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Le lucciole, piccole messaggere di luce

 

La Lucciola

La Luna piena minchionò la Lucciola:
– Sarà l’effetto de l’economia,
ma quel lume che porti è debboluccio…
– Sì, – disse quella – ma la luce è mia!

Trilussa (1871-1950), Acqua e vino, 1931-1944

 

Favoleschi coleotteri capaci di tramutare prati, boschi e sentieri in cieli stellati durante le serate estive, le lucciole sono andate tristemente diminuendo, in molte aree lasciando del loro gioviale scintillio solamente malinconico seppur lieto ricordo.

 

Peculiarità e abitudini delle lucciole

Appartenente alla famiglia Lampyridae e prevalentemente diffusa nelle zone calde e umide di America, Asia ed Europa, la lucciola, i cui resti fossili di insetti a lei simili risalgono a 30 milioni di anni fa, è un coleottero con evidente dimorfismo sessuale, fenomeno per il quale soggetti dei due sessi in una stessa specie, mostrano un insieme di dissomiglianze di tipo funzionale e morfologico; caratteristiche oggetto di differenziazione, nello specifico molto ampie, in quanto riferibili a circa duemila varietà d’appartenenza, di cui 23 diffuse in Italia. Entrambi i generi, solitamente inferiori al centimetro, hanno pronoto coprente quasi interamente il capo e torace segmentato, ma se i maschi, di colore tendente al giallo sono provvisti di ali membranose, trasparenti e delicate, protette da altre particolarmente coriacee denominate elitre, gli esemplari femmina, d’aspetto bruno, ne sono prive oppure presentano le sole estremità inferiori, tuttavia in stato di atrofia, pregiudicando loro di librarsi in volo e lasciare il suolo, dove quindi trascorrono l’esistenza peraltro mantenendo la tipica forma appiattita dello stadio larvale, peraltro fase più lunga del ciclo vitale e della durata di circa tre inverni.
 

Il mondo delle lucciole, i fiabeschi coleotteri capaci con il loro bagliore di tramutare prati e boschi in cieli stellati durante le serate estive • Photinus pyralis, ©Terry Priest, CC BY-SA 2.0 • Terzo Pianeta (https://terzopianeta.info)
Photinus pyralis
©Terry Priest, CC BY-SA 2.0

 
Il mondo delle lucciole, i fiabeschi coleotteri capaci con il loro bagliore di tramutare prati e boschi in cieli stellati durante le serate estive • Lampyridae noctiluca femmina, ©Kadri Niinsalu, CC BY-SA 3.0 • Terzo Pianeta (https://terzopianeta.info)
Lampyridae noctiluca femmina
©Kadri Niinsalu, CC BY-SA 3.0

 
Durante tale momento, ovvero prima di mutare in pupa ed infine compiere metamorfosi uscendo dal bozzolo a distanza di una settimana, le lucciole sono voraci predatrici e pur non disdegnando vegetali, vermi, molluschi, considerano vera prelibatezza chiocciole e lumache, riuscendo a divorarle nell’arco d’una giornata dopo averle attaccate e ripetutamente morse, iniettando un fluido tossico con effetto paralizzante, nonché in grado di trasformarle in un liquido facilmente assimilabile e a fine pasto, educatamente utilizzano la parte estrema dell’addome a mo di proboscide, per effettuare pulizia e rimuovere di dosso eventuali residui. Famelicità però si conclude giunta età adulta,  smettono difatti di nutrirsi rivolgendo ogni attenzione ed energia alla riproduzione, generalmente consacrandole il periodo di giugno-luglio e con l’accoppiamento, esse calano il sipario sulla propria avventura nel creato: i maschi decedono quasi all’istante, mentre alle femmine restano un paio di tramonti, ovvero il tempo di deporre le uova, mediamente dalle 50 alle 100, sferiche, incolori, badando d’affidarle a luoghi sicuri, all’oscurità, dopodiché si lasciano morire; un sacrificio ch’è noto essere rimandato nella specie Lamprophorus tenebrosus e, evento raro nel mondo degli insetti, le accudiscono fin allo schiudimento. La nascita avviene dopo circa un mese ed habitat naturale è quello in prossimità di stagni, fiumi, dunque discretamente umido, quanto più salvo dall’inquinamento ed ovviamente, fondamentale al sostentamento, abbondante di chiocciole e lumache, quindi in zone calcaree dove le bramate vittime edificano il proprio guscio. Dall’area natia le larve non si allontanano e sebbene la capacità visiva debba ancora svilupparsi, la perlustrazione del territorio e altrettanto la caccia, sono rese efficaci dall’elevata percettività di sei sensori detti palpi e di due antenne, corte e sottili.

