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Ginepro: i segreti di una pianta antica e preziosa

 
Pianta ancestrale e rubesto, il ginepro si offre all’umanità in assoluta magnificenza, pregiando la stessa dell’inebriante effluvio dei propri frutti ed elargendosi in dono nella mirabile gagliardia dei legni, testimoni d’armonica e solenne resilienza.

Gli alberi sono il grande alfabeto di Dio.
Con loro Egli scrive, in verde brillante, in tutto il mondo, i suoi pensieri sereni.
Leonora Speyer

Leggenda vuole che a battezzar pianta fu memoria di una principessa, Ginepra, il cui animo era intriso di smisurata sensibilità e benevolenza, al punto da amare il creato con tutta se stessa e, per tal motivo, lei trascorrendo sue giornate dileggiandosi in galoppo al suo adorato cavallo con il quale un giorno, durante una sosta per lui conceder ristoro ed abbeveraggio, ebbe a notare una pianta sconosciuta, decidendo di coglierla e portarla con sé al rientro nel favoloso castello in cui divideva l’esistenza con i suoi amati familiari, riscuotendo talmente ammirazione la beltà della pianta, da esser fregiata dell’epiteto Reginella, frattanto, al passar del tempo, Ginepra notando un cambiamento di colore delle curiose bacche raccolte, che s’abbigliarono d’una bluastra sfumatura in sostituzione all’originario verde.

Un malaugurato giorno, il fedele ed affezionato destriero s’ammalò seriamente, per il povero animale, risultata vana ogni cura, delineandosi una triste sorte di fine vita, fintantoché Ginepra volle azzardare un’ultimo disperato ed accorato tentativo, provando a spremere le bacche e chiedendo parere ad un medico riguardo allo scuro liquido fuoriuscito dalle stesse, dopo un attento esame il dottore rivelandole l’averne scoperto portentose capacità terapeutiche, confermandone tesi la subitanea guarigione del fortunato equino a seguito di somministrazione, con ritrovata beatitudine della nobile fanciulla, la quale, a lui in sella, riprese a falcar cieli e terra in assoluta leggiadria e spensieratezza.

Il sopraggiunto momento in cui la principessa terminò predestinato percorso sul proprio arco vitale, alla pianta Reginella venne donato il nome Ginepro, in suo amorevole ricordo ed omaggio.
 

Ancestrale e rubesto, il ginepro si offre in mirabile gagliardia, elargendo preziosi doni nell’inebriante versatilità dei propri frutti e legni • Galbuli di Juniperus communis • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Galbuli di Juniperus communis

 

Origini e natura del ginepro

Il 23 maggio dell’anno 1707, fra le accoglienti mura d’una fattoria situata nella provincia svedese di Småland, contea di Kronoberg, amor fra il contadino Nicolaus “Nils” Ingemarsson Linnaeus (1674-1748), e la sua sposa, Anna Christina Brodersonia (1688-1733), si vocalizzò in tenero vagito nel neonato, primo di cinque figli, Carl Nilsson Linnaeus, nipote, per discendenza materna, del pastore protestante locale Samuel Brodersonius (1658-1707) di cui, ad appena diciotto mesi, in conseguenza alla precoce dipartita del nonno, il piccolo Carl divenne erede della religiosa carica, tuttavia, in raggiunta gioventù, non dedicandosi ad ecclesiale carriera, bensì seguendo quanto genetica paterna gli aveva effuso nelle vene, ovvero passion di botanica in sentita fede alla quale Carl intraprese percorso universitario in ambito medico, in seguito legando indissolubilmente esistenza allo studio delle piante, su più varietà.
 

