Longan, il frutto da leggenda battezzato, Occhio del Drago

 
Variopinta e spesso d’aspetto bizzarro, la frutta grazia i sensi, sulle tavole giungendo da ogni angolo del Pianeta, ma nonostante ciò conservando allettanza e soprattutto, donandosi in preziose proprietà, come, nella miriade di generi da Natura offerti, il
Longan
, gemma esotica scrigno di bontà e benessere.

Il numero dei sapori è infinito.
Anthelme Brillat-Savarin

 

Longan, origini, proprietà ed usi

Scientificamente classificato Dimocarpus longan dal religioso, paleontologo, botanico astronomo e medico portoghese João de Loureiro (1710-1791), il Longan è una pianta fruttifera della famiglia Sapindaceae — di cui fanno parte anche il Rambutan e il Litchi, quest’ultimo ben distinguibile nell’epicarpio, ma molto somigliante nella polpa, sebben meno aromatico, con frutti più grandi e proprietà nutrizionali inferiori — le cui origini, sebbene d’opinioni controverse, sarebbero riconducibili alla catena montuosa fra il Myanmar e la zona della Cina meridionale, oltre che all’Asia tropicale, primaria traccia dell’albero potendosi comunque storicamente riferire al 200 a.C. in quanto narrandosi come un imperatore della dinastia Han — stirpe al governo della Cina dal 206 a.C. al 220 d.C. — avesse espresso volontà d’avere Longan e Litchi nei giardini della propria reggia, situata nella provincia nordoccidentale dello Shaanxi, ma la piantumazione — come riportano i registri — non dando i risultati sperati in quanto nel 116 a.C. rivelandosi fallimentare e il Longan riapparendo all’incirca quattro secoli più avanti in altre zone del continente, nel corso del tempo la produzione incrementandosi nel Fujian nell’ottica di un proficuo commercio e a livello europeo i frutti venendo catalogati nel 1790, dal succitato de Loureiro, nell’opera in lingua latina Flora Cochinchinensis: sistens plantas in regno Cochinchina nascentes: quibus accedunt aliae observatae in Sinensi imperio, Africa orientali, Indiaeque locis variis: omnes dispositae secundum systema sexuale Linnaeanum, ad oggi coltivazione praticandosi in Bangladesh, Stati Uniti, Australia, Mauritius, Filippine, India, Sri Lanka, Laos, Cambogia, Indonesia, Taiwan, Thailandia settentrionale, Vietnam e Malesia, le sottospecie esistenti, perlomeno secondo elencazione ad opera della Plants of the World Online — vale a dire il database online attivo dal marzo 2017, allo scopo di fornire informazioni su qualsiasi pianta da seme nota al 2020 e la cui divulgazione per mano dell’ente pubblico, nonché istituto di ricerca botanica di rilevanza internazionale Royal Botanic Gardens di Kew, quartiere sud-occidentale di Londra — essendo quattro: Dimocarpus longan echinatus, longetiolatus, malesianus e obtusus.
 

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João de Loureiro, Flora Cochinchinensis, 1790

 
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João de Loureiro, Flora Cochinchinensis, 1790

 
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João de Loureiro, Flora Cochinchinensis, 1790

