Farfalle e falene: il variopinto cosmo dei Lepidotteri

 
Multicolori danzatrici, farfalle e falene approdano sull’universo attraverso una soave e stupefacente metamorfosi, ammaliando la vista nell’osservarne i progressivi mutamenti e seducendo il cuore ad ogni battito d’ali, fra silenti acrobazie di volo in aggraziata musicalità.

Le farfalle hanno una grazia incantevole, ma sono anche le creature più effimere che esistano. Nate chissà dove, cercano dolcemente solo poche cose limitate e poi scompaiono silenziosamente da qualche parte.
Haruki Murakami

Nel 1758, il medico e naturalista svedese Carl Nilsson Linnaeus (1707-1778), coniò nomenclatura, Lepidoptera, raggruppando in essa un vasto ordine d’insetti olometaboli, vale a dire quelli in cui la larva schiusasi dall’uovo porta innumerevoli differenze rispetto allo stato raggiunto in fase adulta e a tale ordine appartengono farfalle e falene, la cui distinzione è di popolare derivazione, quindi non appartenente a una mera classificazione scientifico-tassonomica: le farfalle più facilmente attirando attenzione per superiore dimensione, colorazione e vita diurna, al contrario delle falene dall’esistenza maggiormente celata alla percezione umana in quanto fievoli creature prediligenti svolazzare nell’oscurità della notte, ma entrambe eleggendo luogo di ristoro, spesso mimetizzandosi, foglie, tronchi, muri domestici, quasi sempre nelle vicinanze di fiori.
 

Farfalle e falene: il variopinto cosmo dei Lepidotteri • Carl Nilsson Linnaeus, bronzo dell'originale scultura lignea di Arne Bergh, realizzato in occasione del terzo centenario della nascita del medico naturalista, Skansen, Djurgården • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Carl Nilsson Linnaeus, bronzo dell’originale scultura lignea di Arne Bergh, realizzato in occasione del terzo centenario della nascita del medico naturalista.
Skansen, Djurgården

 
Nel complesso, i Lepidotteri, nella classe degli insetti come numero d’esemplari, secondi solamente ai Coleotteri ed indicati da denominazione significante «ali con le scaglie» in rimando alle minuscole squame che le ricoprono, attualmente sono circa 160.000 ed al pari di api, libellule o coccinelle fungono da naturali spie di biodiversità e della salute complessiva degli ecosistemi, pertanto rigorosamente protetti allo scopo di salvaguardarli dall’estinzione, rischio malauguratamente reale e principalmente causato dall’agricoltura intensiva.

Le attuali specie di Lepidotteri, evolutesi dalle originarie i cui fossili sono databili a 50 milioni di anni fa, hanno in comune un corpo frazionato in tre parti: la testa, ove mirabili sono le antenne, con funzioni sia tattili che olfattive, fondamentali recettori per la ricerca di nutrimento o, nel caso del maschio, atte a percepire l’odore della femmina a chilometri di distanza; gli occhi, di forma ovale, dotati di pluridirezionalità e centinaia di fotorecettori indipendenti; la spiritromba, una sorta di cannuccia simile ad una proboscide che viene srotolata solamente quando in attività, durante l’aspirazione dei liquidi, unica opzione nutritiva possibile, applicata a frutti fermentati, a linfa di piante e a nettare di vari fiori. Seconda sezione è costituita dal torace, sul quale oltre a quattro ali sono posizionate sei sensibili zampe artigliate sul fondo ed infine l’addome, comprendente apparato cardiaco, digestivo e respiratorio, quest’ultimo provvisto di spiracoli deputati all’assorbimento dell’ossigeno.

A similitudine di struttura corporea, che differenzia invece i due insetti, al di là delle già citate abitudini diurno/notturne, alle dimensioni e alle tonalità — più spente e dalle eccellenti capacità di camuffamento alla luce del Sole nelle falene, variando dal nero, al marrone, al grigio — sono le antenne, nelle farfalle con una grande protuberanza finale, mentre filiformi e pelose nelle falene; la superficie del corpo, nelle prime levigato e longilineo, nelle seconde più irsuto e robusto; nonché la posizione delle ali durante la fase di riposo, mantenute in verticale unione dalle farfalle, abbandonate sui fianchi o piegate insieme sopra il corpo dalle falene.