Ancestrale e rubesto, il ginepro si offre in mirabile gagliardia, elargendo preziosi doni nell’inebriante versatilità dei propri frutti e legni • Nicolaus Ingemarsson Linnaeus e Anna Christina Brodersonia • Terzo Pianeta • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Nicolaus Ingemarsson Linnaeus e Anna Christina Brodersonia

 
Zelantemente dedito al comprendere le differenze morfologiche fra vegetali, Nilsson ne iniziò una catalogazione, secondo criteri prettamente scientifici, a soli ventitré anni d’età gettando le fondamenta di quella che sarebbe divenuta la sua metodologia di classificazione scientifica, nel raggruppare gli organismi per caratteristiche comuni e assegnando ad ogni insieme un nominativo, in base alle rispettive unità tassonomiche, dette “taxa”, poi inserendolo in una categoria di riferimento, all’interno d’una scala gerarchica, secondo procedimento noto come “nomenclatura”.

Della singola definizione, nel 1735 la perspicacia di Linnaeus rispolverando il preesistente concetto di nomenclatura nominale, convenzione ad opera del botanico svizzero Gaspard Bauhin (1560-1624), riprese binomio da introdurre in fase di graduatoria, il primo termine definendo il genere d’appartenenza, il secondo precisamente la specie, in codesta maniera apportando un rinnovamento d’immane importanza nel mondo scientifico, contemporaneamente semplificando il sistema e riducendo le precedenti descrizioni, peraltro fin ad allora prolisse ed arbitrarie, in quanto prive d’univoco e rigoroso riferimento procedurale.

Ritenuto per la suddetta cagione il «padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi», Nilsson affiancò attività di medico all’assidua ricerca, tramite numerose spedizioni, di sconosciute specie da esaminare e rinominare, ai postumi lasciando molteplici nomenclature, fra le quali quella del ginepro, da lui eletto a Juniperus, genere di pianta della famiglia Cupressaceae, ossia includente specie arboree ed arbustive, oltre che alcuni fra gli alberi più alti e longevi, con peculiarità tipica familiare l’essere gymnospermae, vale a dire con seme nudo, non protetto da ovario.

Laddove s’ignora il nome delle cose, se ne perde anche la cognizione.
Linnaeus*

In ragion di tesi contrastanti e riguardanti anche le varietà barbadensis, bermudiana, chinensis, communis, oxycedrus, phoenicea, sabina, thurifera e virginiana, binominate da Linnaeus, di ginepro esistono dalle cinquanta alle settanta specie, fra le quali molte d’esse idonee alla selvicoltura — l’attività di coltivazione che avviene all’interno delle boscaglie — seriamente impegnata nel mantenere un ecologico rapporto tra il prelievo legnoso e la sua potenzialità rinnovabile, al fin di salvaguardare il prezioso patrimonio faunistico forestale, oltretutto il ginepro, non avendo particolari necessità idriche, pertanto resistendo sia in habitat montani dove il gelo riduce la disponibilità d’acqua, sia in zone mediterranee sottoposti a significativi periodi d’aridità, risentendone comunque la conformazione del tronco, strusciante sotto l’effetto di costanti e forti venti, viceversa arboreo in condizioni maggiormente favorevoli, comunque vantando primato d’esser conifera ampiamente diffusa sul pianeta, principalmente nell’emisfero settentrionale, grazie alla sua capacità di colonizzare terreni proibitivi, inaccessibili ad altre specie, sfidando suoli rocciosi e manifestando eccezionale resistenza in condizioni climatiche estreme.
 

Ancestrale e rubesto, il ginepro si offre in mirabile gagliardia, elargendo preziosi doni nell’inebriante versatilità dei propri frutti e legni • Juniperus macrocarpa • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Juniperus macrocarpa

 
Ancestrale e rubesto, il ginepro si offre in mirabile gagliardia, elargendo preziosi doni nell’inebriante versatilità dei propri frutti e legni • Juniperus communis, Hibernica, Ginepro irlandese • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Juniperus communis Hibernica, Ginepro irlandese

 
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Juniperus horizontalis

 
L’incredibile fibra del ginepro ne permette conquista di territori a tutto spiano, concorrendo con altre specie e talvolta ridicendo i pascoli, ragione per la quale non di rado gli stessi vengono diradati oppure abbattuti dagli agricoltori, antropica azione che, se da un lato ridona terreno all’alpeggio, dall’altro influisce sugli equilibri ecosistemici della fauna selvatica, in caso di completa rimozione della pianta, al contrario giovando al nutrimento della stessa quando gli alberi vengono semplicemente sfoltiti.

