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Jackfruit, proprietà e benefici del colosso d’Oriente

 
Il Jackfruit, altrimenti noto al nome di Giaca e Catala, rispettivamente derivanti dal portoghese Jaca e dall’hindi Katahal, vanta primato di mole come frutto d’albero, in più di trenta chilogrammi di peso racchiudendo innumerevoli proprietà benefiche che lo rendono prezioso alleato tanto in ambito culinario, quanto estetico, oltre all’esserne il peculiare gusto esotico appagante esperienza di palato.

Un tavolo, una sedia, un cesto di frutta e un violino;
di cos’altro necessita un uomo per essere felice?
Albert Einstein

Fu l’insigne botanico, politico e naturalista belga Barthélemy Charles Joseph Dumortier (1797-1878), a classificare, nel 1829, le Moraceae, famiglia di piante con fiori a seme protetto, in special modo peculiari dei territori a clima tropicale e sub tropicale — in misura minore nelle fasce temperate — nella maggior parte dei casi provviste di tronco, sebbene alcune specie siano lianose oppure erbacee.

All’interno della suddetta famiglia, nomenclatura binominale venne attribuita al Jackfruit dallo zoologo, botanico, enciclopedista e biologo francese Jean-Baptiste Pierre Antoine de Monet cavaliere di Lamarck (1744-1829), padre della prima teoria evoluzionistica, appunto denominata lamarckismo, nel corso degli anni in parte confutata da successive scoperte genetico-genomiche, e Artocarpus heterophyllus fu il nominativo scientifico attribuito alla pianta da cui germina il frutto in questione.
 

Altrimenti noto al nome di Giaca e Catala, il Jackfruit, è frutto dalle innumerevoli proprietà benefiche racchiuse in oltre trenta chilogrammi, offrendo per di più, peculiare ed appagante gusto esotico • Louis Gallait (ca.1815-1887), Barthélémy Dumortier, donato alla famiglia nel 1879 • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Louis Gallait (ca.1815-1887), Barthélémy Dumortier, donato alla famiglia nel 1879

 
Altrimenti noto al nome di Giaca e Catala, il Jackfruit, è frutto dalle innumerevoli proprietà benefiche racchiuse in oltre trenta chilogrammi, offrendo per di più, peculiare ed appagante gusto esotico • Charles Thévenin (1764-1838), Jean-Baptiste de Lamarck, 1802 • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Charles Thévenin (1764-1838), Jean-Baptiste de Lamarck, 1802

 

Jackfruit, il gigante d’Oriente

Nativo del versante meridionale dell’Himalaya orientale, diffusosi nelle regioni del sudorientali dell’Asia e ad oggi altresì presente anche in Australia, Africa e in suolo sudamericano, l’Artocarpus s’eleva al celeste attraverso un massiccio e rossastro tronco, d’un abbondante mezzo metro di diametro, che arriva a raggiungere anche i 20 metri d’altezza e dal quale il Jackfruit cresce ornandosi tutt’intorno d’ampie foglie, con margine e lamina eterogenee, al di sopra più scure rispetto alla parte sottostante e claurifore, ossia nascenti direttamente dal fusto, inoltre monoiche, definizione relativa quei vegetali che indossano sullo stesso esemplare tanto fiori maschili (staminiferi) quanto femminili (carpelliferi), i cui organi riproduttivi sono però posizionati su fiori diversi, in contrapposizione a quanto avviene nelle dioiche, che portano fiori d’unico sesso, su individui distinti, terza tipologia di riproduzione sessuale avviene invece dove il medesimo fiore ha in sé entrambi gli organi di riproduzione, trattasi in tal caso d’ermafroditismo.
 
Altrimenti noto al nome di Giaca e Catala, il Jackfruit, è frutto dalle innumerevoli proprietà benefiche racchiuse in oltre trenta chilogrammi, offrendo per di più, peculiare ed appagante gusto esotico • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
 
Il frutto è pluricarpellare, cioè formato da più foglie che producono gli ovuli, dette carpelli, e sincarpico, vale a dire un fiore nel cui apparato sessuale femminile i carpelli crescono di pari passo in un unico pistillo, a differenza dei fiori apocarpici, nei quali, all’opposto, i carpelli restano separati e indipendenti, manifestandosi di conseguenza la rispettiva situazione di ovario sincarpico, dove i carpelli, richiusi su se stessi, congiungono le proprie pareti a quelli vicini, originando un unico ovario, oppure ad un ovario apocarpico, dove ogni carpello si richiude su di sé senza unirsi agli altri, derivandone ovari corrispondenti al numero dei carpelli; esiste in realtà una terza condizione, nel caso d’ovario monocarpico, ad un unico carpello, tipicità delle piante che fioriscono, seminano e poi periscono.