La ali, la cui apertura va da 1,5 a 30 cm a seconda della specie, sono ricoperte da fragilissime e squamose lamine determinantine il variegato e spettacolare cromatismo ed aventi capillare reticolo venoso che, nonostante l’estrema sottigliezza, gli permette di coprire in volo lunghe distanze, salvo, essendo l’insetto a sangue freddo, una preventiva ricarica solare, garantendo loro efficienza e durata di prestazione, condizione questa, più complicata per le falene, in conseguenza alla vita notturna, ragion per cui Madre Natura le ha dotate d’un maggior numero di scaglie scongiurante dispersione di calore, prodotto per vibrazione delle ali stesse.

A fendere l’aria sono inoltre gli ultrasuoni emessi dai maschi durante il corteggiamento, comunicazione che tra i Lepidotteri, avviene altresì mediante movimenti corporali, artistiche tinte e produzione di feromoni, nell’innato e arcano linguaggio da bellezza esteriore custodito in meravigliosa perla di creato.

Farfalle e falene: il variopinto cosmo dei Lepidotteri • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.infoCorteggiamento e ciclo vitale

L’affascinante fase riproduttiva avviene in due sequenze, dapprima iniziando l’alato cavaliere a rilasciare i suoi ormoni in richiamo della policroma sua dama, la quale, in tutta delicatezza, a sua volta effonde essenze al fine d’essere notata, anche tramite suoni ed interazione fra similitudine visiva, essendo connaturata capacità della coppia di percepire le squame ultraviolette poste sulle ali.

Il maschio può danzare la sua passione volteggiando oppure pazientemente attendendo l’arrivo della desiata a bordo d’un ramo e, a incontro avvenuto, lo stesso si posa direttamente sopra le antenne della nuova compagna, per rilasciarne i suddetti feromoni, conseguendo a questa prima fase d’approccio l’unione, in aria o in terra, per alcuni minuti oppure ore, in base alla specie, dei rispettivi organi produttivi posti a fine addome, dunque ognuno dei due volgendo lo sguardo in direzioni opposte, fino al rilascio di liquido fecondo nel femminile ventre, dove ovuli in attesa di fecondazione s’aprono al generare della vita, in seguito la femmina depositando fra le 25 e le 10.000 uova, disseminate tra fiori, rami e fogliame; il vegetale in cui viene adagiato l’uovo, scelto secondo il gusto della futura madre, sarà l’unica fonte di nutrimento per i nuovi nati, che mai si dirigeranno a differente ospite, piuttosto morendo.

Il ciclo vitale dei lepidotteri prevede quattro fasi specifiche, a partir dall’uovo, proseguendo per la larva bruco, poi per la pupa o crisalide, infine giungendo all’esemplare adulto.

Le uova vengono distribuite facendo attenzione a non raggrupparne eccessivamente, per modo da favorire equilibrato apporto nutrizionale a ciascuna d’esse e, avanti lo schiudersi, le stesse si scuriscono e al loro interno si possono visionare i primi movimenti della larva che, lentamente, aiutandosi con la bocca inizia ad incidere la parte superiore del guscio, levandolo e fuoriuscendone, quindi nutrendosi di quella che è stata la sua prima dimora, pasto che le fornirà l’energia necessaria alla ricerca di nuovo cibo, durante quella che è il momento della sua vita più rischioso per vulnerabilità.

Il bruco ha forma lievemente cilindrica, con corporatura, a generale colorazione mimetica, talvolta ricoperta da setole e peluria, una bocca con possenti mandibole atte alla triturazione e un torace dotato di sei corte zampe che gli permettono una celere andatura, grazie alla parte finale delle stesse simile ad una ventosa.

Dopo circa 4 o 5 mute, la larva passa al suo terzo stadio vitale, divenendo crisalide e, tramite l’azione di fili sericei autoprodotti, ancorandosi all’albero natio o celandosi tra l’erba e naturalmente adoperandosi per attivare protettiva mimetizzazione allo scopo di eludere eventuali aggressori; a tempo debito ed in adeguate condizioni climatiche, l’involucro comincerà a frammentarsi, preannunciando il periodo conclusivo dell’intero processo.