Ovviamente variando in base alla specie, il fusto raggiunge altezze comprese fra il venti ed i quaranta metri e la pianta, quando dioica, ovvero a sessi separati, nel maschio mantiene un portamento maggiormente eretto ed un’ampiezza più contenuta; nella sua alternativa forma cespugliosa, ramifica una folta frasca che s’eleva fra uno e cinque metri al massimo, risultando ottimale come siepe da giardino.

Le sue foglie, riunite in verticilli di tre, aghiformi, lineari, pungenti e dalla setola di Madre natura tinteggiate di verde glauco, nella parte superiore screziato d’una stiratura più chiara, si fanno fitto giaciglio di stagionali frutti sferici e carnosi, originatisi dalla fusione di tre scaglie e rispondenti al nome di coccole, strobili o galbule, con un diametro compreso fra i quattro ed i dodici millimetri, inizialmente di verdi nuances, che successivamente, attraverso una maturazione che va dai sei ai diciotto mesi, tendono a scurirsi fino a raggiungere una colorazione tendente al blu/violaceo intenso, in alcune specie spaziante dal rosso all’arancio, fino al marrone, ricoperte da una fine pellicola detta “pruina” e gelosamente custodenti semi fertili, di tre o quattro millimetri, a guscio duro, questi ultimi resi impermeabili da un rivestimento deputato a proteggerne l’embrione.

Le querce e i pini, e i loro fratelli della foresta, hanno visto sorgere e tramontare così tanti soli, e visto andare e venire così tante stagioni, e svanire nel silenzio così tante generazioni, che possiamo ben chiederci cosa sarebbe per noi ‘la storia degli alberi’, se questi avessero la lingua per narrarcela, oppure se le nostre orecchie fossero abbastanza sensibili da comprenderla.
Maud Van Buren

 

Proprietà e virtù: tra gastronomia e terapia

Nel ginepro, quelle che, popolarmente vengono appellate bacche, sono in realtà coni, del seme femminile, di conifera modificati, palesandosi alla semplice vista la differenza fra la classica pigna, che mantiene squame separate e legnose, rispetto a quelle fuse e polpose delle coccole, nondimeno, al di là di precisazioni puramente nominali, le stesse trovano ampio impiego in ambito culinario e non solo, perlomeno nelle varianti non eccessivamente amare, condizione, questa, che le rende inutilizzabili, facendo attenzione alla tossicità di alcune specie, deleterie al consumo.
 

Ancestrale e rubesto, il ginepro si offre in mirabile gagliardia, elargendo preziosi doni nell’inebriante versatilità dei propri frutti e legni • Coni di ginepro dello Utah (Juniperus osteosperma) ed occidentale (Juniperus occidentalis) • Terzo Pianeta • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Coni di ginepro dello Utah (Juniperus osteosperma) ed occidentale (Juniperus occidentalis)

 
Ancestrale e rubesto, il ginepro si offre in mirabile gagliardia, elargendo preziosi doni nell’inebriante versatilità dei propri frutti e legni • Juniperus communis, galbuli • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Galbuli di Juniperus communis

 
Ancestrale e rubesto, il ginepro si offre in mirabile gagliardia, elargendo preziosi doni nell’inebriante versatilità dei propri frutti e legni • Galbuli di Juniperus Osteosperma • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Galbuli di Juniperus Osteosperma

