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L’asino nella storia, fra leggenda e terapia

 
 
Nel corso della vita, più di qualcuno avrà paragonato una persona ad un asino, ciuco oppure somaro che dir si voglia, perché ritenuta incompetente, ignorante, di scarsa intelligenza o testarda, anche se per quest’ultima caratteristica l’accostamento più sovente è con il povero mulo. Persino Esopo, in quasi tutte le sue fiabe, non mostra troppa empatia verso questi animali e così come nelle avventure del celebre Pinocchio di Collodi, anche nei racconti dello scrittore greco l’asino è spesso mortificato e deriso.

Eppure fra i miti dell’antichità classica, c’è il racconto secondo cui Efesto e nientemeno che Dioniso, una delle divinità più celebrate dell’Olimpo, cavalcarono asini quando scesero in battaglia contro i Giganti e a mettere in fuga quest’ultimi furono proprio i ragli. A ricordarcelo sono Asellus Australis e Asellus Borealis, le due stelle della costellazione del Cancro, che secondo Eratostene, astronomo, matematico e poeta ellenico vissuto verso la fine del III secolo a.C., sono i due asinelli tramutati in astri per ricompensa.

asinoQuest’animale è anche protagonista de ‘Le metamorfosi’, opera scritta da Apuleio nel II secolo d.C. ed anche nota come ‘L’asino d’oro’, in virtù del fatto che il protagonista Lucio si trasformò in equide a causa di un esperimento andato male. In epoca più recente, è il poeta spagnolo Juan Ramon Jimenez a cantarne la bellezza con ‘Platero y yo’ e all’asino, è dedicata anche l’intramontabile favola di ‘Marchino’, il cui autore è Tommaso Catalani, insegnante di scienze e fervente fautore del naturalismo. Altrettanto memorabile è la commovente lirica di Francis Jammes, ‘Preghiera per andare in paradiso con gli asini’, dove il poeta eleva al cospetto di Dio la povertà d’animo degli asini.

Francois Alexandre Roullet de la Bouillerie, arcivescovo di Berga e vicario della diocesi di Bordeaux, nei due volumi ‘Le symbolisme de la nature’ del 1864, in cui indaga la correlazione fra il divino e gli elementi della natura, scriveva:«Tra gli animali che ci servono, l’asino occupa l’ultimo posto. Meno bello e meno nobile del cavallo, meno robusto del bue, non è altro che il piccolo servo del povero, con la sua montatura, il suo tiro, il suo essere bestia da carico […] Ecco tuttavia che questo umile animale, oggetto delle canzonature di tutti, ci è mostrato in parecchie parti dei nostri santi libri compartecipe in sante azioni e ornato di bei privilegi che lo nobilitano agli occhi del cristiano: e ricorda continuamente che ciò che è piccolo e disprezzabile per gli uomini diventa sovente oggetto di preferenza da parte di Dio. L’asino è il simbolo dello schiavo, ed in questo senso è un emblema del nostro corpo che non deve mai essere che l’umile e docile servitore della nostra anima.»

 

L’asino fra cultura e religione

Non va infatti dimenticato come quest’animale sia protagonista nei libri sacri. Nella Bibbia appare più di cento volte, si racconta che Maria e Giuseppe giunsero a Betlemme a dorso di un asino e come profetizzato da Zaccaria, sopra un asino, Gesù farà il suo trionfale ingresso a Gerusalemme e questo, se da un lato si collega alla cavalcatura dei re, propria delle culture orientali, dall’altro lo erge a emblema di pace e umiltà, in antitesi con il cavallo, che storia e costume hanno sempre guardato con devozione e fatto raffigurazione di nobiltà, prestigio e potere.

“Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. Farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annunzierà la pace alle genti. (Zaccaria 9:8-11)”

asinoTradizione vuole che l’asino compaia già molto tempo prima, ovvero alla nascita del Messia, disteso accanto alla mangiatoia insieme al bue.

“Tre giorni dopo la nascita del Signore nostro Gesù Cristo, la beatissima Maria uscì dalla grotta ed entrò in una stalla, depose il bambino in una mangiatoia, ove il bue e l’asino l’adorarono. Si adempì allora quanto era stato detto dal profeta Isaia, con le parole: “Il bue riconobbe il suo padrone, e l’asino la mangiatoia del suo signore”. Gli stessi animali, il bue e l’asino, lo avevano in mezzo a loro e lo adoravano di continuo. Si adempì allora quanto era stato detto dal profeta Abacuc, con le parole: “Ti farai conoscere in mezzo a due animali”

Questa narrazione la dobbiamo al Vangelo dello pseudo-Matteo, si tratta però di un testo apocrifo, dunque non riconosciuto dalla Chiesa. Nella Bibbia non c’è traccia dei due animali all’interno della capanna. Per quanto concerne la profezia di Abacuc, si tratta di un mero errore che l’autore si è portato dietro fidandosi dalla Septuaginta, traduzione in greco delle Sacre Scritture, in cui il versetto è proposto come sopra. Peccato che nella versione ebraica del Libro di Abacuc (3,2) si legga ‘tra due età’. In seguito la frase è stata espressa più chiaramente come segue: “Signore, ho ascoltato il tuo annunzio, Signore, ho avuto timore della tua opera. Nel corso degli anni manifestala falla conoscere nel corso degli anni.”

