Licaone: origini, caratteristiche e mito del cane selvatico Africano
C’è un qualcosa di magico e incantevole nel riuscire a contemplare Madre Natura tra l’accostamento di colori sul vello del licaone.
Sconosciuto fino all’Ottocento, il licaone fu descritto fugacemente e non senza curiosità, dapprima attorno al III Secolo d.C. tra le pagine di Cynegetica, poema in quattro libri di Oppiano di Apamea, poeta greco da cui fu dipinto come sorta d’incrocio tra leopardo e lupo, dopodiché nell’opera enciclopedica Collectanea Rerum Memorabilium dello scrittore latino Gaio Giulio Solino, il quale ne tracciò sembianze narrando di un animale «dal collo crinito e manto talmente screziato da dirsi che nessun colore gli manchi».
A conferirgli un’identità scientifica e a descriverlo nei dettagli per la prima volta fu, nel 1820, il biologo, zoologo e ornitologo olandese Coenraad Jacob Temminck (1778-1858) — per un quarantennio direttore del Naturalis Biodiversity Center di Leida — dopo aver osservato un esemplare catturato nella zona costiera del Mozambico e in seguito pubblicato risultati d’analisi sia su riviste dedicate, sia nella nota raccolta Monographies de mammologie, tuttavia, il pelame maculato traendo in inganno lo studioso che, erroneamente, ritenne il licaone un «lenide», classificandolo Hyaena picta. Un settennio dopo, l’anatomista e naturalista Joshua Brookes (1761-1833) corresse l’inesattezza e lo catalogò Lycaon tricolor. Attualmente, nomenclatura binomiale della specie, «Lycaon pictus», unico esponente del gruppo, poiché l’antenato «Lycaon sekowei» si estinse nel Pleistocene inferiore, circa un milione di anni fa.
Etimologicamente derivante dal latino, il termine «pictus», «dipinto», è intuibilmente riferito alle sfumature cromatiche del manto, mentre «Lykaon» affonda radici nel greco antico «lýkos», «lupo». Coenraad Jacob Temminck ne illustrò le caratteristiche anatomiche e comportamentali che lo differenziano dagli appartenenti al genere Canis, sebben entrambi — insieme a sciacalli africani, «Lupulella» e cuon alpino, Cuon alpinus» — facciano parte della sottotribù dei canidi lupini, Canina.
A distinguere il licaone dalla suddetta categoria tassonomica, sono più peculiarità:
• Ululato: è un verso profondo e molto variabile, a seconda dell’intento comunicativo o delle circostanze emesso in brevi latrati, gemiti, stridenti squittii o acuti suoni molto simili a pigolii. Per manifestare l’intento di cacciare, un licaone starnutisce e accettazione di suggerimento si avvalla con starnuti della comunità, prodotti in affermativa risposta all’incipit del singolo. In caso contrario, la proposta è bocciata;
• Dita: nelle zampe anteriori il licaone ne possiede soltanto quattro, essendo prive dello sperone, con il secondo e terzo dito uniti fra loro;
• Dentatura: evolutasi sulla base di una dieta ipercarnivora è formata da premolari più grossi e resistenti, canini più lunghi e acuminati, ferini dalla cuspide alquanto aguzza: tale struttura consente al morso di essere celere e tagliente, per quanto di potenza inferiore a quella del lupo grigio, «Canis lupus», ma comunque di circa 317 PSI (Pounds per Square Inch), unità di misura che quantifica la pressione esercitata dalla mascella, espresso nel rapporto tra libbre per pollice quadrato o, effettuando conversione, tra chilogrammi per centimetri quadri;
• Corpopratura: longilineo e con gambe slanciate, il licaone può raggiungere un’altezza al garrese di 60/75 cm e un peso medio di 25 kg. È il canide lupino africano più grande e a spiccare per l’ampiezza, decisamente sproporzionata, sono le arrotondate orecchie, su muso nero. Il mantello — che con l’avanzare dell’età si dirada drasticamente — è irto, privo di sottopelo e irregolarmente chiazzato da aggiuntive tonalità che spaziano dal bianco, al bruno rossastro, al giallo, con diversificate combinazioni legate alla ai rispettivi habitat;