A volte già mirabile nelle uova, fascinosa peculiarità delle lucciole è la bioluminescenza, incantevole fenomeno tramite cui alcuni organismi viventi emettono luminosità e nel caso del piccolo coleottero, suggestiva è la facoltà di produrre luce fredda con sfumature bianche, gialle, verdi ed un rendimento poco inferiore al 100%, ossia soltanto il 2-10% dell’energia viene dispersa sotto forma di calore, quando nelle comuni lampadine può raggiungere il 90%. L’irradiamento si verifica attraverso una reazione chimica controllata dal sistema nervoso che coinvolge la sostanza fotogena luciferina, la quale interagisce con l’ossigeno atmosferico sotto l’azione catalizzatrice dell’enzima luciferasi; non possedendo polmoni, le lucciole immagazzinano ossigeno tramite piccoli condotti corporei denominati tracheole, poi riuscendo a controllare il ritmo del fascio luminoso attraverso produzione ed azione del gas nitrico. All’entrata nella parte d’organo deputata alla bioluminescenza, infatti, l’ossigeno si lega ai mitocondri, deputati alla produzione energetica cellulare; l’ossido nitrico funziona dunque da trasporto dell’ossigeno in quella parte d’organo dove avverranno le reazioni chimiche stimolanti l’illuminazione dello stesso. A mancata produzione di questo ossido, le molecole di ossigeno vengono di nuovo inglobate dai mitocondri e la luce si spegne.

Presenza di veleno ed intermittenza luminosa permettono alla lucciola di ben difendersi dai predatori, fra i quali rospi, ragni e pipistrelli, i nemici più agguerriti, ma la potenzialità della sua luminescenza erompe a meraviglia nell’atto del corteggiamento, preziosa e fragile danza d’amore in estasiante esplosione nell’oscurità celeste.
 

Le lucciole al crepuscolo
Lanciano segnali lampeggianti
Coraggiosi messaggeri di luce
Osano l’immensità del destino
[…]
A rivaleggiar coi morbidi barlumi,
Lo splendere delle Pleiadi
intorno alla collina.
Non più soavi da vedere.

William Bliss Carman (1861-1929), Lucciole, 1922

 

Lampi d’amore, ma non solo

Un pigmento giallo all’interno dell’apparato oculare maschile, come riportato dal biologo e docente Riccardo Groppali nel saggio contenuto nel libro Lucciole di Domenico Barboni, permette al maschio di riconoscere la femmina anche a parecchi metri di distanza.

La diffusione di luce, quando intermittente, dura una manciata di secondi ed in base alle specie varia da 500 a 650 nanometri e malgrado sia debole, è comunque immediatamente e notevolmente percepibile poiché d’intensità massima alla lunghezza d’onda di 5000-6000 ångström, stratagemma biologico grazie al quale il corpo della lucciola non si scalda eccessivamente.

Ambedue i sessi manifestano la loro luminosità giunta stagione d’accoppiamento, i maschi avviano rituale all’imbrunire e, sovente alterando i movimenti del volo, emettono impulsi nella speranza di richiamare femmine, le quali, se disposte, rimangono immobili adagiata sull’erba, rispondendo al lampeggiamento con un ritardo distintivo alla specie e una volta nata intesa da scambio di segnali, principia graduale avvicinamento culminante con il fatidico incontro e la minuscola coppia, se non disturbata, può dedicarsi un intimo idillio di 6 o 7 ore prima del triste addio. I Barlumi tuttavia, non s’accendono esclusivamente per la ricerca d’istanti romantici, accade invero possano iniziare a brillare in amorevole avvertimento a protezione dei propri simili, ad esempio qualora ravvisino o addirittura cadano vittime di predatori; ruolo quest’ultimo, spiccato nelle femmine appartenenti alla specie Photuris, indiscutibilmente meno altruiste e compassionevoli, tanto da imitare i bagliori d’altre varietà al fine d’attrarre maschi e cibarsene. Testimonianza di quanto complesso sia il micro-mondo di tali insetti, anche l’esistenza d’esemplari la cui interazione non è rimessa alla luce, mentre all’opposto, bioluminescenza simultanea è un indimenticabile ed emozionante spettacolo della natura in scena nel Parco nazionale dell’americane Great Smoky Mountains, catena montuosa sul confine tra il Tennessee e la Carolina, oppure nel sud est asiatico, dove una moltitudine di maschi, in fase di corteggiamento, si suddividono in gruppi e contemporaneamente sfoggiando lumi, illuminano la notte di mirabile chiarore.
 