Il Lepidottero per come lo si vede armoniosamente volteggiare, appartiene dunque allo stato adulto, successivo alla rottura della pupa, dalla quale fa capolino sul mondo con ali ancora lievemente umettate, evento che posticipa il primo volo ad asciugatura avvenuta e in seguito al diffondersi dell’emolinfa nelle stesse, per favorirne completa dilatazione, nel frattempo l’insetto provvedendo al proprio sostentamento attraverso l’assimilazione di nettare.
 

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Uova

 
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Pupa di Idea leuconoe clara

 
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Idea leuconoe clara

 
La parabola delle sublimi e variegate danzatrici è mediamente di mensile durata, con leggere variazioni temporali da considerarsi a seconda della specie, essendovi infatti alcuni esemplari che sopravvivono solamente poche ore, all’opposto di alcuni, come la farfalla Monarca (Danaus plexippus) — famiglia delle Nymphalidae — di suolo messicano e statunitense, che può deliziare il mondo della sua presenza anche fino a otto mesi, o la Vanessa Antiopa (Nymphalis antiopa) — famiglia delle Nymphalidae — che può vantarsi di tagliare annuale traguardo esistenziale, in ciascun caso lasciando le stesse sul mondo l’incantevole intreccio degli attimi, mirabilmente sublime anche nella sua fugacità.

La farfalla non conta gli anni ma gli istanti: per questo il suo breve tempo le basta.
Rabindranath Tagore

 

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Danaus plexippus

 

Farfalle e falene diffuse in Italia

Il clima mediterraneo, idoneo all’attività riproduttiva, è ottimale alleato delle farfalle, questa una delle principali ragioni, oltre alla presenza di riserve naturali a loro protezione, per cui la penisola italica detiene il primato europeo per il maggior numero di varietà delle stesse, stimata fra le 200 e le 300 specie, delle quali 280 foto si possono visionare nel libro Farfalle d’Italia, carezzandosi lo sguardo tra un’istantanea e l’altra.

Fra la totalità dei policromatici Lepidotteri, alcuni esemplari endemici del Belpaese:

Speyeria aglaja, precedentemente Argynnis aglaja: famiglia delle Nymphalidae — le cui ali sono di prevalente colore arancio intenso, con macchie e sottilissime bande nere trasversali di nera nuance, mentre ai bordi superiori c’è alternanza di colore fra nero e giallo, con punti di bianco sulle estremità, invece il corpo è più scuro e lievemente peloso; la femmina dell’Aglaia sceglie di depositare le uova nelle piante di genere Viola, in particolare modo sulla specie Irta, sulla palustre e sulla Viola del pensiero e la si può di frequente osservare deliziarsi della pratica di volo, in tutta solitudine, nel periodo estivo, nei prati fioriti, più raramente nei boschi.
 

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Speyeria aglaja

 
Gonepteryx rhamni: famiglia delle Pieridae — raggiunge il massimo livello di mimetizzazione grazie alla sua capacità di colorare le sue ali di verde chiaro, amante di boscaglie, soprattutto osservabile in stagione primaverile e tipicità della stessa è lo spiccato dismorfismo sessuale che dona alla femmina candide ali, che nel maschio sono viceversa di un giallo acceso, con chiazze arancioni; la sua durata esistenziale può raggiungere i 13 mesi e le piante predilette alle quali affidare le proprie uova sono la Frangola e lo Spino cervino.
 
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Gonepteryx rhamni

 
Colias hyale: famiglia delle Pieridae — con ali femminili di tenue bianco sporco, le maschili giallognole, nera variegatura, margini rossastri; la si può incontrare nei boschi fra aprile e ottobre, non ama tuttavia le zone montane, prediligendo quelle coltivate.
 