Il terzo versetto del primo capitolo del libro di Isaia, è invece collocato in tutt’altro contesto, è infatti Dio, che per mezzo del profeta, rimprovera il popolo di Israele: “Ho allevato e fatto crescere figli, ma essi si sono ribellati contro di me. Il bue conosce il suo proprietario e l’asino la greppia del suo padrone, ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende”(Isaia 1,3).

Non è quindi dato sapere se e quali animali fossero presenti, ma certo è, che anche il solo immaginare un presepe senza di loro, significa oramai privarlo di calore, quello stesso ch’è dunque bello continuare a pensare che avvertiva il Gesù bambino.

asinoTanti altri sono i passaggi in cui si fa riferimento o fa la sua comparsa un somarello: è insieme a Davide quando raggiunge Saul; con una mascella d’asino Sansone uccise mille Filistei; nel Libro dei Numeri c’è il racconto dell’asina di Balaam, quando questi, indovino e stregone, fu inviato per maledire gli ebrei dal re di Moab. A differenza del suo proprietario, la bestiola poté vedere l’angelo che si era opposto al loro cammino, ammonendo l’uomo con mansueta saggezza, fece sì che il messaggero di Dio apparisse anche ai suoi occhi, ed ecco che egli si ravvide e il popolo di Israele fu dunque salvo.

 

Isrāʾ wal Miʿrāj

L’asino è in qualche modo presente anche nella tradizione islamica, quando il Corano, nella sura XVII, racconta uno dei capitoli fondamentali della vita di Maometto, un episodio particolarmente significativo anche per il Sufismo: il Viaggio notturno (al-Isrāʾ) verso Gerusalemme e la conseguente ascensione ai Cieli (al-Miʿrāj).

“Gloria a Colui che ha portato in viaggio notturno il Suo servo dal Tempio Santo al Tempio Ultimo, di cui benedicemmo i dintorni, per mostrare lui qualcuno dei Nostri segni. Invero Egli è Colui che tutto ascolta e tutto osserva”. [Corano, 17 – 1]

Nel 619 d.C., durante la 27esima notte di Rajab, il Profeta si trovava a La Mecca, sua città natale, e mentre stava riposando nella Kaʿba della Sacra Moschea, a destarlo giunse l’Arcangelo Gabriele, il quale lo accompagnò in volo fino alla moschea al-Aqṣā (Ultima Moschea) di Gerusalemme e qui, pregò Allah insieme ad Abramo, Mosè, Gesù e tutti gli altri profeti.

Dopodiché, attraversando i sette cieli, in ognuno dei quali trovò nuovamente ciascun profeta, Maometto ascese fino al ‘Sidrâtu- ‘l -Muntahâ’ (il Loto del Limite), dove udì la voce del Signore, dirgli, «La pace, la misericordia e la grazia di Dio siano su di te o Profeta» e prescrisse a lui e a tutta la comunità islamica, il ṣalāt, la preghiera rituale con le sue istruzioni, compreso il precetto di osservarla cinque volte al giorno.

Il suo viaggio, che nei paesi musulmani è celebrato ogni anno, Maometto l’ha compiuto cavalcando Burāq, il destriero alato dall’incantevole volto e dal corpo a metà fra un mulo e un asino. Nella cultura islamica inoltre, quest’ultimo è in grado di vedere i Jinn, creature prevalentemente maligne e capaci di assumere qualunque aspetto, non appartengono né al mondo degli uomini, né a quello degli angeli ed un raglio, può quindi esser avvertimento della loro presenza. Sarà forse anche per questo, che tra gli animali posseduti dal Profeta, c’era l’asino di nome Yafur.

Tra gli indoeuropei dell’Anatolia, soprattutto fra Ittiti e Hyksos, l’asino era addirittura venerato, era simbolo di regalità e saggezza, peculiarità che si credevano concentrate nelle lunghe orecchie. Nell’induismo a cavalcarne uno è anche Sītalā, letteralmente ‘colei che raffredda’, divinità adorata con nomi differenti in tutta l’India settentrionale. Consorte di Shiva, ‘distruttore del male’, è appunto colei che dona refrigerio a coloro che hanno la febbre e ne purifica il sangue dai batteri.