Il mondo delle lucciole, i fiabeschi coleotteri capaci con il loro bagliore di tramutare prati e boschi in cieli stellati durante le serate estive • Parco nazionale Great Smoky Mountains • Terzo Pianeta (https://terzopianeta.info)
Parco nazionale Great Smoky Mountains

 
Il mondo delle lucciole, i fiabeschi coleotteri capaci con il loro bagliore di tramutare prati e boschi in cieli stellati durante le serate estive • Parco nazionale Great Smoky Mountains • Terzo Pianeta (https://terzopianeta.info)
Parco nazionale Great Smoky Mountains

 

L’amore è notte che si china su un sacro pergolato, un cielo che si fa prato, con le stelle che si tramutano in lucciole.

Khalil Gibran (1883-1931), Gli dèi della Terra, 1931

 
La ritmicità della luce conserva in sé intimi codici di comunicazione fra specie ed è verosimile adattamento ai processi evolutivi, legato principalmente ad un risparmio d’energia e risorse, oltre che alla necessità di confondere i predatori, ma nella specie Lampyris noctiluca, la più diffusa nella penisola italica, questa intermittenza non si verifica, rimanendo il suo fascio luminoso ad emissione continua.

L’intero processo riproduttivo avviene dunque in determinate condizioni, la più importante delle quali è una condizione naturale di oscurità che permetta agli esemplari di riconoscersi e comunicare fra di loro, situazione purtroppo scalfita dalla massiccia urbanizzazione, contribuendo al celere e graduale decrescere dei coleotteri, ormai scomparsi in gran parte delle zone cittadine.

Cementificazione ed inquinamento luminoso non sono le uniche motivazioni che hanno minato a loro sopravvivenza, ad esse s’aggiungono i pesticidi, estremamente deleteri per le lucciole le quali, peraltro, cibandosi di lumache, sarebbero valido aiuto all’uomo nel mantenere in salute le colture in maniera naturale; dimostrazione di ciò, il ritorno degli insetti in alcune aree successivamente il ritiro dai mercati di antiparassitari ad elevato rischio tossico, nonché l’entrata in vigore, nel 2015, di alcune direttive europee volte a sostenere sistemi produttivi a basso impatto.

Alla modifica dell’habitat, ripercussione della noncuranza verso l’ambiente è il riscaldamento globale, con mutamenti della frequenza e della stagionalità delle piogge, basilari alla vita dei coleotteri, per giunta messa a repentaglio dalle fresature delle sponde fluviali e dalla costante diminuzione degli spazi verdi, inevitabilmente sottraendo luoghi ideali dove prosperare, deporre le uova, spesso posate sotto le radici degli alberi.

Nonostante l’oltraggio ad opera dell’uomo nei loro confronti, la lucciola, al pari d’una miriade d’altre creature, ad insensibilità ribatte con generosità, essendo la luciferasi adoperata in ambito medico, a fini di ricerca, preventivi e terapeutici, benché fortunatamente, ad oggi gli scienziati si avvalgano di un prodotto sintetico salvaguardando i gentili coleotteri dalla cattura.
 

Un uomo può essere nemico di altri uomini, di altri momenti di altri uomini, ma non d’un paese: non di lucciole, di parole, di giardini, di corsi d’acqua, di tramonti.

Jorge Luis Borges (1899-1986), Il giardino dei sentieri che si biforcano, 1941

 

Le lucciole secondo Pier Paolo Pasolini

Il mondo delle lucciole, i fiabeschi coleotteri capaci con il loro bagliore di tramutare prati e boschi in cieli stellati durante le serate estive • Terzo Pianeta (https://terzopianeta.info)
Simbolicamente considerate come l’intesa per antonomasia, le lucciole, nel comprendersi con il compagno attraverso l’interpretazione delle reciproche frequenze, rappresentano la pacificazione dell’interiorità tramite il rispetto delle intime differenze, riguardo che, essendo gli insetti in generale indicatori dello stato di salute della natura, facilmente si può trasferire ad una riflessione su quanto il Pianeta offra all’umanità, ospitandola ed accudendola, allo stesso tempo porgendole quanto sia necessario al sostentamento attraverso l’infinito dono delle proprie risorse, tuttavia frequentemente depauperate.

