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Balene contro: Caccia alle baleniere

Istituita nel 1946, l’International Whaling Commission nasce per dirigere ed organizzare le attività dell’industria baleniera, di fatto, promuovendo la caccia ai grandi cetacei.

Negli anni, gli esemplari uccisi sono migliaia, tanto che nel 1986 la Commissione compie un significativo passo indietro, emanando una moratoria internazionale che sospende la caccia a fini commerciali.

Nonostante questo, paesi come Giappone, Corea, Russia non hanno mai interrotto l’attività, senza contare il famigerato “Grindadráp“, l’orribile spettacolo che ogni anno va in scena nelle isole Fær Øer.

Uno scempio durante il quale le balene, disorientate e sospinte dai pescatori, si dirigono verso la riva, dove ad attenderle c’è un’intera popolazione pronta a gettarsi in acqua e massacrarle a colpi di fiocina, arpione e coltello.
Sotto gli occhi di tutti, bambini inclusi, le acque si tingono del sangue di animali spesso abbandonati agonizzanti.

Balene far oer

Il primato della Norvegia

Lontano dai riflettori, è però la Norvegia a figurare protagonista assoluto nella caccia alle balene e a rivelarlo, è il rapporto presentato da Animal Welfare, OceanCare e Pro Wildlife, secondo il quale fra il 2010 e il 2015 gli scandinavi avrebbero ucciso più mammiferi di Giappone e Islanda messi insieme.

Per tutta risposta, la Norvegia quest’anno si è posta l’ambizioso obiettivo di superare la quota raggiunta nel 2016, ovvero circa 900 cetacei.

A dimostrazione della barbarie, arriva un documentario mandato in onda dall’emittente NRK con l’esplicativo titolo “Battaglia di Agonia“.
Il video, che ha sollevato le ire non solo degli animalisti, mostra come le prede siano in maggioranza femmine in gestazione, in quanto facilmente raggiungibili dalle fiocine.

Secondo quanto dichiarato da Dag Myklebust, comandante della baleniera Kato, si tratterebbe di puro caso e che anzi, il fatto che gli animali siano in gravidanza sarebbe «segno di buona salute».

caccia alle balene
Dal Giappone all’industria cosmetica

Già condannato dalla Corte Federale Australiana con una multa di un milione di dollari, per aver ucciso balenottere protette all’interno del “Santuario delle Balene”, seguendo la stessa pratica, si muove il Giappone e testimoni ne sono le fotografie giunte nel 2016, che evidenziavano come il 90% delle femmine uccise fosse prossimo al concepimento, mostrando la sistematica volontà di colpire tali esemplari.

Alla base di tutto, l’industria cosmetica e alimentare, con la produzione di cibo destinato sia al consumo umano, che per uso zootecnico.
Un commercio che vede l’opposizione di varie organizzazioni ambientaliste e animaliste e contro il quale è stata anche lanciata la petizione “Norvegia Fermati!” per mettere fine ad una pratica inutile quanto crudele, inflitta a mammiferi già a forte rischio estinzione.

La sopravvivenza di megattere, capodogli, balenotteri e balene è infatti già messa a dura prova dall’inquinamento, dalla ricerca di giacimenti petroliferi e dalla pesca eccessiva, tanto che molti esemplari giovani perdono la vita a causa delle reti lasciate dai pescatori, nelle quali rimangono impigliati, senza riuscire a tornare in superficie per respirare.

Terzo Pianeta, Zoo 40