La differenziazione fra ovario sincarpico oppure apocarpico assume importanza dal punto di vista dei frutti prodotti, rispettivamente uno o più d’uno per ovario.
 
Altrimenti noto al nome di Giaca e Catala, il Jackfruit, è frutto dalle innumerevoli proprietà benefiche racchiuse in oltre trenta chilogrammi, offrendo per di più, peculiare ed appagante gusto esotico • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
 
Il Jackfruit, dall’ovoidale forma, che appunto nasce dall’infiorescenza femminile a presa diretta da fusto, porta un diametro di circa mezzo metro per un peso che supera la trentina di chilogrammi, sovente toccando il mezzo quintale ed è la sua dimensione a differenziarlo nello specifico da un paio di frutti che, per la loro similitudine, potrebbero venire confusi con lo stesso: trattasi del Durian (Durio zibethinus) e del Frutto del Pane (Artocarpus altilis), tuttavia non è necessaria eccessiva attenzione per notare quanto essi tra loro si distinguano: se difatti la corazza tendente al giallo del Giaca può considerarsi una via di mezzo della terna, il primo mostra inferiori dimensioni medie, oltre ad essere il concorrente dalla scorza maggiormente aculeata e dal singolare nonché segnatamente penetrante odore, tanto da non riscuotere unanime gradimento, mentre il secondo, seppur di medesima famiglia delle Moraceae, nel confronto con ill cugino palesa differente fogliame, mole lievemente minore, aspetto piuttosto tondeggiante, una superficie rugosa e meno densa di spunzoni.
 

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Durian

 
Altrimenti noto al nome di Giaca e Catala, il Jackfruit, è frutto dalle innumerevoli proprietà benefiche racchiuse in oltre trenta chilogrammi, offrendo per di più, peculiare ed appagante gusto esotico • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Frutto del Pane

 
La sua filamentosa e segmentata polpa, tinteggiata d’arancio o d’un oro decisamente più intenso della scorza, è costituita da imponenti e succosi bulbi, talvolta fino a 500, fruibili al naturale oppure cucinati ed in caso di degustazione a crudo, offrono una dolcezza dai sentori affini ad una miscela di mango, pesca, mandorla, mandarino, vaniglia, ananas, fragola, mela, banana, regalando invece inaspettata sorpresa alle papille rilasciando memorie di carne, qualora vengano sottoposti a cottura o tostatura, procedure peraltro obbligatorie, poiché al contrario ad elevato rischio tossico, nell’eventuale appezzamento dei semi, dai quali è inoltre possibile ricavare una farina dall’aroma evocante sfumature di castagna e noce di macadamia, ottimale per coloro soggetti a celiachia, essendo assolutamente priva di glutine ed è estraibile tagliandoli a fette sottili, poi sciacquate e posate su di un piano coperto da un panno, avendo cura di ben dividerle, dopodiché farle asciugarle ad alte temperature, solari o tramite essiccatore, circa quindici ore ed una volta trascorse, le si devono chiudere in un sacchetto di plastica conservato a temperatura ambiente ed attendere un giorno, infine frullarle attivando farinacea metamorfosi e a prodotto ottenuto, riporlo dentro barattoli a chiusura ermetica, in luoghi freschi ed asciutti, favorendone in tal modo una più lunga conservazione.

Ancora dai semi, è realizzabile ulteriore polvere da impiegare come aromatizzante, semplicemente sbucciandoli, sminuzzandoli e adagiandoli in una padella velata d’olio, lasciandoli friggere i pochi minuti necessari affinché raggiungano la corretta croccantezza ed una volta pronti, a piacere unire sale od altre spezie e lasciarli riposare un’intera nottata all’interno di un contenitore stagno.
 