 
Come ingrediente per pietanze, le galbule — in Trentino Alto Adige preziose alleate nell’affumicatura di salumi — trasversalmente sono ideali come aromatizzanti di brodi, salamoie, verdure della famiglia dei cavoli oppure come insaporitori di ripieni a base di frutta o castagne, pesce al cartoccio o ancora nella preparazione di salse, quindi appropriate per rendere più deciso il sapore di varie carni, in particolar modo di selvaggina, in tal caso prediligendo bacche a raggiunta maturazione, essendo l’aromaticità di quelle giovani ancor dominata dal pinene, composto chimico della resina, pertanto ancor fortemente fragrante, diversamente sviluppando note maggiormente aggrumate quelle mature, le cui squame esterne sono alquanto insapori, rendendosi necessario pigiarle prima di farne uso come spezia aggiuntiva, tenendo presente che il livello massimo di gustosità e sentore, si ottiene a spremitura, appena avvenuta, il che non levando possibilità alcuna all’usarle previo trattamento d’essiccazione per il quale, qualora ci si volesse sperimentare a livello domestico, le coccole andrebbero seccate in luogo naturale, ventilato e asciutto, al fin di scongiurare l’insorgenza di muffe, oppure optando per procedimento più celere utilizzando il forno, ma avendo l’accortezza di mantenerlo a bassa temperatura.

Per il mantenimento del prodotto fresco è doveroso conservarlo in luogo al riparo dalla luce, evitando zone umide o poco ventilate, altresì considerando che tempi prolungati innescano processi fermentativi alterantine la sapidità.

Inconsueta e dolce preparazione allettante le papille gustative più curiose è la marmellata di mele e bacche di ginepro, ottenibile lasciando le stesse in ammollo circa ventiquattr’ore, poi, previa scolatura, cuocendole, a fuoco lento, in un tegame coperto, quindi setacciando il composto ottenuto e miscelandolo alla medesima quantità di mela, aggiungendo un pizzico di cannella, la scorza grattugiata di un limone e ed un terzo di zucchero, poi terminando cottura per il tempo necessario, da valutare osservando man mano la consistenza venutasi a creare.

Le galbule più giovani, in virtù d’un aroma ad elevata intensità, sono invece la base per eccellenza di bevande differenti, trasmutandosi ad esempio in una particolare birra finlandese, torbida e ad alta fermentazione, la Sathi, a base di malto, segale, orzo e avena, con filtrazione del mosto, in un tino apposito, tramite ramoscelli di ginepro, in aggiunta o a completa sostituzione del luppolo; altrimenti, superando confini svedesi, divenendo le bacche ingrediente d’un’analcolica bibita, tipicamente natalizia, commercializzata come Julmust — una sorta di succo composto da coccole non ancora fermentate, estratto di malto e luppolo, acqua gassata, zucchero, colorante caramello, acido citrico e spezie, con sapore che richiama quello d’una birra di radice — introvabile in altri periodi dell’anno, se non talvolta durante le pasquali festività, in tal circostanza venduto al nome di Påskmust, ma rimanendo il consumo sotto le porte del Natale quello più corposo, pari, nel solo mese di dicembre, alla metà delle vendite totali di bevande analcoliche.

Ma il liquore per antonomasia, la cui stessa etimologia ha intrinseco il nominativo del ginepro, è l’universale Gin, distillato alcolico natio dei Paesi Bassi, ove a partir dal diciassettesimo secolo, sull’essenze della specie Juniperos communis, in origine realizzato da alchimisti e monaci a scopo medicinale e, nel corso del tempo, calcando mondiali platee come versatile elisir da sorseggiare puro oppure in sapiente miscela nei differenti cocktail da allora ideati; la sua distillazione parte da un fermentato di orzo e frumento, ove radici, erbe, spezie, piante e galbule vengono messe a macerare, rilasciando tipici effluvi che ne caratterizzano l’asprigno sapore.