Certo, in antichità, il ciuco è stato associato anche al mondo degli inferi, all’aspetto istintivo e terreno dell’uomo. Nel Medioevo, come accadeva per ragioni differenti ai gatti neri, si tenevano le famigerate ‘Feste dell’Asino’, in cui i protagonisti, diversamente da quanto si potrebbe pensare, venivano barbaramente maltrattati, bastonati o scuoiati.

 

Onoterapia

Asino, OnoterapiaFortunatamente, oggi sappiamo quanto questi animali siano preziosi e dopo esser stati soggetti di favole, canzoni, film e cartoni in cui volano e parlano, sono diventati dottori in grado di curarci e regalarci benessere. Si chiama onoterapia, dal greco ὄνος, ónos, asino, un tipo di terapia assistita che inizialmente ha trovato diffusione soprattutto in Francia, Stati Uniti e Svizzera, ma il consenso è andato in breve tempo espandendosi.

A differenza dei cavalli, con i quali vengono portate avanti terapie riabilitative motorie, asini e muli, con occhi che sembrano avvertire i dolori del mondo, si sono rivelati ottimi specialisti capaci di lavorare sull’affettività e sull’emotività, questo, grazie alla loro particolare natura. Senza dimenticarne la simpatia e la giocosità, sono animali riflessivi, timorosi e allo stesso tempo indipendenti, hanno bisogno di essere compresi e la loro fiducia deve essere dunque conquistata.

Nel 1969, allo scopo di dare soccorso e accoglienza agli animali, Elisabeth Svendsen fondò The Donkey Sanctuary, organizzazione di beneficienza che fornisce terapia assistita a bambini con una vasta gamma di disabilità, aiutandoli con successo nel coordinamento e lo sviluppo generale, oltre a dar loro divertimento e soddisfazione per il conseguimento di nuove capacità di apprendimento.

Anche in Italia sono ormai sorti molti centri di mediazione: Asinomania di Introdacqua in Abruzzo, La Città degli Asini di Polverara in provincia di Padova, La collina degli asinelli di Roma, l’Asintrekking di Asti, associazione che promuove anche passeggiate naturalistiche e molte altre ancora. A trarne beneficio non sono solo bambini con spettro autistico e sindrome di Down, ma anche adulti e anziani con varie disabilità, questi quadrupedi sanno pizzicare le corde più profonde delle persone ed hanno mostrato di essere utili anche per coloro che sono colpiti da Alzheimer ed ancora per chi soffre di anoressia, bulimia, aggressività, iperattività. Insomma, la prossima volta che qualcuno ci dirà che siamo asini, potremo orgogliosamente rispondere con un semplice “grazie”.

 

Preghiera per andare in paradiso con gli asini

Quando dovrò venire a Te,
mio Dio, sogno un giorno
in cui la lieta campagna
si cinge di un pulviscolo luminoso.
Io vorrei,così
come feci quaggiù,
scegliere un sentiero
per avviarmi a mio
piacimento in paradiso,
dove le stelle brillano
in pieno giorno.
Prenderò il mio bastone
e andrò sulla strada
Maestra e dirò ai miei
amici asini: Io sono
Francis Jammes e vado
in paradiso poiché anche
l’inferno è annientato
dalla misericordia
divina. Dirò: venite
dolci amici del cielo
sereno, povere care bestie
che scacciate tafani, api
e percosse con un brusco
scarto d’orecchie.Fra
questi animali voglio
comparire al Tuo cospetto.
Li amo perché abbassano
il capo dolcemente e si
fermano giungendo i
piccoli zoccoli che
muove pietà. Arriverò
seguito dalla loro
miriade di orecchie,
seguito da quelli che
portano ceste sui
fianchi, da quelli
che trascinano
carrozzoni di
saltimbanchi o
carrozzelle di piumini
e di metallo,da quelli
che portano sul dorso
bidoni ammaccati.
Asine pregne come otri, dalla
traballante andatura,
da quelli a cui si
infilano piccole brache
per celare le piaghe
livide e infette dalle
mosche ostinate che si
radunano a grappoli.
Mio Dio fa che con
questi asini io giunga
a Te, fa che nella pace,
angeli ci conducano verso
gli erbosi ruscelli che
riflettono tremule
ciliegie, lisce come
la pelle ridente di fanciulle.
E fa che in
questo soggiorno di anime,
chino sulle Tue Acque
divine, io sia simile
agli asini che
specchieranno la loro
umile, dolce povertà
nella limpidezza
dell’eterno amore.