 
Tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, il Longan venne importato e radicato, a fini industriali, in Australia, Thailandia, Hawaii e Florida — cinque esemplari nel 1896 essendo mostrati, da un mercante cinese, direttamente alla regina Dara Rasami (1873-1933), consorte del monarca thailandese Phra Bat Somdet Phra Poramintharamaha Chulalongkorn Phra Chunla Chom Klao Chao Yu Hua ‘Rama V’(1853-1910), quinto sovrano del Regno di Rattanakosin e appartenente dinastia Chakri, attualmente imperante sul paese dal 1782 — e nel corso dei decenni l’esotico frutto varcando i confini del Nord America e dell’Europa, la crescente popolarità stimolando nuove tecnologie che siano in grado di preservarne la freschezza attraverso più efficienti procedure di gestione del post-raccolto che sovvengano alle problematiche d’esportazione conseguenti tanto alla delicatissima conservazione del prodotto fresco — per prolungare la quale s’impiegano frequentemente zolfo e fungicidi — quanto all’immane domanda interna dello stesso, a tutt’oggi il Longan nel sud-est asiatico raggiungendo il picco produttivo fra luglio e settembre, sebbene in Vietnam e Thailandia l’apporto di metodologie industriali ne renda possibile il commercio quasi tutto l’anno, trasversalmente la voce dei consumatori facendosi sempre più potente nello spingere la ricerca verso l’abbandono di prodotti chimici, già ora il raffreddamento rapido, il trasporto in refrigerazione e l’avvolgimento in specifiche pellicole, essendo di per sé valide opzioni conservative durante le varie fasi degli spostamenti previsti.

Considerando la veloce deperibilità dei frutti freschi, svariate sono le trasformazioni subite, gli stessi potendo essere acquistati in scatola, congelati, sottoposti a procedimento d’essiccazione oppure convertiti in bevande, nei principali paesi produttori all’interno dei frutteti avvalendosi di biotecnologie per selezionare prodotti mirati che rendano sia in qualità che in quantità e le maggiori problematiche nelle piantagioni commerciali, con ovvie differenze a seconda del continente di provenienza, riconoscendosi nella fioritura irregolare, nella dimensione dei frutti — talvolta troppo piccoli — nell’esagerata altezza di alcuni alberi — che rende problematica la raccolta — infine nel portamento biennale, vale a dire una cospicua fruttificazione in determinate annate, seguita da una decisamente più scarsa; a costituire minaccia comune la cosiddetta Malattia della scopa della strega, una bizzarra forma d’esorbitante e deformata crescita di punte che si biforcano — come un’accozzaglia di sottili e fragili rametti — da una punta comune, in conseguenza a stati di stress nel vegetale provocati da morbi, parassiti o mutazioni genetiche e, nell’antichità, il groviglio rassomigliante alla ramazza di un megera suscitando timorose leggende a riguardo, ad oggi il trattamento del malanno realizzandosi in una decisa potatura alla base dell’intricato groviglio; ulteriore nemico dal quale difendersi — in speciale modo in Thailandia e Australia — è il pipistrello della frutta, seriamente dannoso per i raccolti e dispendiose sono le soluzioni per combatterlo, consistenti in reti protettive, tanto sul perimetro del terreno quanto su ogni singolo albero.

Secondo variabili dettate dalla stagione, dalla posizione geografica e dall’approccio agronomico, il Longan rischia inoltre d’incorrere in difficoltà quali il cracking del frutto, che consiste nella spaccatura fisiopatica — vale a dire proveniente dall’interno — provocata da disequilibri fisiologici che ne inficiano la corretta crescita, come ad esempio nel caso in cui la pressione della parte polposa che avvolge il seme, prevale sulla resistenza della buccia, appunto increspandola, patologia la quale, oltre a carenze o eccessi nutritivi, può verificarsi anche in caso d’abbondante pioggia assorbita dalla buccia, che s’indebolisce tagliandosi più facilmente, oppure per effetto di scottature solari che l’avvizziscono riducendone la capacità di copertura della superficie; eventuale scarsità di nutrimento — spesso rilevabile in terreni sabbiosi o argillosi troppo acidi e calcarei — si affronta integrando regolarmente magnesio, potassio, zinco, boro e azoto, ponendo particolare attenzione all’uso di fertilizzanti, da scegliere con sapiente oculatezza.
 
