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Junk Food: Nuove ricerche e nuovi rischi per la salute

 
 
La frenesia della vita moderna ha portato ad un radicale cambiamento nel modo di alimentarsi. Sono infatti sempre di più le persone che fanno uso di cibi pronti per ottimizzare il tempo che hanno a disposizione ed evitare di perderne tra i fornelli.

Spesso la preferenza ricade sul cosiddetto junk food, il “cibo spazzatura” gustoso e saporito, da divorare frettolosamente durante la pausa lavoro, come spezza fame durante la giornata oppure come comoda alternativa da consumare nel pasto serale, dimenticando però, quanto questa scelta alimentare possa riflettersi negativamente sulla salute.

E’ ormai noto infatti come una dieta basata prevalentemente su junk food esponga a possibili intossicazioni, aumenti il rischio di sviluppare sindrome metabolica, così come la probabilità di andare incontro a patologie cardiovascolari e secondo un’indagine condotta da un’équipe di ricerca della parigina Università Sorbonne, potrebbe esserci anche una correlazione tra questi cibi e i tumori.

Da fine 2009, oltre 100mila individui di età compresa tra i 18 e 79 anni, hanno preso parte allo studio registrando gli alimenti consumati nell’arco delle 24 ore, dati poi messi a confronto con i casi di cancro verificatisi nel tempo. Tenendo chiaramente in considerazione anche altri fattori di rischio quali abitudini e stile di vita, è stato osservato come ad un aumento del 10% di junk food, si affianchi un incremento del rischio di contrarre un tumore in senso generale, del 12%.

A riguardo, la ricerca ha nuovamente confermato i benefici di alimenti freschi, che in contrapposizione a quelli ultra-elaborati, contribuiscono alla prevenzione primaria del cancro: frutta, verdura, legumi, riso, pasta, pesce, mentre altri cibi industriali, classificati come trasformati non hanno provocato un aumento di rischio e sono le verdure in scatola, prodotti a base di carne conservati solo con la salatura, formaggi oppure pane appena confezionato.

Questi risultati, si legge nella pubblicazione, necessitano di nuove conferme scientifiche da effettuare su larga scala, anche rivolte a comprendere meglio gli effetti della composizione nutrizionale, degli additivi alimentari, dei materiali di contatto e dei contaminanti ed è interessante vedere come nelle conclusioni, dove si mette comunque in guardia circa l’aumento del consumo di alimenti ultra-elaborati e il correlativo aumento dell’incidenza di cancro nei decenni a venire, vi sia l’invito a intraprendere azioni politiche volte alla riformulazione dei prodotti, alla tassazione e alla restrizione del marketing.
 

Pubblicità e obesità: in pericolo i più giovani

Grazie ai ricercatori del Cancer Research UK, pare proprio sia da considerarsi verità il fatto che più si è esposti alla pubblicità di junk food e più si ha la propensione a consumarne, va da sé che i soggetti maggiormente a rischio sono i più giovani e a loro è stata infatti rivolta un’indagine coinvolgendone 3348 di un’età compresa tra gli 11 e 19 anni.

I risultati del rapporto lasciano ben pochi dubbi, gli adolescenti che davanti alla tv non vedono passare spot su bevande e cibi malsani, non fanno registrare una correlazione tra il tempo passato davanti allo schermo e il consumo di cibo spazzatura, al contrario, coloro che solitamente seguono canali in cui vanno in onda pubblicità del genere, la tendenza a consumare patatine o snack di vario tipo sale del 65%, mentre aumenta addirittura del 139% la “necessità” di bere bibite dolci.

Tutti alimenti ricchi di grassi, zuccheri, coloranti, sale, conservanti, ma che privi di nutrienti non servono ad altro se non a far impennare le possibilità di andare incontro a sovrappeso e obesità, sindrome quest’ultima legata a 13 tipi di cancro, eppure gli adolescenti continuano ad essere bombardati dalle pubblicità presenti nei media tradizionali, come sul web e persino nelle app e giochi per smartphone, quando da anni anche l’OMS va chiedendo di rafforzare le politiche al fine di ridurre l’impatto che la commercializzazione di cibi non salutari, ha sui bambini.
 

Junk Food: soffre anche il cervello

L’obesità infantile interessa ormai la stragrande maggioranza dei paesi industrializzati e l’Italia non fa certo eccezione, ma effetti negativi di una dieta ricca di cibi grassi, si riscontrano anche a livello cerebrale ed a confermarlo, sono più ricerche effettuate negli anni, a partire dallo studio del 2012 della Oregon Health and Science University di Portland, secondo cui una dieta ricca di acidi grassi omega 3 e vitamine B, C, D, E, riesce a proteggere il cervello dall’invecchiamento e altre anomalie associate al morbo di Alzheimer e di effetto opposto, sono quelle in cui prevalgono quei grassi tipicamente presenti nei cibi veloci, surgelati, trasformati e nei prodotti da forno.

