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Buco dell’ozono: sarà uno scenario apocalittico?

 
 
Si sente tanto parlare di buco dell’ozono, ma spesso questo problema viene vissuto con una certa superficialità. Veramente molti sanno a che cosa ci si riferisce quando si parla di buco dell’ozono? Eppure la questione non andrebbe sottovalutata, perché potrebbe assumere dimensioni colossali e c’è anche chi ha prospettato una sorta di visione apocalittica, su quelle che potrebbero essere le conseguenze a cui andremo incontro. Le buone pratiche ambientali, costituiscono sempre un ottimo rimedio per dare il nostro contributo alla salvaguardia degli equilibri preziosi dell’ecosistema, che comprende l’uomo e la Terra. Tuttavia, oggi i dati sull’inquinamento lanciano messaggi allarmanti, perché sembra che non ci sia da aspettarsi un futuro molto migliore di questo.

L’ozono è un gas che funziona come uno schermo protettivo, è infatti in grado di assorbire le radiazioni ultraviolette dei raggi solari che possono rivelarsi nocive. Ma gli scienziati, già da tempo avvertono che lo strato di ozono che circonda la Terra si sta assottigliando. Ecco perché si arrivò a parlare metaforicamente di buco dell’ozono, indicando una riduzione dello schermo protettivo.

 

Le conseguenze dell’esposizione ai raggi ultravioletti

Esiste sempre un confine molto sottile tra i benefici che possiamo ricavare dall’esposizione ai raggi solari e gli eventuali danni a cui possiamo andare incontro. Se da un lato i raggi del sole sono necessari per alcune condizioni indispensabili dell’organismo umano, come, per esempio, la sintesi della vitamina D, ma in dosi molto elevate l’esposizione solare e in particolare ai raggi ultravioletti può provocare tumori della pelle e gravi danni agli occhi.

L’esposizione prolungata e ripetuta ai raggi ultravioletti favorisce la formazione di vere e proprie mutazioni nelle cellule dell’epidermide. È proprio da queste mutazioni genetiche che possono nascere delle lesioni nel caso dei tumori.

Inoltre i raggi ultravioletti presi in dosi massicce sono responsabili dell’invecchiamento precoce della pelle. Insomma, occorre prestare molta attenzione, quando ci si espone al sole, evitando le ore più calde e proteggendosi con un’adatta crema solare, specialmente se apparteniamo ad un fototipo che ha come caratteristica principale la carnagione chiara.

 

L’ozono è buono o cattivo?

La concentrazione massima di ozono nei pressi del terreno si raggiunge solitamente tra le 3 e le 4 del pomeriggio. È da notare che i livelli di ozono non raggiungono valori elevati nelle zone inquinate. Invero questo gas reagisce con le sostanze rilasciate nell’atmosfera, determinando una sua riduzione.

Ma non dobbiamo pensare che l’ozono possa essere considerato in tutto e per tutto un gas protettivo per la nostra salute. Infatti, quando si accumula nei pressi del terreno, tende a legarsi alle molecole organiche, portando ad avere danni alle mucose e a favorire condizioni di infiammazione.

Da questo punto di vista le persone più a rischio sono i bambini e gli anziani, che hanno un sistema immunitario più debole e quindi riescono a difendersi di meno. Ne risentono anche le persone che in generale soffrono di problemi respiratori, come coloro che sono soggetti all’asma.

E poi non è da dimenticare che l’ozono potrebbe far male anche alle piante. Le alte concentrazioni di ozono sono in grado di penetrare nelle foglie dei vegetali, creando dei danni ai loro sistemi di difesa. Se si sta per lungo tempo esposti ad alte concentrazioni di ozono in prossimità del terreno, si possono sperimentare sintomi come tosse, irritazione agli occhi e alla gola, aumento della frequenza respiratoria e riduzione della capacità polmonare. In sostanza possiamo dire che l’ozono non è sempre completamente positivo come si possa pensare.

 

Perché si riduce l’ozono

Lo strato di ozono nella nostra atmosfera, con il passare del tempo, ha subìto comunque delle variazioni, che spesso sono avvenute per cause naturali. Questo fenomeno, prima degli anni ’70, non ha mai destato particolari preoccupazioni negli esperti.