La perseveranza delle lucciole nel resistere e tornare prontamente dove la pressione antropologica si allenta, metaforizza la forza ed il coraggio del non arrendersi alle avversità, esempio nobile di come ogni tipologia animale, trasversalmente alle proprie caratteristiche, sia insegnamento da seguire per tentare di adottare comportamenti accorti, attenti a non sfregiare l’immensa potenzialità degli ecosistemi nei quali, l’essere umano è anello.

Soggetti di numerosi racconti e leggende, le lucciole hanno rallegrato l’infanzia di numerosi infanti negli anni passati, quando incontrarne era ancora un ordinario privilegio. Fissate a colore nei quadri e frequentemente nominate da letterati, una delle metafore più rappresentative della lucciola fu di penna del giornalista, regista, sceneggiatore, drammaturgo, poeta e scrittore Pier Paolo Pasolini (1922-1975), nell’articolo pubblicato dal Corriere della Sera il primo febbraio del 1975, intitolato Il Vuoto del Potere, poi soprannominato L’articolo delle Lucciole, scritto nel quale creò un parallelismo tra la diminuzione dei coleotteri e lo svuotamento di valori politici ed umani dell’epoca.

Suddividendo infatti il periodo storico in tre momenti ben distinti da lui definiti «Prima, durante e dopo la scomparsa delle lucciole», secondo personale visione egli riteneva che l’avvenuta affermazione della Democrazia Cristiana in successione alla dittatura fascista, conservasse in sé un’opposizione al fascismo puramente formale, dunque non affrancandosi completamente dai valori precedentemente considerati imprescindibili quali «la Chiesa, la Patria, la famiglia, l’obbedienza, la disciplina, l’ordine, il risparmio, la moralità», peraltro sentitamente condivisi dal Vaticano, attraverso cui allargare il bacino dei votanti in «enormi strati di ceti medi e contadini», in un certo qual senso plagiati mentalmente fra religione e politica, allo stesso tempo attratti dal progresso dovuto all’industrializzazione che, estremamente riassumendo, avrebbe secondo il poeta svuotato tanto le campagne dei suoi preziosi coleotteri luminosi, feriti dall’inquinamento, quanto indebolito gli animi umani, inariditi delle proprie sfumature, nell’illusione del benessere conseguente al consumismo.

In un’accurata e lunga riflessione Pasolini esprime apertamente le proprie opinioni, allegoricamente e sarcasticamente concludendo affermando: «Ad ogni modo, quanto a me (se ciò ha qualche interesse per il lettore) sia chiaro: io, ancorché multinazionale, darei l’intera Montedison per una lucciola», lasciando al lettore non solamente uno spunto di riflessione sul passato, bensì, al di là d’ogni sacrosanta opinione ideologica, la possibilità di valutare quanto i meccanismi della natura siano bagaglio di valore inestimabile ed insegnamento primo sul quale soffermarsi a ragionare su più fronti.
 

La Lucciola
Trilussa, Lupi e Agnelli, 1915-1917

Una povera Lucciola, una notte,
pijò de petto a un Rospo in riva ar fiume
e cascò giù coll’ale mezze rotte.
Ar Rospo je ce presero le fótte.
Dice: — Ma come? Giri con un lume
eppoi nemmanco sai dove diavolo vai? —

La Lucciola rispose: — Scusa tanto,
ma la luce ch’io porto nu’ la vedo
perché ce l’ho de dietro: e, in questo, credo
che c’è stato uno sbajo ne l’impianto.
Io dove passo illumino: però
se rischiaro la strada ch’ho già fatta
nun distinguo la strada che farò.

E nun te dico quanti inconvenienti
che me procura quela luce interna:
ogni vorta che accènno la lanterna
li Pipistrelli arroteno li denti…

— Capisco, — disse er Rospo — rappresenti
la Civirtà moderna
che per illuminà chi sta a l’oscuro
ogni tantino dà la testa ar muro…

 
Il mondo delle lucciole, i fiabeschi coleotteri capaci con il loro bagliore di tramutare prati e boschi in cieli stellati durante le serate estive • Terzo Pianeta (https://terzopianeta.info)