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Lupo: il recupero della specie dopo decenni di persecuzioni

 
 
Nel corso degli ultimi 40 anni è stato possibile assistere ad un recupero della specie del lupo in Italia, dopo vari decenni in cui questi animali sono stati soggetti a numerose persecuzioni. Gli ultimi dati a disposizione elaborati dagli esperti mettono in evidenza che attualmente la popolazione di lupi italiani è in una quantità di 10-20 volte maggiore rispetto a quella che era possibile registrare negli anni ’70. Non possiamo disporre di dati precisi, perché osservare questi animali in natura è molto difficile. Ecco perché solitamente ci si affida alla statistica, mettendo insieme vari dati che vengono raccolti in riferimento a diverse aree di studio nel territorio del nostro Paese. Ma come è possibile che si sia avuta questa incredibile ripresa?
 

Perché è avvenuto il recupero della specie

Ci sono molti fattori che hanno contribuito a far aumentare la popolazione italiana di lupi. Innanzitutto da molti anni in Italia possiamo assistere all’abbandono di alcune attività tradizionali, come quelle dedicate ai pascoli e alla coltivazione dei terreni agricoli. Complici anche un po’ la crisi economica e l’orientarsi delle giovani generazione soprattutto nei confronti delle attività del terzo settore, queste attività più tradizionali che comportavano spesso la deforestazione vengono di più messe ai margini.

Tutto ciò ha consentito il ripristino di aree boschive, nelle quali il lupo trova il suo habitat naturale. Questo discorso non vale soltanto per questa specie, visto che la maggiore estensione delle foreste ha segnato anche il ritorno di cervi e cinghiali.

Un altro fattore che bisogna considerare è che il lupo costituisce ufficialmente una specie protetta. Anche questo elemento ha contribuito a segnare il suo destino in positivo, nell’aumento della quantità di soggetti della specie. Ma in generale è cambiata anche l’opinione pubblica, sempre più attenta al rapporto tra uomo e ambiente e sempre più propensa ad incidere con un minor impatto ambientale nei confronti di quel sottile equilibrio che determina la creazione di ecosistemi.
 
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Il lupo: un animale dal comportamento incredibile

Ma non si tratta soltanto di equilibri ambientali da mantenere. Per chi ha un occhio che vuole osservare con attenzione, il lupo rappresenta un animale molto affascinante, dai comportamenti che non avremmo mai pensato esistessero in natura. Tutto a partire dalle lunghe zampe anteriori, che permettono a questo animale di camminare poggiando i piedi in maniera tale da risparmiare molte energie.

È per questo che il lupo riesce a percorrere moltissimi chilometri, senza nemmeno concedersi un momento di pausa. Tutto ciò favorisce quella propensione al movimento e all’esplorazione che sono caratteristiche tipiche di questi animali. I lupi sanno percorrere distanze lunghissime, affrontando viaggi spesso pieni di rischi. Lo fanno soprattutto quando diventano giovani adulti e sentono la necessità di riprodursi al di fuori del loro gruppo familiare.

Istintivamente cercano di allontanarsi dal territorio in cui sono cresciuti, per ricercare un proprio spazio di vita. Basti pensare che, dopo un’intensa ricolonizzazione della zona dell’arco alpino, a poco a poco questi animali si sono spostati fino ad arrivare in Francia e in Svizzera.
 
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Il lupo è anche un animale estremamente adattabile. Se arriva in un territorio in cui riesce a trovare uno status di tranquillità e la disponibilità di prede, tende a rimanervi e può passare anche inosservato perfino nei territori in cui tende a colonizzare ambienti agricoli e semiurbani. Lo testimoniano le vicende che a questo proposito si sono registrate nel Sud dell’Italia, in Puglia e in particolare nel Salento. In alcuni contesti a fare i conti con la presenza dei lupi sono gli allevatori di bestiame, come per esempio accade in Toscana.
 

Il caso della Toscana e i lupi

In Toscana si sono fatte sentire sempre con più forza le associazioni animaliste per l’atteggiamento manifestato da alcuni allevatori nei confronti della presenza dei lupi. Per capire meglio la vicenda, bisogna considerare l’intero contesto del territorio. In Toscana si ha un mosaico sconfinato di piccole aziende, che non si occupano di monocolture, ma di produzioni agricole molto differenti tra di loro.

Prevalgono gli allevamenti di pecore, che per i pastori della zona rappresentano una risorsa importante, anche perché sono proprio questi animali domestici che con i loro escrementi provvedono a concimare i terreni in maniera naturale. Molti allevatori di questo territorio sono convinti che la presenza dei lupi possa rappresentare una minaccia.

Le loro ragioni sembrano essere confermate dai dati che provengono dalla Asl Toscana Sud Est. Questi dati mettono in risalto che tra il 2014 e il 2017, in particolare nel Sud della Toscana, si è assistito a più di 1200 episodi di predazione dei lupi a danno degli allevamenti locali.

Ecco perché specialmente negli ultimi anni si è scatenato un vero e proprio conflitto, che vede contrapposte due tendenze. Da un lato l’esigenza di continuare un’attività economica già in profonda crisi e dall’altro la necessità di salvaguardare la specie del lupo.

Uno dei rimedi per superare questa “guerra” e che potrebbe aprire anche prospettive per il futuro è il cosiddetto wolf howling. Si tratta della tecnica dell’ululato indotto, un sistema di monitoraggio della presenza dei lupi nel territorio. Nella pratica si provvede all’emissione di ululati registrati, in modo che i lupi nei dintorni possano rivelare la loro presenza.
 
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Tutto ciò può consentire di effettuare una vera e propria opera di censimento dei soggetti appartenenti alla specie in un dato territorio. Allo stesso tempo potrebbe rivelarsi una tecnica molto utile per adottare delle misure di prevenzione, in modo che i lupi non arrechino danno agli allevatori. Sarebbe fondamentalmente un piano ben preciso per superare il conflitto tra due esigenze diverse e per trovare un equilibrio pacifico di convivenza tra il lupo e l’allevamento.

In Toscana opera da questo punto di vista molto attivamente l’associazione DifesAttiva, che si occupa di promuovere anche il sostegno nei confronti di quelle aziende agricole che si sentono spesso abbandonate e non riescono a trovare altre protezioni. L’obiettivo è quello di non radicalizzare il conflitto, tutelando entrambe le parti e contribuendo in modo preciso al possibile aumento delle specie selvatiche nel territorio italiano. Un’iniziativa condivisibile, per cercare di trovare un equilibrio armonioso di cui possa beneficiare il nostro intero ecosistema.
 

 
 
 
 

Terzo Pianeta, Zoo 40