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La pianta — dal tronco molto spesso, ma fragile a causa della corteccia di sughero — è un sempreverde che predilige terreni sabbiosi, umidi, ben drenati e temperature non troppo rigide, tuttavia degnamente sopportando cali di temperatura di poco sotto lo zero, purché brevi, l’altezza media oscillando solitamente dai nove ai dodici metri — nonostante alcuni esemplari siano svettati alla volta celeste per più del doppio — e la tondeggiante chioma racchiudendo rami allungati e pendoli, vestiti di fogliame la cui lunghezza è generalmente compresa fra dieci e venti centimetri — per cinque di larghezza — una punta arrotondata e un’ondulata superficie — di lucida gradazione verde scuro e disposizione pennata — che su di sé accoglie da sei a nove paia di minuscole foglioline, rosso-marroncine da giovani e di varie nunaces di verde da adulte, mentre le infiorescenze, denominate “pannocchie”, si aprono all’estremità delle frasche in una chiarissima tonalità di giallo-marrone, sulle stesse germinando fiori staminati maschili (M1), fiori ermafroditi, funzionalmente femminili (F) e fiori ermafroditi funzionalmente maschili (M2), in un melange fra l’ocra e il bruno, che sbocceranno in maniera progressiva sull’intera pannocchia, la fioritura durando da quattro a sei settimane, la maturazione dei frutti completandosi in quattro o cinque mesi e l’impollinazione avvenendo grazie agli insetti — in particolare modo delle api e in territorio thailandese prevalentemente per attività dell’Apis mellifera, la specie di genere maggiormente diffusa a livello mondiale — che balzando sui fiori soprattutto al mattino, in quanto momento di maggiore formazione del nettare, impollinano dopo essersi posizionati sui due fiori maschili e in seguito su quello femminile.
 
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Dal processo fotosintetico il fogliame ricava la quantità di carboidrati necessari allo sviluppo, gli stessi venendo suddivisi fra immediati processi di respirazione e crescita tessutale, nonché accantonati a riserva all’interno dei rami e a tale proposito sono stati e vengono tuttora condotti esperimenti per comprendere come influire positivamente sulla fotosintesi, nel tentativo di ottimizzare l’apporto di luce, aiutandosi con specifici tagli vantaggiosi all’assimilazione della stessa, con indubbi e salutari miglioramenti a carico dell’intero albero, inoltre vari studi e tentativi pratici dimostrando che interventi strategici di potatura incrementano la fruttificazione, aspetto fondamentale nelle piantagioni ad elevata densità.
 
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Dalle pannocchie nascono numerosi grappoli di sferici frutti — al massimo un’ottantina per ciascuna, con un diametro tra due e tre centimetri e un peso fra cinque e venti grammi — dalla fine e legnosa scorza leggermente irsuta, di color tendente al beige, custodente una polpa traslucida, avvolgente un corvino e brillante seme di notevoli dimensioni, con una candida chiazza rotonda sul fondo, conformazione all’origine del nome Longan — in lingua cantonese Lóngyǎn, «龍眼», significante Occhio di Drago — in quanto spellandolo, la carnosa e candida essenza lo lascia intravedere, restituendo la fantasiosa immagine di una pupilla.
 
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Se il frutto è pienamente maturo, la buccia si presenta soda e di facile pressione, in modo da far fuoriuscire la dolciastra polpa — dal sapore lievemente muschiato e costituente da 60% al 75 % del peso totale — senza particolari difficoltà, al contrario la procedura non dando risultati ottimali se raccolto precocemente o in caso di elevati tassi d’umidità che lo ammorbidiscono esageratamente, tenendo conto che già di per sé il Longan è costituito da acqua in una percentuale appena superiore all’80%, dunque fondamentale risulta saperne individuare la corretta maturazione e così potersene cibare in base a personale gusto, infatti esso prestandosi come ingrediente ideale — sia cotto che crudo — di gelati, sorbetti, macedonie, biscotti, dessert — ottimo nel cheescake — frullati, succhi, liquori, salse, zuppe, snack’s, insalate o tipiche pietanze agrodolci orientali, in territorio cinese principalmente essiccato, in questo caso la polpa assumendo un aroma simile al cioccolato e una colorazione marrognola, tendente al nero, invece i semi — che necessitano di previa bollitura per annullarne tossicità — richiamando il sapore delle noci e ancora lo si può provare sciroppato, in alternativa usandolo disidratato per la preparazione di profumati infusi, tenendo conto che a temperatura ambiente il frutto fresco dura in media tre giorni — qualora la temperatura si mantenga non superiore ai venticinque gradi — oppure una settimana o poco più se conservato in frigorifero al di sopra degli otto gradi.
 