Al di fuori delle cucine, versatilità del maestoso albero concede all’uomo d’avvalersi delle sue virtù su più fronti, come sempre palesandosi ad occhi che non oscurati da emozional cecità, l’atavico ed intimo rapporto fra l’uomo e la natura, nobile qualora s’intrecci su consapevoli dettami di saggezza, in assoluto rispetto biosistemico, come empatica relazione tra fratelli protagonisti di un’unica storia.
 
Ancestrale e rubesto, il ginepro si offre in mirabile gagliardia, elargendo preziosi doni nell’inebriante versatilità dei propri frutti e legni • Gin • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
 
Parallelamente dunque al deliziarsene per una mera questione d’appagamento gustativo — peraltro prediletto da farfalle e falene potere terapeutico del ginepro lo rende un intimo alleato del benessere psicofisico, fungendo da digestivo tramite masticazione diretta delle galbule o bevendone sotto forma di tisana il cui effetto sull’organismo è quello di contrastare, grazie alla sua attività carminativa, spiacevoli disturbi di meteorismo e di migliorare l’espettorazione nei casi di vie respiratorie congestionate, ma è nell’utilizzo dell’olio essenziale che la pianta divien prodigiosa panacea ad ampio spettro.

Ricavato dal Jumiperus communis, la sua assunzione, per la quale, considerata la potenziale tossicità in caso d’abuso ed eventuali effetti collaterali, vanno effettuati trattamenti brevi e mirati, seguendo accuratamente le indicazioni fornite dei foglietti illustrativi del prodotto, ancor meglio se previo parere medico, sembrerebbe esercitare — sebben il tutto sia ancora oggetto d’approfonditi studi clinici — azioni balsamiche, depurative, dispeptiche, carminative, diuretiche, antinfiammatorie, antivirali, antisettiche, ipotensive, ipoglicemizzanti, emmenagoghe, ovvero stimolanti l’afflusso sanguigno nell’utero, quindi migliorando la dismenorrea, infine rubefacenti, ossia richiamanti sangue negli strati superficiali della pelle, per modo da lenire infiammazioni sottostanti.

Fra i vari costituenti chimici del ginepro s’annoverano:

 Acido malico, energico e migliorativo dell’epidermide;

 Tannini, molecole preventive sull’invecchiamento, per contrasto ai radicali liberi;

 Glucidi, regolatori della glicemia, essenziali al sistema nervoso ed energetici;

 Proantocianidine, pigmenti colorati a proprietà antiossidante;

 Terpeni, composti volatili antisettici, antinfiammatori, antimicotici, ansiolitici, antibatterici, antidepressivi e broncodilatatori;

 Flavonoidi, o biflavonoidi, composti naturali in contrasto alla degenerazione delle cellule, oltre che riparatori dei danni alle stesse, preventivi di patologie oncologiche e vascolari;

 Resina, disinfettante e batteriostatica;

 Monosaccaridi, sostanze cristalline, facilmente solubili nell’acqua, fornenti energia di fondamentale importanza per l’attività cellulare.

In ambito aromaterapico, cosmetico ed epidermico — financo in veterinaria usato in presenza d’infezioni del tessuto connettivo denso — l’essenza, nella fattispecie estratta dalla varietà oxycedrus e detta olio di Cada o petrolio di ginepro, diviene fidato strumento atto a fortificare unghie e capelli, anche prevenendo la formazione di forfora attraverso impacchi ristrutturanti preparati con la sua forma in polvere, oltre a dispensare innumerevoli benefici all’organismo, a partire da un risoluto apporto tonico ed antidolorifico, prevalentemente sulle sofferenze reumatiche, artritiche ed artrosiche, conseguenti al massaggiarne, previa diluizione con altro olio vegetale e, soprattutto, vivamente sconsigliato in soggetti a rischio allergico e in donne gravide o in fase d’allattamento.

