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Fieno Greco, i segreti di una pianta amata da secoli

 
Pianta dalle innumerevoli proprietà, il fieno greco è da secoli apprezzato e utilizzato in ambito nutrizionale, cosmetico, curativo e persino agrario, protagonista nell’antica tecnica del sovescio, la quale prevedendo l’impegno di prodotti naturali al fine di nutrire e rigenerare i terreni, dopo lungo oblio ha riconquistato interesse data la necessità di sviluppare colture sostenibili.

 

Fieno greco: la storia e l’uso nelle antiche civiltà

Appartenente alla famiglia delle Fabaceae ( o Leguminose) e al genere Trigonella, termine coniato dal medico e botanico svedese Carl Nilsson Linnaeus (1707-1778) in richiamo all’aspetto geometrico del fogliame, il fieno greco è una pianta annuale spontanea nelle regioni dalle temperature calde ed asciutte, che può raggiungere 60 cm di altezza, presentando un fusto cilindrico e robusto con diramazioni sulle quali, nel periodo compreso tra maggio e giugno, esibisce una fioritura di colore variabile dal bianco al giallo e frutti, ossia legumi, al cui interno sono custoditi circa una ventina di semi di tonalità ocra.

L’attributo “greco” intrinseco al nome della pianta, la cui nomenclatura binomiale è Trigonella foenum-graecum, può indurre a pensarne terra originaria la medesima di Epicuro, Platone o Socrate, quando invece furono Persia ed Egitto i paesi principali a rilevarne le innumerevoli potenzialità; tuttavia la sua diffusione avvenne anche nell’antica Ellade, per poi varcare i romani confini grazie alle direttive del politico e scrittore Marco Porcio Catone (234 a.C.-149 a.C.), che ne narrò le qualità come biada ben gradita alle mandrie, in particolar modo ai buoi, notandone, seguitamente l’assunzione, un aumento di peso; nondimeno, l’alimento in tempi meno remoti sarebbe stato sostituito a causa del sentore lievemente amaro che conferiva alle carni.

L’epiteto Fieno difatti, è conseguenza della pratica largamente diffusa in passato, di utilizzarlo come foraggio, invero lo statista romano non fu il primo né l’unico a proporlo in tal modo, già all’ombra di sfingi e piramidi era destinato al bestiame, sebbene non solo: nominata in India e in Cina fin dal secondo millenio a.C., dove la pianta trovò ampio consenso fu nell’Africa settentrionale e come venne impiegata nell’antico Egitto, narra il Papiro Ebers.
 

Pianta dalle innumerevoli proprietà, il fieno greco è da secoli apprezzato e utilizzato in ambito nutrizionale, cosmetico, curativo e persino agrario, protagonista nell'antica tecnica del sovescio • Papiro Ebers • Terzo Pianeta (https://terzopiantea.info)
Papiro Ebers

 
Attualmente protetto fra le bibliotecarie mura dell’università di Lipsia, è considerato tra i più rilevanti trattati medici egizi ed il secondo più remoto giunto ai nostri giorni, lasciando primato al papiro Edwin Smith, testo avente nome del commerciante e collezionista d’arte statunitense Edwin Smith (1822-1906), che conserva la propria peculiarità nel contenuto di concezione avanguardista, in quanto con avvicinamento alla malattia ed alla cura del paziente secondo criteri e metodi scientifici, non basati su sortilegi, come in voga a quei tempi.

Scritto nella forma in corsivo della scrittura geroglifica, la ieratica, il papiro Smith è datato al Secondo periodo intermedio dell’Egitto (1650-1550 a.C. circa), quindi redatto durante la XVI-XVII dinastia; alla XVIII casa regnante (1543-1292 a.C.) appartiene invece il papiro Ebers, in concomitanza con il regno del faraone Amenofi I, incoronato nel 1526 a.C. ed acquistato dall’egittologo e romanziere berlinese, a cui deve titolo, Georg Moritz Ebers (1837-1898) fra il 1873 e il 1874 a Tebe. Lo stesso Smith era in precedenza proprietario di entrambi i papiri, avendo egli stesso rinvenuto quello di Ebers nel 1862, in una necropoli tebana, successivamente comprato dal tedesco, il quale, a differenza del collega, che mai comprese appieno il valore della sua scoperta in quanto incapace di decifrare la lingua, possedeva eccellente padronanza dello ieratico, quindi nelle possibilità di farne traduzione, pubblicandola nel 1874.