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Un’invitante preparato da sperimentare è un frullato a base di latte fresco e crema di cocco, nel quale miscelare “occhi di drago” interi e, a piacimento, una banana; per preparare invece un’alternativa gelatina di Longan e mandorle è necessario sciogliere in acqua bollente due cucchiaini di agar-agar — polisaccaride ricavato da alghe rosse e usato come gelificante naturale — aggiungere il tutto a 25 cl circa di latte evaporato, quindi incorporare un etto di zucchero, mezzo cucchiaino di essenza di mandorle, portare ad ebollizione per almeno tre minuti e lasciare refrigerare, infine guarnire il prodotto — solidificato e porzionato a cubetti in ciotole — con frutti di Longan in scatola, coprendo il tutto con lo sciroppo contenuto nella stessa, l’esotico frutto ben accompagnandosi anche ad insalate di pollo e macadamia, a riso con semi di loto e bacche di goji o con qualsiasi minestra e pietanza che si desideri arricchire del suo peculiare sapore.
 

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Gelatina con Longan, latte di cocco ed estratto di foglie blu di Clitoria ternatea

 
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Longan, latte di cocco e banana

 
A livello terapeutico, il Longan contrasta l’insonnia per effetto di proprietà rilassanti, contemporaneamente fungendo da antimicotico, antinfiammatorio e analgesico sulle patologie che interessano i nervi, il frutto proteggendo il sistema nervoso e quello immunitario grazie ad una cospicua presenza di
vitamina C
e B2, quest’ultima — conosciuta anche come riboflavina — essenziale al mantenimento di un corretto metabolismo, in quanto positivamente agendo sulle mucose digestive, oltre che sulle respiratorie, in aggiunta proteggendo epidermide e apparato visivo.

Il contenuto di oliogoelementi è prevalentemente costituito da:

fosforo, migliorativo sulla memoria e sugli stati depressivi, essenziale per le ossa e nella trasformazione del cibo in energia;

rame, favorente la regolazione della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, protettivo sulla prostata e accrescente l’assorbimento del ferro;

potassio, vasodilatatore importante per la contrazione muscolare e per l’equilibrio dei fluidi all’esterno e all’interno delle cellule, equilibrante i valori pressori e osteggiante le conseguenze negative dell’eccesso di sodio;

magnesio, fondamentale per il sistema nervoso, per i muscoli e per l’integrità strutturale di ossa e denti, oltreché deciso rinvigorente sugli stati di particolare spossatezza.

Presenza di proteine garantisce strutturale e generale protezione, la Quercetina, anche detta quercitrina, è flavonoide riducente l’attività dei radicali liberi, antiflogistico e regolatore metabolico, mentre le fibre alimentari sostengono il benessere dell’apparato intestinale, il Longan essendo un ottimo antiossidante per opera dei polifenoli, quali corilagina, acido ellagico e gallico e il ridotto apporto di calorie elevandolo ad alimento idoneo all’interno di regimi dietetici ipocalorici, tuttavia facendo attenzione a non consumarne durante la gravidanza e nel primo trimestre d’allattamento, qualora soggetti ad allergie specifiche o in caso d’intestino irritabile e disturbi gastrici, per evitare spiacevoli effetti collaterali.