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Colias hyale

 
Lycaena dispar: famiglia delle Lycaenidae — è purtroppo esemplare a rischio estinzione, causa la diffusa cementificazione delle zone rurali; amante degli ambienti umidi e, per questa ragione, preferendo i delta fluviali, è abbastanza comune nella Pianura Padana, sul cui suolo si nutre della pianta Romice; il soggetto femminile è dotato di ali, nelle maggior parte dei casi, marroni bordate di nero, quello maschile si pregia di un arancio splendente.
 
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Lycaena dispar

 
Papilio machaon: famiglia delle Papilionidae — la sua caratteristica principale, in più a indiscussa e fine eleganza, le è conferita dall’aver avuto in dote ali immense, che di fatto raggiungono, insieme, i 10 cm di larghezza, tinte di un nero deciso, miscelato a chiazze rosse e bluastre; l’habitat ottimale deve avere clima temperato, la si può dunque scovare fra prati e paludi, dove tenta sempre di volare nel punto più alto, che riesce a raggiungere, del terreno da lei sovrastato e il suo nome riaggancia, per volontà di Linnaeus, il mitologico medico acheo Macaone, pretendente di Elena che perì durante la guerra di Troia.
 
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Papilio machaon

 
Melitaea didyma: famiglia delle Nymphalidae — comunissima in Italia, le sue ali si contendono sfumature tra arancio e giallo, talvolta tendente al grigio—verde o screziate di marrone; la sua modesta apertura alare, compresa fra i 3 e i 4 cm, la limita nella celerità di volo e le impone lunghe soste di riposo e la si vede, fra aprile e settembre, in aree abbondantemente erbose, dove si ciba di varie piante, come Linaria, Centaurea jacea, Digitalis purpurea, Veronica, Valeriana e Plantago lanceolata.
 
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Melitaea didyma

 
Iphiclides podalirius: famiglia delle Papillionidae — di livrea giallo spento, in taluni esemplari bianco, con fasce brune trasversali, a forma di triangolo, e lunghe code posteriori con pennellate d’ocra e azzurro, morfologicamente rassomiglia al Macaone; le piante a lei ideali sono le arbustive e le rosacee, mentre la zona ambientale nella quale trascorre esistenza è sia la pianeggiante che la montuosa, dove si intrattiene in volo tra aprile e settembre, facilmente intercambiabile grazie alla sua tendenza migratoria. Il mitologico Podalirio fu, come il fratello Macaone, medico e corteggiatore dell’avvenente Elena, anch’esso riportato alla luce da Linnaeus per porsi come nome in capo a zebrato Lepidottero.
 
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Iphiclides podalirius

 
Macroglossum stellatarum: famiglia delle Sphingidae — solca i cieli da maggio a novembre ed è caratterizzata da una lunga spiritromba, vagamente ricordando un colibrì durante la suzione del nettare, per praticar la quale si muove con estrema rapidità, di circa 75 battiti alari al secondo, da un fiore all’altro, senza posa, sia durante il giorno che al sopraggiungere del crepuscolo; in fase di riposo si cela nelle flora, avvolgendosi con le ali anteriori, che sono brune, con lineari ondulazioni nerastre. Amante di climi temperati e subtropicali, non sopravvive alle freddure invernali e per potersi pregiare della sua vista, basterà frequentare parchi, giardini, prati e zone verdi in cui siano presenti le varietà vegetali da lei preferite, come ad esempio, fra le tante, Valeriana rossa e Caprifoglio.
 
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Macroglossum stellatarum

 
Vanessa cardui: famiglia delle Nymphalidae — si sposta, amando migrare, da maggio a ottobre, balzando su varie tipologie di piante benché, come immaginabile dal suo nominativo, la sua eletta sia il Cardo, nonostante sia anche ghiotta di girasoli; le sue ali rammentano nell’immediato l’abilità pittorica della natura, sovrapponendo in loro innumerevoli e vivacissimi colori, racchiusi in un solo grammo di peso, che diviene enorme e benevolo carico sul cuore se si ha la fortuna di osservarne i gruppi, formati da milioni di soggetti, che sul finir della stagione estiva migrano verso confini africani, durante il lungo viaggio succedendosi almeno sei generazioni di vanesse, dimostrando all’uomo quanta infinita e commovente resistenza e tenacia possano albergare in esigue dimensioni.
 