L’effetto analgesico è dato dalla stimolazione produttiva di cortisone derivante dalla frizione dello stesso, ragion per cui opportuno è il fruirne dopo intensa attività fisica, specialmente nell’insorgenza di contratture o tendiniti; l’uso topico risulta oltremodo salutare nei casi di persistente emicrania, oltre a lenire le manifestazioni dell’Herpex simplex e a migliorare gli stati acneici ed assumendo rilevante ruolo depurativo durante i massaggi drenanti, effettuati con movimenti circolari nelle delicate zone linfatiche quali ascelle, collo, gambe ed inguine, in tal modo riattivando anche la circolazione sanguigna.
 
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Coltivazione e spiritualità

Polivalente strumento provvidenziale alla salute, il ginepro, gentilmente si presta ad esser coltivato, compiacendo la vista e l’olfatto di coloro si voglian saggiare col metterne radici in mura domestiche o giardini, seminando la pianta in primavera per evitare gelate che, nonostante l’incredibile fibra del ginepro a temperature estreme, rischierebbero di rivelarsi fatali per le germinanti pianticelle, inoltre avendo accortezza, per i primissimi periodi, d’innaffiarlo almeno un paio di volte la settimana, facendo attenzione a non creare ristagni e considerando che, una volta cresciuta, la pianta non avrà bisogno d’acqua in abbondanza, dissetandosi di piogge, qualora interrata.

Previamente individuando le varietà che siano maggiormente consone all’esser trapiantate, la zona scelta a prima dimora dovrebbe esser ampiamente soleggiata, al massimo a mezz’ombra, mantenendo il suolo asciutto, costantemente ben drenato e minimamente intervenendo con somministrazioni di sostanze fertilizzanti, siano esse naturali o artificiali, poiché amante il ginepro di superfici piuttosto povere, risultando così sufficiente, durante il periodo primaverile, integrare in maniera saltuaria con residui vegetali facilmente ottenibili da composta casalinga.

Per tutelarne salutare stato di crescita, la potatura dev’essere effettuata tra febbraio e marzo, ponendo particolare attenzione alle infestazioni da parassiti, da eventualmente contrastare utilizzando rimedi naturali ed in tal modo assicurando al ginepro la possibilità di svilupparsi in completa fisiologia, ornando ambienti interni e giardini con il suo lussureggiante splendore ed adombrando i suoi verdi abiti di violacei e sferici gioielli effondenti inebriante effluvio.

All’uso ornamentale s’aggiunge la succitata selvicoltura, per la quale il ginepro, data la connaturata tolleranza a salsedine e rigide temperature, si confà al venir immesso tanto in litoranei sabbiosi, favorendone l’irrobustimento, quanto in zone montane, allo scopo di rimboschirle.

Interessante alternativa è l’arboricoltura da legno, vale a dire la creazione e conduzione delle piantagioni di specie arboree destinate alla realizzazione di svariati prodotti legnosi ad alta qualità, spaziando dall’oggettistica al mobilio, la sua compattezza prestandosi favorevolmente ad attività di falegnameria.

Il ginepro è albero il cui uso risale a tempi antichissimi, numerosi accenni alle sue proprietà ed impieghi sono difatti contenuti all’interno del Papiro di Ebers, un rotolo d’una ventina di metri, per un altezza di venti centimetri e 108 pagine, datato al 1550 a.C. circa, o forse ancor più remoto e, se la datazione fosse esatta, risalente alla diciottesima dinastia egizia, la prima del Nuovo Regno (1550 a.C. – 1069 a.C.), durante il governo del faraone Amenofi I (? – 1506 a.C. circa); il nome della storica pergamena deriva dall’egittologo e romanziere tedesco Georg Moritz Ebers (1837-1898), che lo acquistò nel 1873/1874.