Altrimenti noto al nome di Giaca e Catala, il Jackfruit, è frutto dalle innumerevoli proprietà benefiche racchiuse in oltre trenta chilogrammi, offrendo per di più, peculiare ed appagante gusto esotico • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
 
Sempre più diffuso per le sue caratteristiche organolettiche, lo pseudo-melone dalle sembianze d’un gigante fico vestito di spine è infinitamente versatile in cucina, accompagnandosi a più pietanze in quanto, sebben dopo la cottura rilasciando quel vago sapor di carne succitato, rimanendo il suo aroma entro limiti di delicatezza che ne consentano svariati abbinamenti, pertanto prestandosi alla preparazione di stufati, tacos, arrosto, friggendolo con panatura, oppure usandolo come farcitura per panini o sandwich, facendo attenzione a prediligerlo maturo, qualora si desideri gustarne la polpa fresca, anche sotto forma di marmellate, al contrario ancora leggermente acerbo se con intenzioni culinarie, tuttavia sapendo che il suo celere alterarsi lo rende difficilmente reperibile allo stato fresco, se prevista importazione; in territori asiatici è usanza, a seguito di fermentazione, ricavarne una piacevole bevanda alcolica, viceversa estrazione dell’olio non solletica il commercio a ragione meramente economica, data la scarsissima quantità ogni cento grammi corrispondente al 5% circa.

Tipiche zone dove la polpa acerba di Jackfruit viene inserita nella ricetta tradizionale del curry, al di là dell’India, sono Nepal ed Indonesia, per converso in Brasile, dal frutto — esistente nelle varietà Jaca Dura, Jaca Mole e Jaca Manteiga — la si preleva giunto a completa maturazione come ingrediente di un dolce locale, la cui preparazione prevede che se ne facciano piccole polpette da far cuocere nello zucchero, raffreddate in frigorifero prima del servizio e guarnite, con riduzione del succo, al momento dell’assaggio.

Abitudini ben più ghiacciate sono quelle indonesiane, dove il Giaca risponde al nome di Nangka e viene gustato sotto forma di granita, mischiandone delle fette a ghiaccio, spesso miscelato a latte e cocco, ma nulla toglie possibilità al fatto di sperimentarsi con fantasia nell’inserire il frutto come sostanza addolcente torte o gelati.

Ritenuto probabile futuro sostituto della carne, ideale per regimi dietetici, vegetariani e vegani, la sua catalogazione al gruppo dei superfood, come vengono definiti quegli alimenti naturali la cui composizione, rispetto ad altri, apporti numerosi benefici alla salute, è titolo degnamente meritato dal Jackfruit, essendo lo stesso benevolo complice della salute e dell’estetica, come si conviene a quelle straordinarie perle della natura che, portentose dal loro interno, s’esplodano in positiva salubrità sull’uomo, al suo coglierne e cibarsene.

Frutta e verdura, oltre a contaminarci molto meno degli altri alimenti, sono scrigni di preziose sostanze che consentono di neutralizzare gli agenti cancerogeni, di “diluirne” la formazione e di ridurre la proliferazione delle cellule malate.
Umberto Veronesi

 

Proprietà e benefici del Jackfruit

Altrimenti noto al nome di Giaca e Catala, il Jackfruit, è frutto dalle innumerevoli proprietà benefiche racchiuse in oltre trenta chilogrammi, offrendo per di più, peculiare ed appagante gusto esotico • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
 
Protettore per eccellenza del sistema immunitario, data la presenza in esso di vitamina B, coadiuvante il corretto sviluppo del feto in gravidanza, la difesa delle funzioni cerebrali, il potenziamento del bagaglio energetico, per di più stimolante la sintesi proteica, le funzioni metaboliche, la salute epidermico-tricologica, infine valido aiuto in caso di stati depressivi o ansiosi e panacea sui processi metabolici, per di più agendo in connubio con la vitamina C anche detta acido ascorbico, preziosa nell’azione immunostimolante ed antiossidante, in quanto attiva sulla produzione del collagene, dunque sistemicamente connettivante e riparatrice, benefica sulla spossatezza, poiché deputata all’assorbimento del ferro, riduttrice dei livelli di colesterolo nel sangue e preventiva delle degenerazione del sistema nervoso. Nella personale e pregiata bacheca, il Jackfruit annovera pure una discreta entità di fibre, in tal modo potendosi vantare d’esser garante del fisiologico mantenimento dell’attività intestinale, allo stesso tempo fungendo da prevenzione sugli stati oncologici ad esso riferiti.