Documento etnobotanico della lunghezza di 20 metri, il papiro di Ebers riporta quella che fu l’antica scienza medica egiziana, suddivisa in un centinaio abbondante di sezioni, a loro volta ripartite in poco meno di 900 paragrafi riportanti ben 700 rituali magici e terapie per affrontare eventuali infortuni o malattie; ricchezza di contenuto si rivela a tutt’oggi estremamente preziosa a livello storico-informativo, citando in esso la bellezza di quasi 900 tipologie di erbe, fra le quali il fieno greco.

Amato dalla frangia femminile, ne assumevano i semi a fini estetici sfruttandone le proprietà impinguanti, traendo anche beneficio dall’effetto analgesico attribuito agli stessi sui dolori mestruali, quelli provocati dal travaglio del parto, altrettanto fidando sulla loro presunta capacità stimolante la produzione del latte materno o equilibrante l’attività ormonale in fase di menopausa, in aggiunta alla radicata convinzione di capacità ringiovanenti. L’universo maschile ne consumava ritenendoli un toccasana per l’impotenza, similmente a popolazioni arabe presso le quali era giudicato eccellente afrodisiaco oltre che ottimo digestivo. Infine, frantumati, i semi venivano altresì applicati a scopo terapeutico sulle ustioni, ferite di vario genere, adoperati come ornamento per le tombe e persino nella mummificazione.

Sebbene sia sconosciuta precisa datazione, negli ultimi anni del suo regno, probabilmente fra il 770 e l’813, l’imperatore del Sacro Romano Impero, re dei Franchi e dei Longobardi, Carlo Magno (742-814) citò il fieno greco nel Capitulare De Villis Vel Curtis Imperii, ordinanza dallo stesso emanata che, all’epoca dei re carolingi, veniva appunto definita “capitulare”, in quanto divisa in capitoli, che venne redatta per regolare le attività commerciali, rurali ed agricole dell’impero.

Tuttavia, il primo erborista europeo che ne scrisse ufficialmente in un testo completo, in The English Physician, del 1652, fu il botanico, medico ed astrologo britannico Nicholas Culperer (1616-1654) vantandone le proprietà nutritive, calmanti, afrodisiache, energetiche, antidolorifiche, diuretiche e a benefico effetto sul meteorismo gastro-intestinale, mentre ad ampliarne fama e conseguente diffusione europea fu l’abate e presbitero bavarese Sebastiano Kneipp (1821-1897), a cui si deve tra l’altro la riscoperta dell’idroterapia, motivo per il quale numerosi percorsi di salute nei centri Salus per aquam, le celebri stazioni termali abbreviate nella sigla “spa”, portano il suo nome.
 

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The English Physician

 
Un arcaico e variegato percorso a cavallo di popoli è stato il tragitto con cui il fieno greco ha raggiunto le odierne tavole, custode di segreti e proprietà delle quali anche i monaci benedettini, nel Medioevo, erano soliti giovarsi tramite domestica coltivazione in piccoli orti, avvalendosi del prezioso coadiuvante per la salute, come recenti studi hanno convalidato, confermando dunque quanto antiche credenze popolari non fossero completamente prive di fondamento.

 

I benefici sulla salute umana e animale

Pianta dalle innumerevoli proprietà, il fieno greco è da secoli apprezzato e utilizzato in ambito nutrizionale, cosmetico, curativo e persino agrario, protagonista nell'antica tecnica del sovescio • Terzo Pianeta (https://terzopiantea.info)

Secondo uno studio dei ricercatori del Rajiv Gandhi Centre for Biotechnology (RGCB) di Thiruvananthapuram, ossia l’istituto di ricerca indiano interamente dedicato alla biologia molecolare ed alle biotecnologie, situato nella capitale dello stato del Kerala, ha evidenziato il fieno greco avrebbe effetti estrogenici, con positivi risvolti riequilibranti gli squilibri ormonali, causa prima di problematiche e sgradevoli sintomatologie femminili, favorendo, grazie alla presenza della saponina diosgenina, la stimolazione dell’attività secretoria del latte materno; unico aspetto controproducente, una conseguibile variazione di sapore nell’immediato non apprezzata dal neonato. Il consumo quotidiano resta tuttavia da evitare in fase di gravidanza, in quanto i semi, aumentando le contrazioni uterine, tanto da esser stati tradizionalmente adoperati in aiuto alle partorienti, espongono al pericolo di nascita pretermine ed aborto spontaneo.

