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“Social Camouflage”: Autismo e Diagnosi Tardiva

 
 
La Camera ha dato il via libera al decreto Lorenzin ed entro il 6 agosto il provvedimento sarà convertito a legge.

Rispetto al decreto originale le modifiche più rilevanti riguardano il numero dei vaccini, che saranno 10 e non più 12 e riguarderanno difterite, epatite B, Haemophilus influenzae B, morbillo, parotite, pertosse, poliomielite, rosolia, tetano e varicella.

E’ stata introdotta la possibilità per chi ha già contratto la malattia, di procedere “con vaccini in formula monocomponente. O combinata in cui sia assente l’antigene per la malattia infettiva per la quale sussiste l’immunizzazione”.

Tra le sanzioni resta la pena pecuniaria, ma sarà compresa tra le 100 e le 500 euro ed infine, è stato eliminato il rischio di perdita della potestà genitoriale e secondo le disposizioni, i bambini non vaccinati saranno esclusi dalle scuole per l’infanzia, mentre nessuno potrà essere estromesso dall’istruzione obbligatoria.

Come se ce ne fosse bisogno, si inasprisce lo scontro fra No-Vax, coloro cioè che reclamano vaccini più sicuri, imputando quelli in uso di essere una possibile causa di autismo e coloro che saldamente sostengono la correttezza delle pubblicazioni scientifiche, secondo le quali non esiste una simile correlazione.

L’accusa reciproca è quella di fare disinformazione e il problema evidente, è la trasparenza che troppe volte è venuta a mancare da parte delle istituzioni, generando un clima di sospetto e sfiducia di buona parte di cittadinanza, verso una politica che anche in questo caso, a parte pochi e lodevoli esempi, ha preferito lasciar da parte il dialogo, nonostante l’argomento sia ovviamente delicato e tocchi profondamente la sensibilità di molti.
 

Autismo e Socialità

 
In un clima, del tutto italiano, proprio sull’autismo arrivano significative dichiarazioni del Dr. Louis Kraus del Rush University Medical Center di Chicago, specializzato in questo disturbo evolutivo complesso, caratterizzato da comportamenti ripetitivi e compulsivi, difetti nella comunicazione verbale e da una mancanza di interesse per l’interazione sociale.

Secondo lo psichiatra, il divario che sino ad oggi si è ritenuto essere presente fra i sessi, con un incidenza maggiore nei maschi, sarebbe errata.

«Le ragazze tendono a socializzare maggiormente» spiega il Dr. Kraus, a differenza dei ragazzi che all’opposto «tendono ad essere più isolati».
Questo potrebbe indurre a notare i sintomi in età precedente nei maschi e a diagnosticare tardivamente l’autismo nelle femmine.

Il caso questo di una ragazza la quale è stata riconosciuta autistica all’età di 19 anni, in virtù del fatto che durante la sua infanzia era molto socievole, pur mostrando aspetti caratteristici, come la difficoltà ad aver contatti affettivi e visivi anche con i propri genitori e una refrattarietà verso luoghi rumorosi, fossero anche stati parchi divertimento.

A conferma di ciò, arrivano le dichiarazioni della direttrice della clinica neurologica all’Università della California, Amanda Gulsrud, che parla di “social camouflage”.

Portando avanti interventi scolastici per bambini affetti da autismo, basati su ricerche mirate a studiare come quest’ultimi interagiscano con i propri coetanei non autistici, Amanda Gulsrud afferma che diversamente dai maschi, le ragazze non manifestano rilevanti diversità e pur non avendo scambi significativi, tendono piuttosto ad essere più verbali e socialmente attive.

Secondo i primi risultati ottenuti dalle ricerche in atto, finanziate dal National Institutes of Health e guidate da Kevin Pelphrey , direttore dell’istituto per i disturbi neurologici e autismo della George Washington University, quanto riscontrato sembra trovare ragione in una diversa concentrazione nelle zone colpite del cervello.

Nelle ragazze, l’area dedicata ad elaborare certe informazioni sarebbe meno interessata, permettendo loro di comprendere e soddisfare i comportamenti sociali.

Questo, rileva il Prof. Kraus, è particolarmente importante data la certezza che la puntualità della diagnosi e quindi del primo intervento sia fondamentale, in quanto le ricerche dimostrano come un trattamento precoce possa migliorare notevolmente lo sviluppo del bambino e se spesso è difficile distinguere se un comportamento può essere correlato all’autismo, non sottovalutarlo non si tratta di far inutili allarmismi, ma di semplice attenzione per il benessere psico-fisico del piccolo.