A livello minerale sono potassio, magnesio, ferro e calcio, a rendersi medicamentoso apporto, essendo che:

il potassio regola la pressione sanguigna e l’attività l’attività cardiaca, prevenendo la formazione di placche o trombi arteriosi che esporrebbero al rischio di deleteri, spesso letali, eventi cardio-cerebro-vascolari, in più operando a favore d’un metabolismo attivo che renda in cambio una miglior produzione d’energia;

allo stesso modo il magnesio interviene nel meccanismo metabolico di glucidi, lipidi, proteine e nella coagulazione del sangue, mantenendone l’equilibrio del ph e scongiurando le nefaste situazioni appena sopra accennate, in aggiunta al fatto d’esser nobile assimilatore di calcio, fosforo e potassio;

ben nota è l’importanza del ferro, essenziale alla produzione dei globuli rossi e dell’emoglobina, che a loro volta mantengono adeguatamente ossigenate le cellule corporali, inoltre spendendosi a favore di milza, fegato, intestino e midollo osseo, nella ricerca dell’armonioso funzionamento che un fisico in perfetta salute dovrebbe avere al suo interno;

inscindibile legame tra calcio, ossa e denti, da sempre è conosciuto, impegnandosi il minerale nel serbarne la sana struttura e prevenendo sia dolorose condizioni di osteoporosi, dovuta a progressiva decalcificazione della densità ossea, che disturbi dentali derivati dall’azione della carie, oltre che scongiurare crampi e contratture.

Di composti fenolici e polifenolici discorrendo, proprietà antinvecchiamento vengono gentilmente elargite dalla partecipazione di stilbenoidi, mentre carotenoidi e flavonoidi subentrano nel sostenimento dell’apparato visivo e di particolare interesse, dal punto di vista delle ricerca medica, è il contenuto di jacalina, dei cui effetti tratta un articolo apparso sul ResearchGate, piattaforma fondata nel 2008 al fine di accogliere il libero dibattito scientifico.

Primato proteico spetta ai semi, che ne sono particolarmente ricchi, offrendosi al consumo come certezza d’assumere insieme ad essi un considerevole ed essenziale aiuto a vantaggio del generale benessere fisico, intervenendo le protidi stesse come “fondamenta” costituenti l’intera struttura dell’organismo, tramite la loro azione difensiva, di trasporto, contrattile, ormonale e regolatoria ad ampio raggio.

Sebbene privo d’importanti controindicazioni ed a vantaggiosa quantità di grassi alquanto irrisoria, l’elevato carico di zuccheri del Jackfruit lo rende certamente non indicato in casi regimi dietetici ipocalorici, tuttavia suggerendo uno studio che l’effetto dei principi attivi dell’estratto acquoso delle foglie possa assecondare la gestione del diabete mellito, come riportato su PubMed Central, archivio di testo di riviste biomediche e scientifiche presso la National Library of Medicine dello statunitense National Institutes oh Heart.

Naturalmente antibiotico ad antinfiammatorio, il Jackfruit si presta anche a stringere amicizia con la bellezza, attenuando le rughe della pelle ed ostacolandone di nuove, semplicemente lasciandosi gentilmente applicare sul volto dopo aver adagiato la sua polpa nel latte freddo per pochi minuti, quindi centrifugandola ed applicandola per una quindicina di minuti circa, ripetendo il trattamento più volte nel tempo a seconda di quanto si vogliano rendere durevoli gli effetti.

Oltre a radicare beltà nell’epidermide, i giovamenti del Giaca potrebbero far pensare ad immetterne radici a livello domestico, purtroppo scontrandosi codesto desiderio con l’impossibilità di coltivarlo sul territorio italiano, o comunque in paesi dove il clima non sia ideale, essendo l’Artocarpus heterophyllus una pianta che necessita di costante mitezza, imponendone dunque, l’eventuale coltivazione, una serra in cui custodirla per superare le rigide temperature invernali, ipotesi che immediatamente diviene utopia nella consapevolezza che le sue dimensioni ed altezze renderebbero la costruzione d’idonee serre, se non impossibile, alquanto dispendiosa e complicata, dunque irrinunciabile in partenza, ma non per chi si voglia accontentare di veder germinare minuscole micropiantine, seppur in coscienza della loro vita destinata a sfiorire ai primi geli, anche per assenza di particolari condizioni nutritive del terremo.

L’Artocarpus heterophyllus ed i suoi frutti, raffigurati in un remoto testo di storia naturale cinese, nel 1656, dallo scienziato polacco, esploratore e missionario gesuita Michal Piotr Boym (1612-1659), uno tra i primi viaggiatori occidentali a varcare cinesi confini, sono vegetali fedelmente ancorati alle proprie origini climatiche i quali, in differenzi condizioni, s’afflosciano inermi sul loro ultimo aprirsi e schiudersi di stomi.