La sfera maschile, trova invece ragione a giovarsi del fieno greco, per il contenuto di saponine steroidee, responsabili dell’innalzamento dei livelli di testosterone, come osservato dai ricercatori del Dipartimento di Medicina dell’Università di Sydney, autori di uno studio clinico condotto nel 2016, dal quale è emerso che la somministrazione di estratto di semi, diminuisca i sintomi di una carenza di androgeni, incrementando il testosterone sierico totale e libero anche in uomini in età avanzata.

Il contenuto di fibre e mucillagini, fa della pianta valida alleata perfino nella risoluzione di numerosi disturbi riferibili all’apparato gastro-intestinale, limitando l’assorbimento degli zuccheri e grazie alle saponine, favorendo la riduzione del colesterolo nel sangue, soprattutto a livello del colon, di conseguenza proteggendo l’intero apparato cardio-circolatorio.

Altra virtù del fieno greco risiede nell’essere ottimo stimolante dell’appetito, dunque panacea per soggetti afflitti da anoressia o in generale in situazioni di sottopeso, durante il decorso di malattie e per quanto paradossale, pare riesca a migliorare la percentuale di massa magra combattendo l’obesità. Le capacità nutritive della pianta derivano dalla ricchezza di vitamine e sali minerali, dalle innumerevoli qualità:

potassio: minerale fondamentale da assumere in quanto l’organismo non è in grado di produrne, ha funzione antibatterica, regola lo scambio idro-salino a livello cellulare e ristabilisce gli stati pressori arteriosi;

calcio: indispensabile alla crescita e alla salute delle ossa, ne mantiene elasticità e densità;

ferro: oligoelemento a massiccia presenza nei globuli rossi, favorisce la produzione di emoglobina, assicurando l’efficienza dei sistema immunitario, risultando utile contro particolari condizioni di stress, data la sua peculiare qualità di mantenere il fisico in buone condizioni di energia;

rame: utile all’assimilazione del ferro, dunque valido sostegno nella prevenzione di stati anemici, dona beneficio in caso di crampi, dolori articolari e reumatici;

selenio: valoroso antiossidante, la sua azione protettiva generale protegge la tiroide e contribuisce a mantenerne l’ottimale funzionamento;

acido folico: numerosi i suoi effetti benefici, in primis durante il primo trimestre di gravidanza nel proteggere il nascituro dalla formazione delle spina bifida, la vitamina B9 tutela dall’anemia, riduce i livelli di omocisteina nel sangue, correlata al rischio di malattie cardio-vascolari, previene spiacevoli eventi cerebrali conseguenti ad ipertensione e apporta benefici al sistema nervoso, aiutando coloro che si trovino soggetti a stati depressivi;

manganese: minerale attivo in numerosi meccanismi biologici impiegati nel sistema immunitario, nel funzionamento della tiroide, nella coagulazione, nonché naturale regolatore di glicemia e colesterolo;

magnesio: protagonista nel metabolismo di proteine, glucidi, lipidi e regolatore della coagulazione sanguigna, ha deciso effetto vasodilatatore ed energetico, risultando, grazie al suo intervento su centinaia di reazioni cellulari, un eccellente garante della fisiologia dell’organismo;

tiamina: vitamina dei gruppo B1, partecipa alla conversione del glucosio in energia, supportando l’attività neuronale, centrale e periferica: detta “vitamina del morale” mitiga le problematiche associate allo stress, l’insonnia, migliora la concentrazione, le facoltà mnemoniche e la salute della tiroide;

niacina: vitamina idrosolubile del gruppo B3, oltre ad abbassare i livelli di colesterolo nel sangue, aiuta l’epidermide a mantenersi sana, combattendo stati di acne e favorendo la respirazione cellulare;

vitamine del gruppo A, B6 e C: la vitamina A, o retinolo, è vitamina liposolubile che, data la sua capacità d’accumularsi nel fegato, la rende preziosa nella possibilità del fisico di accumularne dosi a sufficienza, non rivelandosi necessario assumerne con costanza, dato il suo rilascio graduale nel fisico, con effetti benefici a protezione dell’apparato visivo, osseo ed immunitario; la vitamina B6 sintetizza serotonina ed è pertanto sostegno indispensabile al sistema nervoso, con ruolo di metabolizzante di aminoacidi, acidi grassi e zuccheri, peraltro toccasana nel prevenire l’invecchiamento e protagonista nella produzione di globuli bianchi; la vitamina C, infine, è acido ascorbico di notevole potenzialità antiossidante, protettiva nei confronti dei radicali liberi, favorente l’assimilazione del ferro e fondamentale nella biosintesi di collagene, aminoacidi ed ormoni, la cui assunzione, essendo idrosolubile, a differenza della vitamina A, non si accumula e necessita quindi di regolare assunzione tramite alimenti o integratori.