• Oganizzazione sociale: i licaoni vivono in maniera gregaria, con gerarchie suddivise per sesso, ma se le femmine mantengono ruolo di comando anche da anziane, i maschi maggiormente avanti con l’età sono sostituiti dai giovani. La socialità, all’interno di un collettivo, mediamente composto da una ventina di individui, è solida, soprattutto e significativamente nei confronti dei soggetti fragili, dunque non in salute e anziani, fornendo loro sostegno costante. A guida è invece una coppia alfa e monogama che aspira ad accentrare su di sé il diritto a riprodursi;
• Biologia: i licaoni hanno un cariotipo corredato da 76 cromosomi, due in meno rispetto a quello degli altri canidi «Canidae» e questo, oltre a confermarne unicità, ne rende impossibili eventuali ibridazioni, per incompatibilità genetica;
Si suol dare a questo animale il nome di Licaone. Taluni vollero anche chiamarlo Cinojena, a significare appunto le sue affinità colle jene e coi cani […] Quando vedono qualche cosa che sembri minacciare un pericolo, abbajano forte; di notte, quando sono in branchi, inquieti e battendo i denti pel freddo, mandano suoni che rammentano la voce umana […] Vagano per le steppe di giorno e di notte questi animali numerosi, associati per dar caccia alle antilopi, anche le più grosse e forti. Riescono nocevoli all’uomo colla strage che fanno nei greggi.
Michele Lessona
Le battute di caccia sono diurne, in prevalenza attuate all’alba o al tramonto e svolte in cooperazione tramite inseguimenti a staffetta ad elevata velocità, duraturi e sfiancanti la vittima prescelta, solitamente di medie dimensioni. Deserto e savana sono gli ambienti naturali più consoni, permettendo ampie visuali e la sporadica quantità di alberi non costituendo ostacolo alla corsa; ciò nonostante i cani selvatici africani sanno ben destreggiarsi, all’occorrenza, tra foreste o boscaglie montane, ma cercano di evitare spazi abitati dai leoni, dai quali sono ferocemente sterminati e qualora si trovino ad avere areali comuni, i licaoni tendono a ricavarsi rifugi in territori rocciosi dove Sua Maestà difficilmente s’inoltra poiché inadatti alla propria tecnica predatoria. A pasto guadagnato, attenzione si mantiene vigile sulla iena maculata, «Crocuta crocuta», in quanto abituale saccheggiatrice del “bottino” altrui, per innata cleptobiosi.
Altra conferma della tipicità dei licaoni è che le femmine sessualmente mature vanno alla ricerca di un nuovo branco, non appena trovato il quale s’impegnano ad allontanare le “rivali” fertili, scongiurando futuri accoppiamenti tra consanguinei. Alla monta non segue nodo copulatorio, come viceversa accade alla maggior parte dei canidi e s’ipotizza che l’assenza, nel licaone e in pochissime altre specie, di tale fase, sia il risultato d’un processo evolutivo volto a dare possibilità di reazione ad improvvisi attacchi.
Al termine della gestazione, che dura all’incirca una settantina di giorni, possono nascere da 2 a 20 licaoni, in media 7, premurosamente protetti dalla madre per un trimestre e pertanto inavvicinabili, nel covo, ricavato in grotte o in quelli precedentemente scavati e abbandonati da oritteropi o facoceri, non essendo i licaoni particolarmente amanti dell’energica attività di scavo. Durante lo svezzamento — che si protrae dalle 5/6 settimane di vita, fino alla dodicesima — l’accudimento e la supervisione divengono collettivi perché nel caso di eventuali e concomitanti nascite, la femmina predominante ucciderà i figli delle altre, per garantire ai propri adeguato nutrimento e per un intero anno ai piccoli sarà concesso di avvicinarsi per primi alle carcasse. Il cibo sarà fornito loro già rigurgitato, abitudine condivisa persino fra adulti, a ulteriore conferma dell’intensa coesione della specie. Attorno agli otto/dieci mesi, passo al di fuori della tana diverrà definitivo e partecipazione alla caccia si concretizzerà come nuova esperienza da assimilare per crescere, sfamarsi e sopravvivere.