Anche in epoca medievale era usanza, a tutt’oggi praticata, avvalersi dei suoi rametti per insaporire la carne allo spiedo oppure come aroma da effondere nell’aria sotto forma d’incenso, ad ogni modo, trasversale alla dimensione temporale ed ai popoli è il considerarlo albero dal potere protettivo, fin dai tempi della mitologia mesopotamica, ritenuto sacro e imprescindibilmente correlato alla dea Ištar, o Ishtar, divinità dell’amore, dell’erotismo e della fertilità, nonché della guerra, indi con con duplici sembianze, benevole o raccapriccianti, a seconda di quanto rappresentato e serbato all’umanità ed il cui simbolo e animale a rappresentanza erano, rispettivamente, una stella ad otto punte ed un leone.
 

Ancestrale e rubesto, il ginepro si offre in mirabile gagliardia, elargendo preziosi doni nell’inebriante versatilità dei propri frutti e legni • Evelyn Maude Blanche Paul (1883-1963), Dea Madre Ištar, 1916 • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Evelyn Maude Blanche Paul (1883-1963), Dea Madre Ištar, 1916

 
Di stampo celtico, ed indoeuropeo in generale, l’immaginarne i cespugli rifugio d’incantevoli elfi e graziose fate, oppure di nani e giganti, oltre che al crederlo porta di contatto con l’aldilà e riparo per le anime dipartite, concezione tutelare del ginepro portava le suddette popolazioni a sorseggiare, con intenti difensivi nei confronti delle negatività, una sorta di birra preparata con varie tipologie di piante, con aggiunta delle sue propizie galbule color della notte, in toto affidandosi al suo spirito, tradizionalmente considerato l’archetipo della determinazione nell’inseguire un desiderio, in barba a condizionamenti esterni di qualsivoglia genere ed in assidua, tenace, armonica, infaticabile ed intima fede a se stessi ed alle proprie radici, alle sue spiritualmente e concettualmente allineandosi tenendone alcune coccole a portata di mano.

Oggetti comuni e cimeli di variegata gamma si dispensano all’uomo, fra i tanti, sacralmente fascinoso è l’utilizzo degli strobili nel Komboloi, il caratteristico Rosario greco, le cui perle, lasciate liberamente scorrere sulla cordicella ed altrettanto costituite di materiali quali legno, vetro o ceramica, sono contate in singolar movimento, oggigiorno attuato anche a semplice distrazione, ma originariamente compiuto dai fedeli, recitando la prece di stampo ortodosso, Preghiera di Gesù, ripetendone i versi per ogni grano della corona, usualmente terminante con semi, oppure una croce od da piccola nappa volta ad asciugare le lacrime a conclusione di quella ch’è supplica egualmente nota come Preghiera del Cuore, vocalizzata in fidente ed intensa passione: «Κύριε Ιησου Χριστέ, Υἱέ τοῦ Θεοῦ, ἐλέησόν με τὸν ἁμαρτωλόν. Αμήν», «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore. Amen».
 
Ancestrale e rubesto, il ginepro si offre in mirabile gagliardia, elargendo preziosi doni nell’inebriante versatilità dei propri frutti e legni • Komboloi • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
 
Sublime testimonianza dell’impareggiabile abilità pittorica della natura, paterno custode di minuscole, quanto straordinarie, galbule e lauto donatore sia delle stesse che del suo profumato e rigoglioso legno, il ginepro, da più popoli è stato nel corso dei secoli coltivato al di fuori delle abitazioni per proteggersi e ancor oggi lo stesso preserva il pianeta tramite l’esteso radicarsi nel suo manto e ramificando ad elevate altitudini verso il celeste, fra terra e cielo adagiandosi in eufonica aritmia, in soave propensione al custodire.

Racchiudendo il suo genere nel termine Juniperus, Carl Nilsson rese nome a un delizioso ed elegante figlio di flora, a ritroso realizzando quello ch’era stato il desiderio paterno di dedicarsi allo studio delle piante, bramato a tal punto da far decidere a Nicolaus Ingemarsson, all’inizio dei suoi studi teologici, di pregiarsi del cognome Linnaeus, in seguito tramandato al figlio, derivato dalla latinizzazione della parola dialettale svedese «lind», significante «tiglio», in onore d’un enorme albero di tal specie, posto nelle vicinanze della sua abitazione natia.