La prodigiosa pianta effonde i suoi effetti anche sugli animali, ad esempio come mangime integrativo per cavalli, a rinforzo del loro sistema immunitario, stimolante il metabolismo, rilassante sulle vie respiratorie, inoltre incentivandone la sana crescita di coda e criniera, oltre a mantenerne lo splendore di zoccoli e manto; anche negli amici domestici più fidati, ossia cani e gatti, il fieno greco risulta efficace nello sviluppo delle masse muscolari, soprattutto durante eventuali convalescenze o in casi di deperimento organico in generale, aiutando inoltre le madri nella fase d’allattamento dei loro cuccioli, motivi per cui, in ambito veterinario, il fieno greco viene utilizzato come pianta officinale per il suo effetto anabolizzante e rinforzante.

In campo ittico, contenendo i suoi semi fosforo, fitoestrogeni, alcaloidi, vitamine, saponine, lisina, sali minerali e, soprattutto, fosforo, viene consigliato come ottimo integratore nell’alimentazione dei pesci, nello specifico delle carpe, quindi appositamente aggiunto nei mix di pasture e boiles (esche bollite a varia combinazione, di forma circolare, lavorate in maniera da essere percepibili a lunghe distanze), nel quantitativo consigliato di 30 grammi per ogni kg delle stesse, allo scopo di favorire nel pesce un salutare ricambio cellulare, quindi prevenendone il precoce invecchiamento, oltre che a facilitarne i processi metabolici.

Pioniere ne fu il carpista Fred Wilton che, negli anni ‘70, ne utilizzò nei suoi primi prototipi di boiles, a tutt’oggi una delle esche maggiormente usate per il carpfishing, ovvero la tecnica di pesca sportiva per la cattura di carpe o pesci d’acqua dolce con simili abitudini alimentari, dopo la cui presa, in genere, il pesce viene rilasciato in libertà, conservandone al massimo una foto da tenere a cassetto.

Regina delle esche da carpfishing, la boile s’è modernizzata in accompagnamento ai sempre più sofisticati strumenti da pesca, ma le sue affascinanti origini risalgono appunto ai tempi in cui Wilton volle sperimentarne l’efficacia quando, nel 1972, pubblicò la sua “ricetta” a risguardo sul The British Carp Study Group Magazine, una fra le riviste più in voga nell’Inghilterra di quel periodo, il cui scopo principale è il reciproco scambio d’informazioni fra i suoi membri, esperti pescatori della specie in questione; Fred aprì di fatto la porta a nuove concezioni metodiche sulla pesca della carpa, attività sportiva, in territorio inglese, molto diffusa.

Portentoso vegetale dalle antichissime origini e dalle innumerevoli proprietà, il fieno greco, da sempre cardine della medicina ayurvedica e protagonista indiscusso nelle arcaiche usanze di differenti popolazioni in più parti del mondo, vanta un’impareggiabile potenza terapeutica e ricostituente, unita ad una versatilità in più contesti che ne radica le virtù nell’esistenza umana ed animale, complementare al radicarsi delle sue radici nella Madre Terra.

Troverai di più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le pietre ti insegneranno ciò che non si può imparare da maestri.
San Bernardo

 

I possibili effetti collaterali

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Al pari della maggior parte dei prodotti, siano essi naturali o elaborati, anche il fieno greco non è esente da possibili effetti collaterali, tra i quali: un’ipotetica interazione con trattamenti anticoagulanti, potenziando la capacità reattiva dei farmaci e dunque prefigurare il rischio di emorragie; altrettanto, potendo interferire con le azioni del ciclofosfamide, è sconsigliato in caso di terapie chemioterapiche, antitumorali ed in presenza di cancro ormone-sensibile, risultando modulatore del recettore estrogenico ed in grado — in forza delle conclusioni della suddetta ricerca — di aumentare la crescita delle cellule cancerogene al seno in vitro; inoltre, benché nessuno studio clinico abbia dimostrato la validità della tesi, alla pianta è attribuita una funzione lassativa dovuta agli elevati livelli di fibra, motivo per cui potrebbe ridurre l’assorbimento di medicinali.