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Vanessa cardui

 
Zerynthia cassandra: a lungo considerata sottospecie di Zerynthia polyxena, recenti studi ne hanno sancito distinzione evidenziando differenze a livello di DNA nucleare e mitocondriale, osservandone la distribuzione limitata all’Italia peninsulare centro-meridionale ed alle isole Elba e Sicilia.
 
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Zerynthia cassandra

 

La farfalla, è qualcosa di particolare, non è un animale come gli altri, in fondo non è propriamente un animale ma solamente l’ultima, più elevata, festosa e vitalmente importante essenza di un animale. È la forma festosa, nuziale…di quell’animale che…era giacente crisalide e ancor prima affamato bruco. La farfalla non vive per cibarsi e invecchiare, vive solamente per amare e concepire, e per questo è avvolta in un abito mirabile…Tale significato della farfalla è stato avvertito in tutti i tempi e da tutti i popoli…È un emblema sia dell’effimero, sia di ciò che dura in eterno…È un simbolo dell’anima.
Hermann Hesse

 

Fantasie di colori

Il magico linguaggio dei colori appartenente alle farfalle è oggetto di studio, a partire dal XIX secolo, in speciale modo nel genere Heliconius — famiglia delle Nymphalidae — ovvero quello al quale appartengono Lepidotteri diffusi soprattutto in paesi subtropicali, caratterizzati da zampe che ricordano delle spazzole e la cui peculiarità è quella di mostrare, in fase adulta, sgargianti colorazioni che divengono deterrenti sui predatori e decisamente differenziandosi da altri generi sia per conformazione fisica che per marcata abilità di mimetismo, aspetto remotamente colto nel 1859 dall’esploratore, biologo, entomologo e naturalista inglese Henry Walter Bates (1825-1892), pioniere dell’analisi sui processi mimetici.
 

Farfalle e falene: il variopinto cosmo dei Lepidotteri • Henry Walter Bates, 1880 • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Henry Walter Bates, 1880

 
La valutazione ha permesso di stabilire come al nutrimento delle larve di particolari vegetali, consegua l’assimilazione di sostanze nocive che le stesse stivano nei loro tessuti, risultando insetti dal gusto sgradevole e la strabiliante manifestazione naturale che ne deriva è l’avvisare di ciò i predatori tramite brillanti colorazioni delle ali, secondo fenomeno denomimato Aposematismo, proprio anche ad altre specie animali fra cui rettili, anfibi, pesci e mammiferi, con tipici colori aposematici riconoscibili nel giallo, arancio, rosso e arancione, solitamente su sfondi che diano immediato contrasto, come bianco o nero.

Le farfalle, ed altrettanto le falene, tendono ad imitare le tecniche aposematiche di quelle intorno a loro per ottimizzare le strategie difensive, secondo quello che è noto come mimetismo mulleriano — dal nome del biologo tedesco Friedrich Fritz Johann Theodor Müller (1821-1897), primo a descrivere il fenomeno — e che rende il genere Heliconius particolarmente interessante come fonte di studio è il suo agire in maniera indipendente, vale a dire, mentre gli altri Lepidotteri, che si trovino nel medesimo o ambiente, adottano uno schema di colorazione comune contro il nemico, le alate eliconiane danno origine a più modelli mimetici anche nella medesima zona geografica, dotazione naturale che le stesse s’adoperano di mantenere e migliorare attraverso una zelante selezione sessuale al fine di evolvere incessantemente i loro colori, in fede a questo attuando due tipologie d’accoppiamento, una tradizionale e una precoce a partire dallo stadio pupale, come avviene nel caso dell’Heliconius Charitonia il cui maschio, unendosi con la pupa, le trasferisce feromoni anti-eccitanti, per modo che la stessa non venga più avvicinata da nessun altro esemplare maschile.
 

Farfalle e falene: il variopinto cosmo dei Lepidotteri • Friedrich Johann Theodor Müller, 1891 • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Friedrich Johann Theodor Müller, 1891

 
L’intero procedimento aposematico non è solamente una tradizionale evoluzione della specie attraverso ogni suo singolo appartenente, bensì anche uno scambio di corredo genetico fra le stesse, con fertilità che si mantiene negli esemplari ibridi, un evento naturale che, oltre all’essere rarissimo, velocizza le modifiche evolutive a loro vantaggio.