Pratica nominale, quella di Carl Nilsson Linnaeus, al di là dell’indiscussa portata scientifica della nomenclatura, metaforicamente balzante tra un’aspirazione del proprio padre e una galoppata delle principessa Ginepra, tra fiaba e realtà ponendosi il sagace naturalista a punto fermo nel posare in capo a più organismi viventi un nominativo che rendesse lor la dignità dell’esser definiti in base a peculiari caratteristiche, legando gli strabilianti elementi distintivi del ginepro ad un appellativo e permettendo ad ogni uomo vi si voglia rapportare di poterlo chiamare, ad ogni individuo mai precludendo la possibilità di cavalcare i propri sogni entrando in simbiosi con la magnificenza dell’intero creato.

Tra le fronde degli alberi stormisce il mondo, le loro radici affondano nell’infinito; tuttavia non si perdono in esso, ma perseguono con tutta la loro forza vitale un unico scopo: realizzare la legge che è insita in loro, portare alla perfezione la propria forma, rappresentare se stessi. Niente è più sacro e più esemplare di un albero bello e forte. Gli alberi sono santuari. Chi sa parlare con loro, chi li sa ascoltare, conosce la verità. Essi non predicano dottrine e precetti, predicano, incuranti del singolo, la legge primigenia della vita.
Hermann Hesse

 

Ancestrale e rubesto, il ginepro si offre in mirabile gagliardia, elargendo preziosi doni nell’inebriante versatilità dei propri frutti e legni • Juniperus sabina • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Juniperus sabina

 
Ancestrale e rubesto, il ginepro si offre in mirabile gagliardia, elargendo preziosi doni nell’inebriante versatilità dei propri frutti e legni • Galbuli di Juniperus sabina, ©H. Zell, CC BY-SA 3.0 • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Galbuli di Juniperus sabina, ©H. Zell, CC BY-SA 3.0

 
Ancestrale e rubesto, il ginepro si offre in mirabile gagliardia, elargendo preziosi doni nell’inebriante versatilità dei propri frutti e legni • Juniperus phoenicea, Ginepro fenicio • Terzo Pianeta • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Juniperus phoenicea, Ginepro fenicio

 
Ancestrale e rubesto, il ginepro si offre in mirabile gagliardia, elargendo preziosi doni nell’inebriante versatilità dei propri frutti e legni • Juniperus virginiana • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Juniperus virginiana

 
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Galbuli di Juniperus virginiana

 
Ancestrale e rubesto, il ginepro si offre in mirabile gagliardia, elargendo preziosi doni nell’inebriante versatilità dei propri frutti e legni • Juniperus scopulorum • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Juniperus scopulorum

 
Ancestrale e rubesto, il ginepro si offre in mirabile gagliardia, elargendo preziosi doni nell’inebriante versatilità dei propri frutti e legni • Galbuli di Juniperus scopulorum • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Galbuli di Juniperus scopulorum

 
Ancestrale e rubesto, il ginepro si offre in mirabile gagliardia, elargendo preziosi doni nell’inebriante versatilità dei propri frutti e legni • Juniperus oxycedrus, Ginepro Rosso • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Fioritura Juniperus oxycedrus, Ginepro rosso

 
Ancestrale e rubesto, il ginepro si offre in mirabile gagliardia, elargendo preziosi doni nell’inebriante versatilità dei propri frutti e legni • Juniperus oxycedrus, Ginepro Rosso • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Galbuli di ginepro rosso

 
Ancestrale e rubesto, il ginepro si offre in mirabile gagliardia, elargendo preziosi doni nell’inebriante versatilità dei propri frutti e legni • Galbuli di Ginepro rosso • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Galbuli di ginepro rosso

 

Lisa Lambe, Juniper

 
 
 
 

*«Nomina enim si pereunt, perit et rerum cognitio», Systema Naturae, ed. X, 1758, pag.7