Ad oggi il licaone, decimato negli anni, si trova quasi esclusivamente nell’Africa Subsahariana ed è stato ritenuto a rischio nella Lista rossa dell’International Union for Conservation of Nature, IUCN, una radicale diminuzione conseguita nel tempo alla minaccia dell’uomo, ad alcune malattie infettive — di cui vettori contagianti i carnivori selvatici e gli animali domestici o randagi — e all’estrema riduzione degli areali primari, soprattutto nella parte settentrionale, occidentale e centrale del continente, dove è purtroppo ormai rarissimo avvistarlo. In territorio orientale vi sono zone in cui si è estinto e altre nelle quali presenza è estremamente ridotta; all’opposto, in Tanzania sono molteplici gli esemplari che ancora resistono, protetti in parchi nazionali come ad esempio il Liwonde, il Mikumi e nella Riserva Faunistica del Selous. In Italia, una colonia di licaoni è ospitata nel Bioparco di Roma, impegnato in progetti internazionali per la conservazione della specie.
A livello mitologico, Licaone era degli Arcadi, trasformato da Giove in un lupo, nel Libro I delle Metamorfosi di Ovidio:
E volendo parlar seco, e dolersi
De la sua acerba, e meritata pena,
Subito in ululato si converse
La voce sua, d’ira, e di rabbia piena.
L’humano aspetto tosto si disperse,
Volse il corpo à la terra, al ciel la schena.
Il volto human si fe ferina faccia,
E piedi, e gambe, le mani, e le braccia.
Si fe d’un huom’, un lupo empio, e rapace.

Da mito a realtà, nell’Antico Egitto d’epoca predinastica i licaoni erano venerati come custodi dell’ordine terrestre sul caos e assunti a simbolico riferimento, testimoniato dal ritrovamento di tavolette cosmetiche e vari reperti che ne raffigurano l’immagine, investita del rispetto che oggigiorno si conserva ancora vivo in alcune culture africane, una su tutte quella dei Boscimani (altrettanto noti al nome San, Basarwa o Khwe), una delle popolazioni indigene più antiche del mondo, abitante la vasta regione desertica del Kalahari.
Cacciatori abilissimi ed esperti conoscitori della natura, del licaone ammirano le eccellenti doti predatorie, ne stimano il congenito spirito di collaborazione, lo considerano guida spirituale per le anime smarrite nell’intrapreso tragitto verso l’altro mondo e messaggero dell’Aldilà in contatto con i propri defunti, oltre al credere che gli sciamani ne assumano le fattezze nei rituali di guarigione.
Attraverso i secoli emblema di unione e tenacia, il licaone persevera nel coesistere all’interno della propria cerchia in fede a un’indole altruista, egualitaria, conservativa, leale e inconsapevolmente maestra.
Mi è sempre sembrato incredibile che animali tanto sicuri delle loro capacità offensive che a volte potrebbero attaccare una mandria di bufali, tanto che un singolo esemplare potrebbe affrontare un animale possente e feroce come un maschio di antilope nera, non avessero mai rivolto seriamente la loro attenzione verso l’uomo come preda, eppure in tutta la mia esperienza non ho mai sentito di licaoni che abbiano aggredito esseri umani. Non ho neppure sentito i cafri o i boscimani manifestare alcun timore di loro. Ciò è tanto più straordinario se si considera che quando li si incontra, non mostrano grande timore dell’uomo, ma si ritirano con tutta calma, voltandosi ripetutamente per curiosità per poi trotterellare via.
Frederick Selous
Alcune immagini inserite negli articoli pubblicati su TerzoPianeta.info, sono tratte dalla rete ed impiegate al solo fine informativo. Nel rispetto della proprietà intellettuale, sempre, prima di valutarle di pubblico dominio, vengono effettuate approfondite ricerche del detentore dei diritti d’autore, con l’obiettivo di ottenere autorizzazione all’utilizzo, pertanto, laddove richiesta non fosse avvenuta, seppur metodicamente tentata, si prega comprensione ed invito a domandare immediata rimozione, od inserimento delle credenziali, mediante il modulo presente nella pagina Contatti.



