L’interesse degli scienziati si è rivolto soprattutto al sequenziamento del genoma di genere, scoprendo gli entomologi dell’University of California di Irvine, nel corso di uno studio durato una decade sotto la guida di Robert Reed e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Science — nel prendere in considerazione le sole sequenze genetiche originanti il colore rosso — che è il gene optix a fornirne scorta a una quarantina di specie di farfalle, aprendo le porte a futuri approfondimenti, nel frattempo non potendo evitare d’incuriosirsi nell’apprendere che lo stesso è anche collegato all’apparato visivo delle stesse, ulteriore motivo per indagare sulle ataviche funzioni dei Lepidotteri, nell’ipotesi che i processi evolutivi siano controllati da un ridotto numero di geni, ancora da individuare e valutare.

Per approdare ad incoraggianti risultati, il gene optix è stato disattivato, tramite sistema di modificazione genetica (CRISPR), in alcune specie prescelte e la conseguenza è stata una variazione di pattern delle ali in cui pigmenti neri hanno sostituito, in fase di silenziamento dell’optix, quelli rossi ed arancioni, in aggiunta avviandosi anche modifiche di struttura delle ali e inoltre sapendo che, alla modifica di un secondo gene, il WntA, corrisponda variazione dei margini delle chiazze cromatiche, proponendosi queste primi esiti come base di studio per tentar di comprendere se le variazioni indotte dagli scienziati possano essersi verificate spontaneamente in tempi passati, svelando arcani sull’evoluzione, giungendo a nuove teorie dal punto di vista biologico e poi magari traslandole alle strutture complesse del corpo umano, con riguardo attingendo sapere dal creato nella sua fauna e miracolosamente stringendo intimo legame con un’alata trapezista dei cieli, per eccellenza simbolo di rinnovamento interiore, intima leggerezza, essenziale libertà, solare predisposizione alla vita.
 

…le farfalle ballano,
un ballo frenetico,
rosso,
nero,
arancio,
verde,
azzurro,
bianco,
granata,
giallo,
violetto,
nell’aria,
sui fiori,
sul nulla,
volanti,
prossime
e remote…

Pablo Neruda, da Oda a una mañana del Brasil

 

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Anartia amathea

 
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Ariadne merione

 
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Attacus atlas

 
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Attacus atlas

 
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Bhutanitis lidderdalii

 
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Byasa polyeuctes

 
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Cethosia cyane

 
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Cethosia cyane

 
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Cethosia mahratta

 
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Charaxes bharata

 
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Charaxes brutus

 
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Charaxes cithaeron

 
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Charaxes varanes

 
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Chersonesia intermedia

 
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Common Mormon

 
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Cyrestis thyodamas

 
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Dilipa morgiana

 
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Euthalia anosia

 
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Euripus nyctelius

 
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Euxanthe tiberius

 
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Euxanthe wakefieldi

 
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Farfalla carta di riso

 
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Farfalla civetta

 
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Graohium porthaon

 
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Graphium antiphates

 
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Graphium paphus

 
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Hypolimnas misippus

 
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Hypolimnas usambara

 
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Junonia atlites

 
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Kallima inachus

 
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Kallima paralekta horsfield

 
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Laringa horsfieldii

 
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Mimathyma ambica ambica

 
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Morpho peleides

 
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Ornithoptera alexandrae
Raggiungendo un’apertura alare di 31 cm ed una lunghezza corporea di 8 cm, è il più grande lepidottero del pianeta

 
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Pachliopta aristolochiae

 
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Papilio clytia Linnaeus

 
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Papilio dardanus

 
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Papilio demoleus

 
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Papilio polyxenes

 
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Parnassius apollo

 
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Protogoniomorpha parhassus

 
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Sfinge dell’oleandro

 
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Siproeta epaphus

 
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Spindasis Lohita

 
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Teinopalpus imperialis

 
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Vagrans egista

 
 
 
 

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