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Etichette ed alimenti

 

“Panta rei”, avrebbe detto Eraclito, tutto scorre, tutto si trasforma.

Leggevo qualche giorno fa di come è cambiato il consumo del cibo in Italia negli ultimi 100 anni.

Il dato che più colpisce, e che contiene in sé un aspetto positivo, è che agli inizi del secolo scorso quasi un terzo degli italiani era sottonutrito. Oggi non è più così.

Bello, diremmo certamente, è il segno di un diminuito stato di povertà e forse è così. Il rovescio della medaglia è che ora, nella nostra opulenza, siamo diventati un popolo che soffre invece di obesità, troppo cibo? Forse è così.

Un piccolo sguardo alla stessa tabella e si vede che sono aumentati i consumi di carne e di zuccheri: mangiamo in modo diverso e questo conta.

Quello che viene alla mente è come ci procuriamo il cibo oggi. Molto proviene dal supermercato e su quei scaffali non troviamo più il latte, le uova, la frutta che nel secolo scorso i nostri compatrioti trovavano nei negozi, quasi tutti provenienti da produttori nei “paraggi”. I moderni supermercati propongono etichette con nazionalità tunisine, cinesi, tedesche, americane

Allora forse quello che è cambiato risiede nelle distanze e nelle facce. Intendo dire che i prodotti arrivano da lavorazioni che hanno sedi all’altro capo del mondo e mentre prima potevamo spesso incontrare gli allevatori o i contadini che ci riempivano la tavola, e quindi li vedevamo in faccia, ora i nostri fornitori alimentari hanno l’aspetto di un brand stampato sopra un etichetta.

 

Le etichette

 

Le etichette, appunto… sono loro quelle che ci tranquillizzano, quelle che ci garantiscono: sono il solo modo che ha un produttore per dirci cosa fa e di cosa stiamo per nutrirci.

«Un consapevole consumo di cibo consentirebbe tra l’altro, oltre ad una più equa distribuzione delle risorse con un impatto positivo sull’ambiente, anche il mantenimento di uno stato di benessere e conseguente miglioramento della qualità della vita…» così una guida alla lettura delle etichette cerca di incoraggiarci a prestare attenzione a quelle indicazioni.

Vorrei dire che se ne obbligassero la stampa sul prodotto a una dimensione visibile, non a quella in cui occorre disporre di un microscopio elettronico per consentirci la lettura, ecco, questo verrebbe certamente apprezzato!

Però la difficoltà non è solo quella, occorrono lauree specialistiche per dedurre se certi prodotti sono nocivi a meno che non si ricorra a qualche trucco

Fra i trucchi alcuni necessitano della rete dove è possibile ritrovare consigli e persino un biodizionario. Ma ne possiamo tenere a mente altri sempre utili a facilitarci la scelta perché se l’etichetta ci permette di sapere ciò che mangiamo non dobbiamo dimenticare che non abbiamo davanti il contadino di una volta, che tutt’al più ci ingannava dandoci il vino meno buono, ma delle multinazionali votate al profitto.

È bene sapere che per legge l’etichetta deve esporre gli ingredienti elencati in ordine decrescente di quantità per cui quelli che “contano” sono i primi della lista, ma se vogliamo dirla tutta, la lista dovrebbe essere più corta possibile.

 

Fatta la legge e trovato l’inganno

 

Ci sono, infatti, alcune scappatoie gentilmente offerte dal legislatore europeo e da quello italiano. La prima fra tutte è che, pur con caratteristiche  simili, certi ingredienti possono essere messi separati e quindi finire in fondo alla lista dando la sensazione che nel prodotto siano presenti in scarsa quantità.

Questo trucco è particolarmente utile per fra credere che ci siano pochi zuccheri, mettendoli magari sotto il nome di differenti sciroppi, o pochi grassi, dividendoli fra margarina e strutto.

Ma parlavo anche della laurea in chimica e magari delle conoscenze da nutrizionista che occorrono per capire se un tipo di ingrediente è salutare o dannoso.

Non è facile ricordarne i nomi, ma direi che una buona scrematura si può fare con tutto ciò che ha un suono chimico (come gli additivi tipo E250), non dando troppa fiducia alle promesse pubblicitarie e prestando attenzione alle indicazioni apparentemente innocue.

Per scherzo, ma non troppo, voglio fare un piccolo elenco dei “cattivi” fra i quali troviamo: l’olio di colza e l’olio di palma (a volte nascosti sotto la scritta oli vegetali) accusati di essere cancerogeni per come vengono lavorati, i grassi idrogenati ( li troviamo nella margarina e in molte merendine), i conservanti ( quelli con la famosa E davanti).

Posso proseguire con i coloranti fra questi citerei il carminio. Onestamente non sono certo sia dannoso, ma viene estratto dalla cocciniglia che sarebbe uno scarafaggio… non credo sia una prelibatezza.  Concludo questo mini elenco con il glutammato monosodico ( MSG ) utile come esaltatore di sapidità tanto quanto a procurare danni al cervello, al fegato e a chissà che altro.

Sì, il nostro Paese è cambiato, è cambiato tutto il mondo e probabilmente il numero di abitanti del nostro pianeta ha innescato molte dinamiche difficili da controllare dal singolo individuo. Se abiti al centro di una grande città diventa sicuramente complicato procurarti del cibo a chilometro zero e salutare.

Siamo circondati da molte trappole che minano la nostra salute e dalle quali possiamo difenderci solo prestando molta attenzione, cosa non sempre facile da conciliare con i ritmi che dobbiamo sostenere.

 

Si chiama epigenetica

 

Prese in considerazioni tutte le difficoltà e tutti gli alibi dobbiamo sapere che siamo e diventiamo ciò che mangiamo. Per questo stiamo cambiando anche nell’aspetto, siamo più alti, siamo più grassi ect…

Recenti studi hanno dimostrato che l’alimentazione modifica le nostre cellule e che questo è trasmissibile alle generazioni successive, in quale misura non lo sappiamo ancora, ma non è una cosa da ignorare.

DNA

Si chiama epigenetica, questa che può essere considerata una nuova frontiera della genetica per la quale il destino scritto sul DNA di ciascun individuo non è ineluttabile. Noi, come popolo e come collettività, possiamo mutare nell’aspetto e nella  salute perché le nuove generazioni saranno la conseguenza del nostro stile di vita.

Guardare un’etichetta, camminare o fare una vita sedentaria, usare un auto o la bicicletta sono tanti gesti che non riguardano solo noi e il nostro presente, ma, come gli ultimi cento anni l’hanno dimostrato, tutte le generazioni che ci seguono e verso queste abbiamo una responsabilità diretta.