Per chi desiderasse sperimentarsi nella coltivazione domestica — con propagazione possibile per gemmazione, stratificazione dell’aria, taglio, innesto, inarcamento e da seme, quest’ultima indicata se non si desidera una celere fruttificazione, che in tale caso non avviene prima dei sette anni —  è opportuno piantare il Longan in zone mitigate, la temperatura ideale è fra i venti e i venticinque gradi, nelle quali potenziali gelate siano sporadiche e passeggere — al pari di calure roventi, deleterie sulla produttività — dopo averlo posizionato in una buca, preparata almeno un paio di settimane prima, di larghezza e profondità all’incirca doppie rispetto alla zolla da situarci, avendo premura di proteggerlo dal vento per evitare rotture delle delicate fronde, inizialmente saturando il terreno d’acqua e in seguito dosandone la quantità reputata sufficiente, di tanto in tanto integrando del fertilizzante — da spruzzare sull’intera pianta — ovviamente assicurandosi di potare per tempo i rami secchi e, una volta nati i frutti, staccandoli a mano quando la buccia diviene abbastanza morbida al tatto, nel dubbio assaggiandone preventivamente soltanto uno, per accertarsi della raggiunta maturazione evitando sprechi, in ultimo è bene salvaguardare l’albero dall’aggressione del Phytophthora litchii, principale agente patogeno, ma non l’unico, i parassiti in genere riuscendo a penetrare nella parte legnosa, danneggiandola, rosicchiandone il fogliame — compromettendone la fotosintesi — i frutti e i fiori, con ingente perdita per i coltivatori qualora gli attacchi non prevenuti opportunamente, comunque attente analisi epidemiologiche costantemente in atto al fine di una precisa conoscenza della biologia patogenetica.
 
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In cosmetica, dei semi di Longan viene utilizzata la saponina come glicoside veicolante molecole idrofile su matrice grassa, allo scopo di apportare beneficio alla pelle e al cuoio capelluto, antica usanza tradizionale cinese era e resta quella di frantumarli e ridurli in polvere, per poi applicarli su ferite o punture di insetti; dall’estratto si ricavano balsami per capelli e creme epidermiche, volendone poi tentare un impacco domestico, una particolare e ringiovanente maschera per il viso si può ottenere amalgamando la polpa tritata a dei latticini, aggiungendo erbe aromatiche o verdure — a seconda delle personali preferenze e delle proprietà di ogni prodotto — e procedere ad applicazione, dalla gentile Natura ricevendo piacevoli carezze ottenute dall’approcciarsi, con assoluto e responsabile riguardo, alla flora da lei distesa in avvolgente e portentoso manto sul globo terrestre, da un punto di vista simbolico sia al Lichi che al Longan venendo attribuito significato di buon auspicio in gravidanza, poiché la corrispondenza dei nominativi in mandarino riagganciando vocaboli o espressioni solitamente utilizzate nell’augurio di cospicua prole.

 

Longan, Occhio del Drago

Svariate sono le narrazioni in cui viene citato il Longan, una fra queste la storia di un drago vivente nelle acque lambenti le coste del Fujian il quale — con annuale cadenza trasportato sulla provincia cinese dall’alta marea — era solito distruggerne dimore e piantagioni, ferocemente uccidendo animali e persone, gli abitanti per salvarsi vedendosi costretti a rifugiarsi in caverne, perlomeno fino al giorno in cui un baldo giovane di nome Longan attirò il drago con succulente carni di maiale e montone che la bestia divorò, inconsapevolmente ubriacandosi in quanto il cibo preventivamente imbevuto di abbondante vino, dunque il coraggioso ragazzo approfittando dell’ebbrezza provocata per pugnalarlo agli occhi, il mostruoso animale venendo ucciso, ma purtroppo anche il temerario guerriero restando mortalmente ferito, la gente del luogo seppellendo il compianto guerriero insieme agli occhi del drago, dopo un biennio nascendone due alberi con rispettivi frutti e da quel momento la popolazione coltivando la pianta e appellandola Longan in suo onore e memoria.

