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Cannabis Terapeutica e Diritto di Cura

 
 
Grazie alle sue proprietà, la Cannabis è una pianta che già in passato era utilizzata per la cura di artriti, infiammazioni muscolari o delle vie respiratorie superiori e ancora oggi se ne apprezzano le proprietà nutrizionali delle sementi, contenenti proteine e generose quantità di Omega 3 e 6 con un corretto bilanciamento.

In Italia, il dibattito sulle droghe leggere anche se “dormiente”, è più che mai aperto.
Lasciando però da parte le opinioni circa il proibizionismo, l’aspetto medico e curativo della cannabis è certamente il più rilevante e paradossalmente, quello intorno al quale vi è più rischio di disinformazione.

Proveniente esclusivamente dall’Olanda e dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, in Italia l’uso della cannabis terapeutica è legalmente riconosciuto ed è reperibile presso ogni farmacia ospedaliera, le AUSL, ed in ogni farmacia galenica territoriale.

Le varietà di Cannabis (tutte Sativa, tranne la prima di genere Indica) prescrivibili sono Bedica, Bediol, Bedrobinol, Bedrocan, Bedrolite e FM2 ed i prezzi variano secondo la provenienza, quindi se per l’olandese si parla di 17-20€ al grammo, per l’italiana FM2 il prezzo al pubblico è di circa 15 €, IVA inclusa.
Tranne Bedica, appartenente alla specie Indica, le altre sono tutte Sativa, la più diffusa in occidente.

 

Patologie e Reperibilità

 
Il Decreto Ministeriale del 9/11/2015, stabilisce che l’uso della cannabis «non può essere considerato una terapia propriamente detta, bensì un trattamento sintomatico di supporto ai trattamenti standard, quando questi ultimi non hanno prodotto gli effetti desiderati, o hanno provocato effetti secondari non tollerabili, o necessitano di incrementi posologici che potrebbero determinare la comparsa di effetti collaterali» e ne riconosce l’utilizzo nei casi che riguardano sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale, dolore cronico e neurogeno.

Per nausea e vomito dovuti a terapie oncologiche e per HIV.
Per l’effetto stimolante dell’appetito in casi di cachessia, anoressia e perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS .
In casi di glaucoma resistente e come terapia per la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali causati dalla sindrome di Tourette.

A patto però che vi sia una documentazione scientifica attendibile, la terapia a base di cannabis può essere richiesta per qualunque patologia, ed è possibile reperirla dietro prescrizione medica non ripetibile, redatta da un medico generico, senza alcun limite quantitativo o temporale.
 

Cannabis Mutuabile

 
Quanto affermato riguarda però le terapie a pagamento, mentre la situazione cambia qualora si cerchi di avvalersi di terapie mutuabili, perché le possibilità e le condizioni non sono per tutti uguali.

Le Regioni infatti si muovono in maniera del tutto indipendente e solo 7 di queste permettono di ottenere pieno rimborso: Campania, Emilia Romagna, Liguria, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto, mentre in altre altre zone d’Italia, a discrezione delle AUSL è possibile che sia richiesto il solo pagamento delle spese d’ufficio e d’importazione.

Ulteriori differenze si presentano circa le modalità di approvvigionamento.
Se in Emilia ed in Campania è ancora il medico generico a prescrivere la terapia, in Veneto quest’ultima deve essere redatta dallo specialista ospedaliero.

Stesso discorso vale per le forme farmaceutiche e le tipologie di cannabis, infatti se in Piemonte sono tutte a carico del Servizio Sanitario Regionale, in Toscana solo Bediol, Bedrocan e a breve l’FM2.

Nel Decreto Ministeriale si specifica inoltre che «La rimborsabilità a carico del Servizio Sanitario Regionale è subordinata alle indicazioni emanate da parte delle Regioni o Province autonome».

Al di là degli utilizzi riconosciuti e dichiarati, sono dunque le Regioni a stabilire per quali patologie le terapie saranno gratuite, di conseguenza, al cittadino non resta che informarsi personalmente presso la propria AUSL di residenza per ricevere informazioni specifiche e sicure.
 

Chi ha Paura della Cannabis?

 
Confusione e disomogeneità che per la verità, non riguardano solo l’uso terapeutico dei cannabinoidi, certo è che anche in questo caso non si agevola l’informazione e si da vita una situazione d’ingiustizia dovuta alla totale disuguaglianza di trattamento lungo il territorio nazionale, tutti aspetti che rischiano di compromettere la possibilità di molte persone che ne hanno diritto, di accedere alle cure.

Uniformità e campagne di sensibilizzazione, che in casi delicati e controversi come questo ci si aspetta arrivino dal Ministero della Salute, anche attraverso adeguati corsi di formazione rivolti ai medici di base.
Non di rado infatti, la disinformazione è altresì causa d’ingiustificato imbarazzo, quando non di vero disagio, per molti che si vedono e sentono comparati ai consumatori abituali di marijuana per fini ludici.

Facilitarne l’utilizzo, significa prendere in considerazione la creazione di licenze, conseguibili a chiare e determinate condizioni, accordando permessi di coltivazione controllata ad aziende pubbliche e private.

Coltivazione che per altro non rappresenterebbe certo una novità, quanto piuttosto un salto nel passato. Fino alla metà del 900, impiegando qualcosa come 90mila ettari, l’Italia era infatti la seconda produttrice di cannabis sativa del pianeta, dietro solo all’Unione Sovietica.

Questo, oltre una disponibilità maggiore, potrebbe favorire ricerche e produzioni diversificate più specifiche per le varie patologie, nonché la possibilità di ampliare la cura verso altre problematiche.