi e altro ancora;

Fibre: stimolanti la digestione, regolanti zucchero e colesterolo nel sangue, oltre che importantissime per il buon funzionamento intestinale;

Lipidi: concentrati di energia — se non presenti in quantità non eccessive nell’organismo — oltre che veicoli delle vitamine liposolubili e portatori degli acidi grassi essenziali, motivo per cui se una dieta ricca di lipidi sarebbe deleteria, una totale assenza degli stessi porterebbe a carenze nutritive;

Carboidrati: fonti energetiche principali per l’intero corpo;

Magnesio: riduce spossatezza e sostiene la normale attività cerebrale e quella muscolare;

Potassio: regola la contrazione dei muscoli, si rende protagonista nell’equilibrio dei fluidi intra ed extra cellulare e regola la pressione arteriosa, in quanto antagonista del sodio;

Calcio: imprescindibile allo sviluppo in genere, ma soprattutto di ossa e denti, prevenendo osteoporosi e carie, dovute a seri processi di decalcificazione;

Sodio: sebbene quantità eccessive siano gravemente dannose, altrettanto lo sarebbe un’assenza totale, il sodio infatti mantenendo regolare il battito cardiaco e la progressione dell’impulso nervoso;

Ferro: sollecita la produzione di emoglobina e globuli rossi, preservando la fisiologica ossigenazione delle cellule, in aggiunta facilitando l’attività di milza, fegato, apparato intestinale e midollo osseo;

Zinco: combatte l’invecchiamento, sostiene il sistema immunitario e favorisce la cicatrizzazione di ulcere e ferite;

Manganese: protegge le cellule dai processi ossidativi, conserva la resistenza ossea ed interviene positivamente su coagulazione e riproduzione ematica;

Selenio: protegge la tiroide, combatte i radicali liberi, fluidifica il sangue, incalza il metabolismo ed è antinfiammatorio;

Rame: normalizza pressione arteriosa e frequenza cardiaca, avvantaggia l’assorbimento del ferro e serba il funzionamento prostatico;

Fosforo: interviene nei processi energetici e nella regolazione del ph, ottimizza le facoltà mnemoniche, favorisce l’assorbimento del calcio e rinsalda udito, vista e olfatto, fortificandone reazione in caso di patologie;
 
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Pericarpo, polpa o i semi, i vantaggi dall’assunzione del Mangostano sono dunque promessi dalle innumerevoli virtù custoditi dal frutto, difatti annoverato tra i Superfood e ben prima che tale termine venisse coniato, ad intuirne i benefici, oltre ad apprezzarne sapidità, pare sia stata Alexandrina Victoria (1819-1901), regina del Regno Unito, ella consumandone ingenti quantità, tanto da promettere — come riportato da una pubblicazione del botanico americano David Grandison Fairchil (1869-1954) — ricompensa di 100 sterline a chiunque gliene facesse dono; narrazione da cui — in concomitanza alla ricchezza dei nutrienti — si ritiene possa derivare il titolo, all’esotico e prelibato pomo riconosciuto, di  “re dei frutti”.

Di tutte le passioni, la più complicata, la più difficile a praticare in modo superiore, la più inaccessibile ai comuni mortali, la più sensuale nel vero senso della parola, la più degna degli artisti più raffinati, è sicuramente quella che riguarda il piacere della gola.
Guy de Maupassant

 

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Franz Xaver Winterhalter (1805-1873), Regina Vittoria, 1859

 
Molteplici pertanto sarebbero i privilegi offerti dal Mangostano ed ottenibili, sia concedendosi la bontà il frutto — ovviamente senza abusarne — sia ricorrendo agli integratori, optando tra compresse, estratti o capsule, ma sempre si raccomanda, previo consulto medico, soprattutto in caso di gravidanza o in fase d’allattamento ed altrettanto a fronte di disturbi piastrinici, poiché nel complesso, l’aristocratica gemma in grado di rallentare il processo di coagulazione sanguigna, rallentandolo, interagendo altresì con i farmaci assunti a riguardo, nonché chiaramente rivelarsi potenzialmente allergenico in soggetti sensibili e in più occasioni, l’ingannevole immissione sul mercato del succo, in luogo di sostanza terapeutica senza autorizzazione degli enti governativi preposti — non di rado chiamati ad agire da denunce sollevate da riviste e associazioni di consumatori — portando a controlli, ammonimenti ed eventuali ammende a tutela della salute, al fine di garantire che ogni commercializzazione avvenga all’insegna di correttezza e verità, in riferimento a qualsivoglia prodotto.
 
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Carpendo dalla medicina tradizionale del sud-est asiatico — in cui il Mangostano viene usato in ambito fitoterapico, quindi mediante l’applicazione topica di generati unguenti o polveri a lenimento di lesioni, oppure impiegandone le sostanze curative attraverso la preparazione di decotti, volti ad attenuare disturbi gastrici, cistiti o stati febbrili — correnti analisi scientifiche vengono costantemente condotte sullo xantone, polifenolo non flavonoide altresì abbondante nelle foglie del Mango, del quale sono zelante oggetto di valutazione le proprietà farmacologiche, nell’auspicante speranza di poter sviluppare futuri medicinali antiflogistici, antiallergici, antitumorali, antisettici, antiossidanti e centinaia di studi avendo già visto pubblicazione e farmacocinetica — ovvero il ramo della farmacologia che esamina Assorbimento, Distribuzione, Metabolismo ed Eliminazione — individuando nell’a-mangostin il principale principio attivo del portentoso ed antico frutto fra i maggiormente ricchi di molecole antiossidanti naturali, solo di xantoni essendone infatti presenti una quarantina nella tonificante buccia.
 
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Incorniciato alla base dai quattro sepali del fiore che ne fu nido, il Mangostano — le cui sembianze rimembrano la melanzana tonda, detta violetta — fu innalzato a simbolo di fertilità fin dai tempi più antichi e dai popoli indigeni adoperato per svariate affezioni in Cina era abitudine usufruire della buccia per conciare il cuoio o come abbronzante e in Ghana si rosicchiano i germogli o i ramoscelli a mo di bastoncino, per garantire pulizia ai denti e rinforzo alle gengive, un’antica leggenda immaginando la scoperta del Mangostano al Gautama Buddha — per questo soprannominato “frutto degli dèi” — che poi lo avrebbe condiviso con la gente, da una tradizione all’altra nel corso dei secoli, alla flora permettendo il privilegio di raccontare storie lontane di radici arboree ed umane, intrecciantesi fra loro nel meraviglioso equilibrio fra il donare e il ricevere, nella fine ed armoniosa emozione del reciproco riguardo.

E questa nostra vita, via dalla folla, trova lingue negli alberi, libri nei ruscelli, prediche nelle pietre, e ovunque il bene.
William Shakespeare

 

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Marianne North (1830-1890)
Flowers and Fruit of the Mangosteen, and a Singapore Monkey, 1876

 
 
 
 

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