Consulto medico, previa assunzione, sarebbe dunque la modalità migliore per concedersi serenamente la pianta, salvaguardando l’organismo da eventuali pericoli, ciò non solo a fronte di patologie gravi e conclamate, ma altresì in semplici situazioni di anafilassi o ipersensibilità a determinati alimenti ed esempio ne è l’allergia alle arachidi, per la quale il fieno greco potrebbe risultare un aggravante dei sintomi tipici come rash cutanei, improvvisi gonfiori e difficoltà di respirazione.

Facilmente reperibile sia online che al dettaglio in differenti formati, il fieno greco lo si può trovare in polvere, estratto secco, preparato per infuso, compresse, semi, evenienza quest’ultima, che rende necessario lasciarli in ammollo, posizionandoli a temperatura ambiente, per tutta una notte in acqua calda, poi scolandoli accuratamente e conservandoli in frigorifero per un massimo di 5 giorni qualora non vengano consumati completamente.

 

Il fieno greco in cucina e nella cosmesi

Pianta dalle innumerevoli proprietà, il fieno greco è da secoli apprezzato e utilizzato in ambito nutrizionale, cosmetico, curativo e persino agrario, protagonista nell'antica tecnica del sovescio • Terzo Pianeta (https://terzopiantea.info)
 
In ambito culinario si possono utilizzare, oltre che i semi, le foglie, essiccate o fresche, e i germogli teneri; per il suo speziato sapore ben si abbina con verdure, carni di manzo e di agnello, primi piatti a base di funghi o come insaporitore di legumi.

Previa bollitura, le foglie fresche possono essere gustate come verdura cotta, le essiccate si prestano invece come ingrediente aggiuntivo del curry, considerato il loro gusto leggermente amarognolo; per i semi l’utilizzo varia in base alle personali preferenze, magari seguendo le tradizionali ricette del mondo che li vedono macinati e usati come condimento nelle zone africane oppure lessati e poi pressati in una sorta di purea d’accompagnamento alle pietanze, nello Yemen.

Per gli amanti di caffè e tisane il fieno greco risulta un ottimo ingrediente, tostato e macinato, nel primo caso, oppure miscelato in polvere ad altre essenze per sperimentarsi nella preparazione di particolari infusi dal peculiare aroma; come integratore alimentare a scopo digestivo ed emolliente lo si può invece trovare in forma liquida e concentrata, avvantaggiandosi delle sue proprietà depurative, diuretiche, ricostituenti e demineralizzanti, oltre a quelle già elencate, nell’interazione fra l’uomo e la natura, grazie all’attività di una delle più antiche piante medicinali mai esistite.

Miscela caratteristica dell’Etiopia e dell’Eritrea è il Berberé, della quale esistono due versioni, una insaporita con cardamomo, l’altra, con fieno greco; tale mescolanza diviene poi ingrediente principale di una pietanza tipica dei due stati africani, lo Zighinì, uno spezzatino di manzo, oppure pollo, adagiato sopra una sorta di crespella denominata Enjera, in accompagnamento a verdure cotte, insalata e legumi. Durante la cottura, a base di pomodoro e cipolla, si aggiunge appunto il Berberé che, al di là della scelta di fieno greco o cardamomo, contiene coriandolo, chiodi di garofano, zenzero, ruta e ajowan, pianta originaria del Medio Oriente, anche detta “erba del vescovo”.
 
Pianta dalle innumerevoli proprietà, il fieno greco è da secoli apprezzato e utilizzato in ambito nutrizionale, cosmetico, curativo e persino agrario, protagonista nell'antica tecnica del sovescio • Terzo Pianeta (https://terzopiantea.info)
 
A livello cosmetico il fieno greco, la cui essenza rimane a lungo sulla pelle al semplice toccarlo, viene impiegato come ingrediente di fragranze, oli essenziali, trattamenti specifici dedicati alla cura della persona, in particolar modo nei prodotti per capelli, riuscendo a prevenirne forfora e caduta, garantendo allo stesso tempo alla chioma una vivida brillantezza, grazie al suo contenuto di lecitina. La preparazione domestica dell’impacco si ottiene miscelando mezzo cucchiaio di polvere ad una quantità d’acqua che sia compresa fra i 250 ed i 500 ml, da valutare a seconda del tipo di prodotto e delle caratteristiche dell’acqua stessa, facendo attenzione a prevenire la formazione di grumi, poi lasciando riposare per circa 10 ore, di tanto in tanto riaggiustando ad occhio l’idratazione del composto che, applicato anche sul viso, ridona lucentezza all’epidermide donando un aspetto maggiormente giovanile.