Tesi che troverebbe conferma nella più recente ricerca dell’Università di Zurigo, guidata dal Dott. Urs Meyer, il quale, avvalendosi della collaborazione di Pascale Chavis, ricercatore presso l’istituto di neuroscienze Inmed, ha osservato come il junk food potrebbe arrivare a compromettere il corretto sviluppo del cervello sin dall’infanzia, in quanto va ad agire sui livelli di relina, glicoproteina che regola la migrazione cellulare e favorisce e protegge le connessioni sinaptiche e la plasticità cerebrale.

Lo studio, effettuato su cavie da laboratorio, ha riscontrato che dopo un mese dall’inizio di una dieta ad elevato contenuto di zuccheri e grassi, ancor prima di un aumento di peso, i topi mostravano un rallentamento delle funzioni celebrali, effetto maggiormente evidente negli esemplari più giovani.

I ricercatori quindi, hanno scoperto come il tipico cibo da fast food, favorisca un abbassamento di produzione di relina che, come detto, gioca un ruolo fondamentale per la salute del nostro cervello. Una sua assenza inficia la memoria, la flessibilità comportamentale, a lei sono collegate patologie neurologiche e più studi indicano come a un basso livello di questa proteina, possa essere correlato un più alto pericolo di sviluppare l’Alzheimer.

Secondo i ricercatori l’abuso di junk food o più in generale di zuccheri e grassi, va a colpire anche la corteccia prefrontale, ovvero quella parte del cervello legata all’apprendimento, alla fluidità verbale, all’emotività, alla programmazione motoria, quindi a quell’insieme di processi associati al comportamento, alla personalità e come alla capacità decisionale e di elaborazione.

Il cibo veloce e poco costoso, quando sovente preferito alla cucina casalinga e sana, è un rischio tanto per il futuro quanto per il presente e come se non bastasse, il gusto che tanto appaga il palato non fa lo stesso con l’umore, in quanto si ha un’innalzamento di corticosterone, ormone associato allo stress, ma quali sono gli alimenti di cui è meglio non abusare?
 

Il cibo da limitare o eliminare

E’ facile intuire come bevande come le classiche bibite gassate, non siano certamente un alimento sano, provocano difficoltà di assorbimento del ferro, demineralizzazione ossea, l’additivo E150 che serve a donare la tonalità caramellata alla bevanda è un colorante al quale è associata una carenza di vitamina B6, legata alla metabolizzazione delle proteine.

Se consumate con frequenza, possono danneggiare lo smalto dentale e abbassare la naturale alcalinità della saliva a causa degli acidi presenti, senza contare la quantità di zuccheri contenuti, siano essi fruttosio o aspartame, spesso utilizzato per la versione “light” di queste bevande.

A queste si aggiungono tutti quei prodotti da forno come dolci e cornetti, ricchi di grassi trans che provocano un aumento del colesterolo cattivo a sfavore di quello buono, con il conseguente pericolo di andare incontro a malattie cardiovascolari.

Nel tanto citato junk food rientrano anche prodotti industriali come salumi ed insaccati, quindi beacon, salsicce, wurstel, carni lavorate in cui sono presenti in alte dosi conservanti di nitrato che causano depositi arteriosi, riducono la capacità di gestire gli zuccheri da parte dell’organismo, con conseguente rischio di diabete e malattie cardiache.

A pieno titolo, purtroppo, fanno parte della categoria le patate fritte comprese quelle in busta e questo, a causa del sistema di cottura, durante la quale dovrebbero essere tenuti presenti il tempo di esposizione al calore e il punto di fumo dell’olio, ovvero la temperatura massima raggiungibile prima che i tanto e giustamente amati omega 3 e 6 in esso contenuti, da paladini a difesa del cuore si trasformino in acerrimi nemici dello stesso, ovvero in composti come Acroleina, sostanza epato-tossica ed Acrilammide, IPA, HCA, tutte riconosciute come sostanze con effetti cancerogeni sull’uomo.

Motivo per cui l’olio non dovrebbe essere utilizzato più di una volta, possibilmente scegliendo quello di oliva, accertandosi che sia un prodotto di prima qualità e meglio, se di origine controllata, osservando comunque quanto appena detto.

Non dovrebbe destare sorpresa se nel club sono iscritte anche le pizze surgelate, preparate con farine raffinate particolarmente ricche di zuccheri, che possono provocare un innalzamento dei livelli glicemici e parlando di junk food, non possono essere dimenticati i gelati confezionati, in cui sono spesso presenti grassi vegetali idrogenati, stabilizzanti, coloranti, additivi, aromi di sintesi, tutte sostanze che dovrebbero spingere il consumatore a optare per il vero gelato artigianale, in cui gli ingredienti sono certamente più sani.

Come è evidente infatti, a parte bevande zuccherate o dolciumi tipo caramelle e via dicendo, per cibo spazzatura non deve essere inteso l’alimento in quanto tale, perché abbiamo visto come ingredienti e preparazione, possano fare la differenza, quindi hamburger, cioccolato, torte, così come una pizza, se fatti “in casa”, badando alla provenienza e alla genuinità delle materie prime, purché siano considerati “strappi” alla regola, possono non essere considerati junk food.