Ed anche se il naturalista ebreo sefardita, medico ed erborista Garcia de Orta (1501-1568), esperto di farmacognosia — studio delle piante in ottica farmacologica — medicina tropicale ed etnobotanica, ossia l’approfondimento sulla flora di un determinato paese tramite la conoscenza della cultura nativa, ebbe a tramutarne nome nella versione inglese Jackfruit, nel 1963, divulgandolo dalle pagine della sua opera Colóquios dos simples e drogata da India, l’anima di linfa che scorre nel suo tronco rimane profondamente attecchito in quegli originari terreni in cui passo portoghese, errante sull’India nel 1499, coniò il termine Jaca a partir dal primordiale Chakka, di lingua Malayalam, idioma dravidico massimamente parlata nel Kerala, Stato federato disteso sulla costa sud-occidentale del Paese.
 

Altrimenti noto al nome di Giaca e Catala, il Jackfruit, è frutto dalle innumerevoli proprietà benefiche racchiuse in oltre trenta chilogrammi, offrendo per di più, peculiare ed appagante gusto esotico • José Maria Veloso Salgado (1864-1945), Garcia de Orta e i medici portoghesi, 1905 • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
José Maria Veloso Salgado (1864-1945), Garcia de Orta e i medici portoghesi, 1905

 
Altrimenti noto al nome di Giaca e Catala, il Jackfruit, è frutto dalle innumerevoli proprietà benefiche racchiuse in oltre trenta chilogrammi, offrendo per di più, peculiare ed appagante gusto esotico • Garcia de Orta, Colóquios dos simples e drogata da India • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Colóquios dos simples e drogata da India

 
Una storia d’unione fra una specie e la propria terra, l’India, nella quale il Jackfruit — frutto nazionale del Bangladesh — è ritenuto ben augurante ed il cui suolo ne conserva frammenti fossili risalenti a migliaia d’anni fa, dai 3000 ai 6000, un legno ad alta resistenza che fra le sue cortecce narra secoli di collaborazione e mutamento, una trasformazione che sotto abile opera antropica fa di tronchi abitazioni e mobilio, botti e strumenti musicali, antiche tavole per cerimonie indù in Kerala e statue raffiguranti il Buddha.
 
Altrimenti noto al nome di Giaca e Catala, il Jackfruit, è frutto dalle innumerevoli proprietà benefiche racchiuse in oltre trenta chilogrammi, offrendo per di più, peculiare ed appagante gusto esotico • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Kerala

 
Sueng: tradizionale liuto a pizzico della Thailandia, realizzato con legno di Jackfruit

 
Un mastodontico albero il cui prodotto sfamò e sfama intere famiglie, motivo per cui ne derivò il soprannome di “frutto dei poveri”, vista la possibilità di nutrire un intero nucleo familiare per più giorni, con un solo esemplare, il medesimo che ha puntati addosso gli occhi del mondo per le sue proprietà nutrienti che, tenuto conto delle sue dimensioni, potrebbe rivelarsi una scommessa per l’avvenire in ambito alimentare, nelle zone soggette a malnutrizione, tenendo conto dei circa 150 frutti che un albero da solo produce nel corso d’una stagione.
 
Altrimenti noto al nome di Giaca e Catala, il Jackfruit, è frutto dalle innumerevoli proprietà benefiche racchiuse in oltre trenta chilogrammi, offrendo per di più, peculiare ed appagante gusto esotico • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
 
Altrimenti noto al nome di Giaca e Catala, il Jackfruit, è frutto dalle innumerevoli proprietà benefiche racchiuse in oltre trenta chilogrammi, offrendo per di più, peculiare ed appagante gusto esotico • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
 
Senza poi scordarsi del suo verdeggiante fogliame, appetibile per animali da allevamento, carpendone il succo dalla corteccia, allo scopo di produrre un distillato di tonalità arancio, utilizzato per la tintura di vesti monacali oppure trarne una resina facilmente trasformabile in colla o semplicemente rimirandolo durante un’esperienza di viaggio, innamorandosi della sua maestosità, meravigliandosi dei suoi colori e tornando bambini nel gustarne la dolcissima polpa, immaginando d’assorbirne la cultura ad ogni assaggio e di scalarne le altissime vette.

Presto ci passò ogni paura e finimmo tutti arrampicati sugli alberi a divorare albicocche, sbavando sugo, strappandole a manate dai rami per metterle nella borsa. Le assaggiavamo con un morso e se non ci sembravano abbastanza dolci le buttavamo e ne prendevamo altre, ci lanciavamo le albicocche mature che ci scoppiavano addosso in una vera orgia di frutta e di risate. Mangiammo a sazietà e dopo esserci congedati dai dementi con baci e abbracci prendemmo la via del ritorno sulla vecchia Ford con la borsona stracolma, da cui continuammo ad attingere finché non ci vinsero i dolori di pancia.
Isabel Allende