Negli anni ’70, invece, la situazione è cambiata radicalmente e si è cominciata ad usare la definizione (che può sembrare inappropriata, ma mette bene in evidenza il fenomeno) di buco dell’ozono. Gli scienziati hanno notato che lo strato di ozono si era assottigliato molto di più.

Le cause sono da rintracciare negli agenti inquinanti che vengono rilasciati nell’atmosfera dalle attività umane e da quelle industriali in generale. Queste sostanze inquinanti, quando entrano in contatto con i raggi ultravioletti, tendono a degradarsi e a rilasciare atomi di cloro e di bromo. Sono proprio queste sostanze chimiche che danneggiano l’ozono.

Si hanno così diverse conseguenze che, oltre a riguardare direttamente la salute dell’uomo, mettono a rischio gli equilibri del nostro pianeta. Infatti come conseguenze del buco dell’ozono si hanno l’effetto serra, il surriscaldamento globale e le piogge acide. Le piante, con l’azione dei raggi ultravioletti in maniera intensiva, non riescono a fare come di dovere la fotosintesi clorofilliana, quindi si capisce come l’intero ecosistema venga messo a dura prova.

 

Le buone pratiche quotidiane contro l’inquinamento

Quando si sente parlare di inquinamento ambientale spesso si pensa ad un problema che non ci riguarda da vicino. È difficile sentirsi “colpevoli” di aver creato danno all’atmosfera o al nostro ambiente. Tendiamo a pensare al fenomeno come qualcosa che va oltre la nostra vita quotidiana e che abbraccia questioni globali che dovrebbero risolvere i cosiddetti “grandi della Terra”.

In realtà non è affatto così, perché, se non vogliamo prepararci ad un futuro apocalittico, dovremmo iniziare dalle buone pratiche di vita quotidiana, per cercare di dare il nostro contributo personale nella lotta alle emissioni inquinanti.

Facciamo un esempio che può essere valido in ogni situazione. Molti di noi utilizzano l’auto privata per spostarsi in città e fuori. Ma una buona pratica ecocompatibile sarebbe quella di utilizzare più frequentemente i mezzi di trasporto pubblici, che limitano l’inquinamento. Tra l’altro occorrerebbe che le aziende investissero anche nella creazione di mezzi di trasporto a conduzione elettrica, per ridurre ancora di più l’impatto sull’ambiente. Anche Legambiente è intervenuta sulla questione, promuovendo gli investimenti sui bus elettrici e su quelli a biometano.

Un altro mezzo che abbiamo a disposizione è l’utilizzo delle biciclette, che sarebbe da preferire rispetto a quello dell’automobile. Da questo punto di vista dovremmo guardare più alle grandi capitali europee, che hanno previsto una serie di mezzi in grado di incentivare l’uso della bici. In alcune città del Nord Europa esiste anche la possibilità di portare la bici in metro.

E poi ancora, i sistemi di riscaldamento, che non dovrebbero prevedere l’impiego dei combustibili fossili, altri elementi fortemente inquinanti.

 

Il futuro apocalittico

Gli scienziati della NASA hanno trovato “prove dirette” della riduzione del buco dell’ozono, risultato per cui è stato decisivo il divieto internazionale dei clorofluorocarburi stabilito dal Protocollo di Montreal, ma c’è ancora molto da fare, se non vogliamo finire in uno scenario catastrofico.

Non attivarsi significa doversi preparare a lasciare alle generazioni future un mondo in cui il nostro ecosistema è minacciato seriamente nei suoi equilibri interni. Senza lo strato di ozono che protegge il nostro Pianeta, non potrebbe esistere la vita degli uomini e quella di tutti gli altri esseri viventi.

Non siamo così lontani dall’immaginare che una delle principali cause di distruzione della Terra sia proprio da rintracciarsi nell’incapacità dell’uomo di non autocontrollarsi. Guardando soltanto al denaro e all’allargamento delle potenzialità economiche delle nazioni, senza osservare gli effetti disastrosi che tutto ciò potrebbe comportare, apre la strada ad un mondo che si appresta all’autodistruzione.

Non abbiamo una soluzione a portata di mano, perché in questo come in altri casi è l’azione collettiva che può portare a dei risultati concreti. L’obiettivo dei prossimi anni potrebbe essere quello di salvare il mondo, considerandolo non come il terreno in cui l’uomo può spadroneggiare, ma come un luogo in cui vivere in armonia.
 

 
 
 
 

Terzo Pianeta, Zoo 40