Di provenienza cinese anche il racconto dell’incontro di un drago e di un uomo, il gentile animale a lui donando uno dei suoi occhi affinché egli lo portasse all’imperatore per curare la regina, l’entusiasta sovrano offrendo come ricompensa al portatore ingenti quantità d’argento e oro, poi chiedendo di poter avere anche il secondo occhio, in cambio promettendogli un’alta carica funzionaria, tuttavia a specifica domanda in seguito posta dall’uomo al drago, quest’ultimo rifiutandosi di soddisfare richiesta per evitare conseguente cecità, al che crudele ed ingrata mano umana pugnalandolo nel tentativo di rubare con la forza l’oggetto del desiderio e la sofferente bestia, in preda al dolore, addentando l’uomo e scaraventandolo in aria, purtroppo il suo secondo occhio cadendo e dalla terra nascendo un albero di Longan.

Dal Vietnam invece le peripezie d’un ingordo ladro mai soddisfatto degli ingenti furti portati a compimento in quanto bramoso d’essere un sovrano, un meschino corvo a lui consigliando di trovare un occhio di drago da attaccare al proprio per realizzare l’avido sogno di regnare sul paese, in cambio di notizie a riguardo l’uomo offrendo al pennuto lauta ricompensa.

In quel periodo un ragazzo aveva portato a casa un grande uovo trovato sulla riva del fiume e quando alla schiusa ne uscì un cucciolo di drago, dopo un primo attimo di comprensibile spavento la madre del giovane decise di tenerlo con loro e di allevarlo, il piccolo animale trascorrendo le giornate impratichendosi nella pratica dello spruzzo, allo scopo d’essere pronto — in segno di grata riconoscenza — ad innaffiare i terreni al prossimo sopraggiungere della stagionale siccità, fra un’esercitazione e l’altra dilettandosi in gioco con colui che lo raccolse sulla fluviale sponda, proprio durante quell’attimo di svago notandoli il corvo e prontamente riferendo quanto visto al famelico predone, i due furfanti attendendo la notte, raggiungendo il drago sulla nuvola dove si recava a dormire al fianco della madre e del fratello, quindi cavandogli l’occhio destro, il lancinante urlo di dolore del povero animale svegliando il ragazzo ed insieme correndo nella foresta, trovando il ladro, annientandolo con una freccia, tuttavia, sfortunatamente, l’occhio cadendo nella sabbia e rovinandosi, di conseguenza il drago di lì a poco vedendo sempre meno e volando ferendosi più volte nell’andare a sbattere contro rocce o alberi, ma il suo affetto nei confronti della famiglia che lo aveva cresciuto impedendogli di dimostrarsi sofferente, per non destare accorata preoccupazione.

La comparsa di una fata dal cuore buono e cortese venne in aiuto, dicendo al ragazzo di ruotare l’occhio danneggiato su un morbido strato di terra marrone, la madre dello stesso facendo come detto e poi lasciando l’occhio sotto il soffice terreno, per una decina di giorni innaffiandolo con dieci gocce di latte e per la decina successiva con dieci gocce di miele, dalla terra elevandosi meravigliosi germogli che, nel giro di un anno, esplosero in migliaia di frutti lucenti, il ragazzo cogliendoli, adagiandoli negli occhi feriti del suo dolce amico ed egli — in piena commozione sgorgante in lacrime cristalline — recuperando appieno la vista e il suo splendente sguardo.

Fin dall’antichità, usanza tipica del popolo cinese è quella d’intrecciare terminologie e simbolismo nell’attribuire nomi agli alimenti, le somiglianze fonetiche assumendo singolare importanza e sovente usandosi omonimi che abbiano differente significato ma medesima pronuncia, nelle pietanze accomunando ingredienti fra suoni vocali ed espressioni allegoriche correlate a benauguranti desideri da esprimere durante il capodanno o da accompagnare in preghiera nelle offerte di cibo — principalmente frutta — ad antenati o divinità, nel tentativo di entrare in spirituale comunicazione con gli stessi e tentando di collegare il mondo trascendente a quello terreno, il Longan costituendo soltanto una delle meravigliose metafore sulle quali umanità e natura cavalcano fantasiose, intersecando materia a soprannaturalità.

La Natura è un sistema magnifico e comprensibile solo parzialmente, pertanto ogni persona dotata di razionalità, non può che ammirarla con umiltà.
